Tra politica e religione: l’estremismo cristiano e il caso degli Stati Uniti

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  20 May 2022
  21 minutes, 23 seconds

Abstract

Nell’immaginario collettivo occidentale, estremismo e terrorismo sono immediatamente affiancati ai violenti atti terroristici di matrice islamica, eppure è importante riconoscere che l’estremismo è un fenomeno che coinvolge – potenzialmente - ogni religione, e che è presente anche nei paesi considerati più moderni, laici e democratici. Questo contributo è volto ad analizzare i concetti di fondamentalismo ed estremismo religioso, così come l’influenza che l’estremismo cristiano ha nelle società contemporanee, descrivendo le diverse forme che gli atteggiamenti religiosi possono prendere nello spazio politico. In particolare, si guarderà alla diffusione di atteggiamenti estremisti cristiani negli Stati Uniti, al fine di individuare probabili prospettive di dialogo tra religione e diritti civili.



a cura di
Sara Squadrani - Head Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società

Emma Conti - Junior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società

Paola Tuzzolino - Junior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società

Introduzione

Concordare su una definizione di estremismo religioso non è immediato, infatti, il termine si applica a contesti e atteggiamenti estremamente diversi, culturalmente e geograficamente distanti.

Il concetto di estremismo religioso si associa spesso a quelli di fondamentalismo e terrorismo, seppure innegabilmente esistano delle sovrapposizioni semantiche tra questi termini. Come osservato nella pubblicazione precedente, crediamo che la mancanza di una definizione precisa possa rafforzare convinzioni etnocentriche e avere delle conseguenze rischiose e discriminatorie rispetto alcuni gruppi. Nell’immaginario collettivo occidentale, estremismo e terrorismo sono immediatamente affiancati ai violenti atti terroristici di matrice islamica, eppure allontanandoci da questo giudizio orientalista (Said, 1978), è importante riconoscere che l’estremismo è un fenomeno che coinvolge – potenzialmente - ogni religione, anche nei paesi considerati più moderni, laici e democratici.

Analizzare il fenomeno dell’estremismo religioso può essere, quindi, un’occasione di autoriflessione per identificare le derive estremiste in Occidente e riuscire a riconoscere gli atti di violenza perpetrati da primatisti bianchi e cristiani come azioni di odio religioso (Greenreport, 2014), quali sono. Alla luce di questo, nei prossimi paragrafi, partendo dai concetti di fondamentalismo ed estremismo religioso, discutiamo l’influenza dell’estremismo nelle società contemporanee e la relazione tra religione e politica, descrivendo le diverse forme che gli atteggiamenti religiosi possono prendere nello spazio politico. In particolare, analizziamo la diffusione negli ultimi decenni di atteggiamenti estremisti cristiani negli Stati Uniti, il quale rappresenta un caso emblematico per comprendere l’influenza della religione sulla politica e sulla società.

  1. Tra secolarizzazione ed estremismo religioso: il cristianesimo

Il termine fondamentalismo indica l’adesione rigorosa e rigida a un insieme di principi e credenze, impone un’interpretazione letterale dei testi sacri e la loro applicazione a ogni aspetto della vita sociale, economica e politica (Giddens & Sutton, 2014).

Invocando la religione per ottenere potere, il fondamentalismo giustifica discriminazione, intolleranza e violazioni di diritti umani: utilizzando la coercizione per imporre un’ideologia che presuppone un’identità condivisa (noi) contro l’altro (loro) (Sweetman, 2017).

La diffusione e la forza dei fondamentalismi nel mondo contemporaneo contraddicono e smentiscono la teoria della secolarizzazione secondo la quale lo sviluppo economico e il crescente benessere di una società sono accompagnati da una progressiva perdita di rilevanza della dimensione religiosa nelle diverse sfere della vita sociale sia pubbliche e collettive che private ed individuali (Giddens & Sutton, 2014). L’estremismo religioso nasce proprio in reazione alla modernizzazione e la globalizzazione, per conservare la tradizione e preservare i valori morali sotto attacco.

