Un approccio strategico e disruptive
A cura di: Federica Pizzuto, Junior Policy Analyst HUB e Mariella Brunetti, Senior Policy Analyst HUB
Abstract
Il presente policy paper si propone di offrire una panoramica del tema relativo all’Open Innovation, con un focus sulle start up. La prima parte dell’analisi si offre di dare una definizione di Open Innovation, a livello di significato e di valore in termini concreti. A seguire verranno presentati degli esempi di “best practises” nel mondo sia pubblico che privato. Il primo caso riguarda la società di sviluppo territoriale Trentino Sviluppo S.p.A., a totale partecipazione della Provincia autonoma di Trento, che si occupa di favorire la crescita sostenibile del "sistema trentino" attraverso lo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali e di innovazione. Il secondo caso a livello internazionale invece è rappresentato dalla collaborazione tra Leonardo e due entità israeliane, la Israeli Innovation Authority e la Ramot Tel Aviv University. Nel corso della trattazione verrà inoltre posta l’attenzione sulle imprese sociali e innovative guidate dai giovani e le problematiche che queste si trovano ad affrontare, sulla base di un recente rapporto redatto dall’OCSE e dalla Commissione Europea.
Definito il quadro di riferimento, la parte conclusiva dell’analisi sarà dedicata alla proposta di particolari azioni di implementazione delle politiche sull’Open Innovation, prendendo in considerazione le linee guida europee e le iniziative di maggiore successo.
INDICE
- Open Innovation: cosa significa fare innovazione aperta
- Uno sguardo alle best practices, dal pubblico al privato
- Il caso Trentino Sviluppo
- Leonardo e le partnership firmate in Israele
- Imprese sociali innovative guidate da giovani: analisi del rapporto OCSE
- Quali politiche di implementazione sulla base delle linee guida europee?
- Conclusioni
1. Open Innovation: cosa significa fare innovazione aperta
Con Open Innovation facciamo riferimento ad un modello di innovazione che porta le imprese a fare ricorso a strumenti e competenze tecnologiche provenienti dall’esterno per essere capaci di creare un valore aggiunto, a sua volta necessario per riuscire a competere meglio sul mercato [1]. Questo tentativo di sperimentare al di fuori delle sole dinamiche interne aziendali, in termini di risorse e conoscenze, è divenuto sempre più frequente nel corso della globalizzazione, la quale ha reso i processi di spesa in ricerca & sviluppo sempre più complessi, essendo questi sottoposti a diverse variabili di cambiamento. Una fra tutte è la velocità con la quale oggi le idee si spostano nella società “di rete”, al contempo generando un rapido movimento anche di talenti che operano all’interno di una azienda. Materia di discussione economica è infatti il “mercato dei capitali”. L’economista statunitense Henry Chesbrough è per queste ragioni considerato pioniere della teoria dell’innovazione aperta, precisamente la modalità in base alla quale le aziende ricercano spunti, idee e soluzioni innovative al di fuori del proprio perimetro attraverso vari tipi di rapporti con startup, università, centri di ricerca, fornitori, collaboratori o altri soggetti esterni [2]. Sebbene tale teoria sia stata definita dall’autore per la prima volta nel 2003, i benefici derivanti dalla sua implementazione sono tuttora in corso di sperimentazione. Per certi versi considerato un approccio disruptive rispetto ai modelli aziendali chiusi del passato, il modello dell’Open Innovation intende incentivare fortemente l’imprenditoria alla collaborazione di lungo termine anche con altre aziende più grandi, più esperte o semplicemente con le idee originali che possono celarsi dietro una startup. In termini di guadagno economico per i principali attori, sono state riconosciute possibilità di aumento dei profitti a livello mondiale. Una indagine condotta già nel 2015 dalla multinazionale Accenture e dalla Oxford Economics [3] riporta “un incremento del prodotto interno lordo pari a 35 miliardi di euro”, con margini di profitto aziendali annuali in crescita all’interno delle economie del G20. L’obiettivo lungimirante sarebbe dunque di dare vita ad una sorta di ecosistema di innovazione che faccia leva sulla presenza di partnership sempre più estese e partecipative [4].
