Abstract
Tra i casi studio che è possibile analizzare durante la ricerca riguardante i movimenti estremisti non è ammissibile evitare di considerare i gruppi della destra estrema. Infatti, oltre ad avere un’influenza - seppur minima - sui processi politici in alcuni paesi, i movimenti estremisti di destra hanno una ricca storia politica e culturale alle spalle, che si ripropone nel presente con simboli, modelli, ideologie o miti spesso differenti tra di loro. Dopo una breve contestualizzazione proposta nel primo paragrafo, abbiamo ritenuto calzante trasportare il lettore attraverso le principali differenze ed analogie tra i movimenti di destra del passato e del presente. Infine, sono forniti quelli che abbiamo considerato i principali simboli utilizzati da questo tipo di persone e gruppi, che hanno lo scopo di rafforzare la diffusione dei loro ideali estremisti.
a cura di
Matteo
Restivo - Senior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società
Nicholas Sartori
- Junior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società
1. I movimenti estremisti di destra: una breve contestualizzazione
È ormai noto come gli eventi globali odierni abbiano fornito un terreno fertile per l’ascesa di ideologie afferenti alla destra estrema e l’ampliamento della possibilità di osservare anche atti di natura violenta. La pandemia generata dalla proliferazione del covid-19, le proteste condotte dal movimento Black Lives Matter, il crescente flusso di migrazioni – che riguarda il blocco occidentale quasi in tutto il suo complesso – e i rampanti sentimenti di islamofobia, transfobia e misoginia, hanno acutizzato la problematica dei movimenti estremisti di destra. Alimentati da un discorso politico globale sempre più polarizzato e dalla crescente dipendenza dai social media facilmente manipolabili, i problemi rimangono attualmente più acuti in Nord America, anche se una serie persistente di incidenti, reti e complotti in Europa, Australasia e oltre, mostrano quanto il problema sia diventato transnazionale (Pantucci & Ong, 2021).
Suprematisti bianchi, razzisti, milizie antigovernative, gruppi misogini, anti-globalizzatori e anti-vaccinisti, tra gli altri, hanno cercato di sfruttare lo sconvolgimento sociale e politico globale per promuovere idee intolleranti e in alcuni casi infliggere un’efferata violenza (Pantucci & Ong, 2021). Per quanto riguarda gli antivaccinisti, in particolare, ci sembra calzante discutere la loro posizione e la loro confluenza - spesso frutto di complottismo o ignoranza, piuttosto che ideologia - in movimenti di estrema destra. Risulta calzante uno studio effettuato dal Center for Strategic and International Studies (CSIS), il quale ci riferisce che il 67% degli attacchi terroristici domestici negli USA, dal primo gennaio al trentuno agosto del 2020, sono stati realizzati da persone coinvolti in movimenti di estrema destra (Pantucci & Ong, 2021).
Anche il territorio europeo ha dovuto assistere a un crescente problema di violenza prodotto dalla destra estrema. Sebbene le differenze di definizione e di segnalazione rendano difficile produrre statistiche esatte sulla violenza e sul terrorismo di destra in Europa, la minaccia dell'estrema destra è un problema in tutto il continente con variazioni da Paese a Paese (Pantucci & Ong, 2021). Ad esempio, in Germania nel 2019 si sono verificati non meno di trentacinque eventi di violenza da parte di movimenti di estrema destra; in Francia, il presidente Macron, dopo la sua elezione, ha dovuto affrontare diverse trame terroristiche di ultradestra tra il 2017 e il 2018; o ancora, in Inghilterra si stima che la proporzione di prigionieri nelle carceri appartenenti a gruppi di ideologia di destra estrema sia aumentato significativamente nel 2018. In altre parti d'Europa, il quadro delle minacce è molto vario: in alcune zone dell'Europa centrale e orientale, ad esempio, i migranti continuano a essere bersaglio di regolari abusi, oltre che trattamenti e comportamenti razzisti (Pantucci & Ong, 2021).
