In Turchia continua la repressione contro l’opposizione di Erdoğan

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  Angela Sartori
  17 June 2026
  4 minutes, 39 seconds

Negli ultimi anni la Turchia è stata teatro di un crescente confronto tra il governo del presidente Recep Tayyip Erdoğan e le principali forze di opposizione.

L’ultimo caso è accaduto il 24 maggio, quando Özgür Özel, leader del principale partito di opposizione, il CHP, è stato obbligato dalla polizia a lasciare la sede del partito dopo una sentenza del tribunale. L’evento ha scatenato una protesta ad Ankara. Questa vicenda si inserisce in un contesto più ampio, nel quale il presidente turco sta cercando di minare la concorrenza politica con atti sempre più estremi. Il suo obiettivo è essere riconfermato alle prossime elezioni presidenziali, nonostante sia al potere da circa 23 anni.

L’eredità kemalista del CHP e il caso di Özgür Özel

Il 21 marzo una sentenza della corte di appello aveva di fatto rimosso Özgür Özel dalla sua posizione di leader del partito. Tuttavia, i dirigenti del partito e lo stesso Özel si sono barricati nella sede, ad Ankara, per protestare.

Tre giorni dopo la polizia ha fatto irruzione con la forza nella sede lanciando gas lacrimogeni e sparando proiettili di gomma, per trascinare fuori con la forza Özel. Successivamente, il leader ha sostenuto diversi comizi di protesta a cui hanno partecipato centinaia di persone.

Özel e il CHP hanno definito la decisione un "colpo di Stato giudiziario" e hanno promesso di contestare legalmente la sentenza.

Il CHP, il Partito Popolare Repubblicano, ha una storia significativa per il paese. È stato il primo partito della repubblica turca, fondato da Mustafa Kemal Ataturk, il primo presidente del paese dopo l'Impero ottomano. Ad oggi, il CHP rappresenta la componente laica e socialdemocratica della società turca. Per molti decenni è stato strettamente legato ai principi del kemalismo, tra cui il laicismo, il nazionalismo civico e l’orientamento dello Stato verso l’Occidente.

Negli ultimi anni il partito ha progressivamente ampliato la propria base elettorale, cercando di attrarre non soltanto gli elettori tradizionalmente laici delle grandi città, ma anche settori più moderati della società turca. Questa strategia ha contribuito a rafforzare l'opposizione nei confronti dell'AKP, il partito guidato da Erdoğan.

Il CHP, è percepito con un certo timore dal presidente turco, poiché ha ancora oggi una presa molto forte sulla popolazione turca.

Infatti, Kemal Kılıçdaroğlu è stato inserito come nuovo capo dell’opposizione. Kılıçdaroğlu è una figura ben nota dato che era stato capo del CHP anche se ormai ha perso il carisma necessario per la posizione. Per questo viene percepito da Erdogan come innocuo per il suo potere politico. Kılıçdaroğlu è però ora considerato un traditore dal partito, dato che è visto come un collaboratore di Erdogan per riprendersi la carica perduta.

Dalle elezioni del 2024 alla deriva più autoritaria

Özel non è ovviamente la prima vittima di questi giochi politici.

La repressione è iniziata il 31 ottobre 2024 quando Ahmet Ozer, sindaco di un distretto di Istanbul e appartenente al CHP, è stato incarcerato con l’accusa di aver legami con il gruppo illegale PKK (Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e rilasciato solo nel 2025.

Nel 2024 si erano infatti svolte nuove elezioni comunali, che avevano visto il partito di opposizione CHP prevalere in numerose città.

Successivamente un numero sempre maggiore dei membri del CHP sono stati accusati dei più disparati reati. Corruzione, legami a movimenti terroristici, insulti agli ufficiali sono solo alcuni tra i vari pretesti con cui centinaia di persone, tra cui anche 14 sindaci, sono stati imprigionati o messi sotto inchiesta, come per esempio il sindaco di Ankara, Mansur Yavaş.

Un altro caso eclatante è stato l’accusa al sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, nel 2025, visto come maggiore oppositore politico di Erdogan.

L’ascesa di Erdogan e il colpo di stato del 2016

Erdogan, appartenente al partito dell’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) è al potere dal 2003, quando diventa primo ministro del paese, carica che ricopre fino al 2014, quando diventerà presidente della repubblica. L’AKP inizialmente si presenta come un partito conservatore moderato, favorevole alle riforme economiche e all’avvicinamento all’Unione Europea. Tuttavia, nel corso degli anni ha progressivamente rafforzato il potere esecutivo a discapito delle istituzioni di controllo.

Il 2016 è però un anno di svolta fondamentale per la democrazia turca. Viene organizzato un colpo di stato da una fazione delle forze dell’ordine, che però fallisce. In risposta, il governo di Ankara dichiara lo stato di emergenza per due anni. In questo periodo migliaia di persone con una carica pubblica (come funzionari, militari e insegnanti) vengono sospese e perfino arrestate, con l’accusa di essere legate al movimento che aveva organizzato il golpe.

Nel 2017 avviene un cambiamento istituzionale decisivo. Viene approvata, tramite un referendum costituzionale, la trasformazione della Turchia da sistema parlamentare a sistema presidenziale. Questo porta ad un enorme concentramento del potere nelle mani del presidente, che ora ha anche una maggiore influenza sul sistema giudiziario. Da questo momento, sempre più osservatori internazionali hanno segnalato un progressivo indebolimento del pluralismo politico e una crescente pressione verso la libertà nei media e nell’opposizione.

La riduzione dell’autonomia della magistratura e il suo crescente utilizzo come strumento politico rappresentano una delle manifestazioni più evidenti di questo processo di trasformazione e dimostra come la Turchia si stia allontanando sempre più dal rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.



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L'Autore

Angela Sartori

Angela Sartori si è laureata in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) presso l'Università di Bologna. Le tematiche che ha affrontato durante il suo corso di studi si sono concentrate principalmente sui fenomeni migratori e sulle problematiche legate alle minoranze etniche, nonché sulle relazioni lasciate dall'eredità sovietica in particolare in Ucraina, nella Federazione Russa e negli stati del Caucaso meridionale.

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