Elezioni anticipate in Francia: quale posta in gioco?

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  Redazione
  18 June 2024
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A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

La sera del 9 giugno scorso, in un discorso a sorpresa rivolto alla nazione, il presidente francese Emmanuel Macron ha comunicato ai cittadini di aver “deciso di restituire a loro la scelta del nostro futuro parlamentare attraverso il voto”. Queste parole, pronunciate in reazione alla storica affermazione elettorale del “Raggruppamento Nazionale” di destra alle elezioni europee, hanno innescato il conseguente scioglimento del Parlamento francese e le conseguenti elezioni politiche anticipate indette per il 30 giugno e 7 luglio.

A questo punto ed in questa mutata situazione politica interna che cosa potrebbe significare tale decisione per la politica francese, interna ed estera? Posta in altri termini, come possono questi risultati europei avere avuto un impatto così drastico sul parlamento francese?

Secondo un’analisi politica, per molto tempo il voto europeo è stato considerato in generale di “secondo ordine” , un termine coniato dai politologi tedeschi Karlheinz Reif ed Hermann Schmitt per descrivere le prime elezioni europee del 1979. In quei tempi si trattava di elezioni aventi un carattere “non nazionale”, e nelle quali l’affluenza alle urne è stata spesso inferiore rispetto alle elezioni di “primo ordine”.

Dalle elezioni europee del 2014, l’affluenza alle urne è risultata in aumento, attestandosi al 42,43%, ossia 1,8 punti in più rispetto al 2009. Questa tendenza è stata confermata dalle elezioni del 2024, le quali si suppone che abbiano galvanizzato un maggiore numero di elettori rispetto al 2019 (+2,5 punti) rispetto all’affluenza del 50,12% ottenuta nel 2019. L'affluenza alle urne è attualmente ad un livello più elevato rispetto alle elezioni europee del 1994.

Un altro elemento che ha rafforzato le elezioni europee è la riforma radicale del sistema francese di voto varato nel 2019.

Mentre in passato i deputati alle elezioni europee in Francia erano suddivisi tra otto circoscrizioni elettorali regionali, il sistema di voto attuale prevede soltanto la votazione unica in un unico collegio elettorale esteso a tutta la nazione. Ciò ha consentito agli elettori di identificare meglio i candidati e di valorizzare il dibattito sulle maggiori questioni in gioco. Più in dettaglio, fino al 2019, il corpo elettorale francese era distribuito in 8 circoscrizioni elettorali per le elezioni europee, ciascuna con un numero distinto di deputati. La riforma elettorale di quell'anno semplificò il sistema di voto organizzandolo sulla base di un'unica circoscrizione elettorale nazionale. Ecco perché le elezioni odierne sono diventate una sorta di referendum di approvazione o meno sull’intero operato politico di Macron.

Inoltre, esse costituiscono un autentico trampolino di lancio elettorale a disposizione delle altre forze politiche in cerca di affermazione: in particolare per il Raggruppamento Nazionale di Le Pen , Jean-Luc Mélenchon di sinistra e persino per il Rinascimento centrista del Presidente. Una delle novità di queste elezioni è che negli ultimi giorni prima del voto abbiamo potuto vedere le elezioni francesi (e non solo) assumere un carattere più spiccatamente nazionale anche attraverso la forma e struttura in prima serata dei dibattiti televisivi.

Gli analisti e politologi francesi citano, come esempio, il dibattito a tu per tu tenutosi tra il candidato di destra Jordan Bardella ed il primo ministro Gabriel Attal, avvenuto il 24 maggio, oppure la proposta di Macron di discutere di persona con Marine Le Pen sui contenuti elettorali. Si tratta eventi decisamente originali per la politica generale francese e che hanno avuto grande eco anche alle elezioni presidenziali del 2022. Essi costituiscono addirittura un probabile assaggio di quanto potrà avvenire nelle votazioni del 2027.

