Dazi Usa-Ue: Trump strizza l'occhio all'Europa, ma la lascia appesa alle decisioni della Casa Bianca

L’intesa sui dazi raggiunta tra Washington e Bruxelles scongiura l’innesco di una guerra commerciale tra due dei maggiori partner economici globali, ma l’attesa statunitense sulla firma di una dichiarazione congiunta irrita l’Europa, che nel frattempo conta sulle parole di Trump e congela le contromisure

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  Francesco Oppio
  12 August 2025
  4 minutes, 21 seconds

Da settimane il tema dei dazi infuoca lo scenario economico-politico europeo. La stretta di mano tra Ursula von der Leyen ed il Presidente americano, avvenuta lo scorso 27 luglio al culmine di un intenso dibattito negoziale, ha quietato le acque tra gli alleati occidentali, segnando una vittoria non indifferente per Washington, che ha chiuso il faccia a faccia strappando un accordo che sorride più all’economia a stelle e strisce che a quella del Vecchio continente.

Dopo la linea dura intrapresa da Trump con la lettera inviata ai vertici europei che fissava al 30% i dazi su tutti i beni, un valore destinato ad aumentare in caso di ritorsioni da parte di Bruxelles, le parti si sono incontrate a metà strada, attestandosi sul 15%. Il prezzo pagato dall’esecutivo europeo per favorire l’ammorbidimento americano non è stato indifferente. Infatti, nonostante i termini risultino ancora poco chiari, il patto poggia su alcuni punti fondamentali che affiancano al dazio unico del 15% su tutte le merci, comprese auto, prodotti farmaceutici e semiconduttori, un aumento degli investimenti europei nell’economia statunitense pari a 600 miliardi di dollari rispetto ai livelli attuali, nonché, l’acquisto di energia americana per un valore stimato attorno ai 750 miliardi di dollari da spalmare sui prossimi tre anni. L’intesa raggiunta tra le parti in merito all’azzeramento dei dazi su una serie di beni di natura strategica per Bruxelles, tra cui alcuni prodotti agricoli, alcuni prodotti chimici, farmaci generici e aerei, completa il quadro. Mentre esulano dal patto i dazi statunitensi su acciaio e alluminio, imposti al 50% in tutto il mondo, ad esclusione del Regno Unito che vede il valore attestarsi eccezionalmente al 25%.

La strategia della Casa Bianca adottata al tavolo europeo ricalca la medesima attuata su altre scacchiere, da ultima quella giapponese. Se è vero che la negoziazione ha permesso di tagliare l’iniziale valore del 30% imposto da Trump, è vero anche che la percentuale attuale supera di sei volte i dazi pari al 2,5% che hanno preceduto l’inizio del suo secondo mandato. La partita per il fronte europeo si gioca ora proprio sull’allungamento di quell’elenco di beni strategici su cui i dazi continueranno a non essere applicati.

L’entrata in vigore delle nuove tariffe doganali allo scoccare della mezzanotte del 7 agosto, seguita da un tweet del Presidente americano che ha sottolineato che “miliardi di dollari” stanno arrivando negli Stati Uniti, non ha sciolto i numerosi nodi che avvolgono la questione. Su tutti, la mancata presentazione di una dichiarazione congiunta a garanzia di quanto pattuito, un documento che da qualche giorno pende sulla scrivania dello Studio Ovale, in attesa di una firma che suggelli l’intesa. A frenare la penna di Trump potrebbero essere le dichiarazioni discordanti in merito al pacchetto di investimenti promesso dalla Presidente della Commissione europea, un punto centrale delle richieste americane di cui nei giorni scorsi la Von der Leyen ha però ribadito la non obbligatorietà.

Nonostante l’indugio statunitense ed i molteplici dettagli ancora da definire, la bontà dell’intesa è stata evidenziata dall’esecutivo europeo avviando sin da subito l’iter legale per la sospensione delle contromisure, previste nel caso in cui l’incontro si fosse rivelato fallimentare. La lista di beni americani, che spaziano dallo zucchero ai metalli preziosi, tassabili dall’Ue per un valore di oltre 95 miliardi di dollari, verrà accantonata con l’approvazione del Parlamento europeo, prevista entro la metà di agosto, che si esprimerà a maggioranza semplice, completando così la procedura d’urgenza.

All’entusiasmo espresso nelle parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha parlato di intesa “necessaria per evitare l’escalation”, e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che lo ha definito un accordo “sostenibile”, ha fatto da contraltare la reazione francese che, attraverso il Primo ministro Francois Bayrou, ha parlato di “giorno oscuro per l’Europa”. Critico anche il socialdemocratico tedesco Bernd Lange, a capo della commissione Commercio del Parlamento europeo, che vede nell’intesa “un’asimmetria scolpita nella pietra”. Se lo scopo dichiarato di Washington è quello di riassorbire un deficit della bilancia commerciale con l’Ue, che ha registrato un disavanzo di 235 miliardi di dollari nel corso del 2024 (dati US Census Bureau), è altrettanto chiaro che per la Casa Bianca i dazi siano ormai un’arma politica capace offuscare, come scritto da ISPI, anche la distinzione tra alleati e non alleati.

Dazi Usa-Ue: Trump strizza l'occhio all'Europa, ma la lascia appesa alle decisioni della Casa Bianca

L’intesa sui dazi raggiunta tra Washington e Bruxelles scongiura l’innesco di una guerra commerciale tra due dei maggiori partner economici globali, ma l’attesa statunitense sulla firma di una dichiarazione congiunta irrita l’Europa, che nel frattempo conta sulle parole di Trump e congela le contromisure

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