Marjane Satrapi è morta a 56 anni lo scorso 4 giugno. La notizia della sua scomparsa è stata diffusa dalla famiglia attraverso un comunicato affidato all’agenzia France-Presse, nel quale si legge che l’artista poliedrica «è morta di tristezza, poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita». Ripa, produttore e sceneggiatore franco-svedese, era morto nell’aprile del 2025 all’età di 53 anni.
Le parole della famiglia hanno immediatamente colpito l’opinione pubblica, riaprendo il dibattito su quel fenomeno che la medicina definisce spesso “sindrome del cuore spezzato”: la possibilità che un lutto devastante possa incidere profondamente anche sulla salute fisica di chi rimane. Ma al di là delle circostanze della sua morte, l’eredità di Satrapi va ben oltre la cronaca.
Per milioni di lettori il suo nome resterà indissolubilmente legato a Persepolis, la graphic novel autobiografica che all’inizio degli anni Duemila rivoluziona il fumetto contemporaneo e cambia il modo in cui il pubblico occidentale guardava all’Iran. Non è stata soltanto un successo editoriale: è un’opera che dimostra come il fumetto possa raccontare la storia, la politica e l’identità con la stessa forza della letteratura.
Nata nel 1969 in una famiglia colta e progressista, Satrapi trascorre l’infanzia nella Teheran attraversata dalla rivoluzione islamica del 1979. Ancora adolescente, viene mandata dai genitori a Vienna per sfuggire al clima sempre più repressivo instaurato dal nuovo regime. Dopo il ritorno in Iran e un matrimonio fallito, nel 1994 si trasferisce definitivamente in Francia, dove costruisce la sua carriera artistica.
È proprio dall’esperienza dell’esilio che nasce il suo punto di vista. Satrapi raccontava spesso di non voler spiegare l’Iran attraverso la politica, ma attraverso le persone. Mentre il dibattito internazionale si concentrava sui mullah, sul nucleare e sull’integralismo religioso, lei mostrava una bambina che ascoltava musica occidentale, litigava con i genitori, sognava il futuro e cercava il proprio posto nel mondo. L’Iran, nelle sue pagine, tornava a essere una società fatta di individui e non soltanto un simbolo geopolitico.
La svolta arriva proprio in Francia. Da giovane non ha una particolare passione per il fumetto e trova persino poco coinvolgente Tintin, la celebre opera di Hergé. A Parigi, però, entra in contatto con il mondo della bande dessinée (come viene chiamato il fumetto in francese) e viene incoraggiata da altri autori a utilizzare quel linguaggio per raccontare la propria storia. Un ruolo decisivo, per lei, lo ha svolto la lettura di Maus di Art Spiegelman, il capolavoro che ha dimostrato come il fumetto possa affrontare temi storici e politici di enorme complessità.
Da quell’intuizione nasce, dunque, Persepolis. Pubblicata tra il 2000 e il 2004 dalla casa editrice indipendente L’Association, l’opera conquista rapidamente lettori e critica, diventando uno dei graphic novel più influenti del XXI secolo. Il suo tratto essenziale, rigorosamente in bianco e nero, contribuisce a rendere universale una vicenda profondamente personale.
Il successo supera presto i confini della Francia. L’opera viene tradotta in numerose lingue e nel 2007 viene adattata per il cinema dalla stessa Satrapi insieme a Vincent Paronnaud. Il film ottiene il Premio della Giuria al Festival di Cannes e consolida definitivamente il prestigio internazionale dell’autrice.
Negli anni successivi Satrapi ha continuato a raccontare storie in cui vicende intime e riflessioni politiche si intrecciavano continuamente. Pollo alle prugne, pubblicato nel 2004, racconta la crisi esistenziale del musicista Nasser Ali Khan e vale all’autrice il premio per il miglior albo al prestigioso Festival internazionale del fumetto di Angoulême. Seguono poi Taglia e cuci e numerosi altri progetti artistici, fino alla partecipazione al volume collettivo Donna, vita, libertà, dedicato alle proteste nate dopo la morte di Mahsa Jina Amini nel 2022.
La sua attività pubblica, però, non si è mai limitata all’arte. Satrapi è stata una delle più autorevoli voci della diaspora iraniana e ha denunciato costantemente la repressione esercitata dal regime di Teheran. Allo stesso tempo ha sempre rifiutato una rappresentazione semplicistica del suo Paese. Ripeteva che una dittatura mostra soltanto ciò che vuole far vedere e che ridurre un popolo ai suoi governanti significa alimentare un altro tipo di ingiustizia.
Anche per questo guardava con diffidenza a ogni forma di semplificazione ideologica. Pur essendo una femminista convinta e una sostenitrice della laicità, rifiutava le etichette rigide e il ruolo di portavoce assoluta dell’Iran. Dopo le proteste del movimento “Donna, vita, libertà” aveva spiegato che gli iraniani all’estero potevano essere soltanto «un megafono» per chi continuava a lottare nel Paese, non i protagonisti della loro battaglia.
Nel 2025 ha inoltre rifiutato la Legione d’Onore francese, denunciando quello che per lei era l’atteggiamento ipocrita della Francia nei confronti dell’Iran, mentre nel suo Paese proseguiva una nuova stagione di repressione.
La sua eredità più importante, tuttavia, resta quella culturale. Marjane Satrapi ha insegnato che nessun popolo coincide con il proprio governo, che nessuna donna può essere ridotta a un simbolo e che nessun esiliato deve essere definito soltanto dalla propria lontananza da casa. Persepolis continua a essere letto non soltanto perché racconta l’Iran, ma perché parla, tra le altre cose, della difficoltà universale di vedere gli altri al di là degli stereotipi
Ed è forse questa la ragione per cui, a oltre vent’anni dalla sua pubblicazione, la sua opera continua a sembrare straordinariamente attuale.
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L'Autore
Alice Balan
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Iran Fumetto Cultura