AUTORE: Saverio Lesti - Head Researcher G.E.O. Area Difesa & Sicurezza
Abstract
I fondali marini stanno acquisendo una sempre maggiore rilevanza strategica in quanto ospitano le più importanti infrastrutture per le comunicazioni: i cavi subacquei che collegano i vari continenti. Questa rete globale è essenziale per garantire le comunicazioni giornaliere, compreso il trasferimento di dati e le transazioni finanziarie. Tuttavia, sebbene si tratti di infrastrutture commerciali private, supportano anche un’ampia gamma di attività diplomatiche e militari, come le capacità di comando e controllo e le operazioni con gli UAV. Tuttavia, queste infrastrutture sono fragili e la loro collocazione sul fondale marino non è sufficiente a garantirne la sicurezza, a causa della diffusione di tecnologie capaci di operare a grande profondità. A questo si aggiunge una crescente attività navale russa in corrispondenza di queste infrastrutture critiche, facendo temere per la sicurezza delle comunicazioni tra le due sponde dell’Atlantico. La Russia dispone delle capacità per svolgere attività di seabed warfare, come sottomarini, minisottomarini e unità cosiddette da ricerca oceanografiche. Sebbene non ci siano prove che accusino la Russia, ci sono stati due casi di cavi sottomarini interrotti al largo della Norvegia, facendo aumentare i timori per la sicurezza di queste infrastrutture. Si tratta di azioni di tipo ibrido che permettono di raggiungere risultati ad alto impatto con costi ridotti, con in più il vantaggio che sono difficili da identificare e da attribuire a livello di responsabilità.
Una Breve Definizione della Seabed Warfare
Con una superficie di circa 361 milioni di chilometri quadrati e una profondità media di 3.800 metri, i fondali possono essere suddivisi in due categorie principali: i margini continentali, che comprendono il versante e la piattaforma (che si estende da pochi chilometri a diverse centinaia di chilometri dalla costa a seconda della regione) e i bacini oceanici dove i fondali sono molto profondi (Ministère des Armées, 2022). Sebbene le infrastrutture sottomarine sfruttino le profondità dell'oceano per garantirne la sicurezza, le attuali tecnologie militari non sono sufficienti per negare il Deep Ocean a un avversario o garantirne il controllo. Per “possedere” un dominio, una forza militare deve avere una completa Situational Awareness dello stesso e possedere la capacità di agire tempestivamente al suo interno. La capacità di una forza marittima di agire dentro, da e nelle profondità dell'oceano è nella migliore delle ipotesi estremamente limitata se non addirittura inesistente (Center for International Maritime Security, 2019). Le infrastrutture sottomarine sono disperse su aree vaste ed hanno dimensioni ridotte presentando una duplice sfida di "area" e di "punto", mentre le marine si concentrano nel controllare lo spazio compreso tra la superficie dell’oceano ed una profondità di circa 900 metri o inferiore. La diffusione delle tecnologie legate alle ricerche subacquee per scopi commerciali e la riduzione dei loro costi hanno reso più facile superare tali limiti (Center for International Maritime Security, 2019). Il termine Seabed Warfare è un termine di cui manca ancora una definizione univocamente accettata. Per guerra sui fondali marini s’intendono quelle "operazioni che coinvolgono reti e sistemi sottomarini in grado di operare sul fondo del mare, interagire con i sistemi del fondale marino e intraprendere azioni contro altri sistemi" (U.S. Naval Post Graduate School, 2018). In quest’ottica, le infrastrutture dei fondali marini saranno vitali per disabilitare, confondere, ingannare o distruggere futuri obiettivi militari in questa nuova dimensione delle operazioni navali (Chief of Naval Operations 2016). Si verrà a creare una competizione nelle capacità di posizionare o eliminare le infrastrutture subacquee, ed i paesi che sfrutteranno al meglio il dominio sottomarino saranno in vantaggio in caso di conflitto, in particolare durante le prime fasi in cui un attacco ai cavi subacquei sarebbe altamente destabilizzante (Bulletin of the Atomic Scientists, 2016).
L’Importanza dei Cavi Sottomarini
Attualmente, circa il 97% delle comunicazioni globali avviene sfruttando le reti di cavi sottomarini (APEC, 2012). Attualmente, sono operativi 436 cavi sottomarini per una lunghezza c complessiva di circa 1.3 milioni di km (TeleGeography, 2021). Ogni giorno questa rete trasporta circa 10 trilioni di dollari di trasferimenti finanziari (Government Technology, 2017) e grandi quantità di dati. Inoltre, la Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT), che permette a 11.000 istituzioni finanziarie di condurre una media di 15 milioni di transazioni al giorno, dipende interamente dai cavi sottomarini (Harvard Kennedy School, 2012).
I cavi in fibra ottica sono fragili e possono essere danneggiati in vario modo per cause naturali, ambientali o accidentali; il danno che ne deriva può essere riparato in maniera relativamente facile se collocato vicino alla costa, mentre un intervento in pieno Atlantico sarebbe molto più complesso e costoso (The Washington Post, 2017). Questo nonostante il fatto che i moderni cavi sottomarini sono progettati per essere eccezionalmente affidabili e secondo lo standard "5 nines" (in altre parole sono affidabili il 99,999% delle volte)(Harvard Kennedy School, 2012). Ci sono tre aree principali in cui i cavi sottomarini sono vulnerabili: fisicamente in mare e quando emergono sulla terraferma, digitalmente tramite i sistemi di gestione della rete (Policy Exchange, 2017).
