La violazione dei diritti umani durante la presidenza di Maduro

La reazione dei venezuelani dopo la caduta del regime

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  Anna Pasquetto
  23 January 2026
  6 minutes, 48 seconds

Cosa è accaduto in Venezuela

Il nuovo anno è iniziato con una notizia che ha diretto l’attenzione del mondo intero sul Venezuela: nelle prime ore del mattino del 3 gennaio, l’esercito statunitense ha condotto attacchi mirati su Caracas, arrestando il Presidente Nicolás Maduro e la moglie, Cilia Flores.

La cattura del leader è avvenuta dopo mesi di tensioni tra Stati Uniti e Venezuela, con un'accusa rivolta al Presidente Sudamericano di guidare un regime ‘’narco-terroristico’’.

Gli attacchi e la loro fase preparatoria hanno preso di mira delle strutture militari e hanno portato all’uccisione di decine di ufficiali militari e almeno due civili, oltre che all’esecuzione extragiudiziale di almeno 115 persone accusate di traffico di stupefacenti.

In seguito, il Presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti ‘’governeranno’’ il Paese Sudamericano e gestiranno le sue riserve petrolifere fino alla nomina di un sostituto permanente dell’ex Presidente Maduro. L’obiettivo è una ‘’transizione giudiziosa" che non chiarisce la presenza di elezioni libere ed eque, il rilascio dei prigionieri politici né riforme in materia di diritti umani.

In relazione a questi ultimi, Amnesty International e Human Rights Watch esprimono la loro preoccupazione per una possibile escalation delle violazioni dei diritti umani nel Paese, che potrebbe scaturire sia da nuove operazioni statunitensi, sia dalla risposta del governo venezuelano agli attacchi.

Attualmente i funzionari statunitensi hanno dichiarato di voler collaborare con Delcy Rodríguez, vicepresidente di Maduro che ha prestato giuramento come Presidente ad interim il 5 gennaio: l’obiettivo delle pressioni sul nuovo governo venezuelano è facilitare gli investimenti petroliferi delle aziende statunitensi.

L’intera azione, dall’attacco alla gestione delle risorse sudamericane, costituisce con alte probabilità una violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, oltre che dei principi democratici: "I venezuelani hanno il diritto di scegliere liberamente i propri leader e di decidere il futuro della loro nazione", ha affermato Juanita Goebertus, direttrice per le Americhe di Human Rights Watch.

Il regime autoritario di Maduro

L’intervento statunitense si inserisce in un quadro di crisi politiche, economiche e umanitarie che negli ultimi quindici anni hanno travolto il Venezuela, sconvolgendo la vita di milioni di persone.

L’ascesa di Hugo Chávez alla fine degli anni ‘90 e l’introduzione del cosiddetto “socialismo del XXI secolo” hanno posto le basi di un sistema accentrato, democraticamente fragile e politicamente polarizzato, ereditato poi da Maduro nel 2013.

La presa di controllo dell'Assemblea nazionale, dove l'opposizione deteneva la maggioranza, da parte della Corte suprema di giustizia appoggiata da Maduro ha scaturito numerose proteste nel 2017, represse tramite l'uso della forza. Solamente tra aprile e luglio di quell’anno, 120 persone sono state uccise, 5.000 arrestate e 1.958 ferite.

Secondo i dati raccolti dall’ONG Foro Penal, durante le proteste del 2019, sono state detenute arbitrariamente 988 persone in tre giorni, delle quali 137 sono minori.

Sul piano economico, nel 2018 il Venezuela ha affrontato una grave crisi, con l'iperinflazione che ha raggiunto numeri elevatissimi e un salario minimo di pochi dollari americani al mese, rendendo impossibile l’accesso ai beni di prima necessità. Oltre ai salari, ad essere colpiti dalle politiche governative sono stati i diritti dei lavoratori, segnando una netta inversione rispetto ai progressi registrati nel 2013.

Durante il suo primo mandato, Maduro ha sempre negato l’esistenza di una crisi umanitaria, rifiutando per questo l'assistenza umanitaria internazionale e lasciando senza protezione le classi più vulnerabili.

Le elezioni presidenziali del 28 luglio 2024 sono state oggetto di un rapporto di Human Rights Watch che documenta gli abusi post-elettorali commessi dalla Guardia Nazionale Bolivariana.

