L’istruttoria europea su Meta: applicazione integrata del Digital Markets Act e normativa antitrust nell’era delle piattaforme digitali

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  Eleonora Strano
  02 August 2025
  3 minutes, 6 seconds

Inquadramento normativo e competenze della Commissione Europea
L’istruttoria si basa su una pluralità di strumenti giuridici europei che si intrecciano tra loro: innanzitutto, il Digital Markets Act (DMA), entrato in vigore nel novembre 2023, che attribuisce alla Commissione poteri ex ante per intervenire sulle piattaforme con posizione dominante definite “gatekeeper”. Questo regime speciale mira a prevenire pratiche anticoncorrenziali e a garantire condizioni di parità nell’accesso a infrastrutture digitali critiche. In parallelo, restano pienamente operative le disposizioni antitrust tradizionali contenute nell’articolo 102 TFUE, che vieta l’abuso di posizione dominante, e che vengono applicate ex post in caso di comportamenti già realizzati.

Il concetto di “gatekeeper” e i relativi obblighi
Il DMA definisce “gatekeeper” le piattaforme che, per dimensioni di mercato, impatto e influenza, controllano l’accesso a mercati digitali chiave. Tra i criteri figurano: una base utenti significativa nell’UE, un fatturato annuo o capitalizzazione di mercato minima, e un ruolo chiave nell’intermediazione dei servizi digitali. Meta, grazie alla sua posizione dominante nel social networking, nella messaggistica e nella pubblicità online, rientra tra i soggetti soggetti a obblighi quali: garantire l’interoperabilità con servizi terzi, fornire accesso non discriminatorio ai dati, evitare l’autopreferenza e facilitare la portabilità dei dati.

Analisi del mercato rilevante e abuso di posizione dominante
L’analisi antitrust tradizionale impone la definizione del mercato rilevante, sia dal lato prodotto che geografico, e la valutazione della posizione dominante. Nel caso di Meta, i mercati coinvolti sono multiformi e comprendono piattaforme social media, advertising digitale e servizi di messaggistica. La Commissione deve accertare se l’azienda, attraverso restrizioni nell’accesso ai dati o nella condivisione delle API, limiti la concorrenza e ostacoli l’innovazione. L’abuso può manifestarsi in condotte quali clausole di esclusiva, lock-in degli utenti mediante data hoarding, o imposizione di condizioni contrattuali sproporzionate.

Privacy e protezione dei dati nel quadro del GDPR
L’istruttoria non si limita a considerazioni antitrust, ma si interseca con le norme sulla protezione dei dati personali, in particolare il Regolamento UE 2016/679 (GDPR). L’uso dei dati per finalità di profilazione e targeting pubblicitario è sotto esame, con particolare attenzione alla liceità del trattamento, alla trasparenza e al controllo degli utenti sui propri dati. L’eventuale abuso può consistere nell’uso distorto dei dati per consolidare una posizione dominante o per escludere concorrenti, integrando così una violazione antitrust con un potenziale illecito privacy.

Procedura istruttoria e garanzie processuali
La comunicazione di addebiti costituisce una fase fondamentale, garantendo il diritto di difesa di Meta, che può rispondere con osservazioni scritte, presentare memorie difensive e partecipare a incontri con la Commissione. Tale procedimento è soggetto a termini stringenti, ma flessibili per consentire un’analisi approfondita. Al termine, la Commissione può chiudere l’indagine senza rilievi, proporre impegni volontari o, in caso di accertamento di violazioni, adottare decisioni vincolanti e sanzioni pecuniarie, che possono raggiungere fino al 10% del fatturato mondiale.

Effetti e rilevanza giuridica del caso
La portata dell’istruttoria trascende il caso singolo: costituisce un precedente chiave per l’applicazione integrata del DMA con il diritto antitrust tradizionale, delineando un modello di regolazione digitale europeo fondato su interventi ex ante combinati con enforcement ex post. Il caso Meta funge da banco di prova per il bilanciamento tra innovazione tecnologica, concorrenza e tutela della privacy, con possibili ripercussioni globali in termini di governance delle piattaforme digitali.

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Eleonora Strano

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