L’emarginazione sociale e digitale
Come le tecnologie digitali e Internet possono essere allo stesso tempo una minaccia e una risorsa per l’inclusione sociale dei giovani.
A cura di Giulia Provenza, Junior Policy Analyst e Stefano Pirani, Junior Policy Analyst
Di cosa parleremo in breve?
- Introduzione
- Emarginazione digitale
- Rischi e benefici del digitale nel sociale
3.1 Economia e accessibilità
3.2 Esclusione sociale
3.3 Internet: unsafe & unhealthy - Strategie politiche: consapevolezza e proattività
- Conclusioni
Abstract
Negli ultimi decenni, il rapido sviluppo del World Wide Web e delle tecnologie digitali hanno trasformato le abitudini e i comportamenti umani, permettendo un generale miglioramento delle condizioni socio-economiche a livello globale.
Sebbene la trasformazione digitale e la globalizzazione abbiano portato a maggiore inclusione, il digitale ha creato spazi virtuali a sé stanti, amplificando le disuguaglianze, che ancora oggi costituiscono un fattore chiave per quanto riguarda l’emarginazione dei giovani.
L’obiettivo di questo lavoro è analizzare il modo in cui la relazione tra il contesto sociale e l’utilizzo delle tecnologie digitali possa avere esiti opposti, contribuendo all’emarginazione dei giovani o trasformandosi in un ascensore sociale. Tale analisi vuole anche approfondire come un differente ambiente socio-economico possa riflettersi in un utilizzo del digitale correlato alla marginalizzazione sociale.
I responsabili politici e la società civile devono operare scelte consapevoli nelle politiche e nelle azioni che hanno un impatto nell’esperienza dei giovani nel mondo digitale, per evitare che questi ultimi cadano in “trappole” digitali.
- Introduzione
Nel mondo della digitalizzazione, in cui c’è una costante connessione e una fatiscente comunicazione, si avverte un’esclusione sociale che impatta la vita personale e professionale. La trasformazione digitale, di cui potremmo indicativamente dichiarare la nascita con l’invenzione del World Wide Web nel gennaio 1991 al CERN di Ginevra, sta contribuendo a ridisegnare la società contemporanea su tutti i livelli. Lo sviluppo di piattaforme digitali, dell’internet of things, della tecnologia in cloud o dell’intelligenza artificiale contribuiscono a sviluppare i differenti settori dell’economia, finendo per avere un effetto radicale sul cambiamento sociale. Al giorno d’oggi, nelle società tecnologicamente avanzate, la vita quotidiana degli individui è legata all’utilizzo costante di computer e smartphone connessi a una rete internet, sia per quanto riguarda l’istruzione e il lavoro, sia per quello che concerne la socialità.
Come evidenziato in uno studio condotto dal sociologo olandese Van Dijk (2005), tuttavia, è possibile riscontrare come la forte necessità di utilizzo di tecnologie digitali abbia portato nel corso dei decenni a una correlazione fra iniquità sociale ed esclusione digitale.
Le conseguenze che emergono sono principalmente due: l’esclusione digitale è potenzialmente una delle maggiori concause di esclusione sociale, in quanto elemento in grado di precludere la possibilità di partecipare pienamente alla vita in società; tuttavia, tale situazione è anche alla radice delle disuguaglianze sociali, poiché l’impossibilità di beneficiare degli strumenti digitali moderni non permette a chi ne è colpito di vedersi garantite delle concrete opportunità di benessere e miglioramento delle proprie condizioni.
L’eccessiva connessione e i numerosi strumenti informatici presenti online ed offline creano una nuova realtà virtuale, aumentando l’emarginazione sociale e dando vita ad un nuovo safe place per persone vulnerabili che cercano un loro posto nel mondo.
Nonostante gli immensi benefici e i vantaggi della partecipazione digitale, la sproporzionata pressione digitale crea competizione, emarginazione, stress per le persone senza un’educazione digitale, non consapevoli dei numerosi pericoli presenti sul web.
La presenza di attori ostili che sfruttano le fragilità di giovani o di adulti ignari dei rischi tecnologici sta diventando sempre più una minaccia, soprattutto a causa della tecnologia stessa che fornisce possibilità indiscriminate.
