Fin dall’inizio della sua presidenza, Donald Trump ha fatto discutere per le sue politiche economiche e commerciali, in particolare per l’introduzione di dazi doganali che hanno sollevato tensioni con i principali partner commerciali degli Stati Uniti, quali Canada, Messico e Cina. Queste misure contrastano con lo spirito dell’accordo USMCA, entrato in vigore nel luglio 2020 in sostituzione del NAFTA, il cui obiettivo era favorire il libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico.
L'imposizione dei dazi
Trump ha annunciato che, a partire dal 4 febbraio, le aziende che importano prodotti dal Canada e dal Messico saranno soggette a un dazio del 25%. Questa decisione è stata giustificata dal presidente statunitense con il mancato impegno da parte di questi Paesi nel contrasto al commercio illegale del fentanyl, una potente sostanza stupefacente che sta causando una grave crisi negli Stati Uniti.
Oltre a Canada e Messico, anche la Cina è stata colpita dai dazi statunitensi. Inoltre, Trump ha lasciato intendere la possibilità di misure simili nei confronti dell’Unione Europea, pur senza adottare provvedimenti concreti al momento. Tuttavia, ha rassicurato i consumatori statunitensi sostenendo che queste misure non avranno un impatto negativo sull’economia interna, ma andranno invece a penalizzare le economie straniere.
La reazione internazionale
Le reazioni dei Paesi colpiti dai dazi sono state diverse. Il presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, e il primo ministro canadese, Justin Trudeau, hanno entrambi avuto colloqui telefonici separati con Trump per negoziare una possibile revisione delle misure. A seguito di questi contatti, l’amministrazione statunitense ha deciso di sospendere l’entrata in vigore dei dazi per un mese, periodo in cui verranno rinegoziati i termini. Contestualmente, Canada e Messico si sono impegnati ad adottare misure per contrastare il traffico di fentanyl: il Canada ha stanziato 1,3 miliardi di dollari per il rafforzamento delle frontiere, mentre il Messico ha promesso di schierare 10.000 agenti della Guardia Nazionale per il controllo dei flussi migratori.
La Cina, invece, ha reagito in modo più deciso, introducendo a sua volta dazi sulle importazioni statunitensi. Pechino ha imposto tariffe del 25% sul carbone e sul gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti, oltre a un dazio del 10% sul petrolio e sui macchinari agricoli. Inoltre, il governo cinese ha annunciato un’indagine nei confronti di Google per presunta violazione delle leggi antitrust. In risposta, la Casa Bianca ha dichiarato che è previsto un contatto telefonico tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping nei prossimi giorni per discutere della situazione.
L’Unione Europea, pur non essendo ancora stata colpita direttamente dai dazi, ha espresso la propria disponibilità a negoziare nel caso in cui venissero imposte misure punitive anche nei suoi confronti.
Il presidente Trump sembra aver adottato fin da subito una linea dura nei confronti degli altri Paesi, ma solo le prossime settimane diranno quali saranno le reali conseguenze di queste politiche.