L’impatto delle crisi in Yemen: la questione di genere e l’educazione carente
Abstract
L’accordo di Stoccolma siglato il 13 dicembre 2018, in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, è entrato in pericolo a fronte dei diversi punti che non sono mai stati attuati. Nel dialogo non vi è mai stata l’inclusione da parte dei diplomatici delle Nazioni Unite degli esponenti civili e politici. La pandemia di Covid-19 ha esacerbato alcune delle molteplici problematiche che affliggono il Paese da prima dell’inizio del conflitto nel 2015 e a causa del conflitto stesso.
Nonostante la difficoltà che può manifestarsi al momento della ricerca di qualsivoglia tipo di dato – economico, sociale, inerente ai danni prodotti dalla guerra o ai casi di morte per Covid-19 – a causa della poca trasparenza delle istituzioni e della loro difficoltà ad operare in una situazione di costante conflitto, la presente analisi si sviluppa sulle principali statistiche offerte dagli enti internazionali che operano sul Paese e su diverse interviste ai cittadini coinvolti dalla crisi. Dapprima saranno prese in esame le principali caratteristiche socioeconomiche reperibili, dunque, e si passerà all’analisi della condizione dei soggetti resi più vulnerabili dal conflitto e dalla crisi pandemica: donne e bambini. Infine, verrà sviluppata una riconsiderazione del ruolo della donna nel processo di peacekeeping e della loro importanza nell’aiutare a ristabilire il livello degli indicatori menzionati non così lontani da una soglia accettabile.
1. Caratteristiche socioeconomiche dello Yemen: l’impatto della guerra e del Covid-19
Prima che il conflitto nello Yemen subisse una escalation nel 2015, lo sviluppo del Paese era già in difficoltà a progredire lungo gli obiettivi regionali e globali. Il suddetto conflitto, ancora in corso e con ripercussioni drammatiche, ha ulteriormente ridotto il ritmo dello sviluppo. L’impatto del conflitto nello Yemen è devastante, con quasi un quarto di milione di persone uccise direttamente dai combattimenti e indirettamente dalla mancanza di accesso al cibo, ai servizi sanitari e alle infrastrutture. È importante evidenziare che il 60% di queste morti sono bambini con età inferiore ai cinque anni (UNDP, 2019). La guerra ha coinvolto numerosi attori, non solo gli Houthi ribelli e il governo dello Yemen, ma anche gruppi separatisti del sud, organizzazioni terroristiche, milizie informali, gruppi tribali e forze estere. Tutte queste entità, che hanno obiettivi e scopi differenti tra loro per partecipare al conflitto, hanno complicato ulteriormente le negoziazioni e i processi che conducono alla pace. Naturalmente, questo significa che il conflitto non si è mai arrestato e ha nel tempo ingigantito i problemi legati alla povertà, alla salute, all’educazione, ecc. (UNDP, 2019).
Il tasso di povertà in Yemen è spaventosamente incrementato nel periodo 2014-2019, quando la percentuale della popolazione scesa sotto la soglia nazionale di povertà è cresciuta dal 48,6% del 2014 al 78,8% del 2019. Inoltre, dato che l’attuale situazione continua a deteriorarsi, i tassi di povertà sono destinati a crescere. Ciò è dovuto principalmente all’impatto negativo e alle ripercussioni macroeconomiche e alle condizioni di crisi che lo Yemen ha attraversato negli ultimi sei anni, che hanno anche causato danni estesi alla già fragile struttura economica e sociale incorporando problemi di perdita dei posti di lavoro e dei mezzi di sussistenza (OCHA, 2020). Dovendo investire il denaro nei mezzi di difesa e sicurezza per continuare a combattere la guerra, il governo yemenita ha destinato una proporzione della spesa relativa ai servizi essenziali – come educazione, sanità e protezione sociale – pari al 5,4% delle spese totali, contro una media del 13,45% del resto dei paesi arabi (OCHA, 2020). Secondo il rapporto di monitoraggio globale dell'istruzione dell'UNESCO intitolato "Istruzione inclusiva per tutti: All Means All", lo scoppio della pandemia di Covid-19 ha ulteriormente esposto le disuguaglianze e le vulnerabilità in tutte le società, specialmente quelle povere e colpite dai conflitti, incluso lo Yemen, in termini di accesso all'istruzione da parte di tutti. Inoltre, la chiusura totale delle scuole e di altre istituzioni educative nei primi mesi dopo lo scoppio della pandemia, la mancanza di alternative di apprendimento a distanza a causa della scarsa tecnologia e di Internet, come vedremo nel secondo paragrafo, stanno influendo pesantemente sul livello educativo di bambini e adolescenti dello Yemen (UNESCO, 2020).
