Victoria Roshchyna. Foto via Facebook
È il 26 luglio 2023 quando Victoria Roshchyna, giornalista investigativa di Ukrainska Pravda e Radio Free Europe, decide di partire per Zaporizhzhia, nell’Ucraina sud-orientale sotto occupazione russa, per raccontare dell’assedio e della distruzione della diga di Kakhovka.
Victoria “Vika” Roshchyna è nata a Zaporizhzhia il 6 ottobre 1996, conosce bene i territori occupati dalle truppe russe. Già a marzo 2022 quando Mariupol è sotto l'assedio dell’esercito russo, la giornalista, insieme al suo operatore, corre per raccontare la situazione in città. Qui subisce un primo arresto, trascorrendo dieci giorni nella prigione federale di Berdiansk. Liberata, scrive un articolo per Index on Censorship dove denuncia l'accaduto e racconta la sua detenzione in quanto giornalista. Per il suo lavoro Roshchyna vince il premio Courage in Journalism dall’International Women’s Media Foundation. Alla cerimonia di premiazione però Vika non partecipa: è già impegnata in un reportage sul campo.
Dai territori occupati alla prigionia russa
Nell'estate del 2023, Victoria riferisce ai genitori di aver organizzato il reportage in modo sicuro, passando dalla Polonia e poi dalla Russia e li contatta il 3 agosto: ha superato i controlli di frontiera e adesso si trova nei territori occupati. È l'ultima chiamata, da quel momento le sue tracce si perdono nel nulla. La famiglia, allarmata, il 12 agosto denuncia la sua scomparsa. Il padre, Volodymyr, fa un appello ai giornali, per far pressione sul governo ucraino affinché provi a liberare la figlia.
Il 21 settembre 2023, i genitori presentano una denuncia ufficiale di scomparsa al Servizio di Sicurezza dell'Ucraina, al Ministero per la Reintegrazione dei Territori temporaneamente occupati dell'Ucraina e al Difensore Civico. Dopo qualche giorno la famiglia Roshchyn riceve conferma della detenzione. “I servizi di sicurezza ucraini ci confermano che Victoria è stata catturata dalla Russia. Funzionari pubblici ci dicono che ci sono molti detenuti ucraini nelle carceri russe, e potrebbe essere tra questi”, riferisce il padre di Vika al Daily Beast.
La conferma del rapimento e delle torture
Solo il 22 aprile 2024, la famiglia riceve una lettera dal governo russo: Roshchyna è detenuta dai russi. Tuttavia, le accuse contro di lei e il luogo della sua detenzione restano ignoti. Di Victoria non si hanno notizie fino al 10 ottobre del 2024, quando viene comunicata la sua morte. La giornalista, prigionieria appena oltre confine a Taganrog – nota come la “Guantanamo della Russia” –, sarebbe morta il 19 settembre 2024 per “cause naturali”. A riferirlo, in una lettera alla famiglia Roshchyn, è Petro Yatsenko del Quartier generale di coordinamento per il trattamento dei prigionieri di guerra.
Il corpo di Victoria Roshchyna sarà restituito alla Croce Rossa solo nel febbraio 2025, grazie a uno scambio di caduti tra russi e ucraini. La salma era nascosta tra altri 757 corpi di prigionieri di guerra, contrassegnata con un cartellino che riportava “NM SPAS 757”, un acronimo in codice per “maschio non identificato”.
Solo l'esame del dna ha potuto confermare che, in realtà, quel corpo consegnato in un sacco di plastica bianco con la testa rasata, una costola rotta, ustioni, segni di scosse elettriche e con cervello, bulbi oculari e laringe asportati, era proprio di Victoria Roshchyna. L'ipotesi è che gli organi siano stati estratti per cancellare altri segni delle torture subite in cella e la causa della morte, avvenuta probabilmente per strangolamento o soffocamento. L’8 agosto 2025, a quasi due anni dal suo rapimento, si è svolto a Kyiv il funerale di Vika Roshchyna.
Crimini di guerra contro giornalisti e civili
Il 3 ottobre 2025 Antoni Lallican, fotografo francese di 37 anni, è stato ucciso nel Donbass da un drone russo e il suo collega ucraino, George Ivanchenko, ha subito l’amputazione di una gamba.
L'unico crimine commesso da Roshchyna – come dagli altri giornalisti e fotoreporter uccisi o feriti in Ucraina e dai 247 uccisi a Gaza – è quello di aver tentato di esercitare il proprio mestiere: raccontare le atrocità di un conflitto che devasta la propria terra e i crimini commessi dalle forze di occupazione.
Per i russi Victoria Roshchyna era una minaccia perché stava documentando ciò che accadeva: i crimini di guerra compiuti dai russi sui civili ucraini nei territori occupati, illegalmente detenuti e torturati. Uccidere la giornalista non ha però ucciso la storia che stava raccontando e di cui lei stessa è diventata vittima. Quella di Vika è infatti la storia di migliaia di cittadini ucraini, i “detenuti fantasma”: tra i 16 e i 20mila civili ucraini sarebbero prigionieri (in 29 siti diversi) nei territori occupati dell’Ucraina e nella Federazione russa, sottoposti a torture, privati di libertà e diritti.
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L'Autore
Giuliana Băruș
Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi – fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.
Da sempre “permanently dislocated – un voyageur sur la terre” – abita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere – soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti – e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.
Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.
In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione “Organizzazioni Internazionali”.
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