Abbiamo già trattato ampiamente l’importanza che hanno i moderni strumenti online e i nuovi media nei processi di radicalizzazione di sentimenti estremisti nelle persone nel primo paper di questa serie circa gli estremismi. Tuttavia, risulta di nuovo utile richiamare in questa sede il rilievo che ha assunto Internet nell’avvicinare e interconnettere persone anche molto distanti tra loro e che molto spesso non avrebbero avuto la possibilità di comunicare tra di loro. Basti pensare che, grazie all’ausilio di un qualsiasi traduttore online, è possibile carpire – anche se in modo deformato – la maggior parte delle informazioni contenute in un testo; o ancora, è sufficiente che un utente di una o dell’altra nazione parli la lingua del suo interlocutore per far sì che un contenuto possa essere reso fruibile in forma tradotta e virale.
Attraverso diversi studi – in particolare quello condotto da Ryan Scrivens e altri autori (2021) – è stato già possibile quantificare l’esistenza di ideologie estremiste, ma anche gli sforzi dei gruppi estremisti nell’avviare lamentele e violente mobilitazioni all’interno di molti e diversi forum online (Scrivens et al., 2021). Infine, è possibile affermare che fornendo una piattaforma a individui di tutto il mondo per riunirsi e complottare in modo anonimo, Internet si è rivelato un mezzo particolarmente utile per favorire la proliferazione di ideologie marginali (Pantucci & Ong, 2021).
La tematica riguardo la diffusione di materiale online si ricollega perfettamente anche alla questione della simbologia e dei diversi tipi di manifestazione culturale che i movimenti di estrema destra propugnano. Come scrive Erika Antonelli su un articolo de L’Espresso, “c’è una rete, nera e capillare, che […] agisce indisturbata su Internet e i social network, diffondendo musica che inneggia al nazismo, vendendo gadget e capi d’abbigliamento per i nostalgici di Adolf Hitler e del Terzo Reich. Una galassia di prodotti che rimandano ad altre gang, gruppi e formazioni, tutti però con un obiettivo comune: diffondere violenza, odio e xenofobia” (Antonelli, 2021). Attraverso diversi tipi di escamotage – come quello di creare società satellite intorno alle organizzazioni di estrema destra per mantenere l’anonimato di chi mette in vendita determinati prodotti online – è possibile comprare qualsivoglia tipo di gadget contenente elementi e simboli che si rifanno al nazismo o al fascismo. Inoltre, come avremo modo di approfondire anche alla fine di questo lavoro, le formazioni neonaziste non solo diffondono musica e merchandising online, ma si incontrano ciclicamente in raduni o concerti musicali: “come quello di Hammerskin, tenutosi in Francia nel 2019, in cui i partecipanti si salutano facendo il saluto romano mentre gridano ‘Sieg Heil’” (Antonelli, 2021).
La rete di movimenti di estrema destra, in Europa come negli Stati Uniti (ma anche in altre parti del globo), è trasversale, capillare e interconnessa. Si compone di formazioni e sigle legate tra loro e libere di diffondere messaggi di odio in rete, anche nel nostro Paese, senza neppure il bisogno di schermare le attività (Antonelli, 2021). Non necessariamente solo confinante alla musica, ma anche intimamente legate ad essa poiché considerata un mezzo efficace per riunire i movimenti di destra estrema intorno a simboli e costumi specifici.
2. Vecchie e nuove destre: analogie e differenze
I nuovi movimenti di estrema destra, a differenza di quelli che possiamo etichettare come “storici”, quali i fasci di combattimento - e il partito fascista poi -, la falange spagnola, tutti sorti dopo il primo conflitto mondiale, si differenziano sotto diversi aspetti. Sarebbe improprio, infatti, porre sullo stesso piano - in termini ideologici e politici - i nuovi movimenti e/o partiti di estrema destra e quelli sorti in passato. In prima battuta è bene definire il contesto storico. In passato, molti movimenti di estrema destra sono sorti in Paesi nei quali il sistema democratico, per come lo concepiamo noi oggi, non esisteva o era in uno stadio acerbo. Inoltre, in passato, questi movimenti raccolsero alcuni di quei cittadini che, una volta terminato il conflitto mondiale, si trovarono in uno Stato consumato da anni di guerra e in una condizione socio-economica decisamente precaria. È quindi errato paragonare in modo acritico le vecchie destre estreme e le nuove. Questo non significa che queste ultime si pongano in totale discontinuità con il passato. Molte delle simbologie, dei modi di operare e le stesse basi ideologiche dei nuovi movimenti di estrema destra, si ispirano ai loro predecessori “storici”.
