Il Caso Yemen - Indicatori, Fattori di Insicurezza e Policies Internazionali

  Focus - Allegati
  23 December 2021
  16 minutes, 56 seconds

Abstract

La guerra civile in Yemen è una delle più devastanti e prolungate esperienze di conflitto dalla fine della Guerra Fredda. Si contano più di 230 mila morti (UNICEF, 2021), tra decessi legati agli scontri a fuoco e vittime legate alla peggiorata situazione economica del paese. Questi fattori comportano un ulteriore incentivo perché la situazione peggiori, fornendo un catalizzatore per esacerbare futuri conflitti anche dovuti alla mancanza di un contesto stabile a livello istituzionale.

L’analisi prenderà in esame il PIL dello Yemen attraverso gli ultimi anni per tracciare, quantitativamente, il dissesto nell’economia della nazione. Verranno presi in esame i principali fattori che compongono il sopracitato indicatore. Inoltre, verranno fornite le possibili ragioni legate al contesto e i susseguenti risvolti dei movimenti di tali indicatori sull’economia reale, con particolare attenzione alla fragilità dell’agricoltura. Ad esempio, la suscettibilità del settore delle coltivazioni alle esternalità negative, unita all’immensa forza lavoro che vi è impiegata, può causare shock sistemici sui consumi, gli investimenti e, di conseguenza, sulla quantità di capitale circolante nell’economia.

Una delle principali asserzioni dell’analisi suggerisce che, a conflitto inoltrato, sia difficoltoso identificare le cause e le conseguenze della guerra. Esse si rafforzano l’una con l’altra, in una spirale di violenza apparentemente senza termine. Ciò rende una politica risolutoria della crisi molto più complessa da implementare.

In ultima istanza, l’analisi si concluderà con le politiche che la comunità internazionale potrebbe adottare per alleviare il conflitto e per scongiurare una futura recrudescenza dello stesso. Sotto questo aspetto, i dossier delle Nazioni Unite forniscono degli spunti per tentare di tracciare il futuro dello Yemen sotto due scenari: una cessazione prossima delle ostilità contro un lungo protrarsi delle stesse, oltre l’anno 2030.

Aspetti Sociali della Guerra Civile In Yemen

La Guerra Civile dello Yemen perdura da ormai più di sette anni. Dal suo scoppio, nel settembre del 2014, si contano, secondo l’analisi delle Nazioni Unite, più di 230 mila morti. L’aspetto maggiormente preoccupante è la frazione delle morti dovute a cause indirette scatenate dalle operazioni militari, quei decessi non dovuti direttamente dall’uso di armi da fuoco (Battle-Related Deaths). Esse si attestano a un livello stimato di circa 130 mila.

In quest’ottica, le vittime indirette del conflitto aggiungono un ulteriore 77 percento di decessi a quelle strettamente legate agli scontri a fuoco.

Risulta, dunque, coerente attribuire l’aumento di morti alla devastazione economica che spesso risulta dalle guerre civili, soprattutto nei territori ove si denota una forte mancanza di istituzioni stabili e durature.

Un ulteriore problema risulta dal fatto che, qualora la guerra civile dovesse giungere al suo termine, la sofferenza collettiva unita all’assenza di istituzioni crea gli incentivi per cui tale guerra potrebbe ripetersi. Per la comunità internazionale, al fine di evitare ulteriori recrudescenze dopo un’ipotetica terminazione delle ostilità, si porrebbe anche il compito di ristrutturare e di stabilire incentivi (in questo caso, mediante istituzioni che godano di consenso e legittimità popolare) per cui la spirale del conflitto possa interrompersi sul nascere.

In aggiunta, lo Yemen soffre la crisi umanitaria più grave del mondo. Si stima, sempre secondo le Nazioni Unite, che all’incirca ventidue milioni di persone abbiano necessità di assistenza immediata. Considerando che in Yemen, nell’anno 2020, abitavano 29.8 milioni di persone, il precedente dato assume un significato aggiuntivo e catastrofico.