Negli ultimi anni, in particolare dal 2014, l’economia dello Yemen è entrata in un periodo di contrazione prolungata che ha raggiunto il suo picco nel 2015, quando ha raggiunto un livello senza precedenti. Da allora, l’economia è stata quasi sempre paralizzata e ha perso circa un terzo del suo PIL potenziale a causa della sospensione di una gran parte delle attività economiche, sia del settore pubblico che di quello privato. Allo stesso modo, i programmi di investimento del governo, compresi quelli finanziati dall’esterno, si sono fermati a causa della sospensione dei finanziamenti dei donors, del congelamento degli investimenti privati e della fuga della maggior parte degli investitori stranieri. Sono da aggiungere anche i problemi legati alla fuga di una parte significativa del capitale locale alla ricerca di paradisi sicuri all’estero, la sospensione delle esportazioni di petrolio e gas naturale – ovvero delle componenti principali dei beni destinati al commercio – così come il declino delle entrate governative non petrolifere (OCHA, 2020). La contrazione cumulata del PIL reale per il 2019 si è arrestata al 48,4% rispetto al 2014, con perdite cumulative stimate di 88.8 miliardi di dollari nello stesso periodo. Basti pensare, inoltre, che nel 2017 il tasso di crescita reale del PIL pro capite attestava un valore negativo del -8,16% contro una media del 0.94% dei paesi arabi. Questi calcoli escludono le perdite materiali e umane, nonché la distruzione subita dalle infrastrutture e dagli impianti produttivi e di servizio, nonché l’interruzione di molte attività economiche e di investimento (OCHA, 2020). Nel frattempo, la questione della disoccupazione rimane una delle sfide chiave per l'economia e lo sviluppo nello Yemen, e si concentra soprattutto tra i giovani. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli record e si è esacerbato ulteriormente dal 2014. Le stime dell'Organizzazione Centrale di Statistica hanno mostrato un aumento del tasso di disoccupazione dal 22,1% nel 2015 al 32% nel 2019 (OCS, 2019), rispetto a una media del 10,3% degli altri paesi della regione araba.
La pandemia da Covid-19 ha provocato un ulteriore deterioramento delle strutture sanitarie per quel che concerne principalmente l’accoglienza di persone malate o di persone con altre necessità importanti, come le donne in procinto di partorire. Oggigiorno, solo il 50% circa degli ospedali e delle strutture mediche sono in condizioni di completo funzionamento. Tuttavia, anche queste hanno un estremo bisogno di attrezzature essenziali e finanziamenti adeguati (Alsabri et al., 2021). Il covid-19 non ha fatto altro che aggiungersi ad una situazione già spaventosa per il Paese: se non si è stati in grado di dare una risposta alla crisi di colera o alla minaccia delle frequenti inondazioni, ad esempio, è perché esiste un problema strutturale, il quale deriva principalmente dal conflitto che ha eroso le istituzioni statali e ha danneggiato significativamente le strutture pubbliche, distruggendo i servizi di base. Nonostante ciò, anche prima dell’attuale difficile situazione umanitaria, la spesa media del governo per la sanità non superava il 3,9% nel 2014 rispetto all’8,3% della media dei paesi arabi (OCHA, 2020). Per queste ragioni, oltre alla scarsità di dati disponibili sulle infezioni e sulle morti attribuite al Covid-19, si è concordi nel considerare marginali gli effetti della pandemia a fronte degli effetti negativi che provocano ancora malattie come la tubercolosi, che ogni centomila abitanti ha un’incidenza del 48%, della malaria (2018), che ogni mille abitanti delle zone a rischio ha un’incidenza del 63% rispetto a una media del 9.46% degli altri paesi arabi (2017), o ancora dell’epatite B, che nel 2015 attestava un’incidenza del 2,5% ogni 100.000 abitanti rispetto a una media dell’1,24% degli altri paesi arabi (OCHA, 2020).