Questo lavoro vuole analizzare i tipi di emarginazione sociale che si possono incontrare sul web, descrivere benefici e ostacoli tecnologici, e rappresentare Internet come il luogo dalle mille sfaccettature. La diffusione della cultura della sicurezza informatica e interpersonale, così come il controllo consapevole delle informazioni che fruiscono sul web, devono essere gli obiettivi a lungo termine che i governi, le organizzazioni internazionali, le aziende tecnologiche devono raggiungere.
- Emarginazione digitale
“Social exclusion is a complex and multi-dimensional process. It involves the lack or denial of resources, rights, goods, and services, and the inability to participate in the normal relationships and activities, available to the majority of people in a society, whether in economic, social, cultural, or political arenas. It affects both the quality of life of individuals and the equity and cohesion of society as a whole.[1]”
La relazione tra esclusione sociale e digitale continua ad essere un fattore determinante per l’evoluzione sociale. La partecipazione digitale può essere considerata come un trampolino di lancio per uno specifico gruppo di persone che, non sentendosi a proprio agio nelle interazioni interpersonali, si lancia in una realtà virtuale, più stimolante e appagante. Il problema di questo tipo di emarginazione si è amplificato anche a causa del ruolo ambiguo delle tecnologie digitali e dell’uso/abuso che ne fanno giovani e adulti.
Le origini e i motivi dell’emarginazione sono vari: dall’isolamento geografico e dalla nazionalità, alla razza, al genere, alla religione e così via. I governi e le aziende tecnologiche dovrebbero assicurare che la tecnologia venga progettata e costruita intorno alle esigenze, e con la partecipazione, di comunità e giovani individui[2].
L’emarginazione digitale è, dunque, divisibile in due sottocategorie:
- l’emarginazione quantitativa, che riguarda chi non ha accesso o ha un accesso limitato e incostante alle risorse digitali;
- l’emarginazione qualitativa, che colpisce chi, pur avendo un accesso pieno e costante ad internet, non si trova nella situazione socio-economica in grado di permettergli di ottenere dei risultati all’altezza dei propri obiettivi e delle proprie necessità.
L’emarginazione quantitativa espone, dunque, questi gruppi più vulnerabili a disuguaglianze economiche e sociali, e all’avanzare della trasformazione digitale, accelerata dalle risposte alla pandemia di Covid-19. Appare sempre più urgente lasciare sempre meno persone “offline”, in quanto l’utilizzo delle tecnologie digitali diventa sempre più parte della vita degli individui. Nonostante l’accesso stabile ad una connessione, i fattori che influenzano invece l’emarginazione qualitativa sono la mancanza di privacy, di comodità, una ristretta possibilità di spostamento, nonché la mancanza di un sistema di supporto ed educazione circa le ICTs. I cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training), in questo caso, oltre a raggiungere minori obiettivi dei loro coetanei più avvantaggiati, sono più propensi ad avere bassa autostima e scarsa fiducia negli altri, oltre ad avere un minore interesse nelle attività sociali e di miglioramento personale.
Il corretto accesso alle tecnologie digitali non riguarda solamente il beneficio di un device e di una connessione a internet, ma anche un’alfabetizzazione digitale di base e le giuste condizioni alle quali farne uso. Nonostante col passare del tempo la platea dei beneficiari delle ICTs si sia estesa fino a raggiungere la maggioranza dei giovani, una percentuale ancora considerevole non si vede garantita un accesso sicuro e costante e, anche quando ciò avviene, in certi casi mancano alcune condizioni che ne permettano un uso in grado di portare a risultati digitali tanto positivi quanto quelli di chi si trova in una situazione socio-economica di maggiore privilegio.
- Rischi e benefici del digitale nel sociale
La digitalizzazione sta assumendo un ruolo sempre più preponderante nella vita degli individui, e in particolare dei più giovani, la cui vita sociale è inscindibilmente legata alla presenza nei social media, così come il mondo del lavoro sta facendo sempre più leva sulle competenze digitali. Dalla prospettiva di un utente, è evidente quanto il web faciliti il lavoro, l’educazione e le interazioni sociali. Le barriere geografiche possono essere meglio abbattute grazie alla tecnologia che accorcia le distanze e migliora la comunicazione.