Nel momento in cui decidiamo di affrontare la questione delle “destre storiche” anche da un punto di vista culturale non possiamo soffermarci unicamente agli effetti prodotti dalla Prima Guerra Mondiale sulle economie e, in particolar modo, sulle società, che spesso sono terminate nell’appoggio ai movimenti di estrema destra. Secondo quanto riportato da Zeev Sternhell nella sua opera “Contro l’Illuminismo. Dal XVIII secolo alla guerra fredda” è possibile sviluppare una linea temporale che definisca il paradigma genealogico dell’estrema destra.
L’ambiente culturale e intellettuale costituitosi alla fine del Settecento poneva già le basi per un movimento di idee “contro-rivoluzionarie” che respingesse le tesi della mentalità razionalista dell’Illuminismo (Sternhell, 2007). Tuttavia, è durante e alla fine dell’Ottocento che si affermano queste idee: la reazione ai processi di democratizzazione della vita politica e all’avvento della società di massa (Sternhell, 2007): la preoccupazione che inizia a scaturire per la stabilità sociale, ovvero per ciò che garantisce che non vi sia conflitto, inizia a determinare alcuni degli elementi che sono confluiti nelle ideologie storiche di estrema destra durante il Novecento.
Ad esempio, sono già alcune componenti del pensiero di Edmund Burke (1729-1797), filosofo e uomo politico di origine anglo-irlandese, a plasmare alcuni valori che verranno recuperati dai movimenti di estrema destra. Il concetto di “storicismo”, inteso come la necessità di accettare le differenze date dalla storia, senza alcun razionalismo e rinnegando ogni tipo di egualitarismo, verrà recuperato spesso negli ambienti nazi-fascisti; come il tema del “localismo”, il quale identifica l’attaccamento “alla propria zolla” (Burke, 1790), e cioè alla propria porzione di territorio e alla propria comunità, e che dunque può essere considerato come un antenato del nazionalismo.
Sono gli eventi dell’Ottocento, tuttavia, a scandire la creazione degli elementi fondanti delle destre estreme e sovversive del secolo successivo. Il forte legame instauratosi tra la destra e il cristianesimo, trova la propria origine ai tempi dell’enciclica di Pio IX nel 1864 – “Quanta Cura” – quando si presentava un nuovo nemico per i principi tradizionali e cattolici tipici dell’Ancien Régime: l’Italia Unita, basata sui principi di democrazia e di un rampante liberalismo moderato. Il Pontefice condanna quelli che sono considerabili gli “errori” di quell’epoca. Si scaglia contro il repubblicanesimo, il naturalismo, il socialismo, ecc. Inoltre, alla fine del suo sillabo, Pio IX scrive che “il romano pontefice non viene a patti con il progresso, con il liberalismo e con la modernità civiltà” (Pio IX, 1864), dichiarando un effettivo atto di guerra rispetto alla civiltà moderna; la stessa dei quali valori i nazi-fascismi avrebbero tentato di sopprimerne l’esistenza.
Anche se le origini dell’antisemitismo sono discusse, è possibile affermare che fino alla fine dell’Ottocento questo fenomeno aveva coinvolto tutto lo spettro politico del tempo, senza eccezioni tra sinistra e destra. In realtà, i primi grandi massacri compiuti nei confronti degli ebrei si verificarono nell’Europa Centrale nel 1096, quando si moltiplicavano le accuse nei loro confronti di omicidi rituali. Una combinazione di pregiudizio popolare e interessi politici ed economici innescò nel Medioevo nuove ondate di odio antiebraico (Michelucci, 2020) e i conseguenti primi grandi esodi degli ebrei da Francia e Inghilterra; in seguito, dalla Spagna, come nel caso degli ebrei sefarditi nel 1492 (Díaz-Mas, 2020).