Ciò che emerge da questa breve schematizzazione è che sono donne e bambini a soffrire la maggior parte delle conseguenze del conflitto e del Covid-19. Per quanto riguarda la condizione delle prime, è necessario ricordare che lo Yemen si è classificato come 155esimo Paese su 156 nella classifica del Global Gender Gap Report prodotto dal World Economic Forum nel 2021. Nonostante ciò, in una scala che va da 0 a 1, dove 0 è perfetta imparità e 1 è perfetta parità, lo Yemen aveva totalizzato nel 2006 un punteggio del 0.459 contro lo 0.492 del 2021 (WEF, 2021). Questo apparente e lievissimo miglioramento può essere spiegato dal fatto che durante la guerra civile, con gli uomini coinvolti nel conflitto e assenti dalle proprie città o abitazioni, le donne erano e sono libere di svolgere attività che prima non avrebbero potuto svolgere, come andare nei negozi, partecipare a tirocini curriculari o extracurriculari delle proprie facoltà, lavorare addirittura come ingegnere in alcuni casi. Tuttavia, con il Covid-19 e l’internamento di molte famiglie, si è assistito ai primi casi di tortura contro le donne – qualcosa di eccezionale nel contesto della cultura tribale yemenita, che prevede che le donne non debbano essere toccate per nessuna ragione. Una società che si voglia dire moderna, contemporanea, deve assolutamente assestare i propri dati socio-economici relativi alla condizione delle donne e, dunque, alla parità di genere. La retorica sulle donne è molto marginale, umile, povera. Nemmeno l'ONU ha dato un buon sostegno, attivandosi in maniera sporadica e insufficiente. Quindi, la soluzione è parlare delle donne, lavorare sulla responsabilità delle donne e lavorare sul femminismo. È importante non criticare le donne perché non fanno abbastanza, perché non parlano, perché hanno dei limiti oggettivi che non permettono loro di ottenere risultati (ICG, 2021).
2. Il sistema educativo yemenita dopo sei anni di conflitto e lo scoppio della pandemia
Il sistema educativo yemenita è composto da tre livelli: l’educazione obbligatoria, quella secondaria ed infine l’educazione superiore. L’educazione obbligatoria è gratuita e composta da due cicli: un primo di formazione primaria della durata di sei anni, un secondo di formazione preparatoria di tre. Il percorso di educazione secondaria dura tre anni, il primo anno è uguale per tutti, invece, al secondo anno gli studenti devono scegliere se intraprendere un percorso di studi di stampo scientifico o umanitario. L’educazione superiore si articola in tre diversi rami che uno studente può scegliere: il primo, un programma biennale che porta all’ottenimento o di un diploma intermediario o all’abilitazione all’insegnamento per l’educazione primaria; il secondo, un programma triennale offerto dalle Community Colleges collegato ad un corso di laurea; il terzo, un percorso di laurea che ha la durata normalmente di quattro anni (ILO, 2014). La lingua usata per l’insegnamento è l’arabo e l’anno scolastico dura da settembre a giugno (State University, 2021).
L’accesso all’educazione all’interno del paese rimane un importante problema: nel 1996 il tasso di iscrizione alla scuola primaria era pari al 70% per entrambi i sessi, nella scuola secondaria del 34% e pari al 4% per l’educazione superiore. Tuttavia, è importante sottolineare l’elemento di genere all’interno del tasso d’iscrizione alla scuola. Infatti, negli anni della formazione primaria il tasso risultava pari al 100% per i maschi e al 40% per le femmine, nella scuola secondaria 53% per i maschi e 14% per le femmine e per l’educazione superiore pari al 7% per i maschi e all’1% per le femmine (State University, 2021).
Nell’annata 2007-08, il tasso di iscrizione alla scuola primaria era pari all’85,4% per il primo ciclo di 6 anni, di cui il 94,5% per i maschi e il 76% per le femmine; il tasso di iscrizione era pari a 74,3% per gli ultimi 3 anni di scuola primaria, con l’85% di iscritti maschi e il 63,7% femmine ed infine, solo il 33,8 % degli aventi diritto si era iscritto alla scuola secondaria, di cui il 43,3% maschi e il 22,9% femmine (UN Population data, 2009; World Bank, 2010).
