La National Security Strategy (NSS) della seconda amministrazione Trump, pubblicata nelle scorse settimane, si presenta come una significativa svolta formale e retorica nel posizionamento degli Stati Uniti in Asia Orientale, il cui reale impatto, tuttavia, andrà valutato alla prova dei fatti nei prossimi anni. Sul piano del discorso ufficiale, Washington sembra voler abbandonare la narrazione della Cina come "sfida sistemica" ai valori democratici, essa viene infatti ridefinita come un competitor economico con cui è necessario "riequilibrare" i conti, al contempo massimizzando i benefici commerciali attraverso nuovi accordi.
Questo approccio, tuttavia, fa emergere l’intrinseca tensione dell’approccio dell’amministrazione di Trump alla Cina. Da un lato si cerca di massimizzare i benefici commerciali, dall’altro si cerca il decoupling rispetto all’economia cinese, generando una discreta ambiguità di fondo e non poca incertezza.
Se questa nuova postura rassicura Pechino circa la stabilità del proprio regime — grazie a una promessa implicita di non interferenza negli affari interni — apre al contempo una fase di incertezza sulla leadership regionale. La Cina risponde a questa evoluzione adottando la dottrina del "lottare senza rompere": un approccio che mira a resistere alle pressioni economiche americane, cercando però di preservare una coesistenza competitiva, evitando una rottura totale che sarebbe insostenibile per entrambi gli attori.
Congiuntamente a questo cambiamento di narrativa, il documento americano è caratterizzato da importanti omissioni, tra cui la totale assenza di riferimenti alla Corea del Nord e al Sud-est asiatico. In questa prospettiva, l'Asia viene ridotta a un terreno di scontro puramente commerciale tra due giganti, trascurando quella complessa architettura di alleanze e relazioni che ha storicamente garantito l’equilibrio nell'Indo-Pacifico. In aggiunta, il mancato riferimento a Pyongyang segnala un declassamento, quantomeno a livello retorico, della minaccia nucleare nordcoreana. Questo è un fattore che potrebbe spingere alleati storici come Seul e Tokyo a riconsiderare l'affidabilità dell'ombrello atomico statunitense e a valutare lo sviluppo di capacità di difesa autonome.
Un’ulteriore fonte di preoccupazione per i partner asiatici degli Stati Uniti, è la spinta di Trump verso il cosiddetto burden-shifting, stabilendo che gli alleati asiatici non debbano più limitarsi a contribuire, ma siano pronti a farsi carico integralmente della propria difesa, relegando gli USA a una funzione puramente sussidiaria. A ciò si aggiunge quella che appare come una deliberata eclissi del diritto internazionale all'interno del documento. Scegliendo di non citare la difesa dell'ordine basato su regole e omettendo riferimenti legali circa la libertà di navigazione, Trump ridefinisce il ruolo americano nella regione. L’esempio più nitido è l’omissione delle Filippine dal documento: ignorando l'alleato storico, il documento segnala che Washington non intende più essere il garante della legalità internazionale nella regione, lasciando che siano i soli rapporti di forza a determinare l’equilibrio interno.
In questo contesto di spiccato pragmatismo, la posizione di Washington su Taiwan subisce una riconfigurazione, riflettendo il passaggio da un approccio basato sulla difesa dei valori democratici, a uno focalizzato sulla rilevanza dell'isola come asset tecnologico. Il documento tende a privilegiare un inquadramento funzionale di Taipei, ponendo l'accento sulla sua centralità per la sicurezza industriale globale, in particolare per quanto concerne la produzione di semiconduttori. Si fa riferimento anche alla sicurezza militare, in quanto “fornisce accesso diretto alla Seconda Catena di Isole e divide il Nordest e il Sud-est asiatico in due teatri distinti.” La stabilità dello Stretto appare dunque meno legata alla promozione di un modello politico e più orientata alla protezione di un nodo critico delle catene di approvvigionamento, la cui eventuale compromissione altererebbe gli equilibri commerciali a favore di Pechino.
Sul piano diplomatico tale orientamento si manifesta in uno slittamento lessicale di rilievo: il passaggio dalla volontà di "opporsi", al semplice "non sostenere" cambiamenti unilaterali dello status quo. Sebbene l'enfasi sulla tenuta militare della "Prima Catena di Isole" rimanga presente, questa nuova formulazione suggerisce una postura più cauta e meno vincolante. L'impegno statunitense sembra assumere, quindi, una natura prevalentemente strumentale, in cui la tutela di Taiwan viene valutata in base alla sua funzione militare ed industriale, riducendo il peso di quella dimensione valoriale che aveva precedentemente caratterizzato il rapporto bilaterale.
Inoltre, il riorientamento strategico verso l’emisfero occidentale formalizzato nel cosiddetto "Corollario Trump", prefigura una potenziale e significativa riallocazione di risorse politiche, militari e finanziarie nei teatri tradizionali. Questo potrebbe determinare un drenaggio di asset e di capitale diplomatico precedentemente destinati all’Indo-Pacifico. Tale prospettiva, se realizzata, suggerirebbe una transizione verso una gestione degli equilibri regionali delegata prevalentemente ai partner locali, riducendo la proiezione di potenza americana a una funzione di sorveglianza dei soli interessi nazionali diretti e delle catene di approvvigionamento ritenute essenziali.
In conclusione, la strategia statunitense non appare più finalizzata alla proiezione del modello democratico asiatico, quanto piuttosto al mantenimento di un equilibrio di potenza che impedisca alla Cina di porsi come unico arbitro della regione. Tale scenario viene interpretato dalla NSS 2025 come una minaccia diretta alla sicurezza nazionale in quanto permetterebbe alla Cina di dettare unilateralmente le condizioni del commercio globale. Pertanto, l'impegno americano nell'Indo-Pacifico viene ricalibrato in una funzione di supervisione strategica, affinché la competizione regionale rimanga multipolare e nessun attore possa compromettere l'autonomia delle rotte commerciali o l'integrità economica dell'emisfero occidentale. Resta tuttavia inteso che l'effettiva portata di questo documento, dall'alto valore simbolico, andrà necessariamente verificata alla prova dei fatti nei prossimi anni.
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L'Autore
Francesco Oppia
Autore di Mondo Internazionale Post
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#Trump #cina #Usa