La Commissione europea ha presentato il Rapporto annuale migrazioni e asilo

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  Giulia d'Angelis
  14 December 2025
  4 minutes, 8 seconds

Il nuovo Patto sulla Migrazione e Asilo dell’Unione europea

Dopo anni di proposte e dibattiti, nel 2024 il Parlamento europeo ha approvato il nuovo “Patto sulla Migrazione e l’Asilo”, esito di un lungo processo di riforma delle vecchie regole comuni in materia di asilo, anche note come “Sistema di Dublino”.

Il nuovo sistema di gestione del fenomeno migratorio è stato immediatamente oggetto di pesanti critiche da parte di numerose organizzazioni non governative, le quali hanno definito le nuove disposizioni come “mal concepite e crudeli”, dal momento che sembrano aumentare le probabilità di lunghe detenzioni alla frontiera, a cui si aggiunge una gestione più rapida (e dunque più sommaria) delle richieste di asilo, a discapito del principio di non respingimento (non-refoulement) che si pone alla base del diritto internazionale.

Il sistema comune d’asilo europeo

Per comprendere meglio come sia stato possibile pervenire ad un tale esito, è necessario ripercorrere brevemente la storia dell’approccio europeo alle migrazioni, fin da subito problematico e soggetto ai diversi orientamenti degli Stati europei.

La materia dell’asilo è disciplinata all’interno dello “Spazio di libertà, sicurezza e giustizia”, uno dei settori più giovani del diritto dell’Unione europea. In particolare, ad esso è dedicato il Titolo V del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Nell’ambito dell’Articolo 78, l’Unione europea adotta misure innanzitutto volte a definire quali sono gli status giuridici che ricadono nell’ambito della protezione internazionale.

La protezione internazionale viene concessa qualora vengano rinvenute ragioni di persecuzione: in particolare, chi si sposta verso un altro Stato ritiene che il proprio paese non voglia o non disponga dei mezzi per proteggerlo da tale forma di persecuzione. In una simile situazione, chi fugge solitamente giunge nel paese di destinazione attraverso vie illegali.

Comunemente, nel diritto dell’Unione europea, ciò che riguarda la protezione internazionale viene definito come “Sistema comune d’asilo” e ricomprende tre status: asilo, protezione sussidiaria e protezione temporanea.

La politica comune in materia di asilo dell’Unione europea ha quindi come obiettivo quello di offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un paese terzo o apolide che necessiti di protezione internazionale nonché garantire il principio di non respingimento. Infine, risulta fondamentale determinare lo Stato membro competente al trattamento di una richiesta di protezione internazionale.

Il vecchio “Sistema Dublino”

Questo sistema inizialmente era regolato attraverso un trattato internazionale, la Convenzione di Dublino del 1991; la materia è poi stata regolata dal diritto dell’Unione e, in particolare, dal più recente “Regolamento Dublino III”.

Il sistema di Dublino è stato creato nel quadro di un processo di armonizzazione delle politiche degli Stati europei in materia di asilo: per anni, il Regolamento di Dublino ha disciplinato la procedura tramite la quale era possibile richiedere lo status di rifugiato.

La principale finalità perseguita era essenzialmente una: assicurare che un solo paese europeo fosse responsabile della gestione di una domanda di asilo. Un simile sistema ha creato dunque un rapido cortocircuito, dal momento che la maggior parte delle domande di asilo sono state notificate agli Stati di primo ingresso (principalmente Italia e Grecia), i cui sistemi burocratici hanno fin da subito faticato a gestire una mole così imponente di richieste.

Nello specifico, il vero elemento di controversia del Regolamento Dublino III riguarda proprio lo “Stato di primo ingresso”, un aspetto che per anni non si è riusciti a modificare, forse anche a causa dei numerosi tentativi degli Stati di aggirare la questione.

La stragrande maggioranza delle richieste di protezione internazionale viene infatti processata dallo Stato di primo ingresso: questa situazione ha generato problemi in quanto alcuni paesi, per la loro posizione geografica, facilmente sono stati considerati paesi nei quali i rifugiati effettuano il loro primo ingresso.

Il Rapporto annuale migrazioni e asilo

Nel novembre 2025, la Commissione europea ha presentato il Rapporto annuale migrazioni e asilo, documento rilevante in quanto in esso si stabilisce quali paesi europei sono in maggiore difficoltà e hanno dunque diritto a ricollocare i richiedenti asilo in altri Stati europei. Secondo l’analisi della Commissione, Italia, Spagna, Grecia e Cipro si trovano attualmente “sotto pressione migratoria” per il numero di arrivi di persone migranti irregolari. Alcuni paesi, come Ungheria, Polonia e Slovacchia sono però contrari a qualsiasi forma di cooperazione in quanto rifiutano di ricollocare i richiedenti asilo sul proprio territorio o, in alternativa, di fornire una compensazione economica, non rispettando di fatto le regole europee e violando il principio di leale collaborazione vigente tra gli Stati dell’Unione.

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L'Autore

Giulia d'Angelis

Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.

Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.

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