IL SAHEL: LA SFIDA RUSSA ALL’UNIONE EUROPEA E ALLA NATO

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  Matteo Ferrari
  28 June 2026
  6 minutes, 27 seconds

Mentre il dibattito pubblico europeo tende a identificare la contrapposizione tra Occidente e Russia quasi esclusivamente nel conflitto in Ucraina, baricentro dello scontro militare convenzionale, negli ultimi anni si è aperto un secondo fronte strategico altrettanto rilevante. La Federazione Russa sta infatti attuando una profonda riconfigurazione degli equilibri geopolitici nel continente africano, con particolare incisività nell'area del Sahel e dell'Africa Occidentale. Attraverso il subentro di attori paramilitari statali, come l'Africa Corps, alle precedenti missioni a guida francese e statunitense, Mosca ha progressivamente occupato i vuoti lasciati dal declino della cosiddetta "Françafrique". Questa proiezione di potenza non risponde solo a logiche estrattive o diplomatiche, ma permette al Cremlino di esercitare un'influenza diretta sui nodi logistici e sulle rotte migratorie transahariane. Tale posizionamento offre alla Russia una leva di pressione asimmetrica capace di condizionare la stabilità del "fianco sud" della NATO e dell'Unione Europea, trasformando le dinamiche regionali africane in uno strumento di competizione globale con l'Occidente.

La Strategia: approfittare dell’instabilità

La strategia della Federazione Russa nel Sahel, secondo le analisi tecniche condotte da istituti come l’ISPI e lo IAI, sembra divergere dall'obiettivo della stabilizzazione di nazioni quali Niger, Mali, Burkina Faso e Libia, aree storicamente segnate da conflitti civili e dalla presenza di formazioni jihadiste (come lo JNIM e l'ISSP, legati rispettivamente ad Al-Qaeda e all'ISIS). Nonostante le dichiarazioni ufficiali del Cremlino, l'azione russa, veicolata inizialmente dal Gruppo Wagner e successivamente dall'Africa Corps, appare orientata a capitalizzare l'instabilità regionale. Mosca offre supporto tattico e protezione alle giunte militari locali in cambio di concessioni strategiche su basi militari e risorse estrattive. In questo contesto, le forze paramilitari russe hanno progressivamente occupato le infrastrutture lasciate dai contingenti francesi, la cui estromissione dall'Africa Occidentale è iniziata col colpo di Stato in Mali del maggio 2021 e si è conclusa tra il 2024 e il 2025. Un passaggio cruciale di questo riassetto è stato il Niger, dove il governo militare ha interrotto la cooperazione con gli Stati Uniti a seguito delle tensioni su possibili accordi tra Niamey, Mosca e Teheran per la gestione dell'uranio. Il progressivo subentro russo a Francia e Stati Uniti indica una trasformazione delle vulnerabilità strutturali africane in strumenti di vantaggio geopolitico. Tale dottrina si articola su tre pilastri: l'impiego di forze militari non convenzionali, la gestione dei nodi logistici delle rotte migratorie e il controllo delle materie prime. Infine, l'uso di campagne informative corrobora un disegno strategico che, più che puntare allo scontro frontale con l'Occidente, mira a un graduale logoramento politico dei sistemi democratici europei e atlantici.

Agadez e il controllo delle rotte migratorie: i rischi per il fianco sud del continente europeo

Il caso della Base Aerea 201 di Agadez rappresenta un punto di svolta nelle dinamiche di potere regionali. Ultimata nel 2018 con un investimento superiore ai 100 milioni di dollari, la struttura ha costituito per anni il pilastro della strategia statunitense nel Sahel, fungendo da hub isolato e tecnologicamente avanzato per le operazioni di sorveglianza e antiterrorismo tramite droni. In seguito al colpo di Stato del 2024 in Niger, il dispositivo militare americano era stato inizialmente riposizionato dalla Base 101 della capitale alla più sicura Base 201. Tuttavia, la permanenza statunitense si è interrotta dopo i complessi negoziati di marzo, durante i quali Washington ha espresso forti riserve circa i crescenti contatti di Niamey con Mosca e Teheran. La posizione ufficiale americana, riportata anche da Reuters, rifletteva l'impossibilità di condividere infrastrutture strategiche con forze russe. Nel maggio 2024, durante le fasi del disimpegno statunitense, è stata infatti segnalata la presenza di personale paramilitare russo presso la Base 101, sebbene in aree separate. Con la conclusione del ritiro americano nell'agosto 2024, la Base 201 è passata formalmente sotto il controllo nigerino, ma la profonda cooperazione tra la giunta locale e la Federazione Russa pone oggi seri interrogativi sulla reale gestione dell'impianto. L'infrastruttura di Agadez assume così una rilevanza geopolitica duplice. Da un lato, si ipotizza il potenziale impiego della base per assetti aerei a lungo raggio, inclusi i droni Shahed-136 di fabbricazione iraniana — già utilizzati nel conflitto ucraino — la cui autonomia di circa 2.500 km consentirebbe teoricamente di coprire obiettivi sensibili fino allo Stretto di Gibilterra o alla Sicilia. Dall'altro, la posizione baricentrica della base rispetto alle rotte migratorie transahariane conferisce a chi la influenza una leva di pressione demografica senza precedenti.

