Vertice UE-America Latina: un dialogo incompleto

Il vertice UE-CELAC ospitato dalla Colombia ha ribadito l’importanza della cooperazione tra i due continenti, nonostante l’assenteismo e relazioni internazionali sempre più frammentate

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  Cristel Vinciguerra
  20 novembre 2025
  7 minuti, 2 secondi

Il nove novembre, nella città colombiana di Santa Marta, sul Mar dei Caraibi, si è tenuto il vertice UE-CELAC, presieduto dal Presidente della Colombia Gustavo Petro e dal Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che avrebbero dovuto accogliere 60 leader provenienti dalla Comunità degli Stati latino-americani e caraibici e dall’Unione Europea.

L’incontro tra le due comunità regionali assume grande rilevanza internazionale, in quanto, insieme, Unione Europea e CELAC - Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribenos - rappresentano il 14% della popolazione mondiale ed il 21% del PIL globale. L’Unione Europea è il principale investitore straniero nella Regione latino-americana, con stock di investimenti diretti esteri superiori agli 810 miliardi di euro ed un impatto economico molto significativo per le Nazioni interessate.

Inoltre, entrambi i blocchi sono uniti nel supportare il multilateralismo in un contesto globale che ha visto i suoi attori principali mettere in discussione la cooperazione ed il diritto internazionale, rendendo il vertice un’occasione fondamentale per ribadire la posizione comune dei Paesi davanti alla comunità internazionale.

La rilevanza strategica della cooperazione UE-CELAC

L’incontro annuale UE-CELAC è stato il terzo consecutivo dopo una lunga pausa di otto anni. Il rinnovato impulso alle relazioni tra le due Regioni è stato segnato non solo dalle sfide economiche portate dalla globalizzazione, ma più recentemente anche dalla crisi del sistema internazionale, dall’aumento di misure protezionistiche e dalle tensioni geopolitiche: tanto per l’autonomia strategica ricercata dall’Unione Europea, tanto per i paesi latinoamericani, l’obiettivo è quello di diversificare i propri partner internazionali e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e dalla Cina.

Sull’agenda dell’incontro erano infatti presenti questioni diverse, come il commercio, l’avanzamento degli obiettivi della transizione verde e digitale e la lotta alla criminalità organizzata a livello internazionale. La cooperazione tra le due regioni ha una forte importanza strategica: 27 dei 33 Paesi CELAC hanno sottoscritto accordi commerciali con l’UE, mentre gli accordi tra UE, MERCOSUR e Messico, il cui processo di ratifica è iniziato nel settembre del 2025, costituiscono un’opportunità di investimento e crescita economica importante per entrambe le parti.

L’UE ha identificato nella regione latino-americana un partner strategico per garantire la futura sicurezza economica europea, soprattutto per quanto riguarda i processi di decarbonizzazione e transizione verde: il 60% delle riserve di litio mondiali si trova in America Latina, in particolare nei territori di Argentina, Bolivia e Cile. Oltre agli investimenti già effettuati, l’UE ha stanziato ulteriori 45 miliardi di euro da investire entro il 2027 tramite Global Gateway per supportare l’estrazione di materie prime critiche; nel 2025 l’UE ha firmato con OLADE (l’organizzazione latinoamericana dell’energia) un memorandum per triplicare la produzione di energie rinnovabili entro il 2030, stabilendo quindi una cooperazione funzionale per supportare lo sviluppo sostenibile e la stabilità energetica regionale, ma anche per rafforzare la catena di produzione e di fornitura tra le due parti.

Le criticità politiche del Summit

Nonostante la criticità nel rafforzare i rapporti tra UE e CELAC in un contesto di crescente competizione globale, l’importanza del summit è stata messa alla prova dalla scarsa partecipazione: dei sessanta Capi di Stato attesi in Colombia, solo dodici si sono presentati al Summit, tra cui il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, Pedro Sánchez e Luis Montenegro, rispettivamente primi ministri di Spagna e Portogallo, come maggiori esponenti per l’UE. L’assenza stessa della Presidente della Commissione Europea e dei Leader dei Paesi più interessati ha reso il summit un’opportunità mancata. Le ragioni dietro l’alto assenteismo sono da rintracciare nei recenti sviluppi dei rapporti tra Stati Uniti ed America Latina. Le tensioni tra il Presidente Donald Trump ed i suoi vicini sono passate dagli attacchi verbali – come quelli contro lo stesso Presidente della Colombia Petro, accusato di essere a capo del narcotraffico verso gli USA – agli attacchi militari - come quelli portati avanti a partire da settembre 2025 dall’esercito statunitense nel Mar dei Caraibi, soprattutto ai danni dei “narco-terroristi” venezuelani. Per molti Capi di Stato, la partecipazione al Summit ospitato in Colombia avrebbe significato contrariare apertamente il Presidente Trump, rischiando inoltre di dover rilasciare posizioni ufficiali sui recenti attacchi statunitensi davanti alle coste venezuelane.

