Il confine della plausibilità: l'informazione tra intelligenza artificiale e post-verità

Ciclo d’Incontri Informazione e Democrazia | Ambasciata di Francia in Italia

  Eventi
  Chiara Merlin
  08 October 2026
  5 minutes, 8 seconds

Articolo a cura di Chiara Merlin, Vice Direttrice di Mondo Internazionale Post


Un bombardamento nel Mar Nero, uno scroll, l’ultimo prodotto tecnologico delle principali aziende tech. Negli ultimi cinque anni, dopo la pandemia e con l’arrivo dei principali agenti di AI, il feed dei nostri social media ci propone immagini a una velocità tale da condannarle a un inevitabile appiattimento valoriale. Un appiattimento che abbiamo subìto, che subiamo, ma di cui siamo anche i creatori. Eppure davanti a un'immagine ci chiediamo sempre più spesso: quello che sto guardando è realtà o finzione? È plausibile che questa immagine sia reale o è plausibile, invece, che non lo sia?

Nella splendida cornice di Palazzo Farnese, sede della missione estera della Francia, si è tenuto ieri, 7 ottobre 2026, il primo incontro del ciclo “Informazione e Democrazia” denominato “Guerra dell’informazione: dalla propaganda alla post-verità”. L'evento è cominciato con i saluti dell’ambasciatrice francese in Italia, Amb. Anne-Marie Descôtes, e di Simone Nisi, Executive Vice President Institutional & Regulatory Affairs di Edison, principale sponsor dell’iniziativa. I relatori, di altissimo livello e rigore istituzionale, hanno cominciato così una serata dedicata a uno dei maggiori problemi che in quest’epoca ci troviamo ad affrontare: cosa è reale e cosa non lo è? Come i social media hanno ridefinito gli standard di accettazione di alcune immagini e come, invece, la comunicazione sta cambiando le considerazioni su una guerra?

Il Dott. Simone Nisi ha sottolineato fin dalle prime battute come la comunicazione pubblica sia il pilastro della nostra democrazia e come i social media siano ormai centrali nel dibattito istituzionale. Tuttavia, sottolinea il Dott. Nisi, ci confrontiamo ormai da anni con una comunicazione polarizzata e con un confronto-scontro sempre più acceso e che divide. Sul tema del nucleare, per esempio, abbiamo un dibattito poco improntato su rilevanti informazioni scientifiche e industriali, e orientato invece su elementi propagandistici, slegati dal problema effettivo dell’energia.

Una polarizzazione che non si limita al dibattito pubblico interno, ma che scala fino a sfiorare la crisi geopolitica, come evidenziato dal vicedirettore di Adnkronos Rutelli attraverso un fatto recentissimo: il Ministero degli Esteri iraniano convoca a Teheran l’ambasciatore francese per protestare contro la violenta repressione delle proteste studentesche francesi che stanno avvenendo negli ultimi giorni. A sua volta, il Ministero degli Esteri francese convoca l’ambasciatore iraniano in Francia per contro-protesta, con la spiegazione che la disinformazione riguardo alle repressioni studentesche è talvolta impercettibile, ma può causare anche incidenti a livello diplomatico. I fatti internazionali non sono esenti da un’esagerazione narrativa che talvolta sposta l’attenzione e peggiora la percezione di una notizia da parte del cittadino. Quest'ultimo risulta disinformato nel momento in cui incontra una fake news senza avere la possibilità di riconoscerla, oppure leggendo titoli sensazionalistici che portano il lettore a poco approfondimento e di conseguenza a disinformazione.

La Prof.ssa Anna Maria Lorusso, professoressa ordinaria nel settore di Filosofia e teoria dei linguaggi, afferma però che il fact-checking non basta, non è la soluzione, bensì rappresenta “il grado zero della deontologia di chi fa informazione, che deve sempre verificare ciò che dice”. Il problema non sono le fake news, ma il fatto che non sappiamo più distinguere cosa sia vero da cosa sia falso. In realtà, i contenuti falsi rispondono a delle aspettative ed è per questo che piacciono e funzionano: non sono creati casualmente, ma sono costruiti su misura per assecondare determinati stereotipi e credenze

A questo problema della memoria visiva e della verifica cerca di rispondere Agnès Chauveau dell’INA, che gestisce e cura un archivio storico di foto e video che permette di tornare alla fonte delle notizie che vediamo. Avere un archivio di fonti visive permette infatti di non sbagliare quando si cita un fatto storico o un avvenimento di grande portata. La velocità che caratterizza l’informazione di oggi rende difficile capire cosa sia fake e cosa no. Anche la velocità di rilancio di un'informazione è un tema importante, di cui siamo soggetti attivi, perché senza verificare a fondo le news repostiamo un contenuto senza esserci posti delle domande. Siamo tutti, quindi, agenti di una velocità fuori controllo che rende irreversibile una serie di input e di contenuti che hanno ormai preso il loro corso.

Un'altra grande problematica contemporanea, sottolineata dai relatori, è la costituzione delle cosiddette echo chambers: a causa degli algoritmi delle principali piattaforme di social media, ciascuno di noi non ha una frequentazione "in toto" di internet e dei contenuti, precludendo dunque la visione di pareri differenti dal proprio. Gli algoritmi captano cosa piace all’utente e ripropongono contenuti che vanno solamente a confermare il suo parere e il suo pensiero su un determinato tema. Questo viene sfruttato sistematicamente, per esempio, da chi vuole inquinare le corse elettorali in tanti Paesi tramite la propaganda e un sistema di funzionamento dei media ad hoc, che porta gli elettori ad avere a disposizione solo un certo tipo di informazioni (non veritiere e talvolta false).

L’informazione è diventata ormai una guerra che non vediamo, che crea polarizzazione e scontro, ed è il riflesso di una crisi molto più profonda: una crisi economica sicuramente, ma anche una crisi dei valori che rispondono a una società. E, tornando alla domanda iniziale, “cosa è plausibile e cosa no?”: abbiamo perso i limiti entro cui un'immagine, un video o un prodotto visivo può essere considerato reale (effettivamente accaduto e testimoniato), per distinguerlo da quello che invece non è la rappresentazione della realtà effettiva.

Questo limite è un confine che solo l’uomo può reimparare a possedere, informandosi, comprendendo le dinamiche dietro la disinformazione, le fake news e le immagini create ad hoc per far credere che la realtà che stiamo vedendo sia vera, quando in realtà non è altro che finzione.

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Chiara Merlin

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