La possibilità di una interruzione di questi cavi, con le relative conseguenze negative, non è nuova. Nel diciannovesimo secolo, l’assenza di comunicazioni stabili portò quasi alla perdita dell’India da parte della Gran Bretagna. Il 10 maggio 1857 una caserma dell'esercito a Meerut si ammutinò; la rivolta si diffuse a macchia d'olio, ma la notizia impiegò mesi a raggiungere Londra poiché all’epoca il telegrafo terminava a Istanbul. Mentre i combattimenti infuriavano, gli inglesi accelerarono i piani per un collegamento via cavo tra Londra e Karachi: una linea di 4.500 miglia tra Suez e Karachi via Aden. Il 12 giugno 1859, quella linea si interruppe improvvisamente vicino al porto sudanese di Suakin a causa delle condizioni ambientali che avevano danneggiato il cavo (The National Interest, 2022). Mentre le forze britanniche alla fine sedarono l'ammutinamento, le autorità britanniche decisero di fare affidamento su collegamenti telegrafici terrestri attraverso la Persia, mentre il resto è storia.
L’Uso Militare dei Cavi Sottomarini e le Minacce Correlate
L’importanza dei cavi come strumenti di comunicazione ha un peso rilevante nel settore della difesa e della sicurezza, in quanto i paesi dipendono dai cavi sottomarini per la sicurezza nazionale, per coordinare operazioni militari, condurre missioni diplomatiche e raccogliere informazioni, utilizzando la stessa rete di cavi sottomarini dei dati civili per le comunicazioni militari classificate (Bulletin of the Atomic Scientists, 2016). La dipendenza dai cavi sottomarini aumenterà in futuro poiché le applicazioni militari del 5G sono molte in termini di intelligence, comando e controllo o sistemi unmanned (CSIS, 2021). Un caso emblematico è fornito dall’incidente che nel dicembre del 2008 ha interrotto tre cavi che collegano Italia ed Egitto riducendo dell’80% la connettività tra Europa e Medio Oriente (Reuters, 2008). Dato che l'esercito statunitense fa molto affidamento sulle reti via cavo commerciali per le comunicazioni strategiche, ciò ha avuto un forte impatto soprattutto sulle operazioni con gli UAV pilotati in remoto. Nel 2009 il 50° Communications Squadron dell’USAF ammise che l’incidente ai cavi nel Mediterraneo aveva ridotto le sortite degli UAV dalla base di Balad in Iraq da "centinaia di sortite di combattimento al giorno" a "decine" (Harvard Kennedy School, 2010).
Per quanto riguarda le minacce fisiche a queste infrastrutture, le due preoccupazioni principali sono che i cavi potrebbero essere distrutti o intercettati da un attore non statale o più probabilmente da un avversario di statuale. Un danno intenzionale provocato dall’uomo può essere definito come l’azione volta alla “creazione di instabilità economica, disordine politico e altre forme di perturbazioni a livello geopolitico. Il taglio coordinato di più cavi eseguito in modo strategico potrebbe bloccare un paese o una regione” (DNI, 2017). Come tattica militare, il taglio dei cavi ha una sua storicità; poche ore dopo aver dichiarato guerra alla Germania nel 1914, la Royal Navy tagliò tutti e cinque i cavi telegrafici sottomarini su cui i tedeschi facevano affidamento per le comunicazioni transatlantiche (War and Security, 2014). Più difficile è sfruttarli per registrare, copiare e rubare dati per scopi di intelligence. Si ritiene che ciò possa essere fatto in tre modi: inserendo backdoor durante il processo di produzione dei cavi, prendendo di mira le stazioni di collegamento a terra ed i collegamenti con la terra ferma o collegandosi i cavi in mare. Un esempio di questo tipo di operazioni nota come "Ivy Bells", fu condotta dagli Stati Uniti nel periodo 1971-1981 posizionando dispositivi d’ascolto sui cavi che collegavano la base navale russa di Petropavlovsk a Vladivostok (Navy Lookout, 2021).
Risulta evidente che i cavi non solo si tagliano facilmente, ma le mappe che forniscono le posizioni esatte di tutti i cavi commerciali del mondo sono disponibili gratuitamente nel pubblico dominio. La stessa collocazione isolata di queste infrastrutture critiche rende difficile il loro monitoraggio, l’individuazione di una minaccia, la localizzazione e la riparazione del danno.
La Crescente Minaccia Russa alla Sicurezza dei Cavi Sottomarini
Negli ultimi anni, l'attenzione russa per i cavi sottomarini transatlantici, in particolare nell'Oceano Atlantico settentrionale, è aumentata in proporzione alla percezione della NATO dell'importanza e della vulnerabilità di queste infrastrutture. L'attività navale russa non è rivolta esclusivamente ai cavi per comunicazioni commerciali ma, può estendersi anche ai cavi operati dai militari che non compaiono sulle mappe normali. Sono sistemi altamente classificati, come le apparecchiature di rilevamento subacquee militari dell'Integrated Undersea Surveillance System (IUSS) composto da una serie di array acustici fissi e mobili per rilevare i sottomarini come il Sound Surveillance System (SOSUS)(The Diplomat, 2016). Sebbene la IUSS abbia perso importanza dopo il crollo dell'Unione Sovietica, con l’aumento dell'attività sottomarina russa negli ultimi anni il sistema è di nuovo rilevante per gli Stati Uniti e per la NATO (Lawfare, 2018).