La Libia: il cuore della strategia russa

Questo schema di acquisizione di infrastrutture ex occidentali, di aeroporti e di porti da parte russa rientra in una strategia più ampia. Il supporto russo al generale Haftar, benché inconcludente nel tentativo di quest’ultimo di controllare Tripoli, è stato strumentale per la Federazione Russa per ottenere il controllo degli hub di migranti. Il traffico di esseri umani è un problema che affligge sia la Libia di Haftar che quella internazionalmente riconosciuta. Report effettuati dalla CNN testimoniano come spesso queste rotte migratorie siano spesso mantenute in funzione da una complessa rete di aste e di compravendite di esseri umani. Secondo il Rapporto Francken del 2024 dell'Assemblea Parlamentare della NATO, Mosca punterebbe a replicare nel Mediterraneo il "modello bielorusso" del 2021, strumentalizzando i flussi migratori per generare crisi artificiali ai confini dell'Unione Europea. L'obiettivo sarebbe quello di frammentare l'opinione pubblica continentale e distogliere risorse dal fronte orientale. In tale scacchiere, risulta altrettanto critico il ruolo del porto di Tobruk in Libia, divenuto un nodo logistico essenziale per il rifornimento della rete di Stati fragili che operano sotto l'influenza russa, consolidando così quello che la NATO definisce il "secondo fronte" della minaccia ibrida.

Sahel e Ucraina: scenari interconnessi

Spesso, quando si parla del conflitto russo-ucraino, si fa difficoltà ad immaginare altri scenari di confronto tra le due nazioni al di fuori dei confini ucraini. Questo approccio, però limita le analisi della strategica ucraina, in quanto quest'ultima interviene o entra in contatto con altre nazioni al di fuori del continente europeo per ottenere vantaggi o disturbare la politica estera russa: secondo quanto riportato dal "The Times" e dalla “BBC”, l’Ucraina avrebbe gà nel 2024 dato assistenza a gruppi di ribelli connessi ad Al-qaeda, motivo dell’interruzione dei rapporti tra Mali e Ucraina, specialmente a causa di un’imboscata tenutasi nei pressi del confine Algerine, che risultò nella morte di dozzine tra i soldati regolari del Mali e i mercenari della Wagner. Infine, secondo quanto riportato da un’inchiesta di “Radio France Internationale”, personale ucraino sarebbe presente sul territorio libico. L’inchiesta, svoltasi a seguito dell’attacco Ucraino e Britannico presso le coste libiche, secondo le accuse russe, alla “Arctic Metagaz” parte della flotta fantasma russa nel marzo del 2026, evidenzia come il personale ucraino, secondo fonti interne all'amministrazione libica, sia dislocato in tre postazioni: nella città di Misrata, nella città di Zaouïa e l’ultimo, verso l’aeroporto di Tripoli. Sempre secondo la stessa fonte, la presenza militare ucraina in Libia nasce da un accordo tra le parti concluso nell’ottobre 2025 a seguito della richiesta effettuata dal referente militare ucraino ad Algeri. L’accordo, prontamente criticato già l’anno scorso dalla Federazione Russa, fornisce all’Ucraina l’accesso al mare oltre che a strutture essenziali per la logistica militare. Questo rafforza il confronto delle due nazioni oltre che rendere il conflitto russo-ucraino parte di un più grande quadro di confronto tra forze occidentali e Federazione Russa.

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Matteo Ferrari

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