Tuttavia, la pressante connessione online può influenzare la crescita di bambini e giovani, creando delle grey zones: tra realtà e finzione.
Tra i rischi a cui questi gruppi vulnerabili sono maggiormente esposti, sono presenti i social media, culla di potenziali pericoli e distrazioni. In questo ambiente online, gli individui sono più esposti al cyberbullying e cybercrime, invasione della privacy, furto d’identità, possibilità di radicalizzazione, alienazione sociale e così via[3]. Inoltre, i social media così come il World Wide Web possono essere utilizzati come strumenti di disinformazione da attori ostili che hanno l’obiettivo di diffondere false informazioni e ingannare le persone per motivi economici, politici e personali.
La Commissione Europea ha adottato una strategia stimolante per la creazione di un “Better Internet”, in particolare per i giovani [4]. L’obiettivo è quello di migliorare i servizi digitali, rendendoli appropriati per i ragazzi di giovane età e per assicurarsi che il mondo online venga considerato come rispettoso e sicuro. La strategia nota come BIK+ (Better Internet for Kids) si basa su un intenso processo di consultazione con i giovani, i familiari, gli insegnanti, le compagnie tecnologiche e la società civile per far sviluppare competenze digitali, adeguate, proporzionate ed inclusive.
Naturalmente, i benefici di interazione e comunicazione sociale tra giovani devono rendere conto dei rischi connessi alla comunicazione e ai pericoli del web. In particolare, questi rischi avvengono negli ambienti in cui l’accesso a Internet è omogeneamente esteso, ma non qualitativamente distribuito: le scarse conoscenze delle criticità nel mondo digitale e di come sfruttare al meglio le tecnologie, oltre ad esacerbare le differenze socio-economiche che hanno prodotto il divario e a danneggiare il cosiddetto ascensore sociale, tendono a provocare vulnerabilità sociali e un allontanamento progressivo dalla cittadinanza attiva.
3.1. Economia e accessibilità
Tra i rischi collegati alla digitalizzazione, appare evidente menzionare la discriminazione e il divario digitale tra individui che non posseggono competenze digitali e non hanno accesso a strumenti tecnologici.
Si può facilmente notare che, in ambienti in cui l’accesso alle ICTs è omogeneamente distribuito da un punto di vista quantitativo tra gli individui di una stessa fascia d’età - i giovani - i soggetti che ne sono colpiti ottengano dei risultati meno performanti rispetto ai loro coetanei maggiormente privilegiati, se si analizza la qualità garantita nell’utilizzo delle risorse digitali. Spesso, infatti, i cosiddetti NEET sono giovani che, pur avendo avuto accesso alle comuni tecnologie, non hanno potuto beneficiarne nel modo corretto [5].
Esistono innumerevoli barriere all’accesso ai prodotti e ai servizi: i motivi toccano gli aspetti economici e sociali, nonostante le diverse direttive adottate.
L’accessibilità è segno di inclusione digitale e come tale deve promuovere mezzi di comunicazione uguali per tutti e adeguati alle esigenze di ognuno. Come ha sostenuto il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres:
“...The imperative to leave no one behind is just as relevant in the digital world…[6]”
L’accessibilità digitale è considerata un elemento chiave per l’agenda politica dei paesi membri delle Nazioni Unite, necessaria per appianare il divario digitale ancora presente in diversi paesi del mondo.
Il divario digitale include specifici gruppi di persone svantaggiati nel loro uso e accesso di ICT (Information and communication technologies): cittadini con un basso reddito, individui con un basso livello di educazione digitale, persone con disabilità, anziani, disoccupati [7].
Secondo alcuni studi e articoli accademici[8], si sostiene che i motivi principali di questo digital divide siano quattro:
- Accesso fisico alle ICTs - costo elevato e mancanza di adeguate infrastrutture di telecomunicazioni
- Supporto a capacità digitali - giovani e anziani che non hanno un’adeguata educazione digitale
- Attitudini - relative al comportamento e basate su pregiudizi e stereotipi
- Contenuti - spesso non allineati agli interessi globali
Il divario digitale, inoltre, comporta un distacco tra vecchi e nuovi valori e principi, tra vecchie e nuove generazioni. Queste incredibili novità alimentano anche un maggior isolamento e problemi di comunicazione tra figli e genitori, studenti e insegnanti, dipendenti e datori di lavoro.
