Afghanistan, la CPI accusa i talebani di persecuzione di genere

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  Gabriele Bellono
  09 October 2026
  5 minutes, 24 seconds

Quattro mandati d’arresto, l’accusa di persecuzione di genere

Il 5 ottobre 2026 la Corte Penale Internazionale (CPI) , più precisamente la Camera preliminare II della CPI , ha deciso di rendere pubblici i quattro mandati d'arresto contro importanti esponenti dei talebani, accusati di persecuzione di genere, considerata un crimine contro l'umanità, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 1, lettera h dello Statuto di Roma. Tra gli accusati ci sono il leader supremo talebano Hibatullah Akhundzada e tre figure di vertice legate al sistema giudiziario e all'istruzione, tra cui il presidente della Corte Suprema afghana Abdul Hakim Haqqani, il ministro dell'istruzione Habibullah Agha e il ministro dell'istruzione superiore Neda Mohammad Nadim. La CPI ritiene che vi siano fondati motivi per credere che i quattro sospettati siano penalmente responsabili per aver ordinato e sollecitato la persecuzione di genere nei confronti di ragazze, donne e altre persone non conformi alla politica dei talebani in materia di genere. Questi crimini si ritiene che siano stati commessi sul territorio afghano da quando i talebani hanno ripreso il potere, dall' agosto 2021, fino almeno al gennaio 2025.

La CPI ha ritenuto che i quattro indagati abbiano attuato una politica governativa che ha comportato gravi violazioni dei diritti fondamentali della popolazione civile afghana attraverso omicidi, incarcerazioni, torture, stupri e sparizioni forzate. La Corte ha constatato che la persecuzione di genere non comprende solo gli atti diretti di violenza ma anche l'imposizione di norme sociali discriminatorie. In proposito sono due i decreti chiave del 2026 che limitano i diritti e l'uguaglianza di donne e ragazze in Afghanistan: 1) Decreto n. 12: elimina la parità tra uomini e donne di fronte alla legge, ponendo i mariti in una posizione di autorità legale sulle mogli e limitando l'accesso delle donne alla giustizia; criminalizza la violenza all'interno del matrimonio solo quando provoca lesioni fisiche gravi e visibili. 2) Decreto n. 18: rende significativamente più difficile per le donne lasciare il matrimonio, pur preservando il diritto unilaterale degli uomini al divorzio; inoltre, permette implicitamente i matrimoni precoci, erodendo ulteriormente i diritti delle donne e delle ragazze.

La cancellazione dallo spazio pubblico e il divieto d'istruzione

Quando i talebani hanno ripreso il controllo del Paese, dopo la ritirata USA nell'agosto 2021, hanno impedito alle donne di lavorare, di accedere alla maggior parte degli spazi pubblici e di proseguire gli studi oltre le elementari. Lo scorso anno, Akhundzada ha vietato la costruzione di edifici con finestre che si affacciassero su luoghi in cui una donna potesse sedersi o stare in piedi. L'UNESCO denuncia la drammatica situazione in Afghanistan chiedendo il ripristino immediato dell'istruzione femminile oltre il livello primario siccome da cinque anni le donne afghane sono escluse dalle scuole secondarie, dalle università e dalla vita pubblica oltre ad essere limitate nel lavoro. Questo ha cancellato vent'anni di progressi, lasciando oggi 2,4 milioni di ragazze fuori dal sistema scolastico. L'UNESCO, nel cercare di far fronte a questa situazione, ha attivato programmi di apprendimento alternativo, di alfabetizzazione e supporto psico-sociale per quasi 70.000 studenti (di cui il 73% donne). Siccome il regime al potere vieta l'accesso alle scuole formali e statali alle ragazze oltre il livello primario, l'UNESCO aggira questa restrizione operando sul territorio attraverso la collaborazione con comunità locali e partner internazionali di fiducia (come il Partenariato Globale per l'Istruzione e l'Unione Europea), creando degli "spazi sicuri" dove le ragazze possono continuare ad apprendere al di fuori del sistema scolastico negato dalle autorità di fatto.

