Il 12 settembre l’Assemblea Generale dell’ONU approva una dichiarazione sulla risoluzione pacifica della questione palestinese e sull’attuazione della soluzione dei due Stati con Israele.
La sera del 15 settembre i tank dell’Idf entrano nel cuore di Gaza City.
Questa è solo una delle diverse occasioni in cui l’opinione pubblica si è trovata travolta da un brivido di scetticismo di fronte all’effettiva incisività di organizzazioni internazionali come l’ONU. Negli anni ’50, il Segretario Generale dell’ONU Dag Hammarskjöld affermò che le Nazioni Unite “non sono state create per portarci in paradiso, ma per salvarci dall’inferno.” Se misuriamo l’incisività dell’ONU in base a questa citazione, allora l’organizzazione internazionale potrebbe essere considerata sufficientemente efficace.
Indubbiamente, l’ONU si trova sotto una forte pressione, anche a causa della reputazione che ha costruito nel corso degli anni fin dalla sua fondazione nel 1945: potenziali guerre mondiali sono state evitate, molti conflitti regionali sono stati contenuti, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato oltre 2.500 risoluzioni per cercare di risolvere le controversie e promuovere la pace e ad oggi sono state dispiegate più di 71 operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite in 48 Paesi, mettendo in pratica il concetto di sicurezza collettiva.
Dopo decenni di attività come garante della pace e della sicurezza internazionale, l’ONU non può permettersi di fallire.
In un contesto globale segnato da gravi crisi umanitarie e conflitti geopolitici in corso, che mettono seriamente a rischio la stabilità internazionale, le azioni delle Nazioni Unite sono osservate con particolare attenzione da tutti gli attori.
Ciò che limita il processo di progressione e aggiornamento dell’ONU e di conseguenza la sua efficacia è la sua stessa struttura: le Nazioni Unite sono state create nel 1945 in un contesto post-bellico diverso per molti versi da quello attuale. La struttura istituzionale, però, è rimasta invariata non curante dello scorrere del tempo, delle nuove dinamiche internazionali e della nuova agenda.
Cosa indebolisce la struttura dell’ONU:
Il sistema ONU e le sue agenzie svolgono un lavoro fondamentale, ad esempio, fornendo vaccinazioni, offrendo rifugio ai profughi, definendo norme laddove gli Stati membri glielo permettono.
I programmi di aiuto delle Nazioni Unite salvano vite, ma sono rallentati dalla burocrazia e dall’opportunismo di chi cavalca l’onda delle dinamiche di potere.
Il Rapporto sociale mondiale dell’ONU del 2025 attribuisce questo ampio calo della fiducia istituzionale a fattori di lungo periodo, come l’aumento dell’insicurezza e delle disuguaglianze, ma anche a eventi “di snodo” come la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia di COVID-19.
Ciò che emerge da un report dell’economista Enrico Colombatto è che la maggior parte dei quadri internazionali sopravvive grazie al prestigio, non alle prestazioni.
Un elemento fondamentale sono i fondi: il loro taglio può indebolire le organizzazioni internazionali, ma un loro aumento difficilmente porterà a riforme significative.
Un altro elemento su cui riflettere è il ricorso ripetuto e strumentale al diritto di veto da parte dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ha sollevato seri dubbi sulla credibilità dell’organizzazione. Si sta, inoltre, ampliando il divario ideologico tra i cinque membri permanenti con diritto di veto, con Russia e Cina da un lato e Stati Uniti, Regno Unito e Francia dall’altro.
Molti studiosi sostengono che la strada da seguire sia quella di una riforma strutturale e di una riconfigurazione dell’ONU, nata in un contesto post-bellico e ormai non più adeguata a rispondere alle sfide del XXI secolo. Gli organi delle Nazioni Unite — in particolare il Consiglio di Sicurezza — devono garantire una rappresentanza più equa e inclusiva, soprattutto per quanto riguarda Asia, Africa e America Latina.
Ma quindi l’ONU serve ancora?
Come osserva Staffan de Mistura in un’intervista con l’ISPI, l’ONU può essere paragonata a un medico: “Il medico non abbandona mai il paziente. Ma il paziente deve ricevere speranza, qualche indicazione che forse ci sarà una cura, e va tenuto in vita. Questo ruolo l’ONU continua a poterlo svolgere.”
Tuttavia, dobbiamo riconoscere che il mondo è profondamente cambiato. Non viviamo più in un sistema bipolare con due sole superpotenze, e le regole del gioco — quelle sancite dalla Carta delle Nazioni Unite — sono state spesso ignorate o aggirate.
L’architettura istituzionale ha la sua importanza. Nelle organizzazioni prive di un chiaro potere dominante, spesso è la burocrazia a prendere il sopravvento, generando una serie di iniziative che rischiano di essere vuote, utili più a giustificare la propria esistenza che a produrre risultati concreti.
Il fatto che l’ONU si trovi costantemente a dover gestire la tensione tra multilateralismo e unilateralismo - e che quindi debba affrontare una costante serie di complicazioni interne – contribuisce all’indebolimento dell’organizzazione stessa. La Carta delle Nazioni Unite garantisce l’uguaglianza tra gli Stati, grandi o piccoli. Tuttavia, la sovranità formale non si traduce automaticamente in un reale equilibrio di potere: alcune grandi potenze hanno sempre cercato di influenzare l’agenda delle Nazioni Unite a proprio favore, piegando i principi fondamentali sanciti dalla Carta ai propri interessi geopolitici, portando a tensioni e, in alcuni casi, a veri e propri conflitti.
Per affrontare le lacune e le problematiche di inefficacia intrinseche alle organizzazioni internazionali — come nel caso dell’ONU — che spesso generano scetticismo e un progressivo calo di legittimità, è quindi fondamentale partire dalla regolazione delle dinamiche di potere interne a tali istituzioni.
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L'Autore
Chiara Croci
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Organizzazioni internazionali United Nations Riforma scetticismo fiducia