Già negli Stati Uniti si è consapevoli di questa minaccia, come affermato da Bryan Clark del CSBA in un’audizione della Subcommittee on Seapower and Projection Forces in relazione a “Schieramenti di navi russe che, potenzialmente stanno guardando i cavi sottomarini. … Vedremo anche l'avvento di famiglie di sistemi sottomarini, o sistemi di sistemi con battelli subacquei e sistemi senza pilota sia sul fondo del mare che mobili … in cui la capacità di trovare le cose sott'acqua, di installarle o rimuoverle diventa molto importante, e chi può farlo meglio dell'altro concorrente otterrà un vantaggio. Possiamo vederlo anche in questo momento con gli sforzi che i russi stanno facendo per cercare di identificare e localizzare i cavi sottomarini” (HASC, 2015). I timori che la Russia tagli, interrompa o intercetti le linee di comunicazione sottomarine stanno crescendo, anche tenendo contro dell’utilizzo di tale strumento nell’ambito di una guerra asimmetrica non convenzionale. L’allora capo della difesa britannico, l’Air Chief Marshal Sir Stuart Peach ammetteva nel 2017 che la Gran Bretagna ei suoi alleati della NATO erano mal preparati ad affrontare la prospettiva di un simile evento come indicato dall’aumento dell’attività russa nel GIUK Gap (Groenlandia, Islanda e Regno Unito)(BBC News, 2017). Quest’area è strategica in quanto ospita diversi cavi sottomarini chiave che se tagliati, interromperebbero la comunicazione tra i membri della NATO nella regione come l'Islanda e il Canada (CNAS, 2017).
Nel 2019 lo Science and Technology Committee (STC) della NATO prendeva atto in un suo rapporto che “a Russia ha forse le capacità di guerra dei fondali marini più sviluppate al mondo (Allport, 2018). La leadership militare della NATO è conscia che la marina russa sta esplorando aggressivamente le reti di cavi sottomarini per le comunicazioni. Per ridurre al minimo i rischi di attacchi a queste infrastrutture, la NATO ha messo in atto nuovi strumenti per proteggere le infrastrutture sottomarine e monitorare le potenziali minacce. Nel luglio del 2019 il Consiglio del Nord Atlantico (NAC) ha disposto l’attivazione del Joint Force Command Norfolk (JFCNF) per “mantenere la prontezza operativa, proteggere le linee di comunicazione strategiche del Nord Atlantico, scoraggiare un’aggressione, contribuire alla reattività della NATO, assicurare rinforzi e rifornimenti e, se necessario, proiettare potenza per difendere i suoi alleati e partner” (SHAPE, 2019) che è diventato operativo l’anno successivo (NATO, 2020).
A gennaio di quest’anno, il capo delle forze armate britanniche Amm. Tony Radakin, ha affermato che i cavi sottomarini che trasmettono dati sono il vero sistema informativo mondiale, aggiungendo che qualsiasi tentativo di danneggiarli potrebbe essere considerato un atto di guerra (The Guardian, 2022). La marina ha monitorato l'attività dei sottomarini russi, con una collisione tra l'HMS Northumberland e un sottomarino russo che ha suscitato speculazioni sull'attività di mappatura dei cavi (Forces News, 2022). È evidente come negli ultimi cinque anni la percezione della minaccia russa alle infrastrutture di comunicazione sottomarine, un elemento critico per le comunicazioni tra i membri della NATO sulle due sponde dell’Atlantico, sia cresciuta al crescere dell’attività militare russa a livello globale ed anche specifiche aree geografiche.
Capacità di Seabed Warfare della Russia
La marina russa continua a dare la priorità al miglioramento delle proprie capacità per operazioni asimmetriche e ibride marittime e, per la Russia, l’approccio ibrido è preferibile in quanto offre possibilità di negazione plausibile, implica un basso livello di sensibilità morale e sfrutta anche le aree grigie dell'Art. 5 della NATO (Policy Exchange, 2017). Ad esempio, non è chiaro se un attacco ad un cavo sottomarino sarebbe considerato un’aggressione a un paese e, d’altro canto, interrompere o prendere il controllo delle reti di comunicazione è un ovvio esempio di guerra non convenzionale che la Russia ha utilizzato con successo in Crimea (Chatham House, 2016). Le capacità di seabed warfare russe, subacquee e di superficie, possono facilmente raggiungere una profondità di circa 1.000 metri e alcuni sistemi possono andare molto più in profondità, utilizzando i seguenti metodi: sottomarini madre che schierano minisommergibili a propulsione nucleare per immersioni profonde; la nave dell'intelligence Yantar che supporta Remotely Operated Vehicle (ROV) e minisommergibili con equipaggio; Unmanned Underwater Vehicles (UUV); sommergibili dual-use con equipaggio che possono lavorare anche su cavi (Naval News, 2021). Le unità sottomarine per compiti speciali impiegabili allo stato attuale sono (Human Security Centre, 2018):
- Conversione di un classe Delta IV (Project 09787 Podmoskovye) (USNI News, 2021). Noto anche come BS-64 è un battello lanciamissili balistici convertito in nave madre per minisottomarini a propulsione nucleare. I lavori sul Podmoskovye sono iniziati nel 1999 per poi interrompersi e riprendere nel 2012. La sezione missilistica è stata tagliata e sostituita da una nuova sezione di scafo portando la lunghezza complessiva da 167 a 174 (HI Sutton, 2016). Le modifiche apportate al battello permettono di operare come nave madre per il minisottomarino Losharik (The National Interest, 2016).
