Nel cuore pulsante dell’America Latina si snoda da anni una delle rotte migratorie più pericolose al mondo: il Darién Gap, un lembo di terra lungo circa cento chilometri che separa Panama dalla Colombia. Questa giungla rappresenta l’unico percorso via terra che collega l’America centrale con quella meridionale, ed include un territorio ostile fatto da fitte foreste pluviali, montagne e paludi. Nonostante fino ad una decina di anni fa sembrasse impossibile il suo attraversamento, da diversi anni il Tappo del Darién è divenuto la prima scelta per i migranti che intraprendono la rotta verso gli Stati Uniti.
Nel 2023, oltre 520 mila persone hanno attraversato la giungla, una cifra che segna un aumento vertiginoso in confronto ai 22 mila passaggi effettuati nel 2019. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni i migranti che intraprendono questo viaggio provengono principalmente dal Venezuela (69%), Colombia (20%) ed Ecuador (8%). In percentuali minori ci sono anche persone provenienti da Perù, Cuba, Cile, Repubblica Dominicana, Cameron e Bangladesh. Molti degli individui che intraprendono la rotta americana attraverso la giungla sono bambini e adolescenti, inviati dalle famiglie in attesa di possedere abbastanza denaro per poterli raggiungere. Nel 2023 Unicef ha segnalato circa 3300 bambini non accompagnati, molti di loro di età inferiore ai cinque anni. Solo nei primi quattro mesi del 2024, circa 40 mila bambini hanno attraversato il Darién, con un aumento del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il viaggio inizia con una prima tappa nella città costiera di Necocli e Turbo, in Colombia. Coloro che vi giungono non provengono soltanto dall’America Latina ma anche dall’Africa e dall’Asia e, dato il sempre maggior numero di requisiti necessari per ottenere il visto in Messico, chi arriva da oltreoceano vola in paesi secondari come il Brasile e l’Ecuador. Da queste due città la speranza è quella di traghettare verso Acandì, una città a circa otto chilometri dal confine con Panama, punto di partenza dell’attraversamento del Darién Gap. Per arrivare negli Stati Uniti, una volta oltrepassata la giungla, i migranti devono attraversare ancora una mezza dozzina di altri confini con la paura costante di essere fermati o deportati.
La traversata del Darién, che può durare anche più di 10 giorni, non è soltanto un’impresa estenuante a livello fisico, ma anche una rotta disseminata sia di pericoli naturali – causati da attacchi animali, malattie, e mancanza di acqua potabile- che umani. Quest’ultimo rappresenta spesso i rischi più gravi per i migranti: attacchi da parte della popolazione nativa panamense, bande criminali e organizzazioni paramilitari come le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e il Clan del Golfo. Stupri, rapine e tratta di esseri umani sono all’ordine del giorno. Le difficoltà della traversata si rifanno anche al clima ostile della zona. Il Darién Gap è una delle regioni più umide del pianeta con temperature che possono raggiungere i 35°C con un’elevata umidità, condizioni che esacerbano la sete e la fame dei migranti. La fauna della zona, compresi i coccodrilli e i serpenti velenosi, rappresentano un altro grande pericolo che i migranti si trovano ad affrontare. Per tutte queste cause, nel tentativo di superare la giungla, tra il 2018 e il 2023 hanno perso la vita più di 250 persone, con un’alta probabilità che il numero di vittime sia maggiore.
La traversata è gestita in gran parte da organizzazioni criminali colombiane che mettono a disposizione dei migranti, dietro ingenti somme di denaro, i cosiddetti “portatori” che accompagnano gli immigrati lungo il percorso, aiutandoli con gli zaini o i bambini. Insieme a loro, i coyote, o guide locali, accompagnano i gruppi lungo il percorso, spesso mettendo a disposizione le loro barche per aiutarli nel risalire i fiumi. Un aiuto che, negli anni, si è trasformato in una vera economia, permettendo ai residenti di trarre ingenti profitti dalla migrazione migliorando il proprio stile di vita. Una condizione che ha comportato loro molte difficoltà con l’adozione da parte di diverse misure di sicurezza che hanno ridotto il numero di migranti del 35% dal 2023 al 2024. L’attenzione del governo nella giungla sotto la sua sfera di influenza, si è però concentrato principalmente su chi favorisce l’immigrazione, senza rivolgere l’attenzione agli indigeni o ai clan che attaccano e violentano i migranti.
Dopo l’attraversamento del Darién Gap, la strada verso gli Stati Uniti è ancora lunga e piena di ostacoli, con una grande incognita riguardante la possibilità di poter chiedere asilo una volta al confine. Con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump il numero di persone che attraversano il confine meridionale del Paese è crollato al livello più basso degli ultimi decenni. A febbraio solo 408 persone hanno attraversato il varco del Darién verso gli Stati Uniti, segnando un calo del 96% rispetto all’anno precedente.
Questo cambiamento di rotta ha generato un flusso migratorio inverso: sempre più persone scelgono di ripercorrere la strada verso casa. Un’inversione incentivata anche dall’accordo da 6 milioni di dollari stretto tra Stati Uniti, Colombia e Ecuador, che facilita la deportazione di centinaia di migranti nei loro paesi d’origine.
Il Darién Gap rimane uno dei simboli più crudi e drammatici delle migrazioni contemporanee, nonché una delle rotte migratorie meno conosciute nel quadro internazionale. Nonostante le politiche restrittive, le difficoltà e i pericoli mortali, migliaia di persone continuano a sfidare una giungla che non separa solo due continenti, ma soprattutto la disperazione dalla speranza di un futuro migliore, per loro e per le loro famiglie.
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L'Autore
Chiara Giovannoni
Chiara Giovannoni, classe 2000, è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo sviluppo presso l’Università Roma3.
Interessata alle relazioni internazionali, in particolare alla dimensione dei diritti umani e alla cooperazione.
E’ volontaria presso un’organizzazione no profit che si occupa dei diritti dei minori in varie aree del mondo.
In Mondo Internazionale ricopre la carica di autrice per l’area tematica Diritti Umani.
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