Secondo la Prospettiva OCSE sulle PMI e l’imprenditorialità pubblicata lo scorso [5]: “Le piccole e medie imprese (PMI), in quanto forma prevalente di imprenditoria e di occupazione, sono fondamentali per costruire una crescita più inclusiva e sostenibile, aumentare la resilienza economica e migliorare la coesione sociale. Nell’area dell’OCSE, le PMI rappresentano infatti circa il 60% dell’occupazione e tra il 50% e il 60% del valore aggiunto, e sono i principali motori della produttività in molte regioni e città”. L’innovazione all’interno delle stesse è necessaria per due ragioni: stimolare la produttività e contribuire all’aumento dei salari. In particolare, l’utilizzo delle tecnologie digitali emergenti, dell’analisi dei dati e BiG Data e dell’impiego di strumenti di Intelligenza Artificiale determinano nuovi modelli di business per le imprese. I vantaggi derivanti in termini di impiego delle risorse e di accesso a nuovi mercati dovrebbero essere garantiti anche alle imprese più piccole.
Ci sono due approcci differenti all’Open Innovation [6]:
- inbound open innovation; in primo questo caso si ricorre a stimoli esterni per fare innovazione all’interno dell’impresa. Un esempio di azioni più comuni sono le collaborazioni con le università o con partner consolidati; al contrario, meno comuni ma di maggiore impatto sono gli incubatori o acceleratori interni e la creazione di Corporate Venture Capital;
- outbound open innovation; in questo secondo caso si ricorre all’esternalizzazione di stimoli interni per intraprendere azioni innovative all’esterno dell’impresa. Un esempio sono le Joint Venture o la creazione delle c.d. Platform Model Business
2. Uno sguardo alle best practices, dal pubblico al privato
- Il caso Trentino Sviluppo
Gli esempi di best practices adottate a livello internazionale e nazionale sono diverse. Un esempio di best practice in innovazione, crescita dell’imprenditorialità e collaborazione tra imprese proviene dalla Provincia Autonoma di Trento. Trentino Sviluppo S.p.A. è una società di sviluppo territoriale in house “a totale partecipazione della Provincia autonoma di Trento, che si occupa di favorire la crescita sostenibile del "sistema trentino" attraverso lo sviluppo di azioni e servizi volti a sostenere la creazione di nuovi progetti imprenditoriali e di innovazione”[7]. Divenuta un punto di riferimento per le aziende interessate a stanziarsi nella regione, la società offre servizi in diverse aree di crescita economica aziendale, tra cui: business location, sviluppo di filiere e cluster strategici, progetti di internazionalizzazione [8]. Si tratta di una realtà che è cresciuta negli anni (attiva dal 1986) e che ha contribuito con le sue azioni di promozione ad attrarre un insieme di aziende e startup che si occupano di settori più disparati, dall’edilizia sostenibile, all’energia green, al binomio tecnologie-sport. L’intento principale alla base delle diverse iniziative è operare secondo una logica di rete, valorizzando l’integrazione regionale.
- Leonardo e le partnership firmate in Israele
Un altro esempio di best practice nel campo dell’open innovation è Leonardo, una multinazionale italiana specializzata in aerospazio, difesa e sicurezza fondata nel 1948. Di base a Roma, l’azienda conta 180 siti in tutto il mondo e rappresenta l’ottavo appaltatore della difesa a livello globale in base ai ricavi del 2018 [9]. Il Governo italiano possiede il 30,2% delle azioni della società ed è il suo maggiore azionista. Leonardo svolge un ruolo di primo piano nei principali programmi strategici internazionali ed è partner tecnologico di governi, agenzie di difesa, istituzioni e imprese. “L'innovazione, la ricerca continua, la fabbricazione digitale e la sostenibilità sono le pietre miliari dell'attività di Leonardo in tutto il mondo”, come si legge sul sito della società [10].