- Conversione di un classe Oscar II (Project 09852 Belgorod). Entrato in servizio nel 2019, il Belgorod è lungo 178 metri, largo circa 15 metri e con un dislocamento superiore alle 19.000 tonnellate, rendendolo più grande della classe Oscar-II su cui si basa (Naval News, 2021). Il K-329 si presta a due ruoli distinti: come nave madre per il minisottomarino Losharik per svolgere operazioni speciali (The National Interest, 2021); deterrenza nucleare imbarcando sei siluri Poseidon (2M39 o Status-6), lunghi 20 metri con propulsione nucleare e testata da 100 megatoni accreditati di velocità pari a 70 nodi e profondità operativa di 1000 metri (Naval News, 2022).
Ai due battelli madre si aggiungono sei minisottomarini a propulsione nucleare; 2 Project 1851.1 Paltus (730 tonnellate), 3 Project 1910 Kashalot (1.580 tonnellate), 1 Project 10831 Losharik (2.100 tonnellate)(Navy Lookout, 2021), 1 Project 1851 X-Ray (The Jamestown Foundation, 2018). Anche noti come "stazioni nucleari in acque profonde", sono in realtà Deepwater Special Operations Submarines (DWSOS)(The Jamestown Foundation, 2018), predisposti per essere trasportati da battelli madre e dispiegati furtivamente in qualsiasi punto oceanico del mondo per missioni segrete a lungo termine ed a grande profondità. Tuttavia, il Losharik ha subito un grave incidente il 1° luglio 2019, quando un incendio nel vano batteria ha ucciso 14 membri dell’equipaggio e, risulta ancora in riparazione (The Barents Observer, 2019).
Ai battelli subacquei si è aggiunta la nave da ricerca Yantar classificata come Auxiliary General Oceanographic Research (AGOR) ma, nota anche come “Oceanographic Research Vessels” (ORV) and “Search-and-Rescue Vessels” (SRV). La nave, lunga 108 m, larga 17 m e con un dislocamento di 5200 t è entrata in servizio nel 2015 come capoclasse del Project 22010 (Naval News, 2020). Trasporta due Manned Underwater Vehicles (MUV) di classe Rus e Konsul in grado di immergersi fino a 6.000 metri per 10-12 ore alla volta, oltre a Remotely Operated Underwater Drones (ROUD) che possono svolgere un'ampia gamma di attività subacquee: dall'ispezione e distruzione di oggetti, alla consegna di vari dispositivi sul fondo del mare o al sollevamento di oggetti in superficie (The Jamestown Foundation, 2018). È considerata parte delle attività di intelligence in ambiente marittimo portate avanti dalla Russia operando sulle aree di passaggio dei cavi sottomarini: vicino alle coste degli Stati Uniti e della base di Guantanamo (The New York Times, 2015) ed al largo dell’Irlanda (Naval News, 2021). Inoltre, la nave è stata osservata al lavoro sui rottami di aerei della Marina russa precipitati nel Mediterraneo durante le operazioni della portaerei Kuznetsov (USNI News, 2021).
Tutti questi mezzi sono sotto il controllo del Main Directorate of Deep-Sea Research noto come GUGI mentre, a livello organico sono raggruppati nella 29° Brigata Separata di Sottomarini della Flotta del Nord, la cui base è situata nella baia di Olenya Guba a nord di Murmansk nella Penisola di Kola (Formiche, 2021)
Da quanto descritto la flotta russa dispone di notevoli capacità per condurre una seabed warfare orientata alla conduzione di operazioni di intelligence o di sabotaggio ai danni delle reti di cavi sottomarini usati per le comunicazioni militari e civili. Non è difficile comprendere come gli investimenti su questa flotta specializzata in chiave asimmetrica sia attraente per una "potenza più debole", comportando attività facilmente negabili con un investimento relativamente modesto ma con un impatto un impatto potenzialmente enorme (Navy Lookout, 2021).
Il Caso dei Cavi Sottomarini Danneggiati in Norvegia
Nell’aprile 2021 il Lofoten-Vesterålen Ocean Observatory (LoVe), attivo dall’agosto del 2020 e gestito dal Institute of Marine Research (IMR), subisce un malfunzionamento (The War Zone, 2021). L’infrastruttura, oltre a raccogliere dati oceanografici, permette anche di raccogliere informazioni e dati sull’attività navale subacquea a vantaggio del Norwegian Defense Research Establishment (FFI) (Daily Mail, 2021) che analizza in anticipo i dati raccolti (Formiche, 2021). A seguito delle investigazioni svolte dalle autorità norvegesi, 4 km di cavi per un peso di 9.5 tonnellate del LoVe sono stati tagliati e rimossi (Daily Mail,2021), e gli snodi 2 e 3 scollegati dai cavi e spostati dalla loro sede originale (The War Zone, 2021). Secondo le autorità dell’IMR l’episodio non è imputabile ad un incidente con una nave in transito che avrebbe segnalato un simile evento; si tratterebbe quindi di una nave con il transponder spento e nell’area erano presenti unità non identificate in concomitanza con il guasto, ma non sono disponibili ulteriori informazioni (Formiche, 2021). I motivi per cui una nazione straniera sia responsabile di un’azione simile sono diversi: il sistema di sorveglianza è un mezzo importante per monitorare l'attività di sottomarini stranieri nel Mare di Norvegia; un tentativo per valutare il tipo di informazioni che il sistema LoVe è in grado di raccogliere non solo per la Norvegia ma anche per la NATO; i cavi stessi possono fornire preziose informazioni tecniche, ad esempio per chiunque desideri installare un sistema simile (The War Zone, 2021).
