Chiude El Helicoide? Il centro di tortura in Venezuela

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  Gabriele Bellono
  30 June 2026
  5 minutes, 37 seconds

La Corte Interamericana dei Diritti Umani (IACHR) ha ordinato mercoledì 10 giugno 2026 la chiusura di El Helicoide, noto edificio governativo di Caracas, accusato di essere un centro di tortura in Venezuela, emettendo una sentenza sul caso della detenzione di uno studente, Jorge Rojas, avvenuta nel 2003 e condannando lo Stato venezuelano per tale reato.

L'ultimatum della Corte Interamericana

La Corte ha ordinato allo Stato venezuelano di chiudere il centro di detenzione di El Helicoide, aggiungendo che il trasferimento degli attuali detenuti debba avvenire in conformità con gli standard stabiliti dalla Convenzione americana sui diritti umani in materia di integrità personale, libertà personale e giusto processo. Nella sentenza la Corte indica di aver constatato che diverse istituzioni e organizzazioni internazionali, che monitorano la situazione dei diritti umani in Venezuela, hanno stabilito che le persone detenute a El Helicoide sono state sottoposte a torture, trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Secondo la sentenza, queste violazioni sarebbero state commesse dal Servizio di Intelligence Nazionale Bolivariano (SEBIN).

Jorge Rojas, arrestato e torturato per una protesta pacifica

La Corte ha stabilito la responsabilità dello Stato venezuelano di aver limitato la partecipazione dello studente a una protesta pacifica, violando la sua libertà di pensiero e di espressione politica. Jorge Rojas fu arrestato il 19 settembre 2003, quando c’era Chavez al potere in Venezuela, in Plaza Francia, Caracas, durante un’operazione di polizia condotta in una giornata di proteste contro il regime. Rojas in quel frangente stava manifestando pacificamente contro il regime chavista, quando degli agenti in borghese, senza identificarsi, lo trasferirono con forza a El Helicoide. Il tribunale internazionale ha stabilito che gli agenti di polizia hanno perpetrato atti di tortura contro Rojas durante la sua detenzione nel centro; Rojas sarebbe stato picchiato e sottoposto a tortura in diverse parti del corpo, oltre ad aver subito minacce di violenza sessuale e di finte esecuzioni.

Negozi trasformati in celle di tortura: la storia di El Helicoide

El Helicoide fu progettato negli anni 50’ per essere un centro commerciale di ultimo livello, con una struttura futuristica con oltre tre chilometri di rampe. L’edificio non fu mai completato e sotto i regimi di Hugo Chavez e Nicolas Maduro, quelli che erano gli spazi destinati ai negozi vennero trasformati in celle di tortura per i prigionieri politici. Sotto Maduro, succeduto a Chavez nel 2013, la repressione si intensificò e, secondo il Rapporto del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, del settembre 2023, avvennero a El Helicoide pratiche di tortura, tra cui scosse elettriche, percosse, soffocamento e prolungati divieti di visita per i familiari.

L'intensificazione della repressione con Maduro

Quando Chavez morì nel 2013, il Venezuela cadde in una crisi di governabilità, perché Chavez aveva concentrato su di sé tutto il potere politico. Maduro fu designato come suo successore e, nonostante avesse avuto a disposizione un notevole apparato comunicativo, vinse le elezioni del 2013 con uno scarto solo dell’1,5%, contro Capriles del MUD (Mesa de la Unidad Democratica). Maduro, salito al potere in un clima di instabilità e violenza politica, cercò di rimediare alla situazione adottando una linea autoritaria, esacerbando la violenza istituzionale contro gli oppositori. L’allora presidente dell‘Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, tolse il diritto di parola e lo stipendio ai deputati d’opposizione, i quali vennero aggrediti fisicamente con l’approvazione dei ministri di Maduro. I leader dell’opposizione vennero bersagliati da accuse penali e carcerazioni strumentali e molti direttori di giornale vennero perseguitati. Maduro attuò un’ulteriore militarizzazione della società venezuelana, utilizzando l’esercito per compiti di polizia, attraverso il piano “Plan Patria Segura”, oltre ad ampliare le dimensioni e il ruolo politico-militare della “Milizia Bolivariana”, per intimidire i movimenti sindacali e della società civile che si opponevano al regime.

El Helicoide trasformato in un centro ricreativo?

Dopo la cattura di Maduro, con un’operazione militare mirata da parte degli USA avvenuta il 3 gennaio 2026, che ha portato al suo trasferimento negli Stati Uniti, dove attualmente è detenuto in attesa di processo con accuse di narcotraffico e terrorismo, la presidente ad interim del Venezuela è diventata Delcy Rodriguez, la quale negli ultimi anni supervisionava politicamente il sistema di sicurezza venezuelano, incluso il SEBIN e le strutture come El Helicoide. Ad oggi, sotto la pressione degli USA, Delcy Rodriguez ha annunciato l’intenzione di voler chiudere El Helicoide e di trasformarlo in un centro culturale, mossa che però non vede d’accordo gli attivisti. “Gli orrori commessi a El Helicoide sono già stati ampiamente documentati e denunciati da numerose organizzazioni per i diritti umani e da una missione delle Nazioni Unite” afferma Martha Tineo, coordinatrice dell’ONG “Justicia, Encuentro y Perdón”, uno dei gruppi che sostengono i prigionieri politici e le loro famiglie.

Basta chiudere un centro di tortura per fare realmente giustizia?

L’intenzione di Delcy Rodriguez di chiudere El Helicoide e di riconvertirlo in un centro sociale potrebbe essere interpretata come una misura che non va a cambiare realmente lo status quo del sistema politico venezuelano, questo perché Delcy Rodriguez è un’esponente di spicco del regime di Maduro. La volontà di trasformare El Helicoide in un centro sociale è una mossa fortemente criticata dagli attivisti, perché considerato un tentativo di cancellare i crimini del regime e di trasformare un luogo di violenza in un centro ricreativo. Gli attivisti ribadiscono di essere favorevoli alla sua chiusura definitiva propendendo per la sua trasformazione in un museo della memoria, uno spazio come “forma di riparazione delle vittime”, in modo da compiere i primi passi verso una reale giustizia di transizione, facendo i conti con il passato. La giustizia di transizione permetterebbe di creare una narrazione pubblica condivisa degli eventi che caratterizzarono il regime. Essa non equivarrebbe necessariamente a una giustizia sanzionatoria, ma potrebbe assumere anche una veste riparatoria, come nel caso delle Commissioni di Verità e Riconciliazione. La giustizia di transizione ha come fine quello di fare i conti con il passato per evitare che alcuni suoi aspetti si riproducano. L’obiettivo è consolidare il presente affrontando il passato, questo perché è necessario definire i fatti ed elaborarli, evitando la manipolazione della storia che può divenire essa stessa un esercizio di violenza. La chiusura di luoghi simbolo della repressione, come El Helicoide, può rappresentare un passo importante, ma senza verità, accertamento delle responsabilità e riconoscimento delle vittime, il Venezuela rischia di limitarsi a misure simboliche, senza intraprendere un reale percorso verso una possibile giustizia di transizione.

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L'Autore

Gabriele Bellono

Autore per l'area tematica "Diritti Umani" di MI POST

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El Helicoide Corte Interamericana Nicolas Maduro Hugo Chavez Delcy Rodriguez Giustizia di transizione tortura