Europa, le rinnovabili superano i fossili: il sorpasso storico che cambia l’energia (ma la sfida inizia ora)

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  Elisa Parisi
  11 February 2026
  4 minutes, 53 seconds

Europa, le rinnovabili superano i fossili: il sorpasso storico che cambia l’energia (ma la sfida inizia ora)

Perché l’Europa ha bisogno di accelerare sulle rinnovabili

La transizione energetica europea non è più soltanto una priorità climatica: è diventata una necessità economica, industriale e geopolitica. Negli ultimi anni, le crisi energetiche e la volatilità dei prezzi del gas hanno mostrato con chiarezza quanto la dipendenza dai combustibili fossili renda l’Europa vulnerabile a shock esterni e tensioni internazionali.

Investire nelle energie rinnovabili significa quindi ridurre le emissioni, ma anche rafforzare la sicurezza energetica e stabilizzare i costi nel lungo periodo. In un contesto globale in cui la domanda di elettricità è destinata a crescere rapidamente - trainata da digitalizzazione, elettrificazione dei trasporti e sviluppo industriale - la capacità di produrre energia pulita e a prezzi accessibili diventa un fattore strategico per la competitività europea.

Secondo l’International Energy Agency (IEA), proprio le rinnovabili saranno in grado di coprire la crescita della domanda di elettricità nell’Unione europea nei prossimi anni, a patto che gli investimenti in infrastrutture e sistemi energetici continuino ad aumentare. L’Europa si trova dunque in una fase cruciale: accelerare la transizione non è più solo una scelta politica, ma una condizione necessaria per la stabilità economica e industriale del continente.

Il 2025 segna un punto di svolta storico

In questo contesto, il 2025 ha rappresentato un anno spartiacque. Secondo la European Electricity Review 2026 della think tank energetica Ember, per la prima volta nell’Unione europea la produzione di elettricità da eolico e solare ha superato quella generata dai combustibili fossili. Anche i dati diffusi da ANSA confermano questo risultato: un sorpasso storico che segna l’ingresso dell’Europa in una nuova fase della transizione energetica.

Le rinnovabili hanno ormai raggiunto quasi la metà della produzione elettrica europea complessiva, con eolico e solare in costante crescita. Il carbone continua a diminuire e il gas, pur restando centrale in alcuni momenti di picco, sta progressivamente assumendo un ruolo di supporto piuttosto che di base del sistema energetico.

Questo cambiamento non è solo simbolico. Dimostra che le politiche climatiche e industriali europee degli ultimi anni stanno producendo effetti concreti, accelerando il passaggio verso un sistema energetico a basse emissioni. Tuttavia, come sottolineano diversi osservatori, il sorpasso delle rinnovabili sui combustibili fossili rappresenta più un punto di partenza che un punto di arrivo.

I segnali virtuosi: Italia e Mare del Nord

Accanto al dato europeo complessivo, emergono segnali particolarmente incoraggianti a livello nazionale e regionale. L’Italia, ad esempio, si sta affermando come uno dei principali attori europei nello sviluppo dei sistemi di accumulo energetico. Secondo Ember, il Paese ospita circa 1,9 gigawatt di batterie su larga scala, pari a quasi il 20% della capacità operativa totale dell’UE.

Solo nel 2025 la capacità di accumulo italiana è cresciuta del 40%, con un aumento di circa 0,7 gigawatt. Ancora più rilevante è il pipeline di nuovi progetti: circa 10 gigawatt di batterie sono in costruzione, autorizzati o annunciati. Se realizzati, questi progetti potrebbero moltiplicare rapidamente la capacità di accumulo nazionale, riducendo la forte dipendenza dal gas nelle ore di maggiore domanda e contribuendo a stabilizzare i prezzi dell’elettricità.

Anche sul fronte della produzione di energia rinnovabile, l’Europa sta intensificando gli sforzi. Dieci Paesi del Nord Europa hanno annunciato un investimento congiunto di circa 9,5 miliardi di euro per sviluppare l’eolico offshore nel Mare del Nord. L’obiettivo è trasformare l’area in uno dei principali hub energetici verdi del mondo, rafforzando la sicurezza energetica europea e riducendo l’esposizione alle fluttuazioni dei mercati fossili.

Il Mare del Nord è ormai considerato uno dei pilastri della strategia energetica europea: l’espansione dell’eolico offshore dovrebbe garantire una produzione più stabile e su larga scala, contribuendo alla decarbonizzazione del sistema elettrico e alla riduzione dei costi energetici nel lungo periodo.

Le sfide: reti, accumulo e stabilità del sistema

Nonostante i progressi, la transizione energetica europea resta complessa. L’aumento della produzione da fonti rinnovabili pone nuove sfide infrastrutturali e tecniche. Le reti elettriche europee, progettate per un sistema basato su grandi centrali fossili centralizzate, devono essere adattate a una produzione sempre più decentralizzata e intermittente.

Il vero nodo non è più solo produrre energia pulita, ma riuscire a immagazzinarla e distribuirla in modo efficiente. Senza investimenti massicci in reti intelligenti, interconnessioni e sistemi di accumulo, il rischio è che la crescita delle rinnovabili proceda più lentamente del necessario o generi nuove instabilità nel sistema energetico.

Proprio per questo, l’IEA sottolinea che il successo della transizione dipenderà dalla capacità dell’Europa di integrare rinnovabili, batterie e infrastrutture elettriche in un sistema coerente e resiliente.

Il sorpasso delle rinnovabili sui combustibili fossili segna quindi un passaggio storico per l’Europa, dimostrando sì che la transizione energetica non è più soltanto una promessa, ma un processo concreto già in corso; tuttavia, questo risultato rappresenta solo l’inizio di una fase più complessa. La vera sfida sarà consolidare questi progressi, investendo in infrastrutture, innovazione e cooperazione tra Stati membri. Solo se riuscirà a trasformare questo slancio in un sistema energetico stabile, integrato e sostenibile, l’Europa potrà dire di aver davvero completato la sua rivoluzione energetica.

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Elisa Parisi

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