Da un lato la globalizzazione e il cosmopolitismo minacciano l’identità culturale e nazionale, dall’altro le forze della modernizzazione sembrano minare le basi della società tradizionale come la famiglia e la moralità individuale. In risposta, il fondamentalismo si erge a difesa dell’identità e della morale usando gli strumenti della religione per fornire le certezze e i punti di riferimento di cui le società liberali e laiche sembrano essere prive (ibidem).

I leader estremisti adottano la narrativa religiosa facendo appello alla solidarietà e all’identità collettiva per organizzare e dare un significato (Mandaville & Nozell, 2017) al cambiamento globale, alla crisi e all’incertezza della modernità ma, per farlo, si servono degli strumenti stessi della modernità e della globalizzazione: tv e social media (Giddens & Sutton, 2014; Pratt, 2010).

Seppur indubbiamente la religione sia centrale nel comprendere il terrorismo e alcuni atti di violenza, essa è solo uno dei fattori che possono portare alle derive violente dell’estremismo: più che dai precetti religiosi queste, infatti, sono originate dal potere e la politica (Pratt, 2010; Mandaville & Nozell, 2017)

Soffermarsi sull’ideologia religiosa come unica causa dell’estremismo violento è un’erronea semplificazione che riduce il terrorismo a qualcosa di “estraneo” che, quindi, non richiede nessuna trasformazione dall’interno (Mandaville & Nozell, 2017). Sarebbe necessaria un’analisi multidimensionale (Wibisono et al., 2019) che interroghi i fattori strutturali legati alla politica, l’economia e il privilegio (Mandaville & Nozell, 2017). La sfida è quindi analizzare “the interplay between religion and widely varying local or contextual factors such as state violence, corruption, certain kinds of socioeconomic deprivation, localized conflict, youth disaffection and identity crisis” (Mandaville & Nozell, 2017) e superare la narrazione orientalista della teoria del “clash of civilization” (Huntington, 1993) secondo cui le culture e le civiltà sono monoliti immutabili in scontro tra loro per le differenze religiose – narrazione che non fa che rafforzare dicotomie razziste e islamofobiche tra noi “buoni” e loro “cattivi”. E’ indispensabile per allontanarsi da questa narrazione, identificare gli atteggiamenti estremisti e violenti in Occidente, esaminando in particolare il caso del cristianesimo.

Il fondamentalismo cristiano, ponendo la Bibbia (o meglio una sua rigida, ma parziale interpretazione) a guida di ogni ambito della vita sociale, dalla famiglia alle attività politico-economiche, si fa difensore del rigore morale condannando l’omosessualità, la promiscuità, la disgregazione della famiglia tradizionale e la contaminazione dell’identità nazionale, considerati come esempi della predizione morale della società.

Sempre più spesso, i partiti conservatori di destra, non solo quelli esplicitamente religiosi ma anche laici (Ozzano, 2013), si appropriano dei simboli del cristianesimo per creare slogan politici a discapito delle libertà individuali e dei diritti civili. Affianco al potere temporale, questi partiti vogliono contrastare l’umanesimo laico, liberale e relativista (Pratt, 2010) e difendere i “veri valori della famiglia” contro i diritti LGBTQ+, l’educazione sessuale, il divorzio e l’aborto (Opendemocracy, 2019).

Il pericoloso mix di religione e politica è la regola più che l’eccezione per la destra radicale contemporanea (Pratt, 2010), nell’estremismo cristiano le violenze e le violazioni alimentate dal fanatismo non sono rare come dimostrano i frequenti fatti di cronaca degli abusi contro la comunità LGBTQ+ o le aggressioni contro il diritto all’interruzione di gravidanza da parte di estremisti “anti-choice”.

Seppure in Occidente la discussione tra religione e diritti sia quasi sempre centrata sull’islam (Carrasco Miró, 2020), è necessario riconoscere che tutti i fondamentalismi religiosi, compreso quello cristiano, sono responsabili degli attacchi contro i diritti umani – in particolare i diritti delle donne - e i loro difensori (Sweetman, 2017). I fondamentalismi religiosi mirano a mantenere e rafforzare lo status quo e questo implica lo sforzo di proteggere anche il dominio patriarcale e controllare in modo rigido le relazioni e i ruoli di genere, spesso anche con la violenza (Sweetman, 2017), cercandone una presunta giustificazione nei testi sacri.

