A seguito del crollo della coalizione di governo in Islanda lo scorso ottobre, l’Alleanza Socialdemocratica ha conquistato la vittoria nelle elezioni anticipate del 30 novembre 2024. La coalizione composta dai Socialdemocratici di centrosinistra, dai Riformisti di centro e dal Partito del Popolo di centro, è riuscita a battere il Partito dell’Indipendenza, che fino ad allora aveva detenuto il potere.
Il nuovo governo ha immediatamente affrontato una questione molto discussa all’interno del paese: l’adesione all’Unione Europea. Infatti, il governo di centrosinistra ha inserito nel proprio programma l’organizzazione di un referendum entro il 2027, dando agli islandesi l’opportunità di esprimersi sull’ingresso dell’Islanda nell’UE. Oltre al referendum, il governo ha promesso l’istituzione di una commissione di esperti indipendenti con l’obiettivo di valutare in modo approfondito i vantaggi e gli svantaggi dell’uso della corona rispetto ad altre opzioni valutarie, tra cui l’adozione dell’euro.
Il referendum sull’adesione all’UE è stato inizialmente proposto dai Riformisti, mentre i Socialdemocratici hanno mantenuto un atteggiamento più cauto durante la campagna elettorale. Questa prudenza riflette la mancanza di un consenso chiaro sul tema tra gli islandesi. Secondo gli ultimi sondaggi, condotti a giugno dello scorso anno, solo il 54% della popolazione sarebbe favorevole all’ingresso nell’Unione Europea. Sebbene la maggioranza sia ancora risicata, si tratta di un notevole progresso rispetto a poco più di un decennio fa, quando il sostegno si attestava intorno al 25%. Inoltre, il 74% ritiene corretto sottoporre la questione a un referendum, indipendentemente dalla propria posizione sul tema.
La prima domanda di adesione dell’Islanda all’UE
L’Islanda presentò la sua prima domanda di adesione all’Unione Europea il 17 luglio del 2009. All’epoca, il governo di centrosinistra considerava l’ingresso nell’Unione una possibile soluzione per affrontare la grave crisi economica innescata dalla crisi finanziaria globale del 2008, che colpì duramente il sistema bancario islandese e provocò una forte svalutazione della corona. Nel 2010, il Consiglio europeo confermò che l’Islanda soddisfaceva i criteri di Copenaghen, dando così il via ai negoziati di adesione. Tuttavia, nel 2013, con l’insediamento di un nuovo governo formato da due partiti euroscettici e conservatori, il percorso di adesione fu sospeso.
Il 12 marzo 2015, il ministro degli Affari Esteri islandese, in una lettera indirizzata alla presidenza del Consiglio, dichiarò che il governo non intendeva riprendere i negoziati di adesione. Specificò inoltre che l'Islanda non doveva essere considerato un paese candidato. Tuttavia, il ministro sottolineò l'importanza di rafforzare le relazioni e la cooperazione con l'UE, in particolare nell'ambito dell'Accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE). La presidenza del Consiglio prese atto di questa comunicazione. Dopo le elezioni legislative del 25 settembre 2021, il nuovo governo di coalizione islandese ribadì nel suo programma politico la decisione di non perseguire l’adesione all’UE. L'esecutivo annunciò che si sarebbe concentrato invece sull’attuazione e sullo sviluppo dell'accordo SEE, con l’obiettivo di tutelare gli interessi nazionali e preservare la sovranità dell'Islanda.
Le relazioni tra Islanda ed Unione Europea
Pur non essendo membro dell’Unione Europea, l’Islanda intrattiene stretti legami con l’eurozona. Il Paese fa parte dello Spazio Economico Europeo ed è membro dell’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA). Inoltre, aderisce all’area Schengen, garantendo la libera circolazione delle persone tra l’Islanda e i Paesi membri, e partecipa all’accordo di Dublino, che disciplina la gestione delle richieste di asilo.
L’Islanda è parte dell’Accordo sullo Spazio Economico Europeo, insieme a Norvegia e Liechtenstein, grazie alla sua appartenenza all’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA). Tale accordo unisce l’Islanda, gli Stati membri dell’UE, la Norvegia e il Liechtenstein in un mercato unico, noto come “mercato interno”. L’accordo consente ai tre Paesi non membri dell’UE di partecipare al mercato unico, basandosi su un processo di adeguamento automatico all'acquis dell'Unione Europea in materia di mercato interno. In questo contesto, il SEE estende le quattro libertà fondamentali del mercato unico – libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali – anche ai Paesi non appartenenti all'UE. L'accordo prevede inoltre meccanismi decisionali congiunti per garantire una gestione coordinata e inclusiva. In cambio della piena partecipazione al mercato interno, l'Islanda, insieme a Norvegia e Liechtenstein, contribuisce a ridurre le disuguaglianze economiche e sociali tra le regioni dello Spazio Economico Europeo. Questo avviene attraverso finanziamenti destinati a progetti di investimento e sviluppo in settori prioritari, promuovendo la coesione e il progresso all'interno dell'area SEE.
L’Unione Europea e l’Islanda mantengono una solida collaborazione su temi di rilevanza globale, come il cambiamento climatico, la sostenibilità ambientale e la promozione dei diritti umani. Sebbene l’Islanda non sia membro dell’UE, il Paese spesso sostiene le posizioni europee in ambito di politica estera, pur preservando la propria autonomia su alcune decisioni strategiche.
Sul piano economico, l’UE rappresenta il principale partner commerciale dell’Islanda. Le esportazioni islandesi verso i Paesi membri si concentrano su prodotti ittici e derivati della pesca, alluminio ed energia rinnovabile, settori chiave per l’economia nazionale. Dall’UE, invece, l’Islanda importa prevalentemente macchinari, veicoli e beni industriali, a dimostrazione di un rapporto commerciale fortemente integrato e complementare. Questa cooperazione riflette non solo un legame economico strategico, ma anche una condivisione di valori e obiettivi comuni, che continua a rafforzarsi attraverso accordi e progetti congiunti.