È risultato sempre più difficile elaborare il tasso di iscrizione alle varie fasce del sistema educativo yemenita. Il conflitto che colpisce il paese e la pandemia da Covid-19 hanno aumentato le problematiche concernenti le infrastrutture scolastiche e la reale possibilità dei bambini di intraprendere un efficace percorso formativo. Secondo un rapporto OCHA del 2021, al momento sono 8,1 milioni i bambini che necessitano di un supporto educativo emergenziale, così come sono 11,3 milioni i bambini che necessitano di aiuto umanitario. Come conseguenza del conflitto in Yemen vi sono un ampio numero di sfollati all’interno del paese, i quali faticano ad accedere ai servizi nazionali, tra cui 1,65 milioni di bambini sfollati che mancano di adeguata educazione scolastica: proprio questa condizione di sfollati li porta ad abbandonare gli studi. A questi vanno aggiunti 1,5 milioni di bambini con disabilità e individui facenti parte di gruppi minoritari che vivono la stessa difficoltà nel campo educativo (OCHA, 2021).
Ad aggravare il contesto educativo yemenita si aggiungono le problematiche concernenti le infrastrutture e il personale scolastico. A causa del conflitto, 2.507 scuole risultano distrutte e/o non utilizzate per fini educativi (OCHA, 2021), nella città di Aden il 37% delle scuole non è in grado di fornire adeguate condizioni igieniche e sanitarie per i suoi studenti e nella città di Al Hudaydah un terzo delle scuole sono chiuse a causa del conflitto e nelle aree peggiori sono presenti meno di un quarto degli insegnanti necessari (Education Cluster, 2020). Un ulteriore importante problema del sistema educativo yemenita è la carenza di personale scolastico. Nei primi mesi del 2020, prima dello scoppio della pandemia da Covid-19, in ben 11 governatorati gli insegnanti erano sottopagati e ricevevano un’indennità minima, questi costituivano circa il 64% degli insegnanti a livello nazionale (OCHA, 2021). Queste pessime condizioni lavorative spingono molti a scegliere delle alternative e in questo modo si crea il problema della totale carenza di personale scolastico.
A limitare la frequentazione scolastica dei bambini vi erano anche aspetti legati alla sicurezza dei bambini voluti dai genitori. Infatti, episodi di reclutamento di giovani da parte di gruppi armati o attacchi alle infrastrutture scolastiche han fatto sì che già da prima dello scoppio della pandemia il 36% delle bambine femmine e il 24% dei maschi non frequentasse la scuola (Educational Cluster, 2020).
Con lo scoppio della pandemia da Covid-19 lo Yemen, come la maggior parte dei paesi, è entrato in un periodo di quarantena nel marzo del 2020 che ha portato anche alla chiusura delle scuole fino all’ottobre dello stesso anno. Tale chiusura ha danneggiato fortemente l’apprendimento di 5.8 milioni di bambini (OCHA, 2021). A livello scolastico, tutte le difficoltà presentatesi nel paese a causa del conflitto sono state esacerbate dalle restrizioni per l’emergenza sanitaria. Le bambine sono state forse le principali vittime di tale contesto: le famiglie più svantaggiate hanno preferito sacrificare l’educazione delle figlie affinché loro aiutassero a casa i parenti malati di Covid-19. Inoltre, casi di violenza di genere e di matrimoni precoci hanno avuto terreno fertile per aumentare durante i mesi pandemici (Educational Cluster, 2020). Un report UNICEF del 2021 evidenzia che in Yemen il 72,5% delle ragazze si sposa prima del raggiungimento dei 18 anni. La chiusura delle scuole ha comportato un maggiore rischio per i bambini di essere impiegati nello sfruttamento o all’interno di gruppi armati. Oltre 3.600 bambini sono stati reclutati da forze e gruppi armati tra il marzo del 2015 e il febbraio 2021 (UNICEF, 2021).