Come si vedrà nei paragrafi successivi, una delle aree più discusse dai partiti della destra cristiana sono i diritti riproduttivi e sessuali – in cui si esercita il dominio e controllo direttamente sul corpo femminile. La violazione dei diritti civili quali l’aborto o il divorzio, sono un chiaro esempio di come l’estremismo religioso sacrifica le libertà individuali rispetto all’integrità della comunità.

2. L’estremismo religioso in politica, le sue forme e la Teoria dell’inclusione attraverso la moderazione.

Per diversi anni il concetto di divisione tra Stato e Chiesa è stato ben chiaro tra gli studiosi di scienze sociali. I padri fondatori delle scienze sociali hanno rimarcato più volte quanto la secolarizzazione degli Stati fosse fondamentale per la costruzione di uno Stato Moderno e la messa in atto di un sistema democratico.

La religione, infatti, viene vista come un fattore regressivo, incompatibile con i principi di democrazia su cui si fondano gli Stati Moderni. Questa visione però può essere ricondotta ad una visione della religione essenzialista, ovvero interpretativa della religione in maniera strettamente monolitica, che assume a priori che alcuni concetti e principi centrali del pensiero religioso non possono cambiare e non si possono adattare alla modernità.

Seguendo un approccio multivocale invece, si riescono a trarre da ogni tradizione religiosa diversi tipi di messaggi e valori, che quindi rendono impossibile una catalogazione univoca dei principi religiosi e della religione come fattore a priori pro o anti democrazia.

È indubbio, comunque, che al giorno d’oggi la religione e il pensiero religioso abbiano un’influenza sulla politica e sui partiti, influenza che può manifestarsi in maniera diretta, ovvero attraverso l’azione di attori politici che si dichiarano apertamente di stampo religioso, o indiretta, attraverso azioni di lobbying di soggetti istituzionali (come chiese o organizzazioni no profit) o attraverso l’influenza di valori religiosi nei manifesti di partiti politici che però non si dichiarano apertamente filo-religiosi.

In realtà, come osservato negli anni dagli scienziati sociali, la definizione di “partito religioso” è eccessivamente ristretta, e non riesce a racchiudere tutte le sfumature dell’impatto della religione nella politica odierna. Nel momento in cui si cerca di analizzare l’influenza religiosa circa i vari attori politici, è necessario individuare i valori di cui i sopracitati si fanno portatori e se questi, insieme alle loro ideologie, rispecchiano in qualche modo i principi religiosi in quanto tali.

Ma come si definisce e come si può riconoscere un partito orientato verso ideologie religiose? Gli scienziati sociali e politici hanno cercato di differenziare i vari tipi di influenza che la religione ha sui valori portati avanti dai partiti politici, definendo cinque categorie distinte, le quali si basano sull’analisi dei modelli organizzativi, dell’ideologia (e in particolare l’attitudine che un partito ha verso la democrazia e il pluralismo democratico), delle relazioni con i gruppi d’interesse, la base sociale e gli obiettivi e l’influenza che questi hanno sui processi democratici.

Questo tipo di classificazione cerca di catalogare i vari livelli di influenza della religione nella politica attraverso delle definizioni sia esaustive sia reciprocamente esclusive. Le seguenti definizioni includono anche partiti formalmente secolari ma che hanno parti significative dei loro manifesti e delle loro proposte dedicate a valori di stampo religioso che richiamano quindi usanze religiose e/o includono in maniera significativa fazioni di stampo religioso. Le varie tipologie e le loro caratteristiche sono:

