Negli ultimi mesi la Siria è tornata al centro delle tensioni geopolitiche a causa di una serie di eventi che potrebbero alterare profondamente l’equilibrio regionale. Da un lato, Israele ha intensificato i suoi raid aerei nel sud del Paese per contenere l’influenza iraniana e di Hezbollah; dall’altro, il governo siriano di Ahmad al-Sharaa affronta una nuova minaccia interna: l’espansione di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) e delle fazioni sostenute dalla Turchia.
Un evento chiave si è verificato il 5 dicembre 2024, quando HTS e i gruppi ribelli filoturchi hanno preso il controllo della città strategica di Salamiyya, nella campagna di Hama, senza incontrare resistenza significativa. Questa avanzata non solo rappresenta una sconfitta simbolica per Damasco, ma segnala anche un cambiamento rilevante nella geografia del conflitto siriano, con ripercussioni a livello regionale.
Le Radici del Conflitto Siriano e il Complesso Equilibrio Regionale. Per comprendere le implicazioni della caduta di Salamiyya, è fondamentale analizzare il contesto più ampio del conflitto siriano, esploso nel 2011 durante le Primavere Arabe. Ciò che iniziò come una protesta contro il regime di Bashar al-Assad si trasformò rapidamente in una guerra civile complessa, caratterizzata dall’intervento di attori regionali e internazionali. Il governo siriano, sostenuto da Russia e Iran, si è trovato a fronteggiare un’ampia gamma di gruppi ribelli, tra cui formazioni jihadiste come Jabhat al-Nusra (oggi HTS) e lo Stato Islamico (ISIS). A complicare ulteriormente il quadro vi è stata la presenza delle Forze Democratiche Siriane (SDF), dominate dalle milizie curde e sostenute dagli Stati Uniti nella lotta contro ISIS. Dopo oltre un decennio di conflitto, il governo siriano ha ripreso il controllo di gran parte del Paese, ma aree strategiche del nord-ovest e del nord-est rimangono ancora sotto il dominio di attori non statali. In questo contesto, la conquista di Salamiyya da parte di HTS rappresenta una nuova variabile, poiché potrebbe aprire la strada a un’ulteriore frammentazione del Paese.
HTS: Da Jabhat al-Nusra a Forza Egemonica nel Nord-Ovest della Siria. HTS, nato come ramo siriano di al-Qaeda sotto il nome di Jabhat al-Nusra, è oggi il gruppo jihadista dominante nel nord-ovest del Paese. Nonostante nel 2016 abbia annunciato la sua separazione formale da al-Qaeda per ottenere maggiore legittimità politica, la sua agenda rimane salafita-jihadista, con l’obiettivo di consolidare il proprio controllo territoriale. L’avanzata su Salamiyya consente ad HTS di estendere la propria influenza oltre Idlib, proiettandosi verso la Siria centrale. Questo costituisce una sfida diretta per Damasco, che rischia di perdere ulteriori territori chiave in un momento di particolare vulnerabilità.
Turchia, Israele e il Ruolo della Comunità Drusa. Le tensioni tra Turchia e Israele sono tornate a salire dopo le dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha duramente attaccato lo Stato ebraico per le sue minacce contro il nuovo governo siriano. «Chiediamo agli Stati Uniti di tenere sotto controllo il loro cane rabbioso [Israele] o potremmo essere costretti a imbavagliarlo», ha dichiarato Erdogan nel weekend, in risposta alle parole del ministro della Difesa israeliano Israel Katz. Quest’ultimo aveva minacciato un intervento militare nel caso in cui il nuovo governo siriano avesse messo in pericolo la comunità drusa nel Paese. L’affermazione di Erdogan riflette le crescenti tensioni tra Ankara e Tel Aviv, già acuite dal conflitto a Gaza e dalla posizione turca a favore dei palestinesi. In Siria, questo scontro geopolitico si traduce in una competizione indiretta: Israele mira a destabilizzare il Paese per contenere l’influenza iraniana, mentre la Turchia sfrutta il vuoto di potere per espandere il proprio controllo attraverso milizie alleate.
Il conflitto si è concretizzato anche con gli scontri a Jaramana, un sobborgo di Damasco, tra le forze di sicurezza siriane e miliziani drusi. Sebbene il governo siriano abbia rapidamente ripreso il controllo della zona, l’episodio dimostra quanto sia fragile l’autorità centrale di Damasco.
Turchia e la Questione Curda nel Contesto Siriano. Parallelamente, la Turchia continua la sua offensiva contro le forze curde nel nord della Siria. Ankara considera le milizie curde delle SDF come un’estensione del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che da decenni conduce un’insurrezione armata contro lo Stato turco. Per questo motivo, la Turchia ha lanciato diverse operazioni militari nel nord della Siria, occupando ampie porzioni di territorio e sostenendo gruppi armati locali per contrastare l’influenza curda. L’obiettivo di Ankara è duplice: impedire la formazione di un’entità autonoma curda lungo il suo confine meridionale e consolidare una zona di influenza in Siria. Tuttavia, questa strategia ha portato a tensioni con gli Stati Uniti, alleati delle SDF nella lotta contro l’ISIS, e con la Russia, che ha cercato di mediare tra Damasco e i curdi per evitare un’ulteriore frammentazione del Paese. Israele, dal canto suo, osserva con interesse la questione curda, vedendo nelle SDF un potenziale alleato per bilanciare l’influenza turca e iraniana in Siria. Alcuni analisti hanno ipotizzato che Israele possa sostenere, in maniera discreta, la creazione di uno “Stato cuscinetto” a guida druso-curda nel sud e nell’est della Siria, come strumento per frammentare ulteriormente il fronte interno siriano.
La Sospensione delle Sanzioni UE: Un Segnale di Cambiamento? Il 4 marzo l’Unione Europea ha sospeso alcune restrizioni economiche imposte alla Siria, con l’obiettivo di favorire la ripresa economica e facilitare gli aiuti umanitari. Tra le misure adottate vi sono la revoca delle sanzioni nei settori dell’energia e dei trasporti, la rimozione di alcune banche siriane dalla lista delle entità sanzionate e l’autorizzazione di determinate transazioni finanziarie per sostenere la ricostruzione del Paese. Bruxelles ha sottolineato che questa decisione non rappresenta una riabilitazione del governo siriano, ma piuttosto un tentativo di incentivare un processo di transizione politica e stabilizzazione. Restano comunque in vigore le sanzioni contro individui legati al vecchio regime e contro il settore delle armi, delle tecnologie di sorveglianza e del traffico di stupefacenti.
Una Nuova Fase di Instabilità? L’avanzata di HTS su Salamiyya, l’instabilità nella Badiya, le tensioni a Jaramana e le frizioni internazionali intorno alla Siria indicano che il conflitto è ben lontano dall’essere risolto. Il governo di Ahmad al-Sharaa appare sempre più sotto pressione, costretto a bilanciare la lotta contro i ribelli jihadisti, la minaccia dell’ISIS e la crescente ingerenza turca e israeliana. Se l’esercito siriano non riuscirà a stabilizzare le aree minacciate, il Paese rischia una nuova frammentazione, con zone di influenza sempre più divise tra attori locali e potenze straniere. In questo scenario, la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto, intrappolata in un conflitto che sembra destinato a non avere fine.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025
Share the post
L'Autore
Federica Placidi
Tag
Siria UE