L’annuncio della rielezione di Nicolás Maduro ha scatenato la reazione di migliaia di persone che sono scese in piazza per protestare pacificamente: l’organizzazione Carter Center ha dichiarato che i tabulati elettorali indicavano la vittoria del candidato dell’opposizione Edmundo González con un margine significativo, ma il Consiglio Elettorale non ha pubblicato i tabulati ufficiali né ha effettuato le verifiche previste dalla legge.

Il rapporto di HRW è basato su oltre cento interviste a vittime, familiari, testimoni, difensori dei diritti umani e giornalisti, nonché sull’analisi di documenti e prove. Esso descrive gravi violazioni dei diritti umani: sparizioni forzate, uccisione di almeno 25 manifestanti, detenzioni arbitrarie, arresti di almeno 129 minori, torture e maltrattamenti nei confronti di tutti coloro che chiedevano un cambiamento democratico. Secondo le Nazioni Unite, questi atti rientrano nella definizione di crimini contro l’umanità.

Tra il 28 luglio e il 1° agosto 2024, 2.000 persone sono state arrestate, molte delle quali sono state incriminate per reati vaghi come “incitamento all’odio” e “terrorismo”, e a molti dei detenuti è stato negato il diritto all’equo processo, non potendo avere accesso alla difesa o a udienze individuali.

La repressione politica ha alimentato la fuga dal Paese, fenomeno già persistente dall’inizio del primo mandato di Maduro. Dal 2013 infatti circa 8 milioni di venezuelani cercato protezione all’estero. Dieci anni dopo, in seguito alle elezioni presidenziali, il 43% della popolazione ha dichiarato di aver preso in considerazione la possibilità di emigrare.

Le condizioni sociali restano drammatiche: da anni più di 20 milioni (circa l’82%) di venezuelani vivono in povertà, con un accesso limitato a cibo, medicine e servizi essenziali. Lo scorso febbraio, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo ha riferito che il 53% della popolazione era esposto al rischio di povertà estrema: basti pensare il salario minimo di una grande fascia della popolazione è di meno di 1 dollaro, ben al di sotto della soglia di povertà estrema fissata dall'Onu.

Le donne sono maggiormente colpite dalla povertà alimentare, alcune ricorrono anche allo scambio sessuale in cambio di cibo. I diritti sessuali e riproduttivi non sono tutelati e l’aborto è considerato un reato. Solo nel 2024, il 71% delle donne ha subito violenza psicologica e il 41% violenza fisica, mentre il Centro per la Giustizia e la Pace ha contato 58 femminicidi e 27 tentati femminicidi.

La Guardia Nazionale Bolivariana è stata indicata come attore centrale nella repressione sistematica dal 2014, caratterizzata da un’impunità strutturale: il 95% degli omicidi commessi durante le manifestazioni pacifiche tra il 2014 e il 2024 non ha visto condanne.

La reazione del popolo venezuelano

La notizia della cattura di Maduro ha suscitato reazioni contrastanti tra la popolazione venezuelana. 

I cori che celebravano la caduta del regime decennale si sono uditi nelle strade e nelle piazze di diverse capitali dell’America Latina e della Spagna, tra speranza e dubbi sul futuro del loro Paese.

All’interno del Venezuela, il clima politico è teso: alcuni cittadini esprimono gratitudine verso gli Stati Uniti per ‘’aver portato Maduro fuori di qui’’, altri temono invece che la rimozione del leader non garantisca un vero cambiamento.

Allo stesso tempo, i sostenitori del governo hanno manifestato nelle strade di Caracas, chiedendo il rilascio del loro leader. Carmen Meléndez, sindaca di Caracas e ferma sostenitrice del governo, si è unita alla manifestazione per protestare contro quello che ha definito il "rapimento" di Maduro.

La cattura dell’ex Presidente ha acceso speranza in molti venezuelani, ma anche l’inquietudine di chi teme che il passato possa ripresentarsi sotto nuove vesti: "Abbiamo rimosso un leader e poi scelto il successivo, ma è la stessa banda" e "Questa è solo una dittatura più comoda... Era una dittatura ostile e ora è amichevole’’, sono solo due dei pensieri condivisi in questo momento di incertezza.

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L'Autore

Anna Pasquetto

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Diritti Umani

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USA violenza armata povertà