3.2. Esclusione sociale
Dalla proliferazione di fake news agli effetti negativi sulle relazioni sociali e personali, Internet continua a creare un ambiente ambiguo e difficile da controllare ed influenza l’aspetto comportamentale giovanile.
Gli aspetti più allarmanti hanno a che fare con la mancanza di controllo relativa all’uso di Internet e dei social media che porta ad un calo di benessere fisico e psicologico e aumenta il sentimento di isolamento e di esclusione[9].
Il pressante utilizzo di dispositivi tecnologici crea anche una confusione tra la sfera pubblica e privata, amplificando potenziali malesseri di cui in primis ne risentono le relazioni sociali.
I cittadini vengono, inoltre, colpiti da una miriade di informazioni che tende a far sviluppare sentimenti di fragilità ed impotenza.
I giovani, in particolare, vengono inglobati da questa estrema digitalizzazione, da un’infinita stregua di informazioni, e dalla pressione di non essere costantemente online: tutto ciò porta ad un’esclusione sociale e ad una perdita di identità e di certezze che vengono trovate online. Il mondo interattivo del web diventa il luogo sicuro in cui vulnerabilità e fragilità vengono amplificate.
3.3. Internet: unsafe & unhealthy
Nonostante i benefici evidenti che ha portato la digitalizzazione, non è “tutto oro ciò che luccica”. Il web può essere un luogo davvero oscuro e fonte di stress e pericoli per molti gruppi di persone. Si vogliono evidenziare soprattutto due rischi allarmanti, collegati tra loro:
- radicalizzazione e reclutamento online
- abusi digitali
La comunità internazionale è ormai abituata a difendere l’ambiente online da attori ostili che sfruttano il web a proprio piacimento.
Per radicalizzazione, si intende il processo per cui un individuo viene avvicinato ad un’ideologia e un sistema di valori che lo incoraggiano a cambiare pensieri e principi e ad avere posizioni estreme, principalmente attraverso l’uso di media online.
Non esiste un unico modo per comprendere se un giovane, un adulto o anche una persona anziana possa essere incline alla radicalizzazione. I fattori che possono influenzare la decisione di un individuo di avvicinarsi al processo di radicalizzazione possono riguardare l’ambiente familiare, l’esperienza personale della persona, traumi pregressi, difficoltà emotive o eccessiva esposizione a violenze e materiali online.
L’UNESCO a tal proposito ha avuto un ruolo centrale nell’incentivare l’educazione digitale per prevenire e contrastare la radicalizzazione e l’estremismo violento online[10]. Infatti, basandosi sulla risoluzione 37 C/1 adottata nel 2014, questa organizzazione vuole essere promotrice di valori educativi che facciano crescere stabilità e resilienza nell’ambiente online, supportando un ambiente inclusivo e cooperativo.
I ragazzi di giovane età si trovano ad affrontare sfide di continuo: spesso non sentendosi “compresi” all’interno della propria cerchia familiare e sociale, trovano un rifugio nel web, si sentono parte di una nuova collettività, estraniandosi e diventando emarginati socialmente.
Con l’aiuto di piattaforme tecnologiche, viene sfruttata questa vulnerabilità anche per il reclutamento online. Reclutamento portato avanti non solo da attori non statali, come organizzazioni terroristiche o criminali, ma da gente comune che, per scopi egoistici ed economici, sfrutta l’anonimato del web per i propri interessi.
Un ulteriore rischio che molti giovani sono soliti affrontare riguarda l’abuso digitale: questo riguarda qualsiasi tipo di comportamento molesto online, tramite social media, messaggi e altri mezzi tecnologici[11]. Alcuni studi dimostrano che i giovani dell’età tra i 14 e i 24 anni sono stati molestati virtualmente, il 40% ha subito abusi digitali usando applicazioni di incontri e l’11% ha condiviso foto private online [12].