Nell’analisi di Save the Children, è stato calcolato che oltre 80 mila persone al di sotto dei 12 anni siano decedute per cause legate alla malnutrizione e oltre 4000 a causa di un’epidemia di colera che tutt’ora perdura dal 2016. Realisticamente, tale numero è una sottostima del reale bilancio delle vittime dovuta alla difficoltà di accumulare dati consistenti e non parziali, anche in luce della valutazione secondo la quale si sarebbero contati più di 2.5 milioni di casi di colera.

La distruzione fisica ed economica legata alla guerra civile pone, certamente, nessuna barriera al diffondersi di malattie debellate o ampiamente mitigabili mediante la vaccinazione, come nell’attuale caso della pandemia. La diffusione del Covid-19 si somma, in questo rispetto, come un ulteriore elemento di criticità al contesto yemenita. Tuttavia, i dati legati al virus sono, molto probabilmente, sottostimati.

Le ultime considerazioni evidenziano come una guerra civile non limiti i suoi effetti negativi al campo di battaglia. Esse, per di più, tendono a perdurare eccessivamente ove si osserva un contesto istituzionale estremamente frammentato nel quale vi siano poche possibilità che un gruppo possa rinunciare alle armi senza essere prima completamente annientato. La posta in gioco è eccessivamente alta perché le negoziazioni possano risultare nella rinuncia a combattere di una delle parti coinvolte nel conflitto.

Per di più, l’intervento di terze parti non impegnate nel garantire la pace (Third Party Intervention) viene osservata nella letteratura degli studi dei conflitti come un catalizzatore per estendere la durata della guerra, producendo ulteriore dissesto sociale e violenza, che a loro volta comportano maggiori vittime e devastazione.

La Crisi e i suoi Impatti tra Conflitto, Insicurezza e Scarsa Diversificazione

Sotto una luce economica, è necessario osservare particolari indicatori che possano fornire un’idea della gravità del quadro. Il PIL, come spesso avviene, non fornisce un’immagine dettagliata. Tale indicatore si compone di più addendi che, se sommati, conducono al risultato matematico identificato riportato periodicamente in molteplici analisi. La pubblicazione ha lo scopo di evidenziare gli effetti nefasti della guerra civile sugli aspetti macroeconomici, con attenzione ai possibili risvolti nell’economia reale e nella società.

Tuttavia, vi sono dei proxies, ossia degli indicatori correlabili a quelli impiegati nell’equazione del PIL, che potrebbero delineare un quadro più preciso e alla sorgente delle cause della decrescita dello stesso.

Dunque, in un contesto di crisi, è necessario osservare quali siano gli addendi che, erodendosi di anno in anno, comportano un calo del prodotto interno lordo.

In primo luogo, nelle prossime righe si analizzeranno, in una prospettiva dinamica sul medio periodo (2014-2019), i mutamenti nei consumi (Consumer Spending).

Secondo, la spesa pubblica. Per questo aspetto, l’indicatore Government Budget sarà impiegato nell’analisi. In quest’ottica, va definito come un aumento del deficit si abbatta negativamente sul precedente aspetto, legato agli investimenti. Il budget, assumendo un valore negativo in percentuale del PIL, evidenzia uno sbilanciamento tra le entrate e le uscite. In uno scenario di deficit, come nel caso dello Yemen, si evidenzia un crowding out effect negli investimenti, che a sua volta comporta un aumento del tasso di interesse e una decrescita della quantità di capitale disponibile al settore privato.

Quarto, la bilancia commerciale. Quest’ultima considerazione sarà analizzata in congiunzione ai maggiori paesi esportatori e importatori di beni yemeniti, con relativa definizione di quali prodotti siano maggiormente coinvolti in questo contesto.

L’indice Consumer Spending ha subito un forte decremento dall’anno 2014, in concomitanza dell’inizio della guerra civile yemenita. Visionando i dati forniti dall’istituto SESRIC (Statistical, Economic ans Social Research for Islamic Countries) sul lungo periodo, si delinea un quadro ben chiaro.

