Il ruolo delle banche nell'epoca delle incertezze

evoluzione e ostacoli

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  Angelo Di Marco
  28 March 2026
  5 minutes, 31 seconds

L’incertezza non è più una variabile eccezionale da gestire con modelli di stress test, ma la condizione strutturale entro cui le banche devono operare. Inflazione, dinamiche dei tassi d’interesse, frammentazione geopolitica e transizione energetica hanno rotto gli equilibri su cui si reggeva l’intermediazione finanziaria negli ultimi decenni. In questo contesto, il ruolo delle banche non può essere letto solo attraverso gli schemi tradizionali della vigilanza prudenziale ma attraverso un’analisi economica che colga le trasformazioni in atto nei bilanci, nei margini e nei meccanismi di trasmissione della politica monetaria.

Il nuovo regime dei tassi e la redditività

Il raido rialzo dei tassi d’interesse ha chiuso bruscamente l’era dei tassi negativi, restituendo alle banche margini di interesse che sembravano perduti. A prima vista, questo ha rafforzato la redditività degli istituti, in particolare di quelli con una solida raccolta diretta. Ma l’analisi economica deve spingersi oltre. L’aumento dei tassi ha generato un duplice effetto sui bilanci bancari.

Da un lato, ha migliorato il net interest margin (NIM), consentendo alle banche di ricostituire accantonamenti e rafforzare il patrimonio. Dall’altro, ha creato tensioni significative sul repricing delle passività e sul valore di mercato dei portafogli titoli detenuti a fair value. Il cosiddetto interest rate risk in the banking book (IRRBB) è tornato al centro dell’attenzione, mostrando come una gestione sbilanciata delle scadenze possa tradursi in perdite latenti capaci di erodere il capitale regolamentare. Le banche che avevano concentrato la propria liquidità in titoli di Stato a lunga scadenza a tassi fissi hanno subito una svalutazione patrimoniale significativa, rievocando dinamiche che si ritenevano superate dopo la crisi del debito sovrano.

La trasmissione della politica monetaria e il credito

C’è poi un nodo strutturale che riguarda il canale del credito. La politica monetaria restrittiva della Banca Centrale Europea si trasmette all’economia reale proprio attraverso il sistema bancario. Ma oggi questo meccanismo presenta anomalie rilevanti.

Mentre i tassi sui nuovi mutui e sui prestiti alle imprese sono aumentati rapidamente, la remunerazione dei depositi è rimasta ampiamente al di sotto dei tassi di mercato. Questo differenziale ha gonfiato i margini di interesse, ma ha anche alterato le condizioni competitive tra gli intermediari. Le banche con una base depositi ampia e stabile hanno potuto beneficiare di un windfall profit temporaneo, mentre quelle più esposte al funding all’ingrosso hanno subito pressioni sui costi. Il risultato è una crescente divergenza nella redditività e nella capacità di erogare credito tra i diversi modelli di business.

Parallelamente, la domanda di credito ha mostrato segnali di contrazione, non solo per l’aumento del costo del denaro, ma anche per un inasprimento delle condizioni di offerta. Le banche, in un contesto di maggiore incertezza sulle prospettive macroeconomiche, hanno progressivamente irrigidito i criteri di concessione, con effetti differenziati tra settori. Le imprese più piccole e quelle operanti nei comparti più esposti alla transizione energetica hanno subito il maggiore restringimento dell’offerta di credito.

Rischio di credito e qualità degli attivi

Un capitolo centrale dell’analisi economica riguarda l’evoluzione del rischio di credito. Finora, la qualità degli attivi bancari ha retto meglio delle previsioni, grazie a un mercato del lavoro resiliente e agli effetti ritardati della politica monetaria. Ma il quadro sta mutando.

L’aumento prolungato dei tassi comprime i margini operativi delle imprese indebitate, in particolare quelle con leve finanziarie elevate contratte in anni di tassi negativi. Il rischio è che la fase di repricing generi un progressivo deterioramento dei prestiti, con un aumento dei crediti deteriorati (non-performing loans, NPL) che si manifesterà con i fisiologici ritardi tipici del ciclo del credito. Le banche più esposte al segmento delle piccole e medie imprese, storicamente più vulnerabili alle variazioni del costo del debito, potrebbero trovarsi sotto pressione nei prossimi trimestri.

A ciò si aggiunge un rischio meno visibile ma altrettanto rilevante: quello legato alla concentrazione settoriale. Le banche che hanno finanziato massicciamente determinati comparti oggi soggetti a shock strutturali — dall’immobiliare commerciale ad alcune filiere energivore — dovranno gestire esposizioni che potrebbero rivelarsi problematiche non tanto per la singola controparte, quanto per l’intero settore.

La regolamentazione come vincolo asimmetrico

Infine, un’analisi economica non può ignorare il quadro regolamentare. Il regime prudenziale post-crisi ha imposto requisiti patrimoniali e di liquidità più elevati, rendendo il sistema bancario più resiliente ma anche meno flessibile. Oggi, in un contesto di incertezza prolungata, questo vincolo opera in modo asimmetrico.

Le banche con modelli di business tradizionali e ben capitalizzate hanno margini di manovra limitati nell’espandere il credito verso settori ritenuti rischiosi dalla vigilanza, anche quando tali settori sono strategici per l’economia. Al contrario, gli intermediari non bancari — fondi di investimento, società di credito al consumo, piattaforme di private debt — hanno guadagnato quote di mercato operando al di fuori del perimetro regolamentare più stringente. Questo spostamento di attività dal sistema bancario verso il cosiddetto shadow banking modifica la struttura complessiva dell’intermediazione finanziaria e introduce nuovi rischi di fragilità non sempre monitorati con la stessa intensità.

Conclusioni

L’epoca delle incertezze impone di rileggere il ruolo delle banche attraverso una lente economica che vada oltre i tradizionali indicatori di solidità. Il nuovo regime dei tassi ha trasformato i margini ma ha anche riaperto fragilità legate alla gestione delle scadenze e al rischio di tasso. Il canale del credito funziona in modo disomogeneo, con effetti divergenti tra modelli di business e tra settori produttivi. Il rischio di credito, finora contenuto, si prepara a una fase di normalizzazione che metterà alla prova la qualità degli attivi. E il quadro regolamentare, pur garantendo maggiore resilienza, introduce rigidità che spostano rischi e attività verso canali meno trasparenti.

In questo scenario, la capacità delle banche di svolgere il proprio ruolo non dipenderà solo dalla dotazione patrimoniale, ma dalla loro capacità di gestire contemporaneamente tassi, rischi settoriali e vincoli regolamentari. Una sfida economica, prima ancora che gestionale, che ridisegnerà il perimetro stesso dell’intermediazione bancaria nei prossimi anni.

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Angelo Di Marco

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banca Iran guerra Geopolitica instabilità