Queste situazioni possono trasformarsi in traumi, causare distanze dalle persone care e alimentare il sentimento di esclusione. Allo stesso tempo, questo trauma può essere regolato e controllato con l’aiuto di persone specializzate, con il supporto di familiari e amici, e con una giusta educazione digitale che renda consapevole dei pericoli online.
Purtroppo l’ambiente online è anche la culla del noto cyberbullying: un abuso digitale in cui l’intenzione è quella di molestare giovani vulnerabili per infliggere umiliazioni, paure e per minacciare e causare danni ad uno specifico target di persone [13].
Tale comportamento aggressivo è esacerbato a causa della diffusione dei social media, strumenti che hanno immensi vantaggi: possono essere anonimi e chiunque può accedere e diffondere timori e molestie. I social media diventano i tools preferiti di attori ostili grazie all'anonimato e alla segretezza: tali individui, ignari dei danni che questo cyberbullying può causare nel tempo, si nascondono dietro un telefono o un computer e abusano digitalmente di persone innocue e ingenue.
L’ambiente online rimane determinante per i giovani e ne influenza il comportamento di continuo. Cruciale è l’intervento della società civile, delle aziende tecnologiche e dei governi per comprendere ed analizzare i push & pull factors (fattori di spinta e attrazione) che causano rischi sul web.
4. Strategie politiche: consapevolezza e proattività
Diffondere la cultura della sicurezza online è uno dei punti centrali nello scenario attuale, data la presenza di numerosi rischi e svariate minacce sulle piattaforme tecnologiche.
Creatività, consapevolezza e proattività dei governi, dei gruppi di lavoro, delle aziende sono parole chiave che hanno la necessità di risuonare sulle agende politiche nazionali e internazionali per lo sviluppo di proposte politiche e strategie a lungo termine per prevenire e contrastare l’emarginazione sociale e digitale.
Si possono evidenziare alcune tra le idee e proposte politiche relative alla prevenzione e al contrasto:
- Support groups: gruppi di supporto
Molti ragazzi e ragazze, soprattutto di giovane età, si trovano spesso ad affrontare difficoltà relazionali e di adattamento spesso derivanti da sentimenti di esclusione, ansia e stress. Questi “traumi” sono amplificati all’interno del mondo digitale, dove ci si può nascondere dietro un avatar, si può essere avvicinati da individui poco affidabili e in cui si possono creare realtà virtuali a sé stanti. Per prevenire che tali giovani cadano in queste “digital traps”, necessari diventano i gruppi di supporto: una cerchia di persone specializzate che comprenda i timori giovanili e li adatti al mondo della digitalizzazione. La creazione di gruppi di supporto, in cui persistono ascolto, confronto e condivisione, diventa la scialuppa di salvataggio per gruppi di persone vulnerabili a cui manca la consapevolezza digitale. Una simile iniziativa è stata portata avanti dal Regno Unito, in particolare dal lavoro congiunto [14] del National Working Group (NWG) e dalla Marie Collins Foundation (MCF).
Il loro obiettivo è quello di informare, educare e prevenire lo sfruttamento e l’abuso giovanile online. Questo avviene tramite campagne di sensibilizzazione, dando voce anche alle vittime abusate digitalmente e riconoscendo i sintomi della malattia digitale.
Come anticipato precedentemente, inoltre, nel caso dei NEET, non è un minore accesso alle tecnologie digitali a ridurre la qualità della loro esperienza online, ma il contesto socio-economico in cui sviluppano e devono applicare le loro competenze digitali. In tal senso, dunque, l’implementazione di gruppi di supporto per giovani che non lavorano, non studiano o non stanno intraprendendo altri tipi di formazione, potrebbe rivelarsi fondamentale nel ridurre le differenze nei risultati digitali dovute alle disuguaglianze sociali. In questo caso i gruppi dovrebbero concentrare la loro azione sul miglioramento delle loro capacità analitiche, socio-comunicative e di creazione di contenuti di base, per riuscire a gestire meglio la loro presenza online e non diventarne vittime. Gli esperti dovrebbero avere le competenze necessarie per spiegare loro come evitare i rischi del web e il modo migliore per sfruttare le opportunità.
