Il 23 giugno si è svolto il ventesimo vertice tra Unione Europea e Canada in un contesto di deterioramento multidimensionale della sicurezza: la discussione tra la Presidente Ursula Von Der Leyen e il Presidente del Consiglio Europeo António Costa - a nome dell’Unione Europea - con il Primo Ministro canadese Mark Carney è confluita nella realizzazione di una partnership che segna lo sviluppo di una relazione e un’alleanza sempre più resistente e duratura tra Unione Europea e Canada.
Il Canada, a detta di Carney, pare diventare “il più europeo dei paesi non europei”: un’affermazione forte che si fonda sulla cooperazione rafforzata di alto livello politico alla base della partnership in matteria di sicurezza e difesa che mira in prima linea a ridurre la dipendenza strategica e industriale da Washington.
Fin dai primi giorni dell’era Trump 2.0, il Canada è stato destinatario di minacce e ricatti – la minaccia di annessione del Canada agli Stati Uniti come 51° stato, il rischio di espulsione dall’alleanza di intelligence dei ‘Five Eyes’ e i dazi sono solo alcuni degli esempi - che hanno aumentato il senso di diffidenza nei confronti degli Stati Uniti; tuttavia, il Canada è nettamente dipendente dagli Stati Uniti specialmente per le munizioni e i sistemi difensivi. Questo aspetto ha sicuramente rappresentato una spinta per il Canada affinché ridimensionasse la propria posizione a livello di sicurezza internazionale spiegando la sua recente crescente focalizzazione e investimento in determinati ambiti quali la cybersecurity e l’Artico (considerando che anche quest’area fa parte delle zone nel mirino delle prospettive espansionistiche di Trump).
In particolare, le negoziazioni del Summit hanno previsto la partecipazione canadese ai progetti PESCO con l’obiettivo di pianificare, sviluppare ed investire congiuntamente nello sviluppo di capacità difensive e incentivare la mobilità militare delle forze armate canadesi sul territorio europeo: simbolicamente il messaggio è forte, si tratta di un atto che rende il Canada parte di un progetto strettamente europeo.
Inoltre, il Canada invierà un proprio rappresentante per la difesa presso l'Ue per assicurare l’allineamento su questioni strategiche quali il supporto all’Ucraina, l’interoperabilità militare, la sicurezza spaziale, l’antiterrorismo, la gestione della disinformazione.
Considerevolmente importante è anche la decisione di voler assicurare l’accesso del Canada al SAFE, un programma trentennale da 150 miliardi di euro volto a finanziare progetti congiunti nel settore della difesa per supportare gli Stati Membri ed alleati stretti all’acquisto di armi: senza l’accordo con il Canada, l’acquisto europeo di armi da un paese esterno al SAFE sarebbe limitato ad una spesa del 35%. Il Canada potrà accedere a gare per forniture e al co-sviluppo di sistemi militari, ma potrà anche partecipare a esercitazioni e formazione comune migliorando la gestione delle crisi. Quest’ultimo, insieme alla mobilità militare, la sicurezza marittima, la difesa cyber e la cooperazione industriale costituiscono i 5 pilastri principali su cui si reggerà il partenariato Canada - Unione Europea in materia di sicurezza e difesa.
Dal punto di vista digitale, a partire dal Partenariato Digitale 2023 e dal CETA, i due Paesi hanno avviato ufficialmente i negoziati per un nuovo accordo sul commercio digitale: secondo la dichiarazione congiunta, le parti mirano ad armonizzare i rispettivi quadri normativi per rendere le piattaforme digitali più sicure e inclusive, promuovere lo sviluppo condiviso di sistemi di intelligenza artificiale e creare identità digitali interoperabili, a beneficio delle interazioni tra cittadini e imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Lo sviluppo della partnership è anche un’occasione di reiterare l’importanza della NATO come chiave di volta della sicurezza atlantica, e non come alternativa ad essa: il Canada, infatti, sta entrando in un sistema europeo di difesa “allargato”, tendente alla promozione del multilateralismo e volto a ridurre l’asimmetria transatlantica.
Analogamente, le industrie europee avranno un nuovo mercato in Canada, con filiere sulla sicurezza che potranno beneficiare della logistica nord-americana, di norme industriali compatibili e di un mercato della difesa diversificato: si tratta anche di un passo concreto verso una maggiore autonomia strategica europea.
Il coinvolgimento del Canada produrrà un effetto leva su progetti come Readiness 2030 (precedentemente ReArmEurope), incrementando i fondi sulla difesa pubblica e privata fino a 800 miliari di euro.
D’altro canto ci saranno anche delle difficoltà a livello di coordinamento decisionale e della gestione di pressioni esterne - come quelle previste da parte di Washington -; vanno anche considerate le contingenze globali, così come le tempistiche legislative.
Sin dalla sua elezione a marzo 2025, Carney si è impegnato per portare il Canada fuori dalla sfera statunitense in una prospettiva di mero “Pivot to Europe”: il suo disegno sembra lentamente realizzarsi e l’Unione Europea sarà fondamentale perché ciò avvenga.
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L'Autore
Chiara Croci
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Canada Unione Europea safe partnership