Argentina: antifemminismo di stato

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  Aurora Mazzola
  23 June 2026
  2 minutes, 47 seconds

Agostina Vega, Dulce María Beatriz Candia e Noelia Carolina Romero sono i nomi di tre giovani donne argentine ripetuti dalle migliaia di donne che il 3 giugno 2026 sono scese in piazza a Buenos Aires per manifestare contro la violenza di genere e i femminicidi con lo slogan “Ni una menos”.

Agostina Vega, 14 anni, è stata violentata, impiccata e smembrata la sera del 23 maggio da un uomo che conosceva (il sospettato è l’ex fidanzato della madre, Claudio Barrelier). I suoi resti sono stati poi trovati in un canale di scolo abbandonato.

Dulce María Beatriz Candia, 17 anni, è stata trovata uccisa strangolata dopo 12 giorni dalla sua scomparsa. Per l’omicidio è stato arrestato un tassista di 47 anni che, secondo la polizia, aveva una relazione sentimentale con la diciassettenne.

Noelia Carolina Romero, 30 anni, è stata pugnalata a morte dal compagno Tomás Adrián Nuñez prima che i soccorsi, che lei stessa era riuscita a chiamare, riuscissero a salvarla.

Lo slogan “Ni una menos” è nato 11 anni fa a Buenos Aires, in seguito al ritrovamento del corpo di Chiara Páez, 14 anni, uccisa e seppellita nel giardino dal ragazzo. La richiesta delle donne argentine al governo è semplice e costante dal 2015: essere vive, libere e senza debiti.

Il ministro della Sicurezza, Alejandra Monteoliva, si è rifiutata di definire l’omicidio di Agostina un femminicidio, che in Argentina implica l’ergastolo: questa decisione riflette il clima ostile alla lotta contro la violenza contro le donne e i femminicidi che si vive in Argentina oggi. Secondo i dati ufficiali del registro nazionale dei femminicidi della giustizia argentina i femminicidi registrati sono 200, in calo in confronto ai 228 registrati nel 2024. Secondo alcune organizzazioni femministe il calo non è dovuto ad un’effettiva diminuzione dei femminicidi ma alla diminuzione dei casi che vengono riconosciuti e registrati come tali.

L’ultraliberista Javier Milei, alla presidenza del paese da dicembre 2023, ha annunciato la volontà di eliminare il reato di femminicidio dal Codice penale poiché, secondo lui: “attribuisce legalmente alla vita di una donna un valore superiore a quello di un uomo”. Dal 2023 Milei ha ridotto dell’89% i fondi per le politiche di prevenzione, ha abolito il ministero per le donne e per la diversità e ha chiuso il dipartimento di protezione contro la violenza di genere.

Inoltre, molti programmi di assistenza alle vittime di violenza domestica sono stati ridimensionati o smantellati: Acompañar, un programma che ha sostenuto economicamente 350 00 donne vittime di violenza economica con sei mesi di stipendio minimo, non ha assistito nessuno nel 2025 e la linea telefonica d’emergenza del 144 ha perso due terzi del suo budget.

Le misure del governo Milei non attaccano solo la lotta contro la violenza di genere, ma tutti i diritti delle donne. Questo processo viene definito dal documento di “Ni una menos”, letto in piazza a Buenos Aires durante le manifestazioni, come: “antifemminismo di stato che promuove la violenza e la crudeltà come uniche forme di relazione sociale”.

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L'Autore

Aurora Mazzola

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Diritti Umani

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Argentina Women's rights violenza domestica Violenza di genere