Le tensioni diplomatiche hanno avuto conseguenze sulla dichiarazione finale rilasciata al termine del Summit, che non è stata sottoscritta dal Nicaragua – che mantiene nella Regione una posizione isolata dietro la guida del Presidente Ortega – e dal Venezuela, come segno di protesta da parte del Regime di Maduro per l’assenza di una presa di posizione nei confronti della politica estera statunitense nei Caraibi.

Altri Paesi latinoamericani, ed in particolare l’Argentina, hanno invece preso le distanze su altre questioni riguardanti la cooperazione internazionale, rivelando l’eterogeneità politica della Regione e la difficoltà nel raggiungere una posizione condivisa tra i due continenti, soprattutto in seguito alla crescente polarizzazione tra Paesi che prendono le distanze dalla politica statunitense in Sud America, e altri che invece mantengono un dialogo aperto con il Governo Trump.

Il potenziale inespresso della cooperazione UE-CELAC

Il termine del summit ha prodotto un'insicura dichiarazione finale ed un rinnovo delle relazioni bilaterali, lasciando dietro di sé grandi opportunità non colte.

Nel corso del 2025, tanto l’Unione Europea che i Paesi latinoamericani si sono dovuti confrontare con il secondo mandato di Donald Trump: se per i Paesi EU il ritorno di Trump ha significato un raffreddamento dell’interesse nel continente europeo, per i Paesi del Sud America questa ha avuto importanti conseguenze politiche ed economiche, ultime tra le quali quelle legate alla guerra al narcotraffico. Gli Stati Uniti rappresentano un partner fondamentale tanto per l’UE che per i Paesi dell’America latina; eppure, nel corso degli ultimi anni, l’influenza crescente della Cina ha conquistato grande spazio nei mercati di entrambi i continenti, diventando il maggior partner commerciale di importanti economie sudamericane come quella brasiliana e cilena.

In questo scenario, gli interessi condivisi tra UE e Paesi americani sono molteplici: oltre a cercare sostenitori del sistema internazionale per far fronte ad attori globali che minacciano il multilateralismo, per entrambi i blocchi è fondamentale ridurre la dipendenza economica dalla Cina e dagli Stati Uniti, migliorando le proprie capacità interne di produzione e diversificando i partner commerciali internazionali. Il summit ha presentato per l’Unione Europea un’opportunità di proporsi come partner alternativo, in grado di supportare una crescita economica sostenibile e strategica nei Paesi latinoamericani e di promuovere un sistema internazionale più stabile. L’avanzamento della cooperazione economica e la finalizzazione degli accordi con il MERCOSUR e con il Messico potrebbero infatti trasformare i rapporti tra le due parti, aggiungendo ai vantaggi economici anche quelli politici, permettendo all’UE ed all’America Latina di mantenere una posizione internazionale più indipendente.

La cooperazione tra UE ed America Latina resta segnata da un potenziale irrealizzato. Per renderla realmente strategica, Bruxelles deve abbandonare l’idea di una “regione-blocco” e riconoscere il particolarismo politico e l’eterogeneità dei Paesi latino-americani. Per realizzare il pieno potenziale di questa partnership in un contesto internazionale sempre più competitivo, l’UE deve assumere una postura esterna più sicura, soprattutto di fronte alle dinamiche della politica statunitense sotto Trump, che stanno ridefinendo gli equilibri nel continente. Una diplomazia modernizzata, in grado di attribuire ai Paesi LAC un ruolo maggiore nella definizione delle priorità comuni, permetterebbe di affrontare le questioni strutturali che oggi frenano la cooperazione.

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Cristel Vinciguerra

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