L'epidemia di Mpox in Africa chiama in causa il sistema internazionale

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  20 August 2024
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A cura del Dott. Pierpaolo Piras, Specialista in Otorinolaringoiatria e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

L' epidemia di virus Mpox in Africa è un altro esempio di come le malattie infettive percepite come "un problema altrui", che nella fattispecie colpiscono principalmente i paesi poveri in via di sviluppo, possano improvvisamente trasformarsi in minacce globali gravi e del tutto inaspettate. Altri esempi di malattie epidemiche e simile eziologia virale, ma trascurate sotto quello epidemiologico, includono il virus del Nilo occidentale, il virus Zika e il virus Chikungunya .

Il “vaiolo delle scimmie” della quale parlano a profusione i media di tutto il mondo, è stato scoperto nel 1958 (nelle scimmie viventi della foresta congolese, dalle quali origina questo termine improprio e nel contempo originale ("vaiolo delle scimmie") Il primo caso nel genere umano fu identificato nel 1970. Successivamente e per decenni il caso è stato ampiamente trascurato dalle comunità scientifiche e da quelle della sanità pubblica. Esso veniva considerato alla stregua di un'infezione rara nelle remote e povere aree rurali dell'Africa tropicale senza assumere alcuna rilevanza per il resto del mondo abitato.

Il tutto è stato vero fino al 2022 allorquando un'estesa epidemia di Mpox (questo il nome che gli è stato attribuito) ha colpito in maniera preoccupante i paesi sviluppati. In seguito a questo avvenimento sono aumentati i finanziamenti (sponsorizzati dall’OMS) per la ricerca finalizzata che ha generato un'impennata degli studi scientifici. L'epidemia globale di Mpox del 2022-23 si è verificata nonostante i ripetuti appelli dei ricercatori africani a erogare maggiori investimenti globali da spendersi in strumenti diagnostici, terapeutici e di prevenzione delle infezioni da Mpox.

Il ruolo dell’OMS

Anche a seguito del riscontro di questa malattia in un cittadino svedese, l'OMS ha dichiarato l'attuale recrudescenza del virus Mpox nell'Africa centrale un'emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale. Si tratta del livello di allerta più elevato per gli eventi che costituiscono un rischio per la salute pubblica di altri Paesi, che richiedono una risposta internazionale efficace e coordinata.

I centri operativi e di ricerca sono più o meno gli stessi che hanno lavorato alacremente e produttivamente nel campo delle malattie infettive, ultimamente sulla SARS-CoV-2 e su altre infezioni virali cosiddette “fluviali”.

La storia recente di Mpox è un'ulteriore dimostrazione e insegnamento del fatto che una malattia infettiva attiva in un angolo qualsiasi del mondo non dovrebbe mai essere considerata come un problema da attribuire esclusivamente a qualcun altro, poiché essa stessa potrebbe improvvisamente diffondersi sia rapidamente che lontano dal focolaio iniziale.

La distribuzione dei rimedi

Evidenzia inoltre le disuguaglianze globali nell'allocazione delle risorse e nell'accesso a vaccini, materiali diagnosi e terapie adeguate. Questi elementi sono stati resi disponibili in molti paesi industrializzati e hanno contribuito a frenare l'epidemia globale, ma sono ancora ampiamente assenti nella maggior parte dell'Africa e di altri ampi territori degradati del pianeta.

La malattia è stata rinominata “Mpox”, ma il nome del virus, per ora, nella letteratura scientifica rimane il più delle volte “monkeypox” (MPXV). Esso è strettamente correlato geneticamente al virus del vaiolo. L'MPXV era considerato una malattia zoonotica (cioè proveniente dagli animali) ed endemica limitata ad alcune regioni centrali dei grandi fiumi africani.

Si contrae principalmente tramite lo stretto contatto con mammiferi selvatici, in particolare maneggiando la loro carne, ma fino a questi giorni non era mai stata riscontrata alcuna trasmissione interumana. Solo molto raramente sono stati osservati casi al di fuori delle aree endemiche africane, a causa di viaggiatori infettati o per l'importazione di piccoli mammiferi infetti.

L’epidemia

La situazione è cambiata bruscamente nel 2022: secondo i dati dell’OMS, un'epidemia globale massiccia e in rapida evoluzione ha causato oltre 99.000 casi confermati in laboratorio in 116 paesi. Al suo apice nell'agosto 2022, sono stati segnalati oltre 6.000 casi ogni settimana.

