L’importanza della politica dell’allargamento
Le istituzioni europee hanno spesso dichiarato come l’allargamento possa essere considerato un interesse strategico dell’Unione europea. Altrettanto forte è la convinzione che non si tratti di un processo semplice, in quanto una simile politica comporta numerose sfide. Se, da una parte, è necessario rivedere l’assetto istituzionale dell’Unione e ridisegnare le principali politiche europee, è analogamente necessario un coinvolgimento attivo da parte degli Stati candidati. Affinché siano considerati pronti all’adesione, i paesi candidati hanno infatti il dovere di implementare profonde riforme politiche e istituzionali. L’adesione all’Unione europea si basa su una condizionalità equa e rigorosa, su un principio meritocratico (connesso alle riforme implementate) e sui progressi realmente osservabili sul terreno. In modo particolare, ciascuno Stato candidato viene valutato sulla base delle novità introdotte ai fini del soddisfacimento dei criteri di Copenaghen.
Da ciò consegue l’impossibilità di stabilire con esattezza le tempistiche delle future adesioni, le quali sono condizionate dai progressi compiuti dal singolo Stato candidato. Ogni paese, infatti, impiega un tempo diverso per adeguarsi a quanto richiesto dall’Unione europea: ciò dipende da numerosi fattori, tra i quali è possibile richiamare la particolare situazione interna degli Stati candidati e la reale volontà dei rispettivi governi di procedere verso la strada dell’adesione.
Sebbene siano passati ormai dieci anni dall’ultimo ingresso di uno Stato nell’Unione europea, la politica dell’allargamento non ha mai smesso di funzionare e, in generale, è possibile sottolineare i notevoli passi avanti compiuti dagli Stati candidati all’adesione, anche grazie al costante sostegno fornito dall’Unione: le istituzioni europee dedicano infatti particolare attenzione al tema dell’allargamento, in primo luogo prestando assistenza ai paesi interessati e fornendo loro tutti gli strumenti utili al raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Il nodo della regione balcanica
Con riferimento ai Balcani occidentali, risulta fondamentale tenere a mente come queste entità statali siano fuoriuscite, da un tempo relativamente breve, da sanguinosi conflitti che hanno macchiato l’intera area balcanica nell’ultimo decennio del Novecento. Tutti gli Stati balcanici hanno inoltre sperimentato e intrapreso un difficile percorso di transizione da una impostazione sovietica della società ad un tipo di capitalismo occidentale, fondato su democrazie liberali. Non è infatti possibile immaginare un percorso di adesione all’Unione senza tenere presente il pesante lascito storico, politico e sociale che questi Stati si portano irrimediabilmente dietro. Ciò è dimostrato dal costante prolungamento nel tempo delle procedure di adesione, in alcuni casi avviate da più di dieci anni, e dalla ricorrente difficoltà ad aprire anche un semplice capitolo di negoziazione.
Un nuovo Piano di crescita per i Balcani occidentali
Partendo dalla premessa seconda la quale lo scenario internazionale attuale è in rapida evoluzione e gli eventi si susseguono con estrema velocità, le istituzioni europee hanno affermato la loro determinazione nell’assicurare un ruolo di rilievo all’Unione europea all’interno di tale processo. La prospettiva della membership per i paesi appartenenti al blocco dei Balcani occidentali rientra dunque negli stessi interessi strategici - politici, securitari ed economici - che guidano l’azione dell’Unione europea all’interno dello scacchiere internazionale.
Se sul campo delle riforme strutturali circa la giustizia, la tutela dei diritti e la pubblica amministrazione è possibile evidenziare dei passi in avanti da parte degli Stati candidati, gli stessi paesi riscontrano una certa difficoltà relativa al soddisfacimento dei criteri economici. Anche per questo motivo, la Commissione ritiene che sia utile anticipare alcuni dei benefit derivanti dall’adesione di modo da incentivare i paesi stessi ad accelerare i rispettivi piani di investimenti e riforme: a tal proposito, il Piano di crescita per i Balcani occidentali rappresenta un emblematico esempio di questa tendenza.
Sulla base di tali premesse, il Piano di crescita persegue l’obiettivo di incoraggiare l’intera regione ad accelerare l’attuazione delle fondamentali riforme (soprattutto socioeconomiche). Tale accelerazione può essere incentivata attraverso la possibilità di anticipare alcuni dei vantaggi derivanti dall’adesione e, in particolare, il Piano si articola in quattro pilastri: rafforzamento dell’integrazione economica nel mercato unico; integrazione economica interna attraverso il mercato regionale comune; riforme fondamentali; assistenza finanziaria dell’Unione europea.
Il Piano presenta un approccio nuovo per chiudere il divario economico e sociale tra l’Unione e la regione balcanica, con la possibilità di integrazione sul campo anche prima che tali Stati entrino formalmente nell’Unione in qualità di paesi membri.
Più in generale, il Piano è finalizzato ad assistere e guidare tali paesi lungo i rispettivi percorsi di adesione che condurranno un giorno alla piena membership europea.
Per raggiungere un simile obiettivo, la Commissione invita i Balcani occidentali a porre fine quanto prima alle criticità bilaterali: superare la pesante eredità del passato rimane infatti la principale sfida che i Balcani occidentali sono chiamati ad affrontare.
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L'Autore
Giulia d'Angelis
Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.
Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.
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