Una crescita costante dei consumi innescata nel 2000 ha subito un brusco arresto in primo luogo nel 2011. In quell’anno, l’effetto contagio della Rivoluzione Tunisina ed Egiziana e le prime avvisaglie della Primavera Araba hanno portato la popolazione Yemenita a riversarsi nelle strade in opposizione al presidente Ali Abdullah Saleh al-Ahmad, in carica dal giorno zero dell’unificazione dello Yemen, avvenuta nel 1990. Il momento più saliente è, possibilmente, rappresentato dalla Battaglia di San’a, la capitale del paese.

Si nota, negli anni antecedenti al 2014, una stabilizzazione dei consumi. Il 2014, rappresenta, dunque, il momento in cui i dati sono precipitati. Va sottolineato, come analizzato dal think tank The Balance, del forte effetto a catena di una minima diminuzione dei consumi. Se protratta per più periodi, essa conduce a una sensibile contrazione dell’economia a causa di svariati effetti domino. Le aspettative dei consumatori, scosse al ribasso dal contesto di violenza diffusa, rendono questi ultimi estremamente meno sicuri del loro futuro, in una situazione di incertezza generalizzata. Il forte calo del reddito pro-capite è, molto probabilmente, una delle motivazioni sottostanti alla diminuzione delle spese dei consumatori.

Il decremento più saliente viene tracciato all’anno 2015: vi è stato un calo del 28.92%, secondo il database della Banca Mondiale, che ha portato tale valore a 1.139 dollari all’anno da un livello precedente di 1.602. La situazione è ulteriormente peggiorata: nel 2018, il reddito pro-capite è sceso a 824 dollari.

Secondo un’analisi del 2017 condotta dalla CIA, il settore terziario comporrebbe il 68 percento dell’economia yemenita. Seguono il secondario al 12% e l’agricoltura al 20%.

Sebbene l’agricoltura componga appena una parte su cinque del volume totale dell’economia dello Yemen, essa rappresenta il settore nel quale la maggioranza della forza lavoro del paese viene impiegata. Ciò potrebbe denotare un’assenza di macchinari e di dispositivi tecnologici che possano facilitare il lavoro umano e diminuire la percentuale di impiegati del settore. La mancanza di investimenti, come precedentemente annunciato nell’analisi degli indicatori del PIL, certamente non rappresenta una cura alla scarsa automazione e, di conseguenza, detrime la resilienza dell’agricoltura yemenita. In aggiunta a ciò, data la forte dipendenza di una considerevole fetta della popolazione verso tale settore, causata dalla scarsa automazione, si evidenzia come delle esternalità negative di produzione possano causare enorme dissesto sociale nei lavoratori agricoli e nelle famiglie a loro collegate.

Questa considerazione si aggiunge ai fattori che producono un forte calo di domanda, in quanto il loro salario subirà una determinata diminuzione.

Andando a visionare i dati relativi al Government Budget, si nota come, negli ultimi dieci anni, sia stato costantemente operato un deficit medio del 6 percento. Tuttavia, tale media è soggetta a forti fluttuazioni. Ad esempio, nel 2015, il valore si è avvicinato molto al 9%.

La conduzione di deficit, teoricamente, potrebbe portare a una redistribuzione della ricchezza con spese volte al welfare. Chiaramente, discutere di politiche redistributive in Yemen durante gli anni della guerra civile non possiede alcun significato teoretico, in quanto esse semplicemente risultano inesistenti. Un deficit continuato nel lungo termine possiede, infatti, effetti molto negativi per la volatilità del PIL e per la crescita di un’economia.

In ultima istanza, si vanno a tracciare le principali fonti di importazioni e destinazione di esportazione dello Yemen.

Nell’ambito importazioni, risulta visibile l’affidamento e la condizionalità del paese verso gli stati a esso prossimi. L’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman ricoprono, cumulativamente, il 40 percento delle importazioni totali. Esse vertono intorno a pochi e basilari prodotti, quali carburanti, petrolio e prodotti distillati (28%). Seguono importazioni legate ai cereali, che occupano il 18 percento del pie chart dei prodotti che fluiscono all’interno della nazione.