Un nuovo episodio avviene all’inizio 2022 la Società Space Norway ha annunciato che uno dei cavi dello Svalbard Undersea Cable System stato interrotto 130 e 230 chilometri da Longyearbyen, nell'area in cui il fondale marino va da 300 metri fino a 2700 metri nel Mare della Groenlandia (The Barents Observer, 2022). Il sistema si compone di due cavi di comunicazione che collega Longyearbyen con la Norvegia settentrionale. Oltre a fornire Internet a banda larga, i cavi servono anche il complesso SvalSat con oltre 100 antenne satellitari per fornire supporto agli operatori di satelliti in orbita polare (The War Zone, 2022). I due cavi sono rispettivamente di 1.375 e 1.339 km, garantendo una ridondanza che è venuta meno con il malfunzionamento di uno di essi, la potenziale rottura di entrambi i cavi avrebbe isolato Longyearbyen e lo SvalSat dal resto del mondo (Daily Mail, 2022). Sempre nel mese di gennaio di quest’anno la polizia norvegese ha rilasciato delle dichiarazioni a sostegno dell’ipotesi di un danno di origine umana al cavo con le isole Svalbard, non ritenendo plausibile che tale evento sia riconducibile a cause naturali (The Barents Observer, 2022).
Sebbene non ci siano prove dirette, il valore militare di queste reti di cavi è un potenziale motivo per una missione di spionaggio o sabotaggio da parte della Russia che ha i mezzi e l’interesse ad agire contro di essi. Al di là di tutto ciò, i cavi si trovano semplicemente in un'area di importanza strategica sia per la Norvegia che per la Russia. È un passaggio particolarmente vitale per le unità della marina russa, comprese le navi di superficie e i sottomarini, che lo utilizzano per procedere dalle loro basi nella parte nord-occidentale del paese verso l'Atlantico. Determinare se una rete sottomarina in questa regione ha o meno la capacità di monitorare questi i movimenti sarebbe di grande interesse per la Marina russa e le agenzie di intelligence del paese.
L’Italia e la Rete di Cavi del Mediterraneo
Il Mar Mediterraneo rimane un area strategica per il passaggio delle infrastrutture di cavi subacquei per le comunicazioni e, la crescente instabilità dell’area MENA farà aumentare l’importanza del bacino del Mediterraneo. A riprova dei rischi che le reti subacquee della regione corrono, nel 2013 le autorità egiziane arrestarono tre sommozzatori intenti a sabotare il cavo SEA-ME-WE 4, un atto che ha comunque prodotto un calo della potenza di trasmissione del 60% in Egitto, Africa, Medio Oriente ed Asia (The Guardian, 2013). Inoltre, come descritto in precedenza, nel 2008 il malfunzionamento di tre cavi che partivano dall’Italia ha avuto pesanti conseguenze per le operazioni militari statunitensi nel teatro operativo mediorientale.
A seguito del rapido sviluppo economico che ha caratterizzato il bacino del Mediterraneo, la rete di cavi che attraversa questo spazio marittimo si è sviluppata. In questo contesto l’Italia è uno degli hub principali da cui si snodano i cavi per le comunicazioni, soprattutto grazie alla posizione strategica della. Per tali motivi il Mediterraneo è una componente essenziale per permettere il funzionamento delle dorsali di trasmissione che collegano India, Medio Oriente ed Asia ad Africa, Europa e continente americano (CCSIRS, 2021). La centralità di questa rete di comunicazione è emersa anche a seguito delle rivelazioni per il Caso Snowden, da cui emerse che operazioni di spionaggio economico e militare furono condotte sui cavi SEA-ME-WE 4, SEA-ME-WE 3 e Flag Europe-Asia (BBC, 2015).
La fragilità di queste infrastrutture critiche, la cui posizione è di pubblico dominio e che sono gestite da privati, rappresenta una sfida per la sicurezza del paese, soprattutto di fronte a strategie ibride volte ad influenzare un sistema paese nei suoi appartai politici, infrastrutturali, economici e militari. Nelle Linee d’Indirizzo Strategico 2019-2034 definite dalla Marina Militare, la prima missione delle nostre forze navali è la “Difesa dello Stato contro ogni possibile aggressione al fine di salvaguardare l’integrità dello spazio territoriale nazionale, degli interessi vitali e delle vie di comunicazione e di accesso al Paese” (Rivista Marittima, 2019). Tale compito comprende “La protezione degli spazi marittimi sovrani, delle aree di mare limitrofe (ZEE, ZPE ecc…), delle linee di costa, dei porti, e delle linee di comunicazione di accesso ed uscita dal Paese e delle infrastrutture critiche sottomarine ed off-shore (oleodotti, gasdotti, teste di pozzo, dorsali dati, piattaforme petrolifere ecc) (Rivista Marittima, 2019). Tale compito va garantito in via prioritaria, continuativa ed in connessione con le attività di prevenzione a sorveglianza, tutela e salvaguardia degli interessi nazionali ovunque minacciati, e con una risposta immediata a situazioni di emergenza anche di elevato impatto. A questo riguardo, durante un evento tematico tenutosi durante il XII Festival della Diplomazia, l’Amm. Petroni ha descritto come “Il dominio underwater abbia una valenza strategica dirompente per le possibili minacce connesse alle infrastrutture critiche come le dorsali dati…che vanno viste come il sistema nervoso della nostra società...con la marina che è direttamente coinvolta nella salvaguardia, sorveglianza, protezione e sicurezza di queste infrastrutture”(Festival della Diplomazia, 2021).
