A inizio maggio, il direttore esecutivo della Frontex Hans Leijtens, ha esortato la Grecia a rispettare gli obblighi internazionali relativi alle garanzie di sicurezza dei rifugiati e dei migranti vulnerabili che raggiungono l’Europa spesso con imbarcazioni non idonee.
Nonostante la prospettiva temporale sia spalmata sul lungo periodo – si parla addirittura dei tre anni in cui il direttore esecutivo stesso sarà in carica -, l’obiettivo è quello di assicurare maggiore trasparenza interna.
Lo scoglio più grande sembra essere culturale, oltre che il superamento di una reputazione che l’organizzazione si è costruita nel tempo e che sembra lentamente affogare in un crescendo di problematiche: la Frontex, infatti, si è resa famosa per i suoi repentini “respingimenti” illegali di navi di migranti intercettate nel Mediterraneo fuori dalle acque dell’UE, come riportato da un’analisi del 2022 dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF).
Il direttore esecutivo ha dichiarato in un’intervista di Euronews che spesso ci sono incidenti in acque europee o internazionali di cui è responsabile la guardia costiera dello Stato in cui accade: la Grecia risulta avere, al momento, 13 potenziali accuse di violazioni di diritti umani con Frontex. Leijtens spiega che il compito della sua agenzia è unicamente quello di informare le autorità dello stato in questione di una situazione da gestire, aggiungendo che il coordinamento e la gestione dell’operazione effettiva è responsabilità dello stato stesso: a seguito di episodi come il famoso caso della nave Adriana rovesciatasi nel giugno 2023, ci si chiede se Frontex dovrebbe agire diversamente o se sono la comunicazione e il sincronismo con gli stati a mancare.
Nel bel mezzo di un pingpong di responsabilità, un terzo elemento emerge: il ruolo dell’Unione Europea, teatro della quasi totalità degli avvenimenti correlati. L’Agenzia di Frontex è stata, infatti, creata dall’Unione Europea stessa nel 2004 con l’obiettivo di gestire e coordinare al meglio la sicurezza dei confini. Di conseguenza, Frontex è tenuta a rispettare la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE come base giuridica fondamentale, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e sicuramente anche il diritto internazionale umanitario e dei rifugiati, incluso il principio di non-refoulement. A partire da queste basi giuridiche, l’Agenzia ha inoltre sviluppato meccanismi interni per garantire il rispetto dei diritti umani: il Fundamental Rights Officer, il Meccanismo di segnalazione delle violazioni e un pool di Monitor dei diritti fondamentali che mantiene un contatto e uno scambio continuo e diretto con le istituzioni di Bruxelles. In seguito ad alcune critiche in relazione ai pushbacks, il Parlamento Europeo e la Corte dei Conti hanno iniziato un processo molto più assiduo ed accurato di revisione periodica delle operazioni e in particolare, il PE ha richiesto – con la risoluzione del 14 dicembre 2023 – una maggiore trasparenza da parte dell’Agenzia stessa.
Frontex svolge un ruolo centrale nel rafforzare la cooperazione tra Stati membri nella gestione delle frontiere esterne, contribuendo così all’integrazione europea in termini di sicurezza e politica migratoria. Tuttavia, questa funzione non può essere disgiunta dal rispetto dei diritti fondamentali, che costituiscono uno dei pilastri dell’Unione stessa: è necessario che il loro rispetto non sia solo un principio formale, ma diventi parte integrante e operativa delle strategie e delle pratiche di Frontex, attraverso un monitoraggio indipendente più forte, maggiore trasparenza e maggiore collaborazione e controllo da parte delle istituzioni europee.
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L'Autore
Chiara Croci
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