La costa albanese tra sviluppo turistico e investimenti privati
Le immagini arrivate da Zvërnec, sulla costa meridionale dell’Albania, hanno trasformato una controversia ambientale in un caso politico nazionale. In un video diffuso sui social e ripreso dai media albanesi, un manifestante viene colpito e trascinato da uomini legati alla sicurezza privata durante una protesta contro un progetto turistico nell’area di Portonovë, vicino a Zvërnec. La scena si svolge davanti a una recinzione, in un territorio che residenti e attivisti descrivono come parte di un’area naturale sensibile e fino a poco tempo fa accessibile alla comunità.
La vicenda non riguarda soltanto un cantiere. Riguarda il modo in cui l’Albania sta ridefinendo il proprio rapporto con la costa, con il turismo e con gli investimenti privati. Negli ultimi anni, infatti, Tirana ha promosso il settore turistico come uno dei principali motori della crescita economica, puntando anche su strutture di lusso e capitali internazionali.
A gennaio 2025 il governo albanese ha approvato un progetto di resort sull’isola di Sazan, collegato alla società dell’imprenditore Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Secondo Reuters, il progetto riguarda 45 ettari dell’isola e prevede un investimento da circa 1,4 miliardi di euro. Sazan, ex avamposto militare e unica grande isola albanese, è così diventata uno dei casi più discussi del nuovo corso turistico del Paese.
La stessa discussione si ripropone oggi a Zvërnec e nell’area di Pishë Poro-Narta. Si tratta di una zona a nord di Valona, parte del complesso umido di Narta, vicino al delta del fiume Vjosa. Ambientalisti e residenti denunciano da settimane la presenza di macchinari pesanti, recinzioni e lavori preparatori in un’area che gode dello status di “paesaggio protetto”. Secondo le organizzazioni ambientaliste locali, il rischio è che uno spazio naturale fragile venga progressivamente sottratto all’accesso pubblico e trasformato in un’area destinata al turismo di lusso.
Zvërnec, tra proprietà privata e interesse pubblico
Il governo albanese e la società coinvolta nel progetto respingono questa ricostruzione. Il primo ministro Edi Rama ha sostenuto che a Zvërnec non sarebbe stata ceduta terra pubblica, perché il terreno interessato dal progetto sarebbe proprietà privata. Anche la società Zvërnec South Adriatic Development ha dichiarato che l’area sarebbe stata acquisita legalmente, “metro per metro”, tramite accordi con proprietari privati. La stessa società ha presentato il progetto come un investimento di grande portata, capace di creare migliaia di posti di lavoro e di rafforzare il ruolo di Valona nel turismo mediterraneo.
Questa versione, tuttavia, non chiude il dibattito. Anche quando un terreno è formalmente privato, la questione può mantenere una dimensione pubblica se quel terreno si trova in un ecosistema protetto, se la trasformazione incide sull’accesso alla costa o se le comunità locali ritengono di non essere state adeguatamente coinvolte. In questo senso, il caso di Zvërnec non riguarda solo la titolarità della proprietà, ma anche la trasparenza delle decisioni e il rapporto tra sviluppo economico, tutela ambientale e partecipazione pubblica.
A rafforzare le preoccupazioni è stata anche la modifica della legge albanese sulle aree protette, approvata nel 2024. La riforma ha aperto la possibilità di autorizzare alcune costruzioni turistiche anche in zone protette, in particolare per strutture considerate di alto livello. Organizzazioni ambientaliste e osservatori europei hanno espresso dubbi sulla compatibilità di questo percorso con gli standard ambientali richiesti all’Albania nel suo processo di avvicinamento all’Unione europea.
La protesta di Zvërnec nasce dentro questa tensione. Da una parte c’è la promessa di sviluppo: resort, posti di lavoro, turismo di fascia alta, apertura internazionale. Dall’altra ci sono residenti e attivisti che denunciano la perdita dell’accesso al territorio, la mancanza di informazioni chiare e la trasformazione di un’area naturale in uno spazio recintato. In mezzo, lo Stato, chiamato a garantire che il confronto tra interessi economici e opposizione civile avvenga nel rispetto della legge e dei diritti fondamentali.
La violenza sui manifestanti e la risposta delle autorità
È su questo sfondo che l’episodio di violenza assume un significato più ampio. Secondo la ricostruzione della polizia riportata dai media albanesi, un dipendente della società Major Security avrebbe colpito un manifestante e lo avrebbe trascinato con la forza all’interno dell’area recintata, insieme ad altre due persone poi sottoposte a procedimento. Dopo la diffusione delle immagini, la polizia ha arrestato l’uomo con accuse legate alla privazione illegale della libertà e alle lesioni lievi intenzionali. Le autorità hanno inoltre revocato le licenze a due società di sicurezza privata, Major Security e Myrto Security 1.3A.
Il dato rilevante non è soltanto l’arresto, ma anche il modo in cui la vicenda è emersa. La diffusione pubblica delle immagini ha preceduto l’intervento delle autorità, che hanno poi annunciato arresti, indagini disciplinari e provvedimenti contro le società di sicurezza coinvolte. Anche il primo ministro Rama, intervenendo successivamente sul caso, ha criticato il comportamento delle guardie private e il modo in cui la polizia locale avrebbe inizialmente minimizzato la violenza.
Il diritto alla protesta non dipende dalla fondatezza o meno delle rivendicazioni dei manifestanti. È una garanzia democratica che tutela la possibilità di contestare decisioni pubbliche o private che producono effetti sulla comunità. In uno Stato di diritto, la gestione di una protesta deve restare sotto la responsabilità delle autorità pubbliche e deve rispettare criteri di proporzionalità, imparzialità e tutela dell’incolumità delle persone.
Per questo, il caso di Zvërnec non può essere letto soltanto come una controversia ambientale o immobiliare. Al centro vi sono anche il diritto alla protesta, l’accesso pubblico alla costa, la trasparenza amministrativa e il ruolo della sicurezza privata in situazioni di tensione sociale. Per un Paese candidato all’ingresso nell’Unione europea, sono aspetti che toccano direttamente la qualità dello Stato di diritto e la protezione degli spazi civici.
La costa albanese è oggi una delle aree più attrattive del Mediterraneo. Gli investimenti possono portare lavoro, infrastrutture e nuove opportunità economiche. Tuttavia, proprio per il valore ambientale e sociale di questi territori, la loro trasformazione richiede procedure chiare, controlli effettivi e un confronto reale con le comunità interessate.
A Zvërnec, la questione non è soltanto se un resort verrà costruito o meno. La questione è se una comunità possa chiedere conto delle decisioni prese sul proprio territorio senza essere respinta da recinzioni, sicurezza privata e risposte istituzionali arrivate solo dopo la diffusione pubblica delle violenze. In quella distanza tra sviluppo promesso e diritti garantiti si misura oggi una parte importante del futuro democratico dell’Albania.
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L'Autore
Blerina Ymeri
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