Nell’Ottocento, come anticipato, tuttavia, possiamo trovare le origini dell’antisemitismo moderno, come lo intendiamo oggi. I “pogrom” dell’epoca zarista causarono massacri ancora prima che i Protocolli dei Savi Anziani di Sion - un famoso falso storico emesso in terra russa - diffondessero la delirante idea di un complotto ebraico per il dominio sul mondo (Michelucci, 2020). Infine, è bene sottolineare che è con l’Affaire Dreyfus che emerge – innanzitutto – la divisione tra destra e sinistra novecentesca nell’ambito della politica di massa europea; ma anche l’antisemitismo come carattere specifico della destra politica (Battini, 2010). Francamente, è possibile affermare che il retaggio che è stato lasciato ai giorni nostri della forte esperienza antisemita del Novecento è sicuramente riscontrabile nei caratteri razzista e xenofobo delle attuali destre estreme.
Casapound, al giorno d’oggi, ad esempio, si rifà a ideologie nazionaliste come i movimenti di estrema destra storici, ma presenta notevoli differenze. Una su tutte, ad esempio, è l’attenzione all’ambiente (presente anche all’interno del loro programma) e della presenza di un ulteriore movimento di stampo ecologista presente all'interno della loro pagina web. La mancanza di un riferimento religioso e la presenta di nuovi temi, fa sì che questo movimento possa essere posto parzialmente in continuità con i movimenti di estrema destra del passato, ma vi si differenzia notevolmente.
Un ulteriore esempio può essere trovato Oltralpe, in Germania e più precisamente all’interno dell’AFD (Alternative für Deutschland). Questo partito di estrema destra ha avuto come suo leader di punta una donna madre e omosessuale (Wildman, 2017). Questo fatto pone sicuramente in discontinuità l’AFD con i vecchi partiti di estrema destra. Se è vero che molti dei temi portati avanti dall’AFD sono “tipici” della galassia dell’estrema destra, come le politiche anti-immigrazione, nazionalismo spinto, ecc., sotto altri aspetti, il movimento si differenzia non poco dalla stessa - proprio come nel caso appena citato.
I due movimenti appena menzionati, sono, però, un esempio “istituzionalizzato” di come i movimenti di estrema destra possano mutare nel corso del tempo e soprattutto come possano presentarsi nel mondo di oggi. Inoltre, si è anche visto come siano presenti sì, degli elementi di base all’interno dell’estremismo di destra quali l’ultra nazionalismo, una visione anti-immigrazione, ma che ogni realtà porti con sé profonde differenze e variazioni sul tema sia a livello politico che culturale. Esistono infatti, sigle, movimenti e singoli individui che non hanno mai attuato nessuna convergenza verso una veste più istituzionale e che fanno riferimento a principi ben diversi l’uno dall’altro.
Un esempio in questo senso può provenire dalle terre scandinave. Qui, nel corso degli anni Novanta, alcuni individui legati ad un ambiente musicale estremo e deviato hanno perseguito un’ideologia ricollegabile ad alcuni ambienti di estrema destra e hanno perpetrato delitti nei confronti della società civile. Nel 1992, Varg Vikernes, musicista legato al progetto musicale Burzum, diede alle fiamme un edificio religioso cristiano in Norvegia. Nelle sue intenzioni era presente un impeto anti cristiano e anti culturale. Vikernes, attraverso alle sue dimostrazioni e dichiarazioni (Michaels, 2014), può essere ricollegato ad un ambiente neo-pagano di estrema destra. Anche in questo caso, è necessario operare delle distinzioni: il neo paganesimo non è da ricollegare ad ambienti intolleranti a priori; anzi, è piuttosto l’opposto: è l’estrema destra che utilizza antichi simboli germanici, celtici, etc, per legittimare, per ricostruire e/o per rafforzare i propri riferimenti culturali.
Lo stesso Vikerness è stato arrestato nuovamente nel 2013 dopo aver espresso apprezzamento verso il terrorista neo-nazista Anders Breivik poiché sospettato di voler emulare le azioni del terrorista citato poc’anzi (Bond, 2013). Per lo stesso Vikernes l’identità nazionale è una parte importante della sua ideologia: nella sua visione, bruciare dei simboli cristiani è un atto a favore del vero retaggio del suo Paese e cioè il paganesimo. Nel suo pensiero, il cristianesimo è una religione “semitica” e quindi completamente estranea al retaggio norvegese (Downing, 2012).
Quanto appena citato è un esempio estremo in tutti i sensi: una certa nicchia del black metal è nazionalista ed estrema, ma questa definizione non è applicabile a tutto il contesto.