Risulta notevole, secondo il database di COMTRADE, redatto dalle Nazioni Unite in ambito di commercio estero, come sia l’Egitto (50%) ad essere la maggiore destinazione di esportazioni dal paese arabico. Seguono Turchia e Oman, rispettivamente al 28 e 11 percento del totale.

Andando a visionare quali siano i beni di esportazione più salienti, si osserva come vi sia una considerevole assenza di diversificazione: per il 96 percento si tratta di prodotti caseari, malto e grano, secondo la stima del 2019. Riprendendo quanto discusso precedentemente riguardo la fragilità di un sistema agricolo poco avanzato, l’eccessiva dipendenza da poche risorse rappresenta un ulteriore fattore critico.

Conseguentemente, riduzioni del volume dei raccolti possono produrre effetti ostili a una popolazione già in uno stato di collective grievance.

Il settore agricolo yemenita è già stato definito in uno stato di distress, ossia “in sofferenza”, dal dossier CEOBS (Conflict Environment Observatory) dell’ottobre 2020. Si stima che più di 257 mila ettari di suolo arabile siano in uno stato di usura, di danneggiamento dovuto alle ostilità o di inutilizzabilità del terreno. Le aree maggiormente interessate dal fenomeno sono condensate nell’ovest dello Yemen: nell’area del Tihamah meridionale (regione geografica affacciata sul Mar Rosso), il 32 percento dei terreni coltivati viene definiti come distressed.

Una larga inutilizzabilità delle terre arabili si somma agli addendi che risultano in un peggioramento della qualità della vita individuale. La mancanza di sicurezza alimentare ha rinvigorito il fuoco della guerra, peggiorandola e rendendola ancora più radicata e grave. La forte dipendenza e il legame indissolubile tra le prospettive di milioni di persone e l’andamento annuale dei raccolti, fortemente altalenante nel contesto bellicoso e di arretratezza tecnologica, può rappresentare un motivo di inasprimento del conflitto.

Un altro aspetto di questa crisi è meritevole di attenzione, collegato alla bassa diversificazione delle esportazioni. I flussi di rimesse dall’estero si sono accentuati dal 2015 in poi, a causa delle ingenti perdite inerenti al settore degli idrocarburi, peggiorate dalla pandemia e dal conseguente crollo dei prezzi del petrolio.

L’impatto e l’importanza delle rimesse per il sostentamento delle famiglie yemenite sono andati crescendo nel corso degli ultimi anni, durante il periodo del conflitto. Sono tali rimesse a fornire un reddito aggiuntivo ad alcune famiglie e un arricchimento dell’economia del paese di valuta estera. Tuttavia, risulta nota la suscettibilità dei flussi di rimesse agli shock del mercato del lavoro estero: l’Arabia Saudita, maggiore fonte di tale risorsa per lo Yemen, è stata negativamente impattata dal calo dei prezzi degli idrocarburi, riducendo le opportunità di lavoro per chi si reca a operare nel settore a Riyadh, molto spesso forzato a fare ciò dall’inevitabilità di un dislocamento dovuto al conflitto.

Dati e Politiche Per Alleviare la Sofferenza

Riprendendo le affermazioni raccolte all’interno del secondo paragrafo, l’ipotesi racchiusa all’interno di questa analisi tenta di fornire una prospettiva sociale del contesto di guerra. Se, da una parte, la presenza di un conflitto certamente contribuisce a una contrazione economica, è proprio quest’ultimo aspetto a generare la susseguente violenza, in una sorta di effetto a catena. Il dissesto economico di un paese ha un ruolo nell’alimentare il fuoco del conflitto stesso e tende ad aumentarne la durata, in un rapporto in cui le cause e le conseguenze della guerra vanno a confondersi. La devastazione socio-economica di una nazione in guerra e la mancanza di stabili istituzioni nell’ambito politico, nel medio termine, si sommano alle cause per cui le ostilità tendono a non terminare in breve tempo, complicando ulteriormente la situazione.