  • Partiti conservativi – si basano su valori religiosi ma includono questioni non religiose, accettano il pluralismo democratico e hanno come obiettivo la massimizzazione del supporto elettorale pur preservando principi di stampo religioso;
  • Partiti progressivi – sono orientati socialmente, a volte verso ideologie marxiste, si fanno promotori di questioni legate alla giustizia sociale e ai diritti civili;
  • Partiti nazionalisti – danno voce ad un nazionalismo di stampo religioso, portano avanti la convinzione della supremazia del gruppo che rappresentano, si rivolgono soprattutto ad elettori che vivono in aree altamente conflittuali, alla classe borghese che si sente minacciata da altre comunità e si oppongono fortemente ai gruppi concorrenti di etnie e religioni differenti;
  • Partiti fondamentalisti – portano avanti un’ideologia di “totale integrazione” che si base su una particolare interpretazione del messaggio religioso, il loro obiettivo è una totale trasformazione dei sistemi politici e religiosi attraverso la loro interpretazione del messaggio religioso di cui si fanno portatori;
  • Partiti cosiddetti “camp” – hanno un’ideologia flessibile, un atteggiamento pragmatico e si fanno portatori di alcuni valori religiosi fondamentali all’interno dei loro manifesti politici. Si ergono come difensori di uno specifico gruppo etnico-religioso e dei suoi valori fondanti all’interno di una società pluralistica.

Queste definizioni, che cercano di racchiudere al loro interno le caratteristiche principali degli attori nel panorama politico odierno, sono particolarmente utili nel momento in cui si vuole riconoscere l’attitudine di un certo partito politico verso la religione e il suo particolare orientamento religioso. Nonostante ciò, è perlopiù impossibile racchiudere in maniera netta gli attori politici in una sola definizione specifica. Spesso, invece, capita che si presentino caratteristiche miste, cosa che però non sminuisce l’importanza di una classificazione simile all’interno della ricerca degli scienziati politici.

Il tipo di partito più pericoloso all’interno del panorama politico odierno, poiché viene comunemente ritenuto come potenzialmente minatorio della base democratica degli Stati Moderni, è il partito classificato come “fondamentalista”, e spesso attori politici che presentano le caratteristiche costitutive di un gruppo fondamentalista vengono esclusi dal panorama politico e definiti come “anti-democratici”.

L’esclusione però, può portare ad una ulteriore radicalizzazione delle ideologie già estremiste portate avanti dai membri di un determinato gruppo politico, rendendo ancora più problematica la loro voce e soprattutto rendendo poco affidabile un sistema democratico che si fonda sulla multivocalità politica nel momento in cui si tenta di opprimere una di queste voci, seppur essa stessa portatrice di valori anti-democratici.

A questo proposito è stata sviluppata quella che porta il nome di “teoria della moderazione attraverso l’inclusione”. Questa tesi sostiene che i regimi inclusivi che incorporano i partiti radicali nei giochi elettorali di solito trasformano questi partiti in attori politici più moderati. Questo processo di moderazione può derivare da quattro fattori che probabilmente hanno un impatto cumulativo.

Per prima cosa un attore antidemocratico che accetta di entrare nel panorama politico di uno Stato democratico accetta a priori la democrazia e il suo funzionamento, diventandone parte esso stesso. In secondo luogo, una volta entrato nel sistema democratico, un partito è costretto a diluire alcuni dei suoi precetti estremisti per potersi assicurare voti da una più vasta pluralità di cittadini. Terzo, quando i partiti radicali sono orientati al potere e aspirano a governare, quelli che non riescono a conquistare una maggioranza assoluta è probabile che si affidino ad alleanze con partiti che non condividono il loro estremismo. Il quarto punto a favore della tesi di moderazione attraverso l’inclusione espone che se da una parte i partiti estremisti emergono nella maggior parte dei casi da movimenti sociali ideologici con un profondo senso di purezza dottrinale, sono costretti ad emanciparsi gradualmente da essi nel processo di trasformazione da partiti di nicchia a partiti di massa.

Tale processo però, può, nel lungo periodo, portare ad una “inversione di tendenza” ovvero una volta fidelizzata una certa parte di popolazione un partito potrebbe ritornare a proporre gradualmente idee radicali di stampo religioso.

È indubbiamente difficile capire in che modo tenere lontane idee fondamentaliste da un sistema democratico e a che livello questo atto di “protezione” dei sistemi democratici non sia esso stesso antidemocratico. La tesi dell’inclusione attraverso la moderazione è sicuramente uno strumento importante per rendere il sistema politico coerente con i principi democratici fondanti su cui si basa, ma è altrettanto importante monitorare il livello di idee estremiste e fondamentaliste propagate dagli attori politici e quanto queste abbiano l’effetto di iniettare principi di intolleranza e autoritarismo in un sistema dichiaratamente democratico.