La didattica a distanza ha comportato diversi problemi per gli studenti a causa delle scarse tecnologie a disposizione, in particolare per quelli aventi disabilità. Tuttavia, come evidenziato da un report dell’Education Cluster, l’avvio della didattica a distanza in Yemen potrebbe sortire come effetto un miglioramento del sistema educativo nazionale: un sistema di insegnamento a didattica mista potrebbe aiutare a superare i problemi legati alle lezioni in presenza, sia per quanto riguarda le pessime condizioni delle infrastrutture scolastiche, sia per la sicurezza personale degli studenti. In ogni caso, persino nell’eventualità di dare vita ad un sistema educativo a didattica mista, un intervento rispetto al miglioramento delle condizioni lavorative per il personale scolastico risulta necessario, così come fornire strumenti adeguati alla didattica a distanza, onde evitare un aumento degli abbandoni scolastici.
3. Il “Gender Gap” che affligge la società yemenita
Le donne sono descritte nella costituzione yemenita come "sorelle degli uomini" o più comunemente come "metà della società". In un primo momento, queste frasi lasciano sperare in un’affermazione dell'uguaglianza dei diritti di uomini e donne, ma i testi legali e le pratiche culturali raccontano una storia diversa. Le restrizioni e i controlli imposti alle donne sono spesso giustificati con il riferimento alla necessità di conformità con i requisiti islamici. Inoltre, lo Yemen è stato percepito dagli studiosi come una delle società più patriarcali della regione araba, dove l'ideologia tribale di controllo e la leadership sono dominate dagli uomini e concedono alle donne un potere limitato.
Tuttavia, la discriminazione e la violenza di genere erano prevalenti anche prima della guerra sia nella legge che nella pratica. Lo Yemen non ha una legge progettata specificamente per proteggere le donne dalla violenza di genere e domestica. Il matrimonio precoce, in questo paese, risulta la norma: il rapporto dell'Organizzazione Statistica Centrale sugli indicatori degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per lo Yemen 2016-2018 ha rilevato che la percentuale di donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni che si sono sposate prima dei 18 anni era del 32% contro il 19,3% della media dei paesi arabi; la percentuale di donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni che si sono sposate o sono state unite in coppia con un uomo prima dei 15 anni era del 9,0%, il doppio della media dei paesi arabi del 4,5% (OCHA, 2020). Non avendo la possibilità di vedere il varo di nuove leggi o tutele, c'è da pensare, come suggeriscono alcune studiose, che il numero di spose-bambine stia aumentando durante la pandemia: vendere in dote le proprie figlie garantirebbe un compenso per la propria sussistenza o per ottemperare a diverse spese, molto spesso di natura medica (EGIC, 2020). Allo stesso tempo, le donne e le ragazze affrontano barriere specifiche per accedere alle limitate strutture sanitarie disponibili. Possono aver bisogno del permesso dei membri maschi della famiglia per frequentare una struttura sanitaria, possono non sentirsi sicure a camminare senza una scorta maschile, e possono essere ulteriormente scoraggiate dalla polizia o dall'impegno militare nel fornire risposte sanitarie contro il Covid-19 (Zabara e Al-Thawr, 2021).
Lo Yemen si è classificato ultimo nell'indice Global Gender Gap del World Economic Forum per 13 anni consecutivi fino al 2020. Le donne hanno sofferto di una disuguaglianza di genere profondamente radicata a causa del conflitto, dell'instabilità, delle norme dettate dalla cultura di genere, della crisi economica, infrastrutture e dei servizi crollati. Le disuguaglianze strutturali ostacolano l'accesso delle donne e delle ragazze ai servizi di base, causando un drammatico divario di genere nell'alfabetizzazione e nell'istruzione di base e un alto tasso di mortalità materna. Anche quest’anno non c’è stato modo di invertire la rotta: secondo i dati pubblicati dal World Economic Forum, lo Yemen si posiziona al penultimo posto della classifica, al 155esimo per la precisione.
Per quanto riguarda la condizione economica delle donne nell’attuale sistema, è importante evidenziare che il tasso della partecipazione alla forza lavoro delle donne è del 6,3% contro il 72,2% degli uomini; di queste, occupano un posto come legislatrici, alte funzionarie o dirigenti solamente il 4,1% delle donne, contro il 95,9% degli uomini. Le donne in parlamento, nello Yemen, sono lo 0,3% del totale dei parlamentari. È emblematico il fatto che non ci siano donne ad occupare una posizione ministeriale. Le statistiche rimangono drammatiche anche per quanto riguarda la possibilità di essere impiegate come lavoratrici professionali o tecniche: l’accesso a questo mondo, per le donne, è prettamente limitato dalle condizioni culturali e religiose (WEF, 2021). Le donne sono solite lavorare quindi in contesti informali, ma le ripercussioni da Covid-19 si sono sviluppate anche in questa direzione: infatti, è aumentato significativamente il lavoro domestico e di cura non retribuito, che è tradizionalmente di dominio delle donne (CARE, 2021), costrette a perdere anche le ultime e già povere risorse economiche.