A febbraio 2023, Leonardo ha annunciato di aver firmato due accordi internazionali: uno con l’ ”Israeli Innovation Authority” (IIA) e l’altro con “Ramot” - Tel Aviv University [11]. La prima è un'agenzia pubblica indipendente a supporto tecnico e finanziario di progetti innovativi promossi da start-up, aziende, multinazionali e università israeliane. Ramot, invece, è una "technology transfer company” che ha l’obiettivo di valorizzare la proprietà intellettuale dell’Università di Tel Aviv, un ateneo che, ad oggi, ha investito in oltre 100 start-up e ospita 16,000 ricercatori. Le start-up israeliane, dinamiche e competitive, sviluppano soluzioni innovative ad alta tecnologia in diversi settori, tra cui la difesa, la cybersicurezza, l'aeronautica, l'intelligence e lo spazio, aree di interesse strategico per il business di Leonardo [12].
Le partnership mirano a potenziare la cooperazione tra Italia e Israele in materia di scouting, sviluppo di start-up e open innovation. Come ha spiegato Enrico Savio, Chief Strategy e Market Intelligence Officer in una recente intervista con Decode39 [13] , gli accordi “si inseriscono in una strategia di rafforzamento di Leonardo nel mondo come player globale, anche attraverso la leva dell'innovazione e la creazione di relazioni strutturali con gli ecosistemi di innovazione più avanzati”.
Una prima immediata implementazione degli accordi avrà luogo in occasione della seconda call internazionale dell’acceleratore “Business Innovation Factory” (BiF) di Leonardo. Lanciato nel gennaio 2022 e già alla sua seconda edizione, nell’arco di tre anni il Bif selezionerà 30 diverse start-up per proporre soluzioni innovative nei settori della “servitization” (secondo il World Economic Forum, un modello industriale secondo cui i clienti pagano “una tariffa fissa per unità di servizio consumato, mentre la proprietà del sistema rimane al fornitore della tecnologia” [14]) e dei sistemi autonomi [15].
La scelta del gruppo Leonardo non è casuale: essendo uno tra i motori di crescita con la più rapida crescita in termini di profitto, forza lavoro ed export, Israele rappresenta il perfetto ecosistema per costruire rapporti internazionali ed una strategia di crescita a lungo termine e per rafforzare il proprio status di leader globale nel campo dell’innovazione. Come riporta Il Sole 24 Ore, l’innovazione “contribuisce al 15,3% del Pil nazionale, al 54% dell’export e occupa il 10,4% circa della forza lavoro su una popolazione di 9,4 milioni di persone” [16]. Dati questi che consacrano Israele come “start-up nation”. Non di meno, secondo recenti stime di College Cliffs, il Paese è secondo al mondo per spese di ricerca e sviluppo pro capite, terzo per numero di start-up che si dedicano all’AI e al machine learning, ed un terzo degli “unicorni” - nome attribuito a tutte le aziende che superano il miliardo di dollari di profitto - [17] nel settore della cyber security è un’azienda israeliana; Tel Aviv, inoltre, è il settimo incubatore di start-up a livello globale e ospita centri per l’innovazioni di numerose multinazionali, tra cui Apple e Volkswagen [18].
3. Imprese sociali innovative guidate da giovani: analisi del rapporto OCSE
I giovani sono protagonisti, pionieri e motori del cambiamento in ogni settore della vita pubblica: dalle politiche green alle riforme sociali, passando per le proposte economiche e il rispetto dei diritti umani fondamentali. Ricoprono certamente questo ruolo anche nel settore dell’open innovation, come recentemente evidenziato dalla Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
In un rapporto intitolato "Unleashing the Potential of Youth-Leaded Social Enterprises" (Novembre 2022), redatto con la collaborazione della Commissione europea, l’OCSE esplora il ruolo della politica, dell'imprenditorialità e dell'istruzione dei decisori nell'aiutare i giovani a diventare imprenditori sociali [19].