Per affrontare queste sfide, servono sistemi ad alto contenuto tecnologico come i nuovi sottomarini U212 Near Future Submarine (NFS) della Marina Militare. Il programma è il progetto sottomarino più ambizioso e innovativo intrapreso dall'Italia, ed il suo sviluppo sarà supervisionato dall’OCCAR con i criteri più avanzati di System Engineering, Through Life Management, Risk Management e Quality (OCCAR, 2022). Fincantieri gestisce il programma per la costruzione di due unità con un opzione per due ulteriori battelli, con un valore complessivo di 2,3 miliardi di euro: i lavori sull’unità capoclasse sono iniziati a gennaio e la consegna dei due battelli è prevista rispettivamente per il 2027 e il 2029 (Startmag, 2022).
Grazie al nuovo sistema di combattimento, ai sensori e ai sistemi d'arma pianificati (Naval News 2021), in particolare i missili da crociera a lungo raggio da attacco profondo, l'U212NFS giocherà un ruolo chiave da sotto la superficie, negli scenari operativi multi-domain. Il battello è caratterizzato da uno scafo pressurizzato idrodinamico migliorato e più silenzioso, con una lunghezza di circa 59 metri e un dislocamento di circa 1.600 tonnellate spinte da un sistema propulsivo AIP e nuove batterie al litio (Naval News, 2022). La Electronic Warfare Suite (EWS) viene fornita dal Gruppo Elettronica e, sarà dotato di un set di tre antenne posizionate sopra la vela del sottomarino, oltre a prevedere un elevato livello di digitalizzazione basato sulla sua architettura software-defined (JED, 2021). Per quanto riguarda il Combat Management System (CMS), sarà Leonardo a fornire uno di nuova generazione (Naval News, 2021).
Nelle parole dell’Amm. Petroni, i nuovi U212 NFS “nascono come parte di un sistema di sistemi occulto, un centro stella in una rete di sensori avanzati dispiegati in mare ed operare anche in contesti ad alto rischio”( Festival della Diplomazia, 2021). Il Programma nasce dall'esigenza di garantire un'adeguata capacità di sorveglianza e controllo dello spazio subacqueo, con compiti che spazieranno da missioni puramente militari ad operazioni relative alla libertà di navigazione, all'antipirateria, alla sicurezza delle rotte di approvvigionamento energetico, alla lotta al terrorismo, alla difesa delle frontiere esterne ed alla salvaguardia delle infrastrutture marittime, comprese le infrastrutture essenziali offshore e subacquee (OCCAR, 2022).
Un Nuovo Terreno di Confronto negli Abissi: il Recupero di Tecnologia Militare Sensibile
Tenendo conto di quanto descritto nelle precedenti pagine, oggi come negli anni della Guerra Fredda, il fondale marino si presta anche ad un nuovo tipo di confronto: il recupero di tecnologia militare sensibile. Si tratta di un aspetto afferente alla seabed warfare in quanto si tratta di operazioni di recupero di mezzi militari o parti di essi dal fondale a seguito di incidenti, azioni che possono essere messe in atto sia dal paese proprietario della tecnologia che da un suo avversario o competitor.
Un famoso caso di recupero clandestino di tecnologia militare di un altro paese in quegli anni vide come protagonista il sottomarino russo K-129, scomparso nel 1968 e che i sovietici non riuscirono a rintracciare. Il 24 febbraio 1968 il sottomarino missilistico balistico nucleare sovietico K-129 lasciò Petropavlovsk nella Kamchatka per un pattugliamento di routine. Il sottomarino trasportava tre missili nucleari balistici R-21, noti anche come SS-N-5, oltre a due siluri a testata nucleare ed un set di siluri autoguidati convenzionali per difesa (The National Interest, 2020). Il K-129 doveva viaggiare in modalità silenziosa fino all'8 marzo ma, dopo non aver ricevuto comunicazioni dal sottomarino, il 9 la Marina sovietica mise in atto un operazione di soccorso (The National Interest, 2020). Dopo due mesi, l'Unione Sovietica abbandonò la ricerca del K-129, ma gli Stati Uniti individuarono il K-129 1.500 miglia a nord-ovest delle Hawaii e 16.500 piedi sotto la superficie. La CIA scelse di utilizzare un artiglio gigante che avrebbe afferrato e trascinato il K-129 nella pancia di una nave. È stata creata una storia di copertura coinvolgendo Howard Hughes. Fu costruita una nave da ricerca mineraria d'altura chiamata Hughes Glomar Explorer, mentre una squadra assemblava l'artiglio in una chiatta galleggiante chiamata HMB-1 (Smithsonian Magazine, 2019). Nella primavera del 1974, l'HMB-1 si sommerse e incontrò il Glomar Explorer che ha aperto il fondo della sua stiva cava per prendere a bordo l'artiglio. Dopo circa una settimana, il Progetto Azorian ha finalmente completato il sollevamento del K-129 ma, a metà del processo, alcuni dei bracci di presa che circondavano il sottomarino si ruppero e gran parte del battello ricadde sul fondo dell'oceano (Smithsonian Magazine, 2019). Furono recuperati due siluri a testata nucleare e alcuni manuali ma, la maggior parte delle informazioni rimase sul fondo del mare. Il Glomar Explorer ha recuperato i corpi di molti membri dell'equipaggio del K-129, ai quali hanno dato una sepoltura militare in mare, cosa che la C.I.A. ha comunicato alla Russia quasi 20 anni dopo (NPR, 2017).