Quando è stato sciolto l’ultima volta il parlamento francese e cosa ci dice sullo stato attuale della politica francese?

Storicamente, l'ultimo scioglimento risale al 1997 e venne deliberato dal presidente di allora, Jacques Chirac. La sua intenzione era quella di dare maggiore vitalità alla maggioranza presidenziale dell'Assemblea nazionale, che era stata indebolita dalle manifestazioni di massa avverse alla riforma delle pensioni del 1995 e i piani di riduzione del deficit del 1997. All’epoca, la maggioranza nell’Assemblea nazionale non era strettamente rappresentata dalle forze a sostegno del presidente Chirac. Essa era emersa dalle elezioni del 1993, ovvero due anni prima che questi venisse eletto capo dello Stato. Tentando di galvanizzare gli elettori alle urne, la decisione di Chirac portò infine al suo tracollo e all'avvento al potere della sinistra nelle sue numerose componenti, con un governo guidato da Lionel Jospin.

Il contesto per Macron

Politicamente, il contesto era decisamente spinoso per Macron, con un governo di minoranza nell’Assemblea nazionale. Per imporre misure impopolari, il governo ha dovuto fare sempre più affidamento sul cinico aggiramento del parlamento invocando l’applicazione dell’articolo 49.3 della Costituzione, che in casi particolari consente legittimamente di saltare le deliberazioni parlamentari.

Intanto sono cresciute le voci di accesi moti di sfiducia. Per non parlare della moltiplicazione dei gruppi politici in seno all’Assemblea nazionale, divenuti ormai dieci, che rendevano difficile per il governo ottenere maggioranze stabili per le votazioni sui progetti di legge. Pertanto si può considerare fedele alla normativa la decisione di Macron di sciogliere l’Assemblea nazionale. Il presidente, dopo tutto, ama le interruzioni. Non è la prima volta che succede.

Per altri versi la mossa è stata interpretata da altri come una (vanitosa) dimostrazione di potere, che restituisce la voce agli elettori sotto forma di elezioni legislative.

Qual è la posta in gioco ora all’Assemblea nazionale?

Una questione che gli analisti e gli osservatori guarderanno sarà se il Parlamento uscirà dalle elezioni del giugno 2024 frammentato come nel giugno 2022. All’epoca, la conseguente divisione del parlamento in dieci gruppi parlamentari non aveva precedenti per la Quinta Repubblica.

La nuova struttura avrà un impatto reale sul flusso di lavoro dell'Assemblea?

Per i gruppi politici le questioni in gioco appaiono diverse:

A sinistra: queste elezioni determineranno il prossimo equilibrio di potere tra i vari protagonisti della Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale (NUPES), l'alleanza elettorale di sinistra francese creata nel 2022 che comprende i populisti di France Insoumise (LFI), il Partito Socialista (PS ), il Partito Comunista (PCF), i Verdi e altri piccoli gruppi politici. Nuvole incombono sull’alleanza dopo che France Insoumise ha rifiutato di qualificare Hamas come gruppo terroristico nell’ottobre 2023. Le elezioni europee hanno ora spostato il potere da France Insoumise ai socialdemocratici, che hanno raggiunto il terzo posto nella compagine politica. I Verdi, d’altro canto, hanno perso notevole sostegno. Non appena sono stati annunciati i risultati, la loro candidata Marie Toussaint, così come altri esponenti della sinistra, hanno chiesto di discutere una lista comune.

A destra per “Rassemblement National” (RN): mentre in un sondaggio nel dicembre 2023 si prevedeva che la RN avrebbe avuto la maggioranza in caso di elezioni generali anticipate, la vera questione è se la RN riuscirà ad arrivare al potere ottenendo un reale maggioranza nell'Assemblea nazionale, necessaria, e soprattutto sufficiente, per ottenere la fiducia del governo. L'eccezionale risultato di consensi ottenuto dal RN alle elezioni europee (con ben 16 punti percentuali di vantaggio sull'attuale maggioranza) costituisce un vero e proprio trampolino di lancio per queste elezioni anticipate.