I giovani danno sempre più priorità a carriere che hanno un impatto positivo sulla società e sull'ambiente, creando imprese innovative che sfruttano le nuove tecnologie e metodi di business per guidare il cambiamento. Infatti, i dati del rapporto mostrano che quasi la metà dei giovani nei paesi dell'OCSE preferirebbe lavorare in proprio piuttosto che come dipendente e che l'imprenditoria sociale può aiutare i giovani a trasformare le loro aspirazioni in doppie opportunità: impegnarsi nell'imprenditorialità e creare un impatto sociale positivo. Tuttavia, queste imprese sociali incontrano spesso difficoltà dovute all'età dei fondatori e alla specificità delle loro attività. Ci sono quattro sfide principali che i giovani imprenditori sociali devono affrontare: accesso ai finanziamenti, mancanza di competenze tecniche, difficoltà di navigazione nel quadro normativo e mancanza di visione delle imprese sociali guidate dai giovani. A questo proposito, i governi di molti paesi OCSE stanno adottando misure per affrontare queste sfide, investendo nella sensibilizzazione, nel potenziamento delle skills delle capacità e nella facilitazione dell’accesso ai finanziamenti [20].
I giovani di oggi (ovvero quelli di età compresa tra i 15 e i 29 anni) sono nativi digitali agili e innovativi e costruiscono imprese sociali innovative che sfruttano nuove tecnologie e pratiche commerciali all’avanguardia per promuovere il cambiamento. Come spiega l’OCSE, facendo riferimento alla “Youth Social Entrepreneurship and the 2030 Agenda” delle Nazioni Unite, i giovani hanno una migliore conoscenza dei bisogni delle loro comunità, conoscenza che possono utilizzare per promuovere l'innovazione, in particolare grazie alla loro padronanza delle competenze digitali [21] [22].
Ma cosa possono fare i legislatori e i politici per supportare le imprese sociali dei giovani e favorire quindi l’innovazione? Tra le proposte elencate nel rapporto, rientrano
- Incoraggiare gli investimenti privati e sviluppare opportunità di finanziamento su misura;
- Incrementare il riconoscimento delle imprese sociali guidate da giovani;
- Dare ai giovani un posto a tavola, in modo che le loro prospettive e i loro bisogni siano considerati e affrontati nei quadri politici.
4. Quali politiche di implementazione sulla base delle linee guida europee?
Il settore dell’open innovation è tuttora sconosciuto ai più, e pertanto vige al momento una forte assenza di atti legislativi a livello nazionale per favorirne lo sviluppo. Si possono evidenziare qui alcune proposte, le quali tengono conto di diverse problematiche e aspetti più vulnerabili dell’open innovation.
- Programmi di formazione e training sui bandi dell’Unione Europea riservati a PMI e start-up
Nato nel 2018 come successore del programma “Horizon 2020”, “Horizon Europe” è il programma faro dell'UE - in particolare della Commissione - per la ricerca e l'innovazione. Il programma di lavoro 2023-2024 investirà circa 13,5 miliardi di euro in progetti che aiuteranno a dare forma al futuro dell'Europa. I 12 settori individuati dalla Commissione includono: infrastrutture di ricerca; Salute; cultura, creatività e società inclusiva; sicurezza civile per la società; digitale, industria e spazio; clima, energia e mobilità; Alimentazione, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura e ambiente; Ecosistemi europei dell'innovazione; Ampliare la partecipazione e diffondere l'eccellenza, riformare e potenziare il sistema europeo di R&I [23].
Inoltre, l’Unione Europea ha destinato circa un miliardo di euro nel 2023 esclusivamente a favore di PMI e start-up nell’ambito dei bandi Eic Open e Eic Challenges (per il primo è stato istituito un fondo di 613 milioni di euro, mentre per il secondo di 525 milioni). La gestione dei bandi, destinati sia alle imprese che alle persone fisiche, è affidata all’European Innovation Council (Eic), il principale strumento promosso dalla Commissione europea a sostegno dell’innovazione. Possono partecipare a Eic Open tutte le aziende operanti in qualsiasi ambito che dispongano di progetti innovativi. Per quanto riguarda invece l’Eic Challenges i finanziamenti sono destinati a progetti su ambiti specifici e predefiniti dalla Commissione europea, al fine di costruire realtà vincenti sulle aree più strategiche [24].