Episodi di recupero di tecnologia militare sensibile dai fondali marini a seguito di incidente, per evitare che cadesse in mano a paesi ostili o competitor, si nono svolti in anni recenti con protagonisti ancora gli Stati Uniti e la Russia. Nel 2016 la portaerei russa Kuznetsov stava operando al largo della Siria quando due velivoli imbarcati si sono schiantati in mare e, per prevenire il trafugamento di tecnologia è intervenuta l’ORV Yantar (The War Zone, 2017). Il recupero si è reso necessario per via della tipologia di velivoli imbarcati andati perduti: i Su-33 avevano ricevuto vari aggiornamenti prima della crociera; i MiG-29KR sono invece tra i più moderni velivoli a disposizione dei russi (The War Zone, 2016). Da parte russa c’era il concreto timore che gli Stati Uniti potessero recuperare tecnologia sensibile utilizzando il sottomarino per operazioni speciali USS Jimmy Carter della classe Seawolf (The National Interest, 2019). Un episodio simile è avvenuto nel novembre del 2021, quando un F-35B della Royal Navy è precipitato nel Mediterraneo appena dopo il decollo dalla portaerei HMS Queen Elizabeth (The War Zone, 2017). Trattandosi di un velivolo con tecnologia stealth ed avionica avanzata sono partite da subito le operazioni per il recupero del relitto. Le operazioni si sono concluse a dicembre ed hanno visto la partecipazione dell’Italia (The War Zone, e degli Stati Uniti che, hanno fornito attrezzature di salvataggio situate in Spagna, incluso il Towed Pinger Locator 25 o TPL-25, in grado di rilevare il segnale da un'emergenza faro e individuarne la posizione (The War Zone, 2022).
A questo riguardo, va annotato che gli Stati Uniti hanno la tecnologia e le competenze per procedere al recupero di mezzi aerei precipitati anche a grande profondità. Ne è un esempio il recupero di un elicottero MH-60S precipitato al largo dell’isola di Okinawa nel gennaio del 2020, recuperando il relitto ad una profondità di quasi 6000 metri. L’operazione, gestita dal Navy Safety Center ha visto l’intervento del Supervisor of Salvage and Diving (SUPSALV) con una nave di salvataggio appaltata ed il CURV 21 , un veicolo in acque profonde telecomandato in grado di condurre operazioni di salvataggio a profondità fino a 6000 metri (Navy Times, 2021). Un altro episodio, avvenuto ad inizio anno, ha visto coinvolto un F-35C della US Navy che in fase di atterraggio sulla portaerei USS Carl Vinson ha impattato sul ponte ferendo sette membri dell’equipaggio prima di cadere nel Mar Cinese Meridionale (USNI News, 2022). Come avvenuto per il velivolo britannico precipitato in mare pochi mesi prima, anche in questo caso c’era la necessità di operare tempestivamente per salvaguardare della tecnologia militare sensibile in braccio di mare vicino alla Cina (The War Zone, 2022). Le operazioni di recupero hanno avuto successo ed il relitto è stato riportato in superficie da una profondità di quasi 4000 metri, una procedura che ha visto partecipare gli stessi attori e mezzi utilizzati per l’elicottero precipitato al largo di Okinawa (The War Zone, 2022).
Come ci insegna la storia passata e recente, il fondale marino è anche terreno di scontro per quanto riguarda lo spionaggio tecnologico, aggiungendo un nuovo tassello alla seabed warfare. Oggi è centrale proteggere il patrimonio tecnologico di un paese, soprattutto prevenendo la perdita di dati sensibili a seguito di incidenti in ambienti ostili come quello sottomarino. Avere a disposizione mezzi di recupero e soccorso dispiegabili in tempi rapidi anche su piattaforme navali commerciali sarà un requisito centrale per le marine del futuro, come evidenziato dagli episodi appena descritti.
Conclusioni
Sul fondo del mare si stanno sviluppando attività governative e private, dallo sfruttamento del settore oil & gas, al mercato dei cavi sottomarini o all'esplorazione e sfruttamento di nuove risorse minerarie. Queste eterogenee attività sono accompagnate da innovazioni tecnologiche sempre più avanzate, soprattutto riguardo all’utilizzo di droni sottomarini e dei robot. Allo stesso tempo, i principali concorrenti strategici stanno intensificando le loro ambizioni in questo settore.
In un contesto in cui il gioco delle grandi potenze, le politiche di fait accompli e il desiderio di sfruttare le risorse sono sempre più interconnessi, la libertà di azione e la tutela degli interessi delle nazioni potrebbero essere ormai in pericolo.
Per tale motivi, il dominio subacqueo pur rimanendo un ambiente altamente sfidante a livello tecnico ed operativo, sta diventando sempre più conteso al pari del dominio spaziale. La dipendenza dalle dorsali dati posate sui fondali marini, rende la sicurezza di tali infrastrutture un elemento critico. Le conseguenze di un semplice malfunzionamento di queste reti di trasmissione sono chiare e già sperimentate, motivo per cui un interruzione coordinata in maniera strategica di più cavi avrebbe conseguenze di difficile quantificazione in termini economici, politici di sicurezza.
Questa competizione sta spingendo gli Stati e le aziende private a perseguire nuove ambizioni. Le profondità oceaniche sono come una nuova frontiera, dove vengono messe in scena strategie ambigue e ibride. Uno sforzo teso ad assumere il controllo delle nuove vie di comunicazione: i cavi sottomarini che permettono transazioni economiche, comunicazioni diplomatiche, civili e militari oltre a sostenere la rete Internet globale.