Ne deriva, logicamente, che la soluzione alla crisi yemenita non potrà giungere tramite una panacea, né mediante un lieve aggiustamento che risolva la questione. Lo scenario è talmente sfaccettato e complesso che la comunità internazionale sarà chiamata a uno sforzo onnicomprensivo, attraverso varie e diversificate azioni. Alcune di esse saranno trattate brevemente all’interno del suddetto paragrafo, relativo alle iniziative volte a porre un freno alla spirale di crisi e sofferenza ad ora in atto in Yemen.

Lo stato della penisola arabica è al cuore di molteplici iniziative di policy, al livello delle istituzioni internazionali, su un piano domestico (come, ad esempio, nel caso degli Stati Uniti e i position papers della CIA) e non governativo.

L’attenzione viene posta, come noto, sulla crisi umanitaria in corso nell’area: si tratta della crisi peggiore del pianeta. Tuttavia, tale aiuto ha subito una diminuzione in termini assoluti, secondo quanto emerge dall’analisi condotta da UN-OCHA (Office for Coordination of Humanitarian Affairs).

Il Report delle Nazioni Unite portato a termine dallo UNDP (United Nations Development Programme) nel 2019, intitolato Assessing the Impact of Conflict on Human Development in Yemen, offre un quadro drammatico in veste previsionale, della possibile situazione nel paese al 2030.

In uno scenario di continuazione del conflitto fino al 2030, il livello complessivo di sviluppo yemenita avrà subito un declino estremamente significativo. Si stima che l’84 percento della popolazione non avrà accesso a fonti di sostentamento sicure e stabili, quali acqua potabile e generi alimentari di base. Ciò causerà, sempre nell’analisi dello UNDP, un ulteriore numero di decessi quantificato a 1.8 milioni, dei quali 1.5 milioni avvenuti in una popolazione di età inferiore ai 5 anni. Risulta evidente l’asimmetria degli effetti, che affliggono i bambini in maniera sproporzionata rispetto al resto della popolazione.

Tale aspetto renderebbe le Battle-Related Deaths una minima parte nel conto totale delle vittime legate alla guerra, sia direttamente che indirettamente collegate agli scontri a fuoco.

Il volume dell’economia dello Yemen avrà, per quell’anno, subito una contrazione di 660 miliardi di dollari dal livello pre-guerra, arrivando a una dimensione pari a un diciottesimo di quella antecedente allo scoppio del conflitto attuale.

Osservando l’Indice di Sviluppo Umano (HDI), esso è stato affetto da una forte riduzione dal 2014 pari al 14 percento, ma il calo è distribuito in maniera diseguale tra bambini e adulti.

Uno scenario di interruzione del conflitto antecedente al 2030 mostra prospettive meno drammatiche ma, pur sempre, estremamente gravi dal punto di vista economico e umanitario. Gli individui catalogati come IDP (Internally Displaced Persons) sono milioni.

L’inevitabilità dell’abbandono delle proprie abitazioni e la diffusione del fenomeno su larga scala nel contesto statale hanno causato gravi problemi nell’economia yemenita.

Gli anni di devastazione bellica difficilmente saranno recuperati in breve termine. Tuttavia, le Nazioni Unite pongono l’attenzione alla mitigazione della crisi umanitaria e una pianificazione della ricostruzione, che apporterebbero sollievo qualora il conflitto dovesse ritrovare pace nel breve termine. Tuttavia, non appaiono sintomi che ciò possa avvenire nel prossimo futuro.

Classificazione delle Fonti

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D

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Dubbio significativo sull’autenticità affidabilità o competenza, tuttavia in passato ha fornito informazioni valide.

E

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Mancanza di autenticità, affidabilità e competenza; storia di informazioni non valide.

F

Non giudicabile

Non esiste alcuna base per valutare l’affidabilità della fonte.

Contenuto dell’Informazione

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Non confermato; non logico in sé; contraddetto da altre informazioni sul soggetto.

6

Non giudicabile

Non esiste alcuna base per valutare la validità dell’informazione.

Fonti

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https://data.worldbank.org/indicator/NY.GDP.MKTP.KD.ZG?locations=YE

https://tradingeconomics.com/yemen/exports

https://tradingeconomics.com/yemen/imports-by-category

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