Le restrizioni derivanti dalla pandemia di Covid-19, insieme a stress economici estremi, hanno portato a una crescita drammatica nelle incidenze di violenza domestica in molti paesi: lo Yemen non fa eccezione. I livelli di violenza domestica e di molestie sessuali sulle donne nello Yemen erano storicamente alti e si stima che siano già aumentati del 63% negli ultimi cinque anni a causa del conflitto. Inoltre, con le risorse propagate a livello globale nella risposta al Covid-19, trovare quelle necessarie per sostenere le donne che guidano e forniscono servizi di assistenza psicologica o di natura legale è più impegnativo che mai, sia che si tratti di fornire finanziamenti flessibili, consigli tecnici, sia di facilitare l’ingresso per le donne yemenite nelle sfere decisionali per influenzare un più ampio processo risolutivo sulla risposta al Covid-19 a livello nazionale e tra la comunità internazionale che può mobilitare le risorse. Portare le evidenze discusse dalle donne yemenite alle conferenze globali è la chiave per dare forma ad una risposta umanitaria in Yemen che risponda ai bisogni specifici e attuali delle donne e delle ragazze yemenite e che lavori con coloro che sono nella posizione migliore per fornire loro supporto (Searle et al., 2020).
4. L’importanza di inserire le donne nel processo di peacekeeping
Le donne in Yemen hanno avuto un ruolo importante nella sfera pubblica durante le insurrezioni del 2011 e nel conseguente triennio di transizione. Inizialmente hanno preso parte alle rivolte e in seguito, hanno presenziato in percentuale pari al 28% alla Conferenza Nazionale per il Dialogo (NDC) yemenita (UN Women, 2019). In questa occasione, le rappresentati riuscirono a inserire in Costituzione una quota obbligatoria di partecipazione politica femminile pari al 30% e come età minima per il matrimonio i 18 anni di età (Domingues, 2020). Ciononostante, a causa della crisi politica che ha colpito lo Yemen nel 2014 la costituzione non fu mai ratificata e a partire da quel momento le donne hanno perso qualunque ruolo interno alla sfera pubblica ottenuto, così come ogni tipo di rappresentanza (UN Women, 2019).
Dopo sei anni di un conflitto che quotidianamente colpisce la popolazione e la nazione yemenita è giusto domandarsi se l’approccio risolutivo del conflitto applicato fino ad adesso sia il migliore. In un report di febbraio 2021, l’International Crisis Group (ICG) riflette sull’importanza di coinvolgere diversi attori nei negoziati di pace in Yemen. Dallo scoppio delle ostilità nel marzo 2015 l’ONU e gli attori internazionali coinvolti hanno usato come approccio quello di coinvolgere in tali processi solamente le due parti interessate nel conflitto, rispettivamente i ribelli Houthi e il governo guidato da Abd Rabbuh Mansur Hadi. Tuttavia, il tasso di povertà della popolazione yemenita e il fatto che il paese accolga la più grande crisi umanitaria mondiale fa sì che un qualunque trattato di pace non si possa limitare ad un cessate il fuoco, bensì necessiti di un articolato processo di pace post bellica. In questo senso, il report dell’International Crisis Group afferma che per costruire una duratura pace sia fondamentale includere civili e donne nei processi decisionali.
Dapprima, risulta problematica la carenza di rappresentatività dei civili durante i negoziati. Il governo transitorio e gli Houthi sono le uniche parti coinvolte e ascoltate a tali tavoli decisionali, tuttavia, un’intera parte della popolazione non si ritrova rappresentata da nessuna delle due parti. In questo senso, coinvolgere maggiormente donne e civili permetterebbe di ascoltare le necessità dell’intera popolazione e in questo modo diverrebbe più efficace elaborare delle policies mirate alla costruzione di una pace duratura nel paese (ICG, 2021). Le donne in Yemen sono, come è stato illustrato nei paragrafi precedenti, vittime di diversi tipi di abusi e discriminazioni. Per questo motivo garantire loro la rappresentatività nella sfera pubblica è fondamentale per migliorare la posizione e la condizione di vita delle donne (CARE, 2016).
