A cura del Dott. Pierpaolo Piras, Specialista in Otorinolaringoiatria e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS. Con il prezioso contributo scientifico da parte del Dott, Alberto Langione, Specialista in Endocrinologia in Cagliari
La disbiosi intestinale è un’alterazione dell'equilibrio del microbiota, ovvero l’insieme di batteri e microrganismi che vivono nel nostro intestino. La terminologia scientifica definisce la “disbiosi intestinale” come un’alterazione dell’equilibrio del microbiota, composto da tutti i microrganismi, ovvero non solo da specie batteriche, ma anche miceti, protisti, archei e virus che vivono nel tratto gastrointestinale.
Le cause
La disbiosi può essere causata o condizionata da fattori specifici dell'ospite, come il patrimonio genetico, lo stato di salute (infezioni, infiammazioni) e le abitudini di vita, oppure, ancora più importante, da fattori ambientali come la dieta (ricca di zuccheri, povera di fibre), gli xenobiotici (antibiotici, farmaci, additivi alimentari) e l'igiene. Cambiamenti profondi nel microbiota batterico e fungino intestinale possono essere ottenuti rapidamente attraverso modifiche dei macronutrienti. Questi cambiamenti hanno conseguenze fisiologiche significative, poiché, ad esempio, le diete ricche di zuccheri semplici alterano la barriera intestinale, innescano l'infiammazione intestinale e influenzano negativamente il metabolismo dell'ospite. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, le interazioni tra dieta e microbiota sono necessarie per questi effetti alla lunga deleteri, poiché non si verificano in assenza del microbiota intestinale, cioè in uno stato privo di germi. L'effetto degli additivi alimentari sul microbiota intestinale è stato a lungo trascurato, ma recentemente diversi gruppi di ricerca hanno pubblicato dati che dimostrano che alcuni microbiota intestinali umani sono molto sensibili ai conservanti e, inoltre, che l'esposizione ai comuni conservanti alimentari può promuovere la crescita eccessiva dei “proteobatteri”.
Anche altre categorie di additivi hanno dimostrato di avere effetti negativi sulla salute umana. Ad esempio, gli emulsionanti alimentari alterano direttamente la composizione del microbiota intestinale umano e scatenano l'infiammazione intestinale. Paradossalmente, i dolcificanti artificiali non calorici sono stati introdotti principalmente per prevenire la sindrome metabolica, ma sfortunatamente inducono disbiosi e promuovono l'intolleranza al glucosio in modo dipendente dal microbiota, portando agli effetti metabolici negativi che avrebbero dovuto prevenire.
I fattori derivati dall'ospite che alterano il carico e la composizione del microbiota intestinale includono fluidi battericidi prodotti dalle ghiandole gastriche e dal fegato.
Molte malattie infettive, anche se non gastrointestinali, scatenano la disbiosi del microbiota intestinale. È interessante notare che anche l'infezione da SARS-CoV-2 è stata associata alla disbiosi del microbiota intestinale. I possibili meccanismi proposti includono la fuoriuscita di SARS-CoV-2 nell'intestino, il legame diretto del virus ai recettori dell'enzima di conversione dell'angiotensina 2 (ACE2) espressi sulla superficie degli enterociti e le citochine circolanti. La disbiosi associata al COVID-19 è stata anche collegata ad un aumento della permeabilità intestinale, che può avere un impatto negativo sulla prognosi della malattia.
Principali sintomi e segni di disbiosi:
Disturbi Gastrointestinali: Gonfiore, meteorismo, flatulenza, dolore/crampi addominali.
Alvo irregolare: diarrea, stipsi o un'alternanza tra le due.
Difficoltà digestive: nausea, pesantezza postprandiale, digestione lenta.
Problemi di Malassorbimento: possibile carenza di nutrienti, anemia, steatorrea.
Sintomi extra intestinali: stanchezza cronica, mal di testa, problemi cutanei (acne, dermatiti).
Altri segnali: alitosi, afte nel cavo orale, reflusso gastroesofageo.
In Italia, la disbiosi intestinale è valutata una condizione patologica estremamente comune, sebbene non esistano registri epidemiologici nazionali che ne indichino un'incidenza precisa, data la natura dinamica e spesso transitoria del microbiota.
Alcuni dati relativi al contesto italiano rivelano notevole mancanza di consapevolezza:
- un'indagine ha rivelato che quasi l'88% degli italiani ignora il
significato del termine "disbiosi".
Associazione con altre Patologie:
Si stima che la disbiosi colpisca circa il 70% delle persone che soffrono di disturbi dell’umore come ansia o depressione.
È strettamente correlata alla Sindrome dell’Intestino Irritabile, che in Italia interessa circa il 50% della popolazione, con una prevalenza doppia nelle donne rispetto agli uomini.
Categorie di persone a rischio in Italia
L'incidenza aumenta significativamente in specifici sottogruppi della popolazione italiana:
• Pazienti in terapia farmacologica: persone che assumono
regolarmente antibiotici, cortisonici, o farmaci antitumorali.
