MIPP - Cooperazione allo Sviluppo
A cura di Matteo Cammisuli, Policy Analyst MIPP
Kosovo e Serbia: di nuovo?
Chi ha iniziato?
Una nuova norma coinvolgente le regioni settentrionali del Kosovo a maggioranza serba, avrebbe stabilito che, dal primo agosto 2022, l’utilizzo di documenti serbi e la circolazione con automobili con targa serba sarebbe stato vietato. Infatti, se fino a questo momento ciò è stato tollerato da Pristina, ora parrebbe in atto un deciso cambio di direzione.
Questo è sfociato in aperte manifestazioni, tanto da spingere le forze di polizia kosovare a chiudere i valichi di Jarinje e Bernjak al confine con la Serbia.
I toni si sono rapidamente infiammati, con testimoni secondo cui ai confini tra i due paesi ci sarebbero già colpi di arma da fuoco e movimenti militari. A ciò si aggiunge l’intervento del presidente serbo che, parlando alla nazione, avrebbe mostrato una cartina del Kosovo coperto dalla bandiera serba. Un messaggio inequivocabile inviato da Belgrado che, ad oggi, ancora non riconosce l’indipendenza di Pristina.

Uno scontro più ampio
La ripresa delle ostilità tra i due paesi si è trasformata nel terreno di scontro tra l’Occidente, da sempre vicino alla causa del Kosovo e impegnato sul terreno con la missione NATO KFOR e la Russia, vicina alla Serbia in nome del suo storico panslavismo (Slavic Brotherhood era anche il nome delle esercitazioni militari avvenute negli ultimi due anni ai confini dell’Ucraina e alle quali, salvo un ritiro dell’ultimo momento, avrebbe dovuto partecipare anche Belgrado).
Immediato è stato il sostegno dell’Albania a favore di Pristina , alla quale si è aggiunta la NATO che in una nota stampa si dice pronta a intervenire nel caso in cui la situazione dovesse degenerare e minacciare la stabilità della regione. L’Unione Europea, anch’essa presente con Eulex, invita alla calma e al dialogo e, tramite le parole dell’Alto Rappresentante, ha ottenuto la posticipazione delle norme oggetto dello scontro al mese di settembre, invitando poi le parti a Bruxelles per un confronto pacifico.
Il governo russo, d’altro canto, avverte gli alleati occidentali affinché facciano tornare Pristina sui suoi passi ed evitino il conflitto.
Segnali di distensione
Sembrerebbe che il rinvio dell’applicazione della legge abbia tolto vigore alle proteste, permettendo l’inizio della rimozione delle barricate erette dai manifestanti. Uno spiraglio di luce traspare anche dalle parole del presidente serbo che si dice fiducioso sull’arrivo di buone notizie. Gli abitanti di questa piccola porzione di territorio occupata dai due stati dilaniati da guerre civili, hanno inoltre la sfortuna di trovarsi nell’epicentro balcanico dello scontro tra Occidente e Russia che, con diversi approcci e incostanti sprazzi di cinismo, tentano di integrare in se stessi la piccola compagine slava. In questo contesto, provvidenziale parrebbe la posizione europea che, grazie alla missione civile Eulex e al suo intervento di soft power di lungo corso nell’area, ha già dimostrato di poter garantire lo sviluppo e l’integrazione economica in un’area geografica dall’elevata complessità sociale.