I fatti sopra riportati segnalano come simbologie, musica e ideologie possano mescolarsi dando origine a fenomeni complessi a volte difficile da indagare e come le estreme destre possano utilizzare i fattori citati poco fa come collanti per perseguire i propri scopi.
3. Simbologie nella galassia dei movimenti estremisti di destra
Gli estremisti di destra portano spesso le loro idee all’attenzione dell’opinione pubblica. I movimenti in cui si raggruppano queste persone attribuiscono particolare importanza all’uso di alcuni segni e simboli, o all’indossare abiti con raffigurazioni tipiche e rappresentative della destra estrema. La legislazione di moltissimi paesi al mondo ormai considera la presentazione e l’uso di alcuni di questi segni e simboli come un reato punibile (Bundesamt für Verfassungsschutz, 2018).
In generale, bisogna considerare che non tutti i segni e i simboli utilizzati dagli estremisti di destra sono stati creati dagli storici movimenti – come quello fascista o quello nazista – e non sono nemmeno stati utilizzati “esclusivamente” dagli estremisti di destra. Alcuni di questi simboli, infatti, sono stati solo adattati e sfruttati a seconda del proprio scopo; questo significa che rispetto alla legge possono essere considerati innocui o esenti da punizione nel loro contesto originale (Bundesamt für Verfassungsschutz, 2018).
Un esempio ci viene fornito dai caratteri runici, utilizzati molto spesso dai nazional-socialisti tedeschi, che sono di origine germanica. In seguito, gli stessi nazional-socialisti hanno deliberatamente strumentalizzato alcuni di essi per il loro simbolismo di destra, come la runa odal (Bundesamt für Verfassungsschutz, 2018). Lo stesso si può dire per quanto riguarda la famosa Croce celtica: la versione utilizzata dai gruppi estremisti di destra consiste in una croce quadrata intrecciata o circondata da un cerchio ed è considerabile come uno dei simboli più comunemente utilizzati.
Sebbene il nome utilizzato sia appunto quello di “croce celtica”, le sue origini risalgono alla “croce del sole” o “croce della ruota” precristiana dell’Europa antica. I nazisti norvegesi utilizzarono una versione del simbolo negli anni Trenta e Quaranta. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, diversi gruppi e movimenti suprematisti bianchi hanno adottato il simbolo. Oggi, questa versione della croce celtica è utilizzata dai neonazisti, dagli skinhead razzisti, dai membri del Ku Klux Klan e praticamente da ogni altro tipo di suprematismo bianco. Ha raggiunto la notorietà anche come parte del logo di Stormfront, il più antico e più grande sito web suprematista bianco del mondo (ADL, 2016).
Un altro logo famoso e spesso riutilizzato dai gruppi estremisti di destra è quello legato ai c.d. “fasci”: si tratta di bastoni o aste legate tra di loro in cui viene spesso inserita o legata la raffigurazione di un’ascia. Questa simbologia sopravvisse a lungo alla Repubblica e all’Impero Romano, diventando un elemento araldico e un simbolo dell'autorità governativa. In particolare, il fascio è stato associato all'estremismo di destra all'inizio del XX secolo, quando è stato adottato da Benito Mussolini per il suo movimento fascista (il termine stesso "fascismo" deriva dalla parola "fascio"). Il fascio divenne il simbolo più noto dell'Italia fascista e quindi del fascismo stesso. Nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, molti simboli nazisti furono adottati dai neonazisti americani, ma i fasci non conobbero la stessa popolarità; A partire dalla fine degli anni 2000, un numero maggiore di suprematisti bianchi americani si è rivolto al fascio come simbolo, forse perché non aveva le forti connotazioni negative della svastica e perché gli estremisti potevano difendere il loro uso del fascio indicando il suo ruolo nella simbologia del governo degli Stati Uniti. Gruppi suprematisti bianchi come Youth for Western Civilization, Southern White Alliance, Vanguard America, Patriot Front e il Movimento Nazionalsocialista hanno tutti utilizzato il fascio littorio come parte dei loro loghi di gruppo in vari momenti (ADL, 2016).