Tali bandi rappresentano opportunità dal valore inestimabile per PMI e start-up che vogliono creare un impatto concreto e positivo sulla società attraverso finanziamenti per la ricerca e l’innovazione. Eppure, vista la nota complessità dei bandi Horizon, la lunga procedura burocratica per inoltrare le richieste di finanziamenti e i rigorosi criteri di selezione delle proposte, spesso questa opportunità non viene adeguatamente - o persino interamente - considerata.
Si suggerisce pertanto l’istituzione di programmi di formazione e training sui bandi dell’Unione Europea per PMI e start-up in seno al Ministero per lo Sviluppo Economico e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un buon esempio, a riguardo, proviene dalla società Trentino Sviluppo menzionata in precedenza: “Innovation Academy” è l’accademia trentina rivolta all’innovazione che offre un programma di incontri formativi - primariamente rivolti al mondo delle startup del territorio trentino - aventi il fine di approfondire i programmi europei e acquisire le competenze necessarie per la corretta gestione di un’impresa sin dai primi anni di vita. Una iniziativa che se estesa a livello territoriale nazionale potrebbe generare un importante impatto in termini di diffusione di conoscenze e know-how.
Numerose altre offerte di questo servizio vengono offerte a livello privato: l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea in Italia (APRE) ad esempio, promuove approfondimenti dei temi relativi al project-writing e project-management secondo le linee guida dei Programmi Quadro di Ricerca e Innovazione dell’Unione Europea [25]. Tuttavia, non esiste alcun tipo di programma a livello nazionale, regionale, o locale di stampo pubblico. La partecipazione a simili programmi di training potrebbe essere promossa dai Ministeri, siglando accordi di collaborazione con enti di ricerca esperti nel campo e prevedendo agevolazioni economiche per il personale delle aziende, soprattutto delle PMI. Un tale servizio permetterebbe di creare condizioni di parità tra le imprese e start-up interessate ad Horizon Europe, di stimolare la competitività e di insignire l’Italia dello status di leader europeo nel campo della ricerca e dell’innovazione.
- Creazione di figure professionali ad hoc (ove non già presenti): l’Open Innovation Manager
La figura dell’”Open Innovation Manager" è ad oggi sempre più richiesta da aziende e start-up e sono già numerose le multinazionali con un intero team dedicato all’innovazione. L’open innovation manager si occupa di:
- fornire formazione e tutoraggio sulle competenze necessarie per l'innovazione aperta ad altri manager dell'azienda;
- fornire collegamenti strategici alle competenze legali e di proprietà intellettuale dell'azienda. Ciò spesso avviene creando spazi in cui gli scienziati possano interagire liberamente e in sicurezza con altri esperti. Talvolta è necessario anche svolgere il ruolo di intermediari linguistici tra gli scienziati referenti dei vari progetti [26];
- sviluppare strumenti e processi per consentire ad altri manager di lavorare con partner esterni in modo fluido e produttivo, delineando ad esempio programmi di corporate venturing o assemblando team interfunzionali [27].
Comprendere meglio il valore di tale figura professionale, non sempre presente, ma fondamentale - e al contempo assicurarsi che essa disponga delle necessarie risorse (compresa la libertà di sperimentare) - è forse uno dei fattori più importanti per il successo dell'innovazione. Si tratta comunque di una forza lavoro che richiede anche notevoli investimenti, da parte sia di stakeholder pubblici che privati. In altre parole, occorrerà nell’immediato futuro incentivare il più possibile la presenza di team competenti e dinamici in seno alle PMI, dedicati interamente all'innovazione per contribuire al progresso digitale, sociale ed economico.