Per il centro (che si propone alternativo a tutti ) di “Renaissance”, (ovvero il partito di Macron): in un momento nel quale si pone la questione di che cosa ne sarà dell'era post-Macron non appena sarà rieletto nel 2022, Renaissance dovrà precisare maggiormente il proprio posizionamento politico e, soprattutto, la disponibilità a formare una coalizione elettorale insieme a “Les Républicains”, anche a livello locale.

Potrebbe trattarsi di una conclusione scontata, dal momento che Stéphane Séjourné, in qualità di Segretario generale di Renaissance, ha annunciato recentemente all'AFP che la maggioranza “non presenterà un candidato” contro i deputati uscenti “che fanno parte del campo repubblicano”. Il problema non da poco è che in sette anni il partito presidenziale è passato dall’avere un’ampia maggioranza nell’Assemblea nazionale sotto la V Repubblica nel 2017, alla maggioranza relativa nel 2022, e poi in un continuo diminuendo ad un possibile quanto umiliante passaggio politico al fronte dell’opposizione.

Inoltre, la sfida per i repubblicani è vedere se tale partito resterà ancora una vera forza politica di livello nazionale, sapendo che ha appena ottenuto il suo peggior risultato nelle ultime elezioni europee, e soprattutto quale posizione sarà adottata in caso di secondo successo di RN alle prossime elezioni legislative.

La decisione del Presidente di sciogliere l'Assemblea nazionale può essere vista come un'ammissione di debolezza? Quale potrebbe essere la strategia del partito presidenziale?

Evidentemente i francesi detengono un sistema più realistico. Macron sta ammettendo con franchezza la sua debolezza interna e sta anticipando un probabile voto di sfiducia, secondo quanto è stato già preconizzato da alcuni mesi da alcuni gruppi dell’Assemblea. È anche un segno che il presidente Macron avrà vissuto tutte le situazioni senza precedenti sotto il Quinto Parlamento: la maggioranza più ampia, poi un governo di minoranza e ora lo scioglimento.

Altri quesiti in sospeso

Al momento attuale è ipotizzabile una convivenza di Macron con il Raggruppamento Nazionale (RN) di Le Pen? O potremmo anche solo immaginare un cambiamento radicale nel sistema partitico francese in altre forme politiche alternative?

Una coabitazione con la RN è tecnicamente ipotizzabile, ma bisognerà vedere cosa accadrà dopo queste elezioni generali anticipate. Secondo alcuni politologi, il sistema partitico francese è in fase di una quadri-polarizzazione. I quattro blocchi sono da una parte la sinistra e la destra tradizionali, così come il centrismo rappresentato da Macron e il RN.

D’ora in poi, le elezioni europee potranno risolvere almeno parzialmente le tensioni interne che stanno alla base di ciascun blocco.

Macron dovrebbe perseguire una strategia di “normalizzazione” anche se ciò potrebbe significare la perdita di voti a favore di altri? Tutti i problemi sono ora sul tappeto: quali potranno essere le varie possibilità? Per la destra: con quali forze politiche dovrebbe formare una coalizione (o almeno raggiungere un accordo maggioritario), non solo per sopravvivere politicamente, ma anche per massimizzare la propria influenza in seno al Parlamento? Il centro macroniano: come può reinventarsi in un secondo mandato che suona come la fine del suo dominio politico? La sinistra (nel suo complesso): prevarrà la linea socialdemocratica (PS) o quella più radicale di LFI?

Infine, esiste una terza via con l'emergere del sempre più popolare François Ruffin, eletto dalla sinistra radicale e i verdi? In definitiva, mai le elezioni europee avevano avuto un impatto così forte e scuotente sulla politica francese. Fra qualche mese sapremo anche il resto…!

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