Washington occupata: la strategia di Trump per consolidare il potere

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  Giovanni Ferrazza
  28 agosto 2025
  6 minuti, 3 secondi

Lo scorso giugno, Donald Trump ha dispiegato duemila truppe della Guardia Nazionale in California per sedare le rivolte che si stavano verificando in quei giorni a Los Angeles in seguito ad alcuni arresti di immigrati irregolari condotti dall’ICE, l’agenzia federale che si occupa dell’immigrazione. L’evento ha attirato a sé molte critiche, soprattutto relative all’uso della forza militare negli affari interni del Paese, ed ebbe il suo culmine in un braccio di ferro giuridico tra Trump e il governatore californiano Gavin Newsom quando quest’ultimo intentò una causa contro il Presidente accusandolo di aver violato la Costituzione. Il processo vero e proprio in cui le due parti in causa si sono date battaglia è cominciato lunedì 11 agosto.

Lo stesso giorno, Donald Trump scriveva sul suo social Truth che Washington DC, la capitale degli Stati Uniti, sarebbe stata “liberata e ripulita dal crimine e dalla feccia che la opprimono”. In una conferenza stampa tenutasi poche ore dopo, annunciava l’invio di 800 truppe della Guardia Nazionale con l’obiettivo mirato di difendere la città, aggiungendo inoltre che la polizia metropolitana sarebbe stata posta sotto diretto controllo federale come provvedimento per ristabilire immediatamente l’ordine. Secondo Trump, queste misure sarebbero necessarie dal momento che il tasso di criminalità nella capitale la renderebbero un luogo meno sicuro di città come Città del Messico o Islamabad. Un quadro disastroso e drammatico, insomma, quello dipinto dal Presidente per descrivere la situazione a Washington: il centro politico della più grande democrazia occidentale abbandonato a se stesso, ostaggio di efferati criminali di strada e segnato dal disordine urbano. Rappresentazione, però, che non trova alcun riscontro nei dati ufficiali.

Se è vero che il crimine nella città ha raggiunto un picco nel 2023 (riflettendo comunque un trend di aumento della criminalità nazionale), è vero anche che da allora gli sforzi dell’amministrazione Bowser, sindaca dal 2015, hanno fatto sì che il tasso di criminalità scendesse vertiginosamente fino a raggiungere negli ultimi due anni il suo punto più basso degli ultimi 30.

DC HOME RULE ACT

I grafici e le statistiche presentate da Trump per giustificare il dispiego di forze armate a Washington si sono rivelati essere dunque dati falsi e manipolati, e hanno presto trovato la netta opposizione del procuratore capo del Distretto di Columbia Brian Schwalb, che ha definito l’iniziativa del tycoon “inutile ed illegale”. Le dichiarazioni di Schwalb si riferiscono all’utilizzo legittimo del DC Home Rule Act, la legge a cui Trump sta facendo ricorso per controllare la polizia. La legge, istituita nel 1973 da un’altra amministrazione repubblicana, quella Nixon, permette al Presidente di prendere controllo delle forze dell’ordine di Washington solo nel caso in cui condizioni di particolare emergenza lo richiedessero, cosa che, come si evince dai dati, non è avvenuta nella città. Per essere prolungato oltre le 48 ore previste dalla legge, poi, questo speciale permesso deve essere notificato al Congresso. Anche in questo caso, però, l’esecutivo è soggetto a delle limitazioni temporali. Sono infatti 30 i giorni massimi in cui la polizia della città può essere posta sotto totale controllo federale.

LA SITUAZIONE NELLA CAPITALE

In questi giorni la Guardia Nazionale, che è un’unità dell’esercito degli Stati Uniti appartenente a ogni singolo Stato, ma che risponde al vertice alla Casa Bianca, e a cui è permesso operare all’interno del territorio statunitense (cosa che l’esercito regolare non può fare), ha occupato le strade di Washington DC. Ad oggi, sono più di duemila i giovani uomini in divisa militare che passeggiano per le zone più turistiche della città come Georgetown o DuPont Circle. La maggior parte di loro sono poco più che ventenni, appena arruolati e provenienti da qualche ridente cittadina dello sconfinato Midwest o del sud degli Stati Uniti. Dopo qualche passo avanti e indietro, si fermano di solito agli angoli degli edifici a chiacchierare o si appoggiano sui loro Humvee militari mentre scrutano la frenesia della capitale. Neanche loro sanno bene perché si trovino lì. Mentre i soldati passano le giornate a pattugliare l’East End o Downtown, nei sobborghi del Distretto di Columbia è l’ICE, invece, a dettare legge. Operando di notte, infatti, continua la caccia federale agli immigrati irregolari con blitz e controlli a campione in case, luoghi di lavoro come ristoranti e bar, e per strada.

La risposta della città non è stata affatto positiva. “La città è morta”, dicono al Washington Post i proprietari dei ristoranti, che da quando Trump è stato eletto hanno visto un calo vertiginoso delle loro prenotazioni, “le persone hanno paura e non si vedono più latini per strada”. Inoltre, dalla decisione di Trump di occupare la città con la Guardia Nazionale, sono aumentate anche le proteste, sia dei singoli, sia collettive, e la città è tappezzata da cartelli e stand che vanno contro l’operato del Presidente. Nonostante ciò, il Commander in Chief non sembra volersi placare, minacciando di estendere lo stesso trattamento che in questi giorni sta subendo Washington ad altre città a guida democratica come New York e Chicago.

I PRECEDENTI E IL FUTURO

Come già detto, è la seconda volta in tre mesi che Trump ricorre alla federalizzazione della Guardia Nazionale. Sei presidenti prima di lui, infatti, avevano fatto ricorso a questa misura straordinaria per motivi di natura emergenziale: lo fecero Eisenhower e Kennedy per far rispettare l’integrazione razziale scolastica, Johnson per tenere sotto controllo le rivolte urbane dopo l’assassinio del reverendo Martin Luther King, Nixon per vigilare su alcune proteste universitarie dove morirono quattro studenti, George H.W. Bush quando i disordini dopo il verdetto Rodney King misero a ferro e fuoco Los Angeles, e George W. Bush dopo l’uragano Katrina utilizzando la National Guard per scopi umanitari.

Mentre i ricorsi storici alla Guardia Nazionale da parte di Washington sono stati giustificati invocando gravi crisi sociali o catastrofi naturali, oggi nel Distretto di Columbia non si presentano condizioni di insurrezione o collasso dell’ordine pubblico, non vi è nessun dato che presenti una situazione nella capitale drammatica a tal punto da poter legittimare una federalizzazione dell’esercito statale.

Nel frattempo, la questione Newsom V Trump è ancora in attesa di un giudizio definitivo da parte del giudice, decisione che potrebbe rappresentare uno spartiacque storico nel modo in cui l’esecutivo può utilizzare i propri poteri in materia militare. Secondo diversi analisti, infatti, Trump agisce richiamandosi a una interpretazione estensiva dei propri poteri, e non a una lecita ed effettiva fonte giuridica. Il vero scopo del Presidente potrebbe essere quello di testare i limiti giuridici entro i quali può agire indisturbato preparandosi così a una eventuale deriva autoritaria e assoluta del suo governo. In quest’ottica, ciò che sta facendo non riguarderebbe la sicurezza, quanto il consolidamento del proprio potere, e spettacolarizzare il suo agire politico occupando la capitale degli Stati Uniti a suo piacimento potrebbe rivelarsi l’ingrediente perfetto per sembrare intoccabile.

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Giovanni Ferrazza

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America del Nord

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