MIPP – Politica
A cura di Marzia Ranellone, Junior Policy Analyst
L’autonomia differenziata delle regioni è legge
Approvazione del ddl Calderoli
Il 19 giugno, poche ore dopo l’approvazione del Senato del disegno di legge di riforma costituzionale sul “Premierato”, la Camera ha dato il via libera con 172 voti favorevoli e 99 voti contrari (un solo astenuto) alla legge sull’autonomia differenziata delle Regioni nota anche come ddl Calderoli.
I punti salienti
Il provvedimento in questione è puramente procedurale e si propone di attuare la riforma del Titolo V della Costituzione, approvata nel 2001. In 11 articoli, la riforma definisce le intese tra lo Stato e quelle regioni che chiedono l'autonomia differenziata in 23 materie, tra cui tutela della salute, istruzione, sport, ambiente, energia, trasporti, cultura e commercio estero. Ci sono invece 14 materie definite dai Livelli essenziali di prestazione (Lep), cioè i criteri che determinano il livello di servizio minimo che deve essere garantito in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. La determinazione dei Lep avverrà tramite una ricognizione della spesa storica dello Stato in ogni Regione nell'ultimo triennio. Prima di presentare la richiesta, le regioni dovranno comunicare con comuni, province ed enti territoriali.
La risposta delle opposizioni
Dopo l’approvazione del disegno di legge, il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Calderoli scrive su Facebook che si tratta del “coronamento di anni e anni di battaglie politiche della Lega, all’interno delle istituzioni e nelle piazze insieme ai militanti”. D’altra parte, le opposizioni si schierano contro questa riforma, come ad esempio l'ex Presidente della Camera Boldrini che ha sottolineato la sua avversione riservando parole forti nei confronti dell'operato governativo, sostenendo che simili progetti "danneggiano l'Italia". Lo stesso pensiero viene espresso dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein che afferma che le due riforme indeboliscono la democrazia e spaccano il Paese.
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