- Valorizzazione di giovani talenti e ricercatori
Dal momento che il tema dell’Open Innovation è strettamente connesso con le strategie di collaborazione fra istituti di ricerca e mondo imprenditoriale ogni Paese avanzato desideroso di valorizzare i propri giovani talenti sul territorio nazionale deve impegnarsi affinché siano garantite adeguate risorse economiche finalizzate allo stanziamento di fondi per la ricerca universitaria in materia. Percorsi gratuiti di accrescimento delle competenze dei dottorandi nell’innovazione aperta sono stati previsti, ad esempio, dalla società consortile ART-ER della Regione Emilia-Romagna, nel Programma “I talenti per l’Open Innovation (TOI)”: obiettivo dell’iniziativa è quello di incrementare nei dottorandi la consapevolezza e l’apprendimento di skill manageriali utili per avviare processi di innovazione collaborativa [28]. La possibilità di confronto con gli esperti rappresentanti del mondo lavorativo in questo caso rappresenta un elemento di estrema positività per i ricercatori universitari, che potrebbe essere rafforzata da project work da svolgere in partenariato con l’azienda, secondo una logica di teamworking e sulla base delle concrete esigenze aziendali.
- Programmi di incubazione per PMI e start-up e istituzione di un’autorità competente
Come avviene nel caso dei bandi europei, spesso l’innovazione viene ostacolata dalla mancanza di supporto concreto alle start-up, le cui idee rimangono dunque progetti astratti. Per questa ragione, sono già numerosi i programmi di incubazione (o acceleratori) che, attraverso un percorso di monitoring e training su temi quali il business model, il fundraising, la sostenibilità ambientale e il venture clienting, validano le idee progettuali, le fanno testare sul mercato e facilitano la ricerca di investitori. Un esempio di riferimento in Italia è dato da Enel e AlmaCube. AlmaCube Italia è “l’incubatore e hub innovativo dell’Università di Bologna e di Confindustria Emilia Area Centro” nato per favorire lo sviluppo economico del territorio attraverso lo sviluppo di giovani imprese e l’educazione delle nuove generazioni all’approccio imprenditoriale [29]. I progetti di innovazione riguardano principalmente due aree:
- PMI e corporate, programmi personalizzati che coinvolgono il mondo accademico e dell’impresa
- startup e spinoff, programmi di sviluppo di modelli di business sostenibile
Tuttavia, non esiste un sistema ufficiale né un’autorità competente a livello nazionale che si occupi esclusivamente dei percorsi di espansione delle start-up. In una fase in cui la collaborazione tra privato e pubblico sembra essere sempre più richiesta e discussa, si può effettivamente rendere concreta l’istituzione di un ente pubblico dedicato, che si ponga tra gli altri obiettivi:
- la creazione di partnership internazionali per favorire il networking e sodalizi finanziari;
- il lancio di progetti operativi per far incontrare le PMI, start-up e università partecipanti con le tecnologie di multinazionali interessate a divenire investitori;
- l’apertura di programmi aperti al territorio per studenti e giovani professionisti, in modo da attrarre talenti ed idee.
Sono proprio questi gli obiettivi stabiliti dalla “Call for start-up” lanciata a gennaio 2023 da AlmaCube, l'Innovation Hub di Università di Bologna e Confindustria Emilia Area Centro, che può servire da esempio per la futura creazione di un ente specializzato nell’individuazione - e nel supporto allo sviluppo - di innovative PMI e start-up italiane [30].