Organizzazioni femminili e locali hanno avuto un ruolo proattivo durante la guerra che nemmeno le missioni delle Nazioni Unite sono riuscite ad eguagliare, provvedendo alla stabilità sociale anche nei momenti più difficili per il paese. Queste organizzazioni gestite da donne sono riuscite, tra le altre cose, a far rilasciare alcuni detenuti di guerra, negoziare per l’apertura di strade durante l’assedio della città di Taiz e riaprire l’aeroporto internazionale di Mukalla (ICG, 2021). Le donne hanno anche lavorato per distribuire aiuti umanitari in varie aree del paese, come per esempio in Taiz, dove diverse donne hanno svolto questo lavoro sia individualmente sia in gruppo (UN Women, 2019). Per questo è necessario invitare attiviste femmine e gruppi formati da cittadini ai tavoli decisionali: essi aiuterebbero a definire delle politiche sociali e delle direttive efficaci a ricostruire il tessuto sociale yemenita dopo tutti questi anni di conflitto.
A proposito di ricostruzione del tessuto sociale yemenita, un motivo ulteriore per cui urge garantire rappresentatività femminile all’interno dei processi decisionali è la tutela dei piccoli, ma significativi, traguardi raggiunti dalle donne durante gli anni del conflitto in termini di indipendenza e diritti (ICG, 2021). Negli ultimi sei anni le donne hanno iniziato a spaziare dai tradizionali ruoli femminili. In questo modo, le madri di famiglia hanno iniziato ad occuparsi della gestione delle finanze famigliari e hanno cominciato a lavorare per provvedere al nucleo familiare, diminuendo l’impatto di stringenti norme culturali (CARE, 2015). Quindi, garantire un’equa rappresentatività permetterebbe di far entrare lo Yemen in una nuova fase storica post-bellica con un approccio di maggiore eguaglianza di genere mirata ad eliminare abusi e discriminazione nei confronti delle donne, problema prioritario a livello nazionale
Conclusioni
Come abbiamo tentato di evidenziare, l’esistenza di problemi strutturali nello Yemen preoccupa qualsiasi osservatore od operatore rispetto al raggiungimento di alcuni standard socio-economici che garantirebbero una ripresa dello sviluppo del paese. Il conflitto ha raggiunto nel frattempo livelli di devastazione senza precedenti e rischia di peggiorare le condizioni degli yemeniti a fronte di azioni e strategie, nazionali o internazionali, spesso incapaci di sedarlo.
Lo Yemen si allontana così sempre più dagli obiettivi minimi fissati dalla comunità internazionale per uno sviluppo sostenibile. Lo studio condotto dall’UNDP, Assessing the Impact of War on Development in Yemen, ci aiuta a capire la drammaticità delle ripercussioni del conflitto. Se quest’ultimo dovesse protrarsi fino al 2022 o al 2030, ad esempio, comporterebbe un taglio ancora maggiore delle spese sui servizi essenziali: se al 2014 già rappresentavano solamente il 2,3%, calerebbero al 1,1%, o addirittura allo 0,5%, se il conflitto dovesse proseguire rispettivamente fino al 2022 o al 2030. Uno scenario simile, con accesso ai servizi praticamente impossibile, lascerebbe all’incirca metà della popolazione senza elettricità e senza servizi sanitari sia al 2022 che, con un ulteriore peggioramento, al 2030. Per non parlare del sistema scolastico che vedrebbe una riduzione del tasso di iscrizione alle scuole primarie dall’84,8% del 2014 fino al 67,9% o al 35,7% se il conflitto terminasse, rispettivamente, nel 2022 o nel 2030. Anche le scuole secondarie inferiori e superiori non sarebbero esentate: se il conflitto durasse fino al 2022, per le prime, si arriverebbe al 42,1% di iscrizioni; per le seconde si raggiungerebbe il 21,9%, rispetto ai tassi rispettivamente di 58,1% e 39% del 2014. Se il conflitto durasse fino al 2030, invece, per le prime il tasso di iscrizione si ridurrebbe al 18,7% e per le seconde al 7,3%. Senza menzionare il deterioramento di altri dati economici o di genere, si rimanda allo studio menzionato per un maggiore approfondimento del panorama che ci si può aspettare di osservare nello Yemen.