Esistono dei simboli anche meno conosciuti che si sono propagati attraverso le reti internazionali degli estremismi di destra. È il caso della “lambda identitaria”, un simbolo utilizzato da individui e gruppi afferenti all’Identitarismo: un movimento razzista, anti-musulmano e anti-immigrati che ha avuto origine in Francia e si è diffusa in altri paesi europei e negli Stati Uniti. Gli antichi spartani esponevano questo simbolo sui loro scudi durante la battaglia delle Termopili nel V secolo a.C. (stava per Lakedaimon, un altro nome di Sparta). I suprematisti bianchi e altri sciovinisti occidentali negli Stati Uniti e in Europa attribuiscono un notevole significato simbolico a questa antica battaglia tra greci e persiani, che considerano alla di una difesa dell'Europa da un'invasione straniera proveniente dal Medio Oriente. Il gruppo francese Generation Identity ha altresì affermato che la parte superiore della lambda rappresenta "il centro metapolitico che vogliamo conquistare, con il movimento identitario come punta di diamante" (ADL, 2016).
Un altro esempio che ci risulta utile fornire, data la sua ricorrenza, e visto il collegamento richiamato più volte tra destra e cattolicesimo, è quello della “Croce di San Michele”. Nonostante il nome, non è un simbolo cristiano tradizionale, ma piuttosto un simbolo fascista disegnato da Corneliu Codreanu (1899-1938), un estremista di destra rumeno che guidò il movimento della “Guardia di Ferro”, o “Legione di San Michele”, negli anni Venti e Trenta, il quale combinava fascismo, nazionalismo, cristianesimo ortodosso orientale e antisemitismo. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, gli estremisti di destra dell'Europa occidentale hanno resuscitato molti dei simboli dei movimenti fascisti del periodo tra le due guerre. Nonostante il simbolo non si sia effettivamente molto diffuso fuori dalla Romania, suo luogo di origine, alla fine del 2010 alcuni suprematisti bianchi americani - in particolare Matthew Heimbach, a capo di un gruppo neonazista di breve durata chiamato Traditionalist Worker Party
- hanno "scoperto" Codreanu e la Guardia di Ferro, nonché la sua simbologia. Come Codreanu, Heimbach era un aderente dichiarato al cristianesimo ortodosso orientale. Anche alcuni altri suprematisti bianchi americani che cercavano di fondere il cristianesimo tradizionale con le loro convinzioni razziste e antisemite scoprirono Codreanu, le cui memorie erano state tradotte in inglese (ADL, 2016).
Il simbolo della Croce di San Michele è stato oggetto di maggiore attenzione nel 2019 dopo la sparatoria mortale del suprematista bianco australiano Brenton Tarrant contro due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda. Tarrant aveva dipinto simboli e riferimenti suprematisti bianchi e anti-musulmani su diverse armi da fuoco e caricatori di munizioni che aveva portato con sé durante la sua furia; una delle armi da fuoco presentava dipinta una versione della Croce di San Michele (ADL, 2020).
Oltre ai simboli “classici”, l’estrema destra tende ad adottare simboli sempre nuovi, anche per sfuggire alle censure applicate su simboli di largo uso come le svastiche e le croci celtiche. Gli ambienti musicali di estrema destra tendono ad utilizzare simbologie afferenti al mondo pagano e/o razzista in senso classico: svastiche, rune, riferimenti a simboli religiosi precristiani, ecc. Sebbene siano una realtà relativamente recente, l’utilizzo della simbologia da parte loro rimane strettamente legato alle raffigurazioni già utilizzate dai movimenti di estrema destra del passato.
Un caso del tutto differente, invece, riguarda i simboli utilizzate dai movimenti di estrema destra nati in anni recenti. Queste rappresentazioni, molto spesso, provengono da Internet e sono create ex-novo o cooptate da contesti nei quali non venivano utilizzati con fini di odio e/o di intolleranza.
Un esempio in tal senso è Pepe the Frog. Questo personaggio, inizialmente nato come figura comica in alcuni ambienti di internet, è stato successivamente utilizzato con connotazioni razziste all’interno dei social network 4chan ed 8chan. In tempi ancora più recenti, questa figura è stata adottata dalla cosiddetta “Alt-Right”. C’è da sottolineare che, vista l’origine del personaggio, non è possibile attribuirgli una connotazione razzista in senso lato, ma a seconda del contesto. Resta fuori di dubbio, però, che molte volte appare in vignette intolleranti veicolando messaggi razzisti e/o intolleranti (ADL, 2016).