Le restrizioni all'istruzione e all'occupazione femminile in Afghanistan stanno generando una crisi profonda, impedendo alla nuova generazione di studiare per sostituire le professioniste attuali che vanno in pensione o lasciano il Paese. Secondo l'analisi dell'UNICEF (dell'aprile 2026) entro il 2030 l'Afghanistan rischierà di perdere 20.000 insegnanti e 5.400 operatrici sanitarie, questo limiterà drasticamente l'apprendimento dei bambini e l'assistenza materno-infantile, un impatto aggravato dal fatto che il contesto sociale spesso vieta alle donne di farsi curare da personale maschile. Altro fattore è che l'esclusione femminile costa al Paese 84 milioni di dollari all'anno di mancata produzione economica oltre al fatto che la rappresentanza femminile nella pubblica amministrazione è già scesa dal 21% al 17.7% tra il 2023 e il 2025. La direttrice generale dell'UNICEF, Catherine Russell, in proposito ha dichiarato: "Negare alle ragazze afghane l'accesso all'istruzione secondaria significa privare un'intera nazione del suo potenziale, intrappolando le ragazze, le loro famiglie e le loro comunità nella povertà, peggiorando le condizioni di salute e soffocando il motore economico che una generazione di donne istruite potrebbe innescare".

Le restrizioni sociali imposte alle donne afghane non provocano quindi soltanto una limitazione individuale alla libertà ma hanno una portata generale perché potrebbero produrre effetti sociali sul medio-lungo periodo che potranno essere problematici e si ripercuoteranno sull'intera società, non solo sulle donne. La perdita progressiva di competenze come potrà essere compensata? E come sarà possibile colmare la carenza di migliaia di insegnanti e operatrici sanitarie? L'esclusione categorica di una parte così ampia della popolazione rischia di trasformarsi in un problema strutturale dell’intero Afghanistan nel prossimo futuro.

La risposta di UN Women per contrastare l'invisibilità

UN Women (Entità dell'ONU per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile) ha posto alcune raccomandazioni alla comunità internazionale nell'agosto 2026 per far fronte a questa situazione, tra cui finanziamenti flessibili a lungo termine alle organizzazioni locali guidate da donne siccome molte rischiano la chiusura per mancanza di fondi. Oltre a ciò, c'è la volontà di destinare almeno il 30% di tutti gli aiuti internazionali destinati all'Afghanistan a programmi che affrontino esplicitamente i bisogni delle donne, evitando progetti neutrali rispetto al genere oltre a evitare qualsiasi azione o collaborazione istituzionale diplomatica che possa legittimare in qualche modo le politiche discriminatorie dei talebani. UN Women vuole sostenere l'autonomia economica delle donne, erogando presiti e corsi di formazioni professionali per le imprenditrici locali e per le donne che avviano attività di sussistenza. Altra volontà importante è quella di amplificare le istanze delle donne afghane nelle sedi diplomatiche per contrastare la loro cancellazione dallo spazio pubblico.

Le preoccupanti cifre riportate sulle donne afghane devono ricordarci che dietro ogni numero c'è un nome, un volto, una storia. È sbagliato considerarle semplici vittime passive del regime talebano, perché molte continuano a lottare ogni giorno per far sentire la propria voce, per imparare, lavorare e anche insegnare clandestinamente. Non si deve commettere l'errore di credere che subiscano in silenzio queste politiche oppressive, le donne afghane non subiscono solo ma continuano a resistere con straordinario coraggio ogni giorno.

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L'Autore

Gabriele Bellono

Autore per l'area tematica "Diritti Umani" di MI POST

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Diritti Umani

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Afghanistan persecuzione di genere United Nations UN Women UNESCO unicef