- Parental Control
La tecnologia, così come le minacce online, hanno modificato vari aspetti della vita quotidiana e personale. Il cosiddetto Parental Control è uno strumento di prevenzione molto importante per monitorare e controllare foto, video, materiali e applicazioni online. Questo strumento permette di bloccare o filtrare contenuti inappropriati e violenti e può essere configurato tramite Wi-Fi sui cellulari, sulle console dei videogiochi, sui tablets e così via. Il Parental Control controlla il comportamento digitale dei ragazzi e li porta verso una maggiore salute fisica e un migliore sviluppo mentale. Le aziende tecnologiche, tramite aiuti governativi e non, dovrebbero investire sempre di più nei prodotti tecnologici e nel Parental Control per alimentare la crescita psicologica dei giovani, rendendoli pronti ad affrontare future minacce digitali.
Sono presenti diverse applicazioni, tra cui molte a pagamento, che possono essere configurate “su misura”, in base al profilo del giovane e ai suoi interessi. Grazie alla crescita e allo studio dei Big Data, e all’interesse che oggi è rivolto alla Cyber Threat Intelligence e alla Cyber Security, Stati, aziende e governi avranno a disposizione un grande volume di dati da analizzare e da utilizzare per poter investire in nuovi progetti di prevenzione e difesa dagli abusi digitali e rendere ancora più sicuro e salutare l’ambiente online per le generazioni presenti e future.
- Educazione digitale e sessuale
Come è noto, l’educazione scolastica è fondamentale per la crescita giovanile, soprattutto perché condiziona il futuro comportamento di ragazzi e ragazze. Sebbene lo sviluppo tecnologico si possa notare anche nell’ambiente scolastico, poca attenzione viene rivolta all’educazione digitale e sessuale. Questi due aspetti dovrebbero essere correlati tra loro, in vista dei rischi emergenti che gli adolescenti sono costretti ad affrontare. Purtroppo, i tabù sessuali ancora permangono e non vengono approfonditi come dovrebbero. La scuola, da buon esempio, dovrebbe instradare i giovani ad accettare difficoltà, paranoie e pericoli sia nella realtà virtuale che in quella fisica. Una maggiore consapevolezza degli abusi online, delle minacce sessuali e dei pericoli del mondo digitale potrebbe aiutare nella prevenzione e nel contrasto dell’emarginazione digitale e sociale, rendendo la scuola un posto sicuro in cui i giovani possano sentirsi al sicuro.
Durante le note riunioni genitori-insegnanti, si potrebbe discutere di orari pomeridiani focalizzati su questo tipo di educazione, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza e aumentare la consapevolezza giovani in relazione a questi temi così delicati.
- Indicatori specifici per un framework globale
Come evidenziato dal Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite, per contribuire alla riduzione del digital divide e favorire l’inclusione digitale è necessario adottare un quadro analitico comune a livello globale, attraverso l’utilizzo di indicatori specifici. Ad oggi, infatti, gli indici digitali globali e nazionali si concentrano sproporzionatamente sulle dimensioni di accesso e utilizzo, ma non abbastanza sulle competenze digitali e dell’ambiente di supporto. Analogamente, un indicatore globale dovrebbe specificare maggiormente la suddivisione in fasce d’età, genere e posizione geografica. La crisi dovuta alla pandemia di Covid-19, infatti, ha consolidato il consenso sul fatto che il divario digitale può essere affrontato correttamente solo se chiaramente compreso, dando rilevanza a delle politiche e alla loro valutazione basate sull’evidenza scientifica. In tal modo, dunque, il divario digitale può essere compreso nelle sue diverse sfaccettature culturali, sociali ed economiche, oltre che sulle infrastrutture e l’accessibilità.
5. Conclusioni
Un approccio innovativo ed inclusivo è necessario per un’evoluzione digitale, sana e sicura. Negli anni a venire, i tools informatici e le opportunità tech cresceranno in maniera esponenziale e i giovani avranno bisogno di un costante supporto per non diventare vittime del web ed emarginati sociali.
