Un'economia in bilico: welcome to the European Union

dal Covid-19 alla guerra in Ucraina

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  Angelo Di Marco
  28 novembre 2025
  4 minuti, 19 secondi

La recente instabilità politica francese, preannunciata prima dal governo Bayrou e in seguito dal governo Lecornu I e II, ha dato esempio all’instabilità che già aleggia nelle democrazie del Vecchio Continente sia nell' aspetto economico sia geopolitico, a livello europeo e mondiale. Il notevole peso bellico che grava ormai da tre anni sui bilanci statali degli Stati Membri dell’Unione Europea, impegnati  ad aiutare l'Ucraina e l’intera eurozona, sta manifestando vigorosamente le sue ripercussioni sulla nostra area economica. Come ben sostiene Confindustria, è corretto ricordare che ogni guerra comporta un triste dispendio di vite umane e di ferite insanabili nel ventre sociale. E' necessario che ciò venga monitorato in ogni analisi economica: il 24 febbraio 2022 ha rappresentato un momento di triste ricordo - nel quadro storico europeo, non si vivevano situazioni di elevata bellicosità dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Fu proprio in tale data che l'Ucraina venne attaccata brutalmente e unilateralmente da uno stato straniero, la Russia.

Il piano di recovery seguente alla crisi pandemica da Covid-19 prevedeva una crescita economica del PIL nel 2022 del 4.3% e del 2.5% nel 2023: previsioni ridotte all’indomani dello scoppio della guerra, con stime scese fino a due punti percentuali nel 2023. Il Consiglio dell’Unione Europea individua tre macro aree di interesse, le stesse con le quali le economie degli Stati Membri e i bilanci familiari hanno dovuto fare i conti maggiori. Si tratta dell’approvvigionamento energetico dai combustibili fossili russi, che ha causato una crisi energetica in Europa come mai fino ad ora; l’accessibilità alimentare ai prodotti agricoli (ricordiamoci che l’Ucraina era il principale paese esportatore di mais, frumento, olio e farina di colza e girasole); l’immigrazione di milioni di persone dai territori in guerra (l’Unione Europea affrontava già una crisi migratoria sul fronte mediterraneo e orientale che, congiuntamente alla guerra in Ucraina, ha messo a dura prova gli Stati, nonché la solidità stessa dell’Unione). Come effetto domino, l’aumento di materie prime e dell’energia causò l’innalzamento dei tassi d’inflazione nell’area euro, a tal punto che per riassestarli sotto il 2%, la Banca Centrale Europea (BCE) dovette incrementare i tassi di interessi, con impatti rilevanti sui cittadini e le imprese (aumento dei tassi dei mutui e prestiti fino a 2/2,5 punti percentuali). Analizziamo brevemente la situazione di tre Stati Membri, tra cui Germania, Francia e Italia, tracciando i punti economici salienti.

La Germania, il “gigante addormentato d’Europa”, vede anche per il 2025 una recessione di dimensioni paragonabili a quella del 2000, quando dovette fronteggiare ingenti costi post -unificazione (veniva allora soprannominata “il malato d’Europa”). La crisi energetica che seguì dopo l’invasione russa dell’Ucraina - il gas russo rappresentava il 65,4% dell’import nel 2021 - indebolì fortemente la struttura economica tedesca, tanto che già nel 2023 ci fu una riduzione del PIL dello 0,3%. Ad oggi l’industria tedesca non mostra positivi segni di ripresa dalla crisi energetica, alla quale si aggiunge anche una riduzione del suo export verso la Cina, l’invecchiamento demografico e una fetta molto ridotta di capitale pubblico e privato accumulato. Questi sono fattori che rallentano la transizione energetica, l’ammodernamento dell’amministrazione pubblica e mettono ancora più in crisi il settore automobilistico che annuncia da mesi tagli al personale (vedi Volkswagen).

L’Italia, dal canto suo, ha subito le conseguenze della recessione dell’economica tedesca, soprattutto per la riduzione dell’export dei prodotti made in Italy, e la crisi energetica innescata. A differenza però di Francia e Germania, l’economia italiana ha manifestato una resilienza maggiore, con una crescita del PIL del 3,2% nel triennio 2021-24. L’aumento del costo dell’energia, avvenuto in seguito al cambio di fornitore dalla Russia al Medio Oriente e allo scoppio del conflitto anche in area MEA, ha avuto un peso importante sia per le famiglie, sia per le piccole-medie imprese.

La Francia rappresenta in questi anni il secondo gigante d’Europa in totale instabilità sia politica che finanziaria. I rapidi cambi di governo evidenziano un forte malessere sociale che aleggia tra i nostri cugini d’Oltralpe, sentimento manifestato pacificamente e violentemente tra le strade delle principali città francesi nel primo weekend di Settembre 2025, dopo che la caduta del governo Bayrou è stata annunciata (vedi movimento “Bloquons tout”). Gli alti costi dell’energia come dei beni primari (la Francia dipendeva dal mercato russo e ucraino in quanto a commodities per la stessa percentuale dell’Italia, dunque intorno al 22%) hanno, come nel resto d’Europa, sovraccaricato le dépenses familiales. Il coinvolgimento francese sul lato militare ed economico per l’Ucraina è dipeso abbastanza sui tagli proposti nella legge di bilancio condivisa e bocciata dal Parlamento francese dal primo ministro Bayrou.

Per l’Eurozona la situazione si prospetta in leggero miglioramento sebbene rallentata dalla guerra in Palestina, che ha condotto ad un aumento dei prezzi e ad una chiusura dei rapporti commerciali con Israele, da parte di alcuni Stati Membri. La situazione economica è in continua evoluzione, come anche sul lato politico e sociale, pertanto ulteriori analisi sono da valutare.

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Angelo Di Marco

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