In Tunisia migliaia di persone sono tornate in piazza contro Kaïs Saïed

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  Alice Balan
  21 October 2026
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Sabato 17 ottobre migliaia di persone hanno manifestato a Tunisi contro il presidente Kaïs Saïed, chiedendo la liberazione degli oppositori detenuti, il rispetto delle libertà politiche e interventi contro il peggioramento delle condizioni economiche. Secondo l’agenzia di stampa AFP, i partecipanti erano più di 3.000, anche se il numero non è stato verificato in modo indipendente. La manifestazione, organizzata dal principale sindacato del paese, l’Unione generale tunisina del lavoro (UGTT), insieme a partiti di opposizione e organizzazioni della società civile, è stata la più grande protesta contro Saïed degli ultimi anni.

Il corteo ha attraversato avenue Habib Bourguiba, nel centro della capitale, uno dei luoghi simbolo delle proteste che nel 2011 portarono alla caduta del presidente Zine El Abidine Ben Ali. I manifestanti hanno scandito slogan come «Il popolo vuole la caduta del regime», riprendendo una delle parole d’ordine della rivolta di allora, e «Le carceri sono piene, il popolo ha fame». Tra le richieste c’erano anche la fine di quelli che i partecipanti hanno definito attacchi ai diritti sindacali e alle libertà di espressione.

La protesta è stata significativa anche perché ha riunito gruppi politici e sociali che negli ultimi anni erano rimasti divisi. In piazza c'erano avvocati, medici, giornalisti, disoccupati e attivisti provenienti da diverse aree dello spettro politico. La loro convergenza è arrivata dopo altre mobilitazioni contro il carovita e la carenza di beni essenziali, tra cui quella del 20 agosto a Tunisi e uno sciopero di due giorni dei lavoratori del trasporto di carburanti a settembre.

Una crisi economica che non si risolve

Le ragioni della protesta non riguardano soltanto la politica. La Tunisia affronta da anni difficoltà economiche, un alto livello di disoccupazione e un peggioramento dei servizi pubblici. In diverse zone del paese si verificano interruzioni della fornitura di acqua ed elettricità, mentre medicinali e altri beni essenziali sono diventati difficili da reperire.
Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica tunisino citati da Al Jazeera, nel secondo trimestre del 2026 il tasso di disoccupazione era del 14,9 per cento. Tra i giovani di età compresa tra 15 e 24 anni raggiungeva il 35,4 per cento, mentre tra i laureati era del 26,6 per cento. L'economia è cresciuta del 2,3 per cento su base annua nello stesso trimestre, ma questa crescita non è stata sufficiente a risolvere le difficoltà di ampie fasce della popolazione.Anche i prezzi continuano a pesare sui bilanci familiari. A settembre l'inflazione annua era salita al 5,6 per cento, rispetto al 5,4 per cento di agosto. I prezzi di alimenti e bevande erano aumentati dell'8,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2025.A queste difficoltà si sono aggiunte, durante l'estate, temperature molto elevate e interruzioni dell'elettricità che hanno interessato diverse regioni, mettendo ulteriormente sotto pressione le reti idriche e i servizi pubblici. Per molti tunisini, la crisi si traduce in problemi quotidiani: trovare lavoro, pagare i beni di prima necessità e avere accesso regolare all'acqua e alla corrente elettrica.

Dalla promessa di rinnovamento alla concentrazione del potere

Saïed è stato eletto presidente nel 2019, in un periodo di forte sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali, accusati da una parte della popolazione di non aver risolto i problemi economici e sociali emersi dopo la rivoluzione del 2011. Aveva promesso di combattere la corruzione e superare lo stallo politico che aveva caratterizzato gli anni successivi alla caduta di Ben Ali.

Nel luglio del 2021 sospese il parlamento e destituì il governo. Nei mesi successivi consolidò il controllo sulle istituzioni, fino allo scioglimento del parlamento e all'approvazione, nel 2022, di una nuova Costituzione che ha ampliato i poteri presidenziali. Le sue decisioni sono state descritte dagli oppositori come un colpo di Stato. Da allora, le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato una crescente repressione degli oppositori politici, dei giornalisti e della società civile. Saïed respinge le accuse di autoritarismo e sostiene che le sue iniziative siano necessarie per combattere la corruzione e difendere lo Stato. Ha inoltre accusato i suoi oppositori di alimentare le crisi economiche per provocare disordini. La manifestazione di sabato ha riportato al centro proprio il rapporto tra le difficoltà economiche e la riduzione degli spazi di dissenso. La concentrazione del potere non ha finora prodotto il miglioramento delle condizioni di vita promesso dal presidente, mentre le possibilità di contestare le sue decisioni si sono ridotte. Molte delle rivendicazioni della rivoluzione del 2011 — lavoro, libertà e dignità — restano irrisolte.

Un'opposizione ancora da ricostruire

La partecipazione congiunta di sindacati, partiti e organizzazioni della società civile è uno degli elementi più rilevanti della manifestazione. Negli ultimi anni, le divisioni tra le forze contrarie a Saied ne avevano limitato la capacità di organizzare proteste di massa. La presenza dell'UGTT, una delle organizzazioni più influenti del paese, ha dato alla mobilitazione una dimensione più ampia rispetto alle iniziative dei soli partiti di opposizione. Non è ancora chiaro se la manifestazione riuscirà a tradursi in una mobilitazione duratura o in una strategia politica comune. La protesta, tuttavia, mostra come il malcontento non sia circoscritto agli oppositori del presidente: riguarda anche lavoratori, professionisti e cittadini alle prese con problemi economici e servizi pubblici sempre più difficili da ottenere.

La Tunisia è stata il paese da cui partirono le rivolte della Primavera araba e, per anni, è stata considerata uno degli esempi più significativi della transizione democratica successiva al 2011. Oggi, quindici anni dopo, le proteste riportano nelle strade di Tunisi slogan e richieste di quella stagione. Ma il contesto è cambiato: alla crisi economica si aggiunge un sistema politico nel quale il potere è sempre più concentrato nella presidenza.

La manifestazione di sabato non dimostra, da sola, che il paese stia entrando in una nuova fase rivoluzionaria. Mostra però che le promesse di rinnovamento su cui Saied aveva costruito il proprio consenso continuano a essere messe alla prova da disoccupazione, carovita e restrizioni delle libertà.

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Alice Balan

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Framing the World Kais Saied