Comuni, regioni, aziende tecnologiche nazionali e internazionali devono lavorare congiuntamente per stabilire e considerare delle linee guida obbligatorie da seguire per creare strategie a breve, medio e lungo termine per il bene della nuova generazione. Ugualmente, a livello internazionale, è necessario adottare un quadro di comprensione analitica comune per poter individuare e indirizzare le cause più rilevanti dell’esclusione digitale.
L’attenzione deve essere rivolta alle attività online ed offline dei ragazzi e delle ragazze di giovane età per comprendere a pieno le loro vulnerabilità e i loro bisogni e prevenire l’emarginazione sociale. È altresì fondamentale considerare come un ambiente socio-economico svantaggioso possa impattare negativamente sull’utilizzo delle tecnologie digitali, esacerbando, da un lato, l’esclusione sociale e, dall’altro, ampliando le disuguaglianze nelle condizioni economiche. Allo stesso tempo, un nuovo piano d’azione deve essere messo in atto per un altro aspetto incombente oggi giorno: la disinformazione e le conseguenze che questa nuova fase informativa ha sui giovani e sui cittadini.
Bibliografia di riferimento:
[1] Chris Martin, Steven Hope, Sanah Zubairi, “The role of digital exclusion in social exclusion”, IPSOS Mori, Carnegie UK, 2016.
https://www.eqaccountants.co.uk/wp/wp-content/uploads/sites/64/2016/09/the-role-of-digital-exclusion.pdf
"L' esclusione sociale è un processo complesso e multidimensionale. Comporta la mancanza o l'impossibilità di possedere risorse, diritti, beni, e servizi e l'incapacità di partecipare a normali attività o relazioni, possibili per la maggioranza delle persone in una società, in ambiti economici, sociali, culturali o politici. Questo tipo di esclusione influisce sia sulla qualità della vita delle persone, sia sull'uguaglianza e la coesione della società nel suo complesso".
[2] World Economic Forum. “Why tech needs to focus on the needs of marginalized groups”, July 2021. https://www.weforum.org/agenda/2021/07/tech-focus-needs-marginalized-groups/.
[3] Social Media, online gaming and keeping children safe online. UK government. https://www.nidirect.gov.uk/articles/social-media-online-gaming-and-keeping-children-safe-online. [Ultimo accesso: 25.01.2023].
[4] European Commission. “New EU strategy to protect and empower children in the online world”. May 2022. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_22_2825.
[5] Organization for Economic Cooperation and Development. “The third level of digital inequalities: the outcomes of ICT use”. https://www.oecd-ilibrary.org/sites/d0dd54a9-en/index.html?itemId=/content/component/d0dd54a9-en.
[6] ITU, International Telecommunication Union. “ICT Digital Accessibility”. https://www.itu.int/en/ITU-D/Digital-Inclusion/Pages/ICT-digital-accessibility/default.aspx. [Ultimo accesso: 21.01.2023].
[7] Rowena Cullen, “Addressing the Digital Divide”. August, 2001. https://files.eric.ed.gov/fulltext/ED459714.pdf.
[8] Ibidem.
[9] Gianluca Quaglio, Sophie Millar. “Potentially negative effects of Internet Use”. European Parliament Research Service, 2022. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/IDAN/2020/641540/EPRS_IDA(2020)641540_EN.pdf.
[10] UNESCO’s role in promoting education as a tool to prevent violent extremism. 197, EX/46. October, 2015. https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000234879.
[11] Trevor Tompson, Jennifer Benz, and Jennifer Agiesta. “The Digital Abuse Study: experiences of teens and young adults”. AP-NORC Center for Public Affairs Research, 2013.
https://apnorc.org/wp-content/uploads/2020/02/AP-NORC-Center-and-MTV_Digital-Abuse-Study_FINAL.pdf.
[12] Ibidem.
[13] Evelina Landstedt and Susanne Persson. “Bullying, cyberbullying and mental health in young people”. Scandinavian Journal of Public Health, Vol. 42, issue 4, 2014. https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1403494814525004.
[14] Marie Collins Foundation. https://www.mariecollinsfoundation.org.uk/what-we-do
[Ultimo accesso: 19.01.2023]