A fine gennaio il più alto generale in servizio e numero due della Commissione Militare Centrale (CMC), Zhang Youxia, è stato posto sotto inchiesta e successivamente destituito per "gravi violazioni della disciplina del Partito e delle leggi dello Stato", secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa cinese. La stessa sorte è toccata anche ad un altro generale, anch’egli membro della CMC e capo di Stato maggiore del Dipartimento di Stato maggiore congiunto, Liu Zhenli. Con la loro rimozione, l’organo che guida l’apparato militare cinese sé è ridotto a soli due membri attivi, rispetto l sette previsti: lo stesso Presidente Xi e il generale e commissario politico Zhang Shengmin. L’allontanamento di Zhang Youxia ha destato particolare sorpresa, specialmente se si considera il ruolo e il legame che il generale aveva con il Presidente cinese. Amico d’infanzia e fedelissimo alleato militare di Xi, veterano della guerra sino-vietnamita, Zhang era il militare di più alto grado cinese a capo dell’Esercito Popolare di Liberazione (ELP), Vicepresidente della CMC, nonché membro del Politburo cinese.
Tuttavia, La rimozione dei due generali non è infatti un episodio isolato e casuale, bensì l’ultimo atto, ad ora, di un processo di epurazione dei vertici militari del gigante asiatico, avviano nel 2013 appena dopo la salita al potere di Xi Jinping. Durante il suo primo mandato, la campagna anticorruzione ha portato alla destituzione di due ex-Vicepresidenti della CMC, Guo Boxiong e Xu Caihou, e mentre nel 2017 furono indagati altri due figure di vertice chiave: Fang Fenghui, capo del Joint Staff Department, e Zhang Yang, direttore del Political Work Department. Un’altra ondata più recente ha colpito l’attuale massimo comando militare cinese, in carica dal XX Congresso del Partito del 2022, che ha iniziato ad essere smantellato lo scorso anno. Alla fine del 2025 sono stati infatti rimossi, tra gli altri, l’altro Vicepresidente della CMC e il secondo generale con più alto grado, He Weidong, e l’ammiraglio navale e già massimo responsabile politico dell’esercito cinese, Miao Hua, l’ex ministro della difesa Wei Fenghe e il suo successore Li Shangfu. La campagna anticorruzione ha dunque investito non solo la CMC, ma l’intero vertice militare e politico‑militare cinese, segnalando una profonda ristrutturazione degli equilibri interni.
Benché la CMC sia da sempre un’estensione del Partito comunista e sia tradizionalmente dominata dal Segretario generale, gli sviluppi recenti indicano una completa e definitiva concentrazione del controllo militare nelle mani di Xi, che ha volontariamente smantellato reti di potere parallele e figure considerate non pienamente affidabili. La tempistica delle epurazioni appare tutt’altro che casuale: il 2027 segnerà sia il centenario della fondazione dell’EPL, sia il XXI Congresso del PCC, due appuntamenti chiave entro i quali Xi ha fissato gli obiettivi di modernizzazione e piena prontezza operativa dell’esercito. È dunque plausibile interpretare la purga come un tentativo di rimuovere ostacoli al raggiungimento di tali traguardi. Non a caso, dopo la destituzione di Zhang e Liu, il PLA Daily ha pubblicato editoriali che ribadiscono la necessità di mantenere l’esercito “sotto la guida assoluta del Partito”, lasciando intendere la presenza di una minaccia politica, reale o percepita, contro l’autorità di Xi.
Le implicazioni strategiche di una CMC svuotata, con catene di comando interrotte e rimescolate sono ambivalenti. Da un lato, alcuni analisti concordano sul fatto che la recente ondata di epurazioni allontani la possibilità di una guerra imminente, specialmente contro Taiwan. La purga viene infatti letta più come un’operazione politica interna che mira a rafforzare il controllo del Presidente cinese sui vertici militare e l’obbedienza di quest’ultimi al Partito, piuttosto che come un preludio di operazione vera e propria. Dall’altro lato, gli studiosi comunque ammoniscono a non sottostimare possibili rischi. La struttura di comando, resa più rigida e centralizzata, potrebbe portare infatti ad una eccessiva propensione all’obbedienza e all’aderenza agli ordini di Xi, riducendo la capacità dei comandanti militari di esercitare giudizi indipendenti. Nel lungo periodo, infatti, una generazione di ufficiali scelti per la loro lealtà potrebbe quindi aumentare il rischio di escalation, specialmente nel quadro delle ambizioni strategiche di Pechino che, pur non sfociando di un conflitto immediato, rimangono immutate.