5. Conclusioni
In conclusione, l’open innovation può altrimenti essere definita come un processo che porta ad una vera e propria contaminazione di idee e conoscenze per ottimizzare le risorse e raggiungere obiettivi di sviluppo economico sia per le imprese che per i territori che le ospitano. Non si fa riferimento soltanto alle possibilità di trasferimento del più comune know-how fra le imprese, quanto della capacità di know-where, cioè di connettersi anche con l’ambiente esterno e di investire in nuove idee e modelli di business. Trattasi però di azioni e progetti che richiedono un’attenta capacità strategica, poiché il paradigma dell’innovazione aperta tipicamente comporta collaborazioni tra attori che operano su livelli diversi. Ad oggi sicuramente sono stati compiuti numerosi passi in avanti. In particolare, per quanto concerne il contesto normativo italiano, vi è un generale apprezzamento della regolamentazione sulle startup innovative, introdotta con il D.L. 179/2012 e aggiornata con successivi provvedimenti rafforzativi [31]. Vi è un impulso crescente all’adozione di modelli sinergici di crescita da parte delle imprese, tuttavia ad essere agevolate sono per ovvie ragioni le imprese di più grandi dimensioni, mentre il tessuto imprenditoriale medio-piccolo ha la necessità di sviluppare una cultura dell’innovazione, che spesso non è così semplice da realizzare. Le best practises provenienti dal settore privato e da quello pubblico sono diverse e possono rappresentare una solida base di partenza per costruire dei modelli di governance a livello nazionale e territoriale che effettivamente possano essere in grado di diventare un punto di riferimento per tutti gli attori coinvolti.
Bibliografia e sitografia di riferimento
[1] Open innovation: Cos’è, come farla in Azienda Ed Esempi in Italia. Digital4. (1 dicembre 2021). https://www.digital4.biz/executive/open-innovation-ecco-cos-e-e-perche-fa-bene-alle-aziende-tradizionali/
[2] Maci, L. (17 maggio 2018). Chi è il padre dell’open innovation, Henry Chesbrough, e perché la sua teoria aiuta le imprese a crescere. Economyup. https://www.economyup.it/startup/chi-e-il-padre-dellopen-innovation-henry-chesbrough-e-perche-la-sua-teoria-aiuta-le-imprese-a-crescere/
[3] 93digital. (4 febbraio 2022). Harnessing the power of entrepreneurs to open innovation. Oxford Economics. https://www.oxfordeconomics.com/resource/harnessing-the-power-of-entrepreneurs-to-open-innovation/
[4] L’open innovation? Vale Una Crescita del Pil dell’1,9%. Economyup. (28 giugno 2017). https://www.economyup.it/innovazione/l-open-innovation-vale-una-crescita-del-pil-dell-19/
[5]OECD iLibrary. https://www.oecd-ilibrary.org/sites/5794dcd0-it/index.html?itemId=%2Fcontent%2Fcomponent%2F5794dcd0-it
[6] Open innovation, La Guida Dalla teoria alla pratica. Open Innovation, la guida dalla teoria alla pratica. https://blog.osservatori.net/it_it/open-innovation-guida#azioni
[7] Bianchi, M. C. (22 maggio 2023). Trentino Sviluppo S.p.A. Provincia autonoma di Trento.https://www.provincia.tn.it/Amministrazione/Enti-societa-fondazioni/Trentino-Sviluppo-S.p.A
[8] Trentino Sviluppo News. https://trentinosviluppo.it/it/Shortcut/News/News.aspx
[9] SIPRI. (2019). The SIPRI top 100 arms-producing and Military Services Companies, 2018. https://sipri.org/sites/default/files/2019-12/1912_fs_top_100_2018.pdf
[10] Solutions and global reach in aerospace, Defence & Security | leonardo. Leonardo. https://www.leonardo.com/en/about/profile
[11] Leonardo signs two agreements with Israeli Innovation Authority and Ramot Tel Aviv University in the field of innovation. (3 febbraio 2023). Leonardo. https://www.leonardo.com/en/press-release-detail/-/detail/03-02-2023-leonardo-signs-two-agreements-with-israeli-innovation-authority-and-ramot-tel-aviv-university-in-the-field-of-innovation.