Di fronte a queste stime, ci rendiamo conto che, dopo sei anni dall’inizio del conflitto, donne e bambini rimangono le principali vittime di un contesto bellico che è ulteriormente peggiorato a causa della pandemia da Covid-19.
Per tutte queste ragioni, risulta fondamentale intervenire laddove necessario per migliorare il sistema educativo yemenita, sia adeguando le infrastrutture scolastiche a norme igieniche e di sicurezza, sia tutelando il personale scolastico garantendo loro pagamenti puntuali e delle idonee condizioni lavorative. Durante l’emergenza da Covid-19 è necessario fornire agli studenti adeguati materiali per l’apprendimento online. Qualora la didattica a distanza riuscisse a diventare un sistema educativo efficace, si potrebbe pensare di utilizzarlo in momenti di forte crisi sia sanitaria che legata al conflitto, in modo da prevenire in queste situazioni un aumento degli abbandoni scolastici. La didattica a distanza potrebbe diventare la soluzione anche per gli studenti che erano stati ritirati dai genitori dalla scuola per timori circa la loro sicurezza personale.
Il trattamento riservato alle donne in Yemen è peggiore della media dei paesi dell’area MENA: culturalmente la donna è limitata e costretta ad una vita di restrizioni e controlli. Poiché le donne sono riuscite ad ottenere dei piccoli traguardi dal punto di vista dell’indipendenza e dei diritti durante questi anni di conflitto, serve sfruttare questo momento per fare dei passi in avanti su questo aspetto. A causa della forte componente culturale della discriminazione nei confronti delle donne in Yemen, è assolutamente cruciale che ai tavoli decisionali con attori e organizzazioni internazionali venga prioritizzato come obbiettivo l’uguaglianza di genere. In questo senso, è necessario garantire alle donne delle sedie ai tavoli dei negoziati. In questo modo esse possono aiutare ad elaborare delle politiche efficaci a tutelare i loro diritti, ad eliminare violenza di genere e abusi nei loro confronti.
Analisi di Matteo Restivo - Senior Researcher Area Cultura & Società Mondo Internazionale G.E.O. e Valentina De Consoli - Junior Researcher Area Cultura & Società di Mondo Internazionale G.E.O.
Analisi svolta per il gruppo di ricerca di Prevenzione delle Crisi di Mondo Internazionale G.E.O.
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Contenuto dell’Informazione |
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Confermata |
Confermato da altre fonti indipendenti; logico in sé; coerente con altre informazioni sull’argomento |
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Presumibilmente Vera |
Non confermato; logico in sé; consistente con altre informazioni sull’argomento. |
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3 |
Forse Vera |
Non confermato; ragionevolmente logico in sé; concorda con alcune altre informazioni sull’argomento |
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4 |
Incerta |
Non confermato; possibile ma non logico in sé; non ci sono altre informazioni sull’argomento |
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Improbabile |
Non confermato; non logico in sé; contraddetto da altre informazioni sul soggetto. |
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Non giudicabile |
Non esiste alcuna base per valutare la validità dell’informazione. |
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Affidabilità della fonte |
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A |
Affidabile |
Nessun dubbio di autenticità, affidabilità o competenza; ha una storia di completa affidabilità. |
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B |
Normalmente Affidabile |
Piccoli dubbi di autenticità, affidabilità, o competenza, tuttavia ha una storia di informazioni valide nella maggior parte dei casi. |
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C |
Abbastanza Affidabile |
Dubbio di autenticità, affidabilità o competenza; tuttavia, in passato ha fornito informazioni valide. |
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D |
Normalmente non Affidabile |
Dubbio significativo sull'autenticità, affidabilità o competenza, tuttavia in passato ha fornito informazioni valide. |
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E |
Inaffidabile |
Mancanza di autenticità, affidabilità e competenza; storia di informazioni non valide. |
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F |
Non giudicabile |
Non esiste alcuna base per valutare l’affidabilità della fonte. |
Fonti
Bibliografia
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Sitografia
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