3. Il caso dei gruppi estremisti cristiani negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti d’America, dove fin dalla sua nascita la religione ha avuto un ruolo centrale nella creazione dell’identità nazionale, il fondamentalismo religioso ha assunto e continua ad assumere una varietà di sfumature a seconda delle diverse interpretazioni, credenze e atteggiamenti sociali e politici che definiscono l’identità di ciascun gruppo religioso (Wibisono et al., 2019).

Ciò che può essere denominato fondamentalismo cristiano protestante è apparso negli Stati Uniti a partire dalla fine del XIX secolo in reazione al “modernismo teologico, che mirava a rivedere le credenze cristiane tradizionali per accogliere nuovi sviluppi nelle scienze naturali e sociali, in particolare la teoria dell’evoluzione biologica” (Melton, Sanden, 2022). Dibattiti teologici relativi all’interpretazione della Bibbia hanno successivamente continuato ad interessare la vita religiosa del Paese, con conseguenze sulla società e la politica del XX e XXI secolo.

Nel complesso, il cristianesimo è predominante a livello nazionale e sono presenti tutte le sue confessioni, attraversate da dibattiti su come i cristiani dovrebbero porsi rispetto a questioni relative ai diritti civili e all’immigrazione, posto che il cristianesino - in particolare quello protestante - racchiude “un ampio spettro di punti di vista sociali e politici, nonché una serie di identificatori socioeconomici” (Graves, Fraser-Rahim, 2021). Verso la fine del XX secolo, fondamentalisti protestanti e cattolici conservatori hanno inoltre aperto il confronto tra le loro posizioni rispetto a questioni sociali come l’aborto e la preghiera scolastica evidenziando punti di contatto.

Una delle maggiori controversie teologiche affrontate dai fondamentalisti cristiani ha riguardato la questione della possibilità o meno di conciliare la teoria dell’evoluzione di Darwin con il racconto della creazione contenuto nella Bibbia. I fondamentalisti religiosi, supportando la teoria creazionista, hanno fatto pressione - negli anni 20 così come negli anni 60 - sui legislatori per vietare l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole pubbliche, raccogliendo il consenso anche della parte conservatrice e non fondamentalista della popolazione. Nello Stato del Tennessee, la legge che vietava l’insegnamento dell’evoluzione è entrata in vigore nel 1925 ed è stata successivamente abrogata nel 1967, e tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo, i creazionisti furono eletti in vari consigli di istruzione locali e statali.

Negli anni 60 del 1900, i valori e i precetti religiosi hanno avuto un ruolo anche nel movimento per i diritti civili, attraverso l’attività dei cristiani più progressisti che hanno scelto di enfatizzare gli insegnamenti cristiani promotori dei diritti civili, e anche attraverso l’opposizione dei protestanti evangelici che utilizzavano la dottrina cristiana per rafforzare la loro egemonia socio politica e quindi perpetuare le discriminazioni.

Tali dinamiche di dibattito teologico interno ai gruppi religiosi e di risvolti sociali e politici della dottrina di cui in gruppo si fa promotore, sono ravvisabili nell’attività di particolari organizzazioni fondamentaliste ed estremiste.

Un esempio di organizzazione di stampo fondamentalista che aveva l’obiettivo di generare un impatto politico e sociale specifico è quello del Moral Majority - poi Christian Coalition: un’organizzazione politica fondata nel 1979 da Jerry Falwell, leader religioso e televangelista. L’organizzazione si batteva contro quelle che considerava tendenze culturali negative, come l’aborto e i movimenti per i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+, e sosteneva pratiche culturali, come la preghiera nelle scuole pubbliche, e politiche come l’aumento delle spese per la difesa, una forte politica estera anticomunista e il continuo sostegno americano allo Stato di Israele (Melton, Sanden, 2022), che hanno portato all’avvicinamento del Partito Repubblicano all’organizzazione religiosa.

Altri gruppi hanno fatto proprie idee e atteggiamenti fondamentalisti e possono essere identificati in quello che l’USAID definisce come estremismo violento, ovvero “advocating, engaging in, preparing, or otherwise supporting ideologically motivated or justified violence to further social, economic, and political objectives”, che può sfociare anche in terrorismo, ovvero “premeditated, politically motivated violence perpetrated against noncombatant targets by subnational groups or clandestine agents” (Lavery, 2019).