Questa epidemia è stata una sorpresa totale: la maggior parte dei casi è stata segnalata in Paesi non endemici, soprattutto in uomini che avevano avuto rapporti sessuali con altri uomini che avevano contratto l'infezione durante recenti rapporti sessuali. Sebbene la maggior parte dei casi clinici non fosse clinicamente evidente in forma grave ed il numero dei decessi sia di poco superiore a 200, l’OMS il 23 luglio 2022, e vista la sua portata, ha qualificato l'epidemia globale come un'emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale. Fortunatamente, il numero dei casi è presto crollato grazie a una combinazione di cambiamenti comportamentali e vaccinazioni nei gruppi sociali più a rischio.

I vaccini

In molti paesi ad alto reddito colpiti dal contagio sono stati resi disponibili vaccini moderni e farmaci antivirali attivi contro l'MPox. Questi erano stati sviluppati e immagazzinati negli Stati Uniti e in Europa, soprattutto in preparazione di un potenziale quanto ipotetico attacco militare biologico che utilizzava, appunto, un poxvirus modificato.

L'epidemia globale del 2022 è stata causata dalla variante virale “Clade II” dell'MPox, endemico nell'Africa occidentale e non così virulento come il Clade I dell'MPox, che finora è stato osservato solo nel bacino del fiume Congo. La prima emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale dovuta al virus Mpox è stata dichiarata epidemiologicamente conclusa nel maggio 2023.

Le infezioni da MPox di Clade II si verificano ancora in tutto il mondo, ma il peggio sembra passato, per il momento. Ma l'autocompiacimento costituisce un insano errore e sarebbe comunque sbagliato anche come approccio scientifico a tale criticità epidemica, come ad esempio è dimostrato dall'attuale epidemia di Mpox che sta tuttora prendendo piede.

La rivolta in Africa

La regione africana sta registrando un sensibile aumento dei casi clinici di Mpox a partire dal 2023.

Oggi, l’Africa è il continente che comprende le aree nelle quali l'Mpox è endemico da molto tempo. E presenta attualmente un mosaico decisamente complesso da affrontare in merito al riscontro di :

  • casi derivanti dal modello clinico endemico, in gran parte zoonotico, che era già esistente e predominante in passato
  • casi collegati all'epidemia globale del 2022, ad esempio in Sud Africa
  • numero sempre crescente di infezioni da MPXV Clade Ib segnalate nella Repubblica Democratica del Congo.

Nuovo ceppo più pericoloso

L'attuale Clade I del virus MPox (in precedenza denominato ceppo del bacino del Congo) è più virulento del ceppo del Clade II (dell'Africa occidentale), con conseguente tasso di mortalità più elevato. L'epidemia in corso ha il suo epicentro nella provincia del Sud Kivu , nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, e potrebbe potenzialmente alimentare una pandemia di vasta portata.

Presenta uno schema epidemiologico distinto, con catene di trasmissione epidemica continua interumana, spesso attraverso la via sessuale. Potrebbe avere una maggiore trasmissibilità (non lo sappiamo ancora). Il virus che lo causa è dello stesso lignaggio del Clade Ib di nuova definizione. Presenta mutazioni che sono il segno distintivo della diffusione da uomo a uomo, e si stima che sia attivo dal settembre 2023.

Il numero dei casi sta aumentando rapidamente, anche se molti malati sospetti probabilmente non vengono testati e quindi non vengono conteggiati come confermati. A complicare le cose, si è scoperto che un test comunemente utilizzato non rileva infezioni relative a questa linea di virus.

Colpisce soprattutto gli adulti.

Il tasso di mortalità è più alto rispetto all'epidemia globale del 2022. Questa epidemia ha già provocato casi di Mpox in diversi paesi limitrofi, compresi alcuni (come il Kenya) in cui non si erano registrati casi precedenti di Mpox. La sfida è enorme. Quest’area geografica è afflitta da molteplici problemi. Tra cui la calamità naturali, azioni violente e malattie infettive, tra cui il morbillo, colera e la poliomielite. Negli ultimi anni si è verificata nell'area la seconda più grande epidemia distruttiva di virus “Ebola” della storia e, nonostante la disponibilità di vaccini e trattamenti, ha posto sfide considerevoli.

Cosa deve succedere

Un accesso equo ai test diagnostici, ai vaccini e ai trattamenti antivirali richiede impegno politico e massicci investimenti finanziari. Sono necessarie indagini scientifiche per saperne di più sulle condizioni di esposizione al contagio, le vie di trasmissione e le manifestazioni cliniche. È importante trovare i modi migliori per realizzare questi interventi. È stata proposta la creazione di un consorzio di ricerca Mpox (MpoxReC), multidisciplinare e multinazionale, guidato dall'Africa.

Dovrebbe condurre ricerche volte all'eliminazione dell'MPOX come problema di salute pubblica. Non c'è dubbio che una malattia in un angolo del mondo possa improvvisamente diventare una minaccia per la salute globale. È ora che il sistema sanitario globale si svegli e presti maggiore attenzione a questa realtà vicina a tutto l’Occidente.

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