[12] Ibidem
[13] Battaglia, M. (2023, March 29). Leonardo’s bet on Israel for “strategic localisation”. Savio speaking. Decode39. https://decode39.com/6247/leonardo-israel-savio-strategic-localisation/
[14] What is servitization, and how can it help save the planet?. World Economic Forum. (2020). https://www.weforum.org/agenda/2020/11/what-is-servitization-and-how-can-it- help-save-the-planet/
[15] “Leonardo launches Business Innovation Factory (BIF), the startup accelerator created in partnership with LVenture Group”. (2022). https://www.leonardo.com/documents/15646808/20490374/CS_BIF_Call+Acc_25_01_2022_ENG.pdf?t=1643103796070.
[16] de Forcade, R. (3 febbraio 2023). Leonardo, accordo in Israele per lo sviluppo delle start up. Il Sole 24 Ore, p. 18.
[17] Failory. (2022, March 27). Top 46 cyber security unicorn companies in 2022. Failory. https://www.failory.com/startups/cyber-security-unicorns#:~:text=Once%20a%20company%20crosses%20the,%2Dcalled%20%E2%80%9CUnicorn%E2%80%9D%20status
[18] How Israel has emerged on the tech scene. College Cliffs. (2023, March 22). https://collegecliffs.com/how-israel-has-emerged-on-the-tech-scene/?ref=hackernoon.com
[19] OCSE. (2022). Unleashing the Potential of Youth-Leaded Social Enterprises. https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/d5bddad8-en.pdf?expires=1684422222&id=id&accname=guest&checksum=C4E8664E004883E84ECEE77BDF5D336E
[20] Regione Lombardia. (2023). Imprese Sociali (e innovative) Guidate da Giovani: Ecco come sostenerle. Notizie - Open Innovation. https://www.openinnovation.regione.lombardia.it/it/news/news/7070/imprese-sociali-e-innovative-guidate-da-giovani-ecco-come-sostenerle.
[21] OCSE. (2022). op. cit.
[22] Nazioni Unite. (2020). Youth Social Entrepreneurship and the 2030 Agenda. New York. https://www.un.org/development/desa/youth/wp-content/uploads/sites/21/2020/07/2020-World-Youth-Report-FULL-FINAL.pdf.
[23] Commissione Europea. (31 marzo 2023). Horizon Europe Work Programme 2023-2024. General Introduction. https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/docs/2021-2027/horizon/wp-call/2023-2024/wp-1-general-introduction_horizon-2023-2024_en.pdf
[24] Ue, un miliardo di euro per le Pmi: come chiedere il finanziamento. QuiFinanza. (3 febbraio 2023). https://quifinanza.it/pmi/video/ue-finanziamento-pmi-startup-2023-un-miliardo-come-chiederlo/690498/.
[25] Formazione. APRE. https://apre.it/formazione/
[26] Onetti, A. (21 febbraio 2023). 5 Caratteristiche del Buon Open Innovation manager. Economyup. https://www.economyup.it/innovazione/5-caratteristiche-del-buon-open-innovation-manager/.
[27] Pop, O.-M. (18 ottobre 2022). Who are open innovation managers and what do they do?. The HYPE Innovation Blog. https://blog.hypeinnovation.com/who-open-innovation-manager-what-they-do
[28] I Talenti per l’open innovation, percorso per dottorandi. Formazione e lavoro. (2021). https://formazionelavoro.regione.emilia-romagna.it/notizie/2021/i-talenti-per-l2019open-innovation-percorso-per-dottorandi
[29] Chi Siamo. AlmaCube. https://www.almacube.com/chi-siamo/
[30] Rus, G. (1 febbraio 2023). AlmaCube, via Alla Nuova call per startup e open innovation con il CERN di Ginevra. Il Sole 24 ORE. https://www.ilsole24ore.com/art/almacube-via-nuova-call-startup-e-open-innovation-il-cern-ginevra-AEhR2WeC
[31] Venturi, S. AUDIZIONE presso la COMMISSIONE X – ATTIVITÀ PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO. Atti Camera 1239 e 2739. CAMERA DEI DEPUTATI. (14 aprile 2021). https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/upload_file_doc_acquisiti/pdfs/000/005/225/Memoria_Assolombarda.pdf