• Soggetti con stili di vita scorretti: vita sedentaria e/o assunzione di
diete ricche di cibi raffinati e zuccheri semplici (oltre il 5-10%
dell'apporto calorico giornaliero).
• Popolazione pediatrica: bambini trattati precocemente con cicli
di terapia con antibiotici.
• Soggetti affetti da patologie croniche: obesità, diabete di tipo 2,
malattie infiammatorie intestinali (come il Morbo
di Crohn o la colite ulcerosa) o dell’apparato cardiovascolare.
Principali cause in Italia
Secondo gli studi più accreditati, le cause più frequenti nel nostro Paese includono:
• Alimentazione squilibrata: eccessivo consumo di zuccheri e grassi a
scapito delle fibre (la raccomandazione è di 30 grammi al giorno).
• Stress psico-fisico: costituisce un fattore sempre più rilevante negli
stili di vita moderni.
• Inquinamento ambientale: sono tutti i fattori esterni capaci di alterare
l'ecosistema microbico.
Agli studiosi sta diventando sempre più chiaro che il microbiota intestinale svolge un ruolo importante nello sviluppo di molte, se non tutte, queste malattie. Molte di queste patologie, inclusa l'attuale infezione da COVID-19 attualmente in fase endemica, sono associate ad alterazioni nella composizione e nella funzione del microbiota intestinale, ovvero alla disbiosi.
I “probiotici” sono agenti molto popolari per la modulazione del microbiota intestinale e della salute dell'ospite. I microrganismi probiotici esercitano i loro effetti in diversi modi che spesso agiscono in sinergia.
I principali meccanismi sono la modulazione del sistema immunitario, la resistenza alla colonizzazione, il miglioramento della barriera intestinale e la produzione di metaboliti che agiscono localmente (antimicrobici, enzimi, acidi organici) e a distanza (neurochimici, ormoni). Esistono dati convincenti sulla sicurezza e l'efficacia di diversi germi probiotici, tra cui Lactobacillus spp., Bifidobacterium spp. e Saccharomyces spp. ed altri.
In sintesi, vi sono sempre più prove che il microbiota intestinale svolga un ruolo cruciale in molte malattie immuno-mediate, metaboliche e neurologiche.
I fattori più importanti che influenzano negativamente il microbiota intestinale sono i fattori ambientali, in particolare le diete scorrette e i farmaci. I fattori genetici probabilmente non giocano un ruolo altrettanto rilevante nell'aumento di queste malattie perché sono relativamente stabili.
Un microbiota alterato può compromettere l’integrità della barriera intestinale, con conseguente invasione di tessuti e organi da parte di molecole provenienti dalla dieta e dal microbiota che possono avere un impatto negativo sul sistema immunitario e sul metabolismo dell'ospite.
Una comprensione dettagliata delle interazioni tra microbiota e ospite consentirà anche lo sviluppo di terapie efficaci basate sul microbiota. Queste includono la manipolazione della composizione del microbiota, ad esempio con l'introduzione di nuovi ceppi batterici benefici e/o l'eliminazione di ceppi dannosi, oppure la sostituzione dell'intero ecosistema mediante un trapianto del microbiota fecale. Un approccio complementare si basa sull'utilizzo di metaboliti microbici, ovvero sull'induzione o sul blocco della produzione di metaboliti specifici scientificamente individuati. Non è ancora chiaro se la disbiosi del microbiota intestinale sia una causa diretta della malattia o se rifletta semplicemente cambiamenti indotti dalla malattia nei sistemi immunitario e metabolico dell'ospite, tuttavia esistono diversi esempi di cambiamenti nel microbiota intestinale che precedono l'insorgenza della malattia, come nel diabete di tipo I e nel morbo di Parkinson, e continua a crescere il corpus di prove a sostegno di un ruolo centrale del microbiota intestinale nella patogenesi di molte malattie immunomediate, metaboliche e persino neurologiche. La disbiosi intestinale si identifica tramite una nutrita seria di esami da effettuarsi nel sangue, compresa la determinazione di tre parametri fondamentali come l’ Escatolo, Indicano e Zonulina.
Scatolo: Il suo aumento indica una disbiosi a carico del colon (intestino crasso), spesso legata a processi di putrefazione.
Indicano: Il suo aumento segnala disbiosi del tenue (intestino tenue), spesso associata a fenomeni fermentativi.
Zonulina: È una proteina che regola le giunzioni strette tra le cellule intestinali. Un suo aumento indica un'alterazione della barriera intestinale, nota come "permeabilità intestinale" o “leaky gut”.
Significato clinico combinato: qualora i test evidenziassero alti livelli di scatolo/indicano e di zonulina, è molto probabile che la flora intestinale sia alterata e che la barriera intestinale sia danneggiata.
Va da sé che elevati valori di tutti e tre suggeriscono una forte disbiosi con aumentata permeabilità della parete intestinale.
In significationem medicam investigare necesse est