Il negoziato sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea si apre tra tensioni e posizioni divergenti. La proposta di compromesso presentata dalla presidenza irlandese del Consiglio UE non soddisfa la Germania del cancelliere Friedrich Merz, che chiede una riduzione più incisiva della spesa. Il confronto riguarda il Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, lo strumento che definisce le risorse e le priorità finanziarie dell’Unione per sette anni[1].
La cosiddetta nego-box irlandese riduce di circa 141 miliardi di euro la proposta iniziale della Commissione europea, portando il bilancio a circa 1.622 miliardi di euro a prezzi costanti 2025. L’obiettivo è avvicinare le posizioni dei Ventisette, ma la revisione non sembra sufficiente per i governi più rigorosi sul fronte della spesa, a partire da Berlino.[2]
La richiesta di maggiore rigore finanziario
La posizione tedesca si inserisce nel fronte dei Paesi che chiedono un bilancio più contenuto, tra cui Paesi Bassi, Svezia e Austria. Per questi governi, la sostenibilità dei conti pubblici nazionali impone di limitare il contributo al bilancio comune e di concentrare le risorse sulle priorità considerate essenziali. La questione non riguarda soltanto l’entità della spesa, ma anche la capacità dell’UE di rispondere alle nuove sfide economiche e geopolitiche.
La proposta irlandese interviene anche sulla distribuzione delle risorse. Le riduzioni interessano, tra gli altri ambiti, competitività, ricerca, innovazione, sicurezza e azione esterna, mentre gli stanziamenti per la Politica agricola comune (PAC) risultano sostanzialmente tutelati. Una scelta che mira a preservare il sostegno al settore agricolo, ma che solleva interrogativi sulla capacità dell’Unione di finanziare investimenti strategici e rafforzare la propria competitività internazionale.
L’Irlanda difende il compromesso
Dublino considera la propria proposta una base negoziale per superare le divergenze tra gli Stati membri. La presidenza irlandese punta a trovare un equilibrio tra le richieste di contenimento della spesa e la necessità di garantire risorse alle politiche comuni. La nego-box, tuttavia, non rappresenta un accordo definitivo: è uno strumento per orientare il confronto e individuare possibili margini di convergenza[3].
Le critiche arrivano anche dalle istituzioni europee. Commissione e Parlamento europeo temono che un ridimensionamento eccessivo possa compromettere gli obiettivi dell’Unione in materia di crescita, coesione, innovazione e sicurezza. Emerge così una contrapposizione tra i governi che privilegiano la disciplina finanziaria e chi sostiene la necessità di dotare l’Europa di risorse adeguate alle responsabilità che è chiamata ad affrontare[4]
Un negoziato ancora aperto
Il confronto sul bilancio va oltre la dimensione contabile: riguarda il futuro delle politiche europee e il rapporto tra rigore finanziario e ambizioni comuni. Ridurre la spesa significa anche stabilire quali interventi finanziare e quali priorità ridimensionare, con conseguenze per gli Stati membri e per i beneficiari dei programmi europei.
Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre costituisce un passaggio importante per orientare il negoziato, ma le distanze restano significative. La proposta irlandese offre una base di discussione, senza risolvere i nodi principali. L’intesa dipenderà dalla capacità dei governi di conciliare interessi nazionali, solidarietà europea e investimenti strategici, decidendo non soltanto quanto spendere, ma quale Europa finanziare nel prossimo settennio.
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L'Autore
Tiziano Sini
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