Un ulteriore esempio è fornito da un simbolo che in contesti “normali” viene percepito come assolutamente normale e privo di qualsivoglia connotato razzista: il simbolo gestuale dell’ “Ok”. All’interno dell’ambiente dell’Alt-Right, inizialmente questo simbolo venne adottato per schernire gli avversari politici alludendo al fatto che questo gesto contenesse di per sé un riferimento alle lettere W e P, acronimo di “White Power”. Questo venne utilizzato soprattutto durante le ultime elezioni politiche americane per i fini appena menzionati.
Con il passare del tempo, però, il simbolo ha mutato nuovamente il suo significato. L’attentatore della moschea di Christchurch, in Nuova Zelanda, ad esempio, durante il processo a suo carico nel 2019, fece segno davanti alla giuria proprio con questo gesto. Ancora una volta, come nel caso precedentemente citato, è impossibile attribuire aprioristicamente un significato a molti dei neonati simboli di estrema destra, in quanto, ad essi può essere attribuito un significato certo solo calandoli all’interno di un contesto ben definito. (ADL, 2016).
Conclusione
In via conclusiva, è possibile affermare che esista un minimo comune denominatore nell’origine e nelle ideologie dei movimenti estremisti di destra. Tuttavia, sono presenti anche elementi di distinzione di particolare rilevanza: ecco perché risulta necessario contestualizzare - a livello storico e a livello culturale - le principali caratteristiche dei movimenti estremisti di destra in generale e dei movimenti dello stesso tipo in un preciso momento storico, in un preciso contesto geografico e di conseguenza di un preciso spazio sociale e culturale.
Per queste ragioni, l’obiettivo principale di questo paper non è solo quello di schematizzare caratteristiche, analogie e differenze, dei diversi momenti della destra estrema. Infatti, la presente ricerca, vuole avere lo scopo di far riemergere alcuni importanti elementi culturali che diano gli strumenti necessari al lettore per poter riconoscere i fattori aggreganti degli individui ai movimenti di destra estrema. Con la capillare presenza online, per esempio attraverso forum messi a disposizione per il dibattito o attraverso gruppi privati sulle applicazioni di messaggistica multipiattaforma, molte idee e, dunque, molti simboli sono facilmente trasmissibili da una parte all’altra del mondo. Allo stesso modo, attraverso metodi classici di aggregazione, come i concerti rock o black-metal di gruppi apertamente dichiarati di estrema destra, questi movimenti trovano l’escamotage per vendere qualsivoglia tipo di gadget e per riunirsi tutti insieme in luogo, dove trattare magari la propria linea di intervento sociale o politico, violento o non violento.
Le vie dell’odio sono tante, sono aperte e sono facilmente percorribili. In questo momento storico è molto facile per giovani e adulti, con qualche differenza nel grado di accettazione di certe idee in base all’età, accettare alcune dottrine e alcuni comportamenti estremi poiché li giustificano come una risposta ad un altro fenomeno di tipo estremo. Questo consente l’incontro, molto spesso, di idee complottiste e movimenti estremisti che coprono tutto lo spettro politico, ma che in particolar modo sembrano coinvolgere la destra estrema. Possiamo trattare come esempi più recente la pandemia da covid-19, durante la quale i movimenti c.d. “no-vax” hanno avuto modo di contaminare la politica; oppure il caso dell’immigrazione ha dato modo a idee razziste, xenofobe e identitarie di influenzare molti decisori.
Come vediamo, le tematiche dei movimenti estremisti di destra tendono a cambiare ma poi giungono spesso ad allacciarsi poi tra di loro. Anche se le nuove e le vecchie si distinguono, è importante esaminare e monitorare il collegamento che esiste tra le diverse destre di oggi, ma anche tra quelle del presente e quelle del passato. Solamente in questo modo saremo in grado di sviluppare strategie adatte a prevenire o contenere il fenomeno e ritrovarci nella condizione di poter rapidamente contrastare l’insorgere di gruppi che fanno dell’intolleranza un’arma da utilizzare all’interno della società civile.
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