In questo quadro, sarà necessario aumentare le capacità di sorveglianza e di azione fino a una profondità di 6.000 metri. Gli sforzi dovrebbero concentrarsi in particolare sul miglioramento situational awareness dell'ambiente sottomarino e sull'espansione delle capacità di informazione e azione alle acque profonde e negli ambienti contesi. A livello di innovazione tecnologica tale obiettivo va perseguito sfruttando al massimo le nuove scoperte e in tema di sistemi unmanned e impiego dell’AI.
Una dimostrazione della natura contesa dei fondali è l’attenzione ricolta al controllo di questo dominio operativo da parte delle maggiori potenze militari, ovvero USA e Russia. Questi paesi stanno sviluppando programmi che consentiranno loro di migliorare il proprio potenziale operativo e di sorveglianza, utilizzando unità speciali per aumentare la propria consapevolezza informativa. Oltre ai battelli subacquei vi sono poi varie tipologie di navi scientifiche per la ricerca oceanografica e idrografica, ma in alcuni casi dotate anche di ecoscandagli, ROV e AUV. Questi sistemi, dotati di manipolatori con strumenti per il taglio dei cavi, possono eseguire un'ampia gamma di attività subacquee: dall'ispezione e distruzione di oggetti, alla consegna di vari dispositivi sul fondo del mare o al sollevamento di oggetti in superficie.
Per tale motivo la scelta di certi paesi come la Russia di puntare sullo sviluppo di sofistica capacità per la conduzione di una seabed warfare risulta essere uno strumento ideale e pienamente integrato nell’approccio ibrido alle operazioni militari seguito da Mosca almeno nell’ultimo decennio. L’interruzione delle principali arterie di comunicazione per il trasferimento di dati ed informazioni che collegano le due sponde dell’Atlantico avrebbe un impatto devastante in termini di capacità di reazione e coordinamento militare, per non parlare dei destabilizzanti effetti economici sulla nostra società. È difficile non pensare ad una minaccia esistenziale come quella rappresentata dal catastrofico malfunzionamento delle reti di cavi sottomarini a seguito di un'azione ostile.
Mentre la consapevolezza della crescente minaccia russa verso i cavi sottomarini è ormai evidente da parte degli Stati Uniti e della NATO, anche a causa dei recenti eventi sui cavi norvegesi, di fatto nel blocco occidentale solo la US Navy dispone di un sottomarino dedicato ad attività di seabed warfare. Cosa ancora più grave è che a livello europeo, tranne per quanto riguarda la Direttiva NIS, solo la Francia ha realizzato una strategia nazionale specifica sull’argomento (Ministère des Armées, 2022). Serve una maggiore consapevolezza sul pericolo rappresentato da una interruzione delle comunicazioni tra il continente europeo ed il resto, puntando sullo sviluppo di capacità tecnologiche avanzate nell’ottica della creazione di una rete di sistemi di sistemi per la sorveglianza di queste infrastrutture critiche. In questo contesto l’Italia si sta muovendo sul piano dell’innovazione con l’inizio dei lavori sul primo battello del tipo U212 NFS, in linea con quanto definito in termini di missione primaria dalla Linee d’Indirizzo Strategico definite dalla Marina Militare, ma serve anche investire sui sistemi unmanned.
Come sta avvenendo per lo spazio, gli abissi marini vanno considerati come un nuovo dominio del moderno campo di battaglia, un’area di importanza strategica per le risorse naturali e le infrastrutture presenti al suo interno ma, anche uno spazio conteso tra le maggiori potenze del mondo. Per le sue caratteristiche le azioni ostili che si svolgono al suo interno sono di difficile identificazione e si prestano ad una negazione plausibile, rendendolo un ambiente perfetto per una strategia di hybrid warfare. La tecnologia, sia di tipo offensivo che difensiva, gioca un ruolo centrale per il controllo di questo dominio ed è interesse delle nazioni marittime dotarsi di una solida base industriale e tecnica nel campo dei battelli sottomarini a controllo umano ed anche unmanned.
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Contenuto dell’Informazione |
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Confermata |
Confermato da altre fonti indipendenti; logico in sé; coerente con altre informazioni sull’argomento |
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Presumibilmente Vera |
Non confermato; logico in sé; consistente con altre informazioni sull’argomento. |
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Forse Vera |
Non confermato; ragionevolmente logico in sé; concorda con alcune altre informazioni sull’argomento |
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Incerta |
Non confermato; possibile ma non logico in sé; non ci sono altre informazioni sull’argomento |
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Improbabile |
Non confermato; non logico in sé; contraddetto da altre informazioni sul soggetto. |
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Non giudicabile |
Non esiste alcuna base per valutare la validità dell’informazione. |
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Affidabilità della fonte |
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A |
Affidabile |
Nessun dubbio di autenticità, affidabilità o competenza; ha una storia di completa affidabilità. |
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B |
Normalmente Affidabile |
Piccoli dubbi di autenticità, affidabilità, o competenza, tuttavia ha una storia di informazioni valide nella maggior parte dei casi. |
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C |
Abbastanza Affidabile |
Dubbio di autenticità, affidabilità o competenza; tuttavia, in passato ha fornito informazioni valide. |
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D |
Normalmente non Affidabile |
Dubbio significativo sull'autenticità, affidabilità o competenza, tuttavia in passato ha fornito informazioni valide. |
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E |
Inaffidabile |
Mancanza di autenticità, affidabilità e competenza; storia di informazioni non valide. |
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F |
Non giudicabile |
Non esiste alcuna base per valutare l’affidabilità della fonte. |
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