Tra questi vi è il Christian Identity Movement (CIM), fondato a metà del 1900, che mescola credenze religiose antisemite con quelle del suprematismo bianco ispirandosi all’”Anglo-Israelismo, il quale sostiene che Anglo-Sassoni, Celti, Scandinavi, Germanici e altri gruppi ad essi associati siano i diretti discendenti delle tribù d'Israele” (Del Re, 2006). I contenuti della Bibbia sono interpretati per supportare credenze antisemite, ovvero che i bianchi ariani siano gli israeliti identificati nell'Antico Testamento e che Adamo ed Eva sono i primi bianchi; che gli ebrei sono discendenti di Satana; che i discendenti delle razze pre-adamiche non sono bianchi; e che una guerra razziale è imminente (Sam-Kpakra, 2016:18). Il CIM non possiede una struttura organizzata, e opera attraverso attacchi terroristici contro chi considera come nemico. Non essendo una organizzazione centralizzata, vari altri gruppi sono ispirati e operano nell’ambito del Christian Identity Movement. Tra questi ci sono i gruppi neo-nazisti, il Ku Klux Klan (KKK), Sword and Arm of the Lord, Aryan nation, Church of Israel.

Un altro gruppo rilevante è l’Army of God (AOG), un gruppo estremista cristiano fondato all’inizio degli anni 80 del 900 e basato sul principio che l’aborto è contrario al volere di Dio, perciò la pratica deve essere avversata e impedita con qualsiasi mezzo, anche con la violenza e perfino con la morte. Questo principio è il fattore che attrae gli affiliati e ispira le loro azioni violente ma legittimate da ciò che loro credono sia il volere di Dio. Inoltre, gli affiliati operano in assenza di una struttura stabile dell’organizzazione ma in presenza di un manuale che indica come le attività debbano essere condotte. Queste ultime includono gli omicidi di medici che praticano aborti, attentati e incendi.

Le dinamiche di dibattito teologico che generano posizioni fondamentaliste pongono perciò confronti e sfide in ambito sociale e politico, e le posizioni più estreme che sfociano in azioni altrettanto estreme, e quindi violente, rappresentano sfide alla sicurezza e all’ordine pubblico con cui devono confrontarsi le autorità, data la natura criminale delle loro azioni. Difatti, ad oggi, l’estremismo cristiano è considerato una minaccia domestica per gli USA, che si affianca a quella posta dal terrorismo di matrice islamica (Wong, 2011).

Infine, ciò che è confermato dal caso americano è che “la religione è un potente motivatore sia per il cambiamento sociale positivo che per la violenza di massa”, e che rimane “un’istituzione protetta dalla società civile” (Guiora, 2009) in grado di influire sulle dinamiche sociali e politiche della vita di uno Stato.

Conclusione

È possibile affermare con certezza che la religione e la fede non sono in contraddizione con i diritti. Infatti, ogni religione difende i valori di tolleranza, pace e solidarietà, difendendo quindi lo spazio per la lotta contro le ingiustizie, le disuguaglianze e gli abusi (Sweetman, 2017). E questo è senz’altro valido per la religione cristiana, a cui si è scelto di guardare in questa sede. Alla luce dell’analisi dell’estremismo religioso quale fenomeno sociale, della sua relazione con la politica e delle esperienze dei gruppi estremisti cristiani negli Stati Uniti, è possibile affermare che non è la religione ad alimentare l’estremismo, la violenza e la violazione dei diritti, bensì la strumentalizzazione politica dei testi sacri e dei messaggi religiosi allo scopo di rafforzare lo status quo di un particolare gruppo e aizzare l’odio verso il diverso.

Le società democratiche dovrebbero, in primis, riconoscere la presenza di gruppi estremisti religiosi e attenzionare le loro modalità di azione, che sono spesso violente, e successivamente, come prospetta la “teoria della moderazione attraverso l’inclusione”, si rende necessario un ripensamento del dialogo tra istituzioni politiche e religiose, così da armonizzare i loro obiettivi riguardo la difesa dei diritti, dell’uguaglianza e del pluralismo delle credenze.




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