L'Italia avanza una nuova legge sull'immigrazione
È datato 11 febbraio 2026 l'ultimo disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri italiano, il cui tema si concentra sul contrasto dell'immigrazione clandestina nel Paese.
Il testo prevede un divieto di accesso alle acque territoriali italiane alle imbarcazioni qualora esse comportassero una ''grave minaccia all'ordine pubblico o alla sicurezza nazionale''.
Il testo prevede un divieto di accesso alle acque territoriali italiane alle imbarcazioni qualora esse comportassero una ‘’grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale’’.
In base alla normativa proposta, alle imbarcazioni intercettate verrebbe imposto tale divieto per 30 giorni, rinnovabili fino a sei mesi consecutivi, e potrebbero essere rimandate verso Paesi terzi con cui l’Italia ha accordi, senza alcuna valutazione delle esigenze di protezione internazionale o salute fisica o mentale dei richiedenti asilo.
Le limitazioni verrebbero, con tale legge, estese anche alle organizzazioni umanitarie e non governative che si occupano della tutela dei migranti tramite attività di ricerca e soccorso in mare, e violare il divieto prevede multe fino a 50.000 euro e il sequestro dell’imbarcazione in caso di recidiva.
Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dal 2022, ha parlato dell’imposizione del blocco navale nel Mediterraneo già da prima di essere eletta: oltre agli accordi già in vigore con i Paesi nordafricani circa la limitazione delle partenze, la legge proposta dal Governo rafforzerebbe la già limitata capacità di soccorso tramite mezzi come sanzioni economiche ai gruppi di soccorso e il fermo delle navi nel Mediterraneo centrale, una delle rotte migratorie più difficili e letali al mondo.
Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite, sono circa 486 le persone disperse in mare solo questo gennaio, circa tre volte il numero del gennaio 2025, sebbene centinaia potrebbero non essere state registrate. Per questo, Refugees in Lybia sostiene che i migranti scomparsi in mare sarebbero circa mille, sulla stima fatta tramite l’allarme lanciato dai cari che non hanno più notizie di chi è partito cercando salvezza.
Sono molteplici secondo il Governo le motivazioni che hanno reso necessario il progetto: il rischio di compromissione della gestione delle frontiere, insieme a quello considerato come ‘’rischio concreto’’ di atti terroristici o infiltrazioni di terroristi in Italia, emergenze sanitarie globali ed eventi internazionali che richiedono necessariamente misure di sicurezza straordinarie.
Il disegno di legge potrebbe inoltre favorire il centro di rimpatrio per i migranti in Albania creato dal Governo, duramente criticato dai gruppi difensori dei diritti umani e di difficile attivazione a causa di una serie di ricorsi legali.
Il ‘’Cimitero Mediterraneo’’
L’ultima catastrofe naturale che ha colpito il Bel Paese è stato il ciclone Harry, che ha portato danni ingenti in particolare alle coste di Calabria e Sicilia. È proprio qui che le mareggiate, nel giro di 10 giorni, hanno restituito alla terraferma 13 corpi di migranti, definiti ‘’vittime di un naufragio fantasma’’.
Durante il ciclone, la Guardia Costiera ha segnalato almeno 8 barche in difficoltà, ognuna con circa 380 persone a bordo.
I corpi sono stati rinvenuti ormai in stato di avanzata decomposizione e molti ancora indossavano il salvagente, così come testimonia il drammatico racconto del comandante della Guardia Costiera Giuseppe Durante, che ha recuperato l’ultimo corpo a Tropea.
Il quadro Europeo
Ulteriori misure contenute nel disegno di legge italiano fanno attinente riferimento alla nuova normativa inclusa nel Patto UE su migrazione e asilo, la cui entrata in vigore è prevista per giugno 2026.
Di fatto, la legge viene proposta alle Camere italiane il giorno dopo dell’adozione di due testi che inaspriscono la politica migratoria dell’Unione da parte del Parlamento Europeo, auspicata e fortemente supportata dall’Italia e dalle forze di destra ed estrema destra riunite a Strasburgo.
Le nuove misure legittimerebbero gli Stati membri a negare l’asilo e a espellere i migranti tramite procedure accelerate verso Paesi ‘’sicuri’’ al di fuori dell’Unione, qualora vi sia un accordo con il Paese di accoglienza. Ciò significa che i cittadini provenienti da questi Paesi verranno automaticamente considerati non bisognosi di protezione, questione che solleva critiche soprattutto verso la tutela dei diritti e circa la qualità del processo di rimpatrio.
In particolare Human Rights Watch ha pubblicato un Rapporto mondiale contenente dettagliate testimonianze della violazione dei diritti umani nei suddetti nuovi ‘’Paesi di origine sicura’’, il cui elenco comprende sia Paesi candidati all’adesione all’Unione Europea come Bosnia-Erzegovina, Serbia, Georgia e Turchia, che Colombia, Egitto, Tunisia, India, Kosovo, Marocco e Bangladesh.
La complessità del progetto dell’Assemblea di Strasburgo sorge in relazione alla definizione stessa di ‘‘Paese di origine sicuro". Si parla di un’imposizione di onere della prova più elevato per le persone che sono in fuga e che richiedono asilo, che già vivono una condizione di difficoltà a fornire prove del pericolo che li ha spinti alla fuga.
Il rischio è quindi duplice: da un lato il pericolo concreto, per coloro che fuggono, di essere mandati in luoghi in cui i diritti umani vengono violati, e dall'altro, anche e soprattutto grazie ad un’ulteriore misura approvata dal PE, aumenta la possibilità di non vedere ascoltate le proprie richieste individuali.
La tappa segnata dai testi del 10 febbraio sancisce la fine di un percorso già avviato dall’Unione Europea per respingere le domande di asilo, e chiarisce gli obiettivi comunitari in materia di immigrazione: l’aumento dei motivi di espulsione e l’istituzione dei ‘’centri di rimpatrio’’, creati in Paesi extra UE per gestire i richiedenti asilo che sono stati respinti.
A esprimere timore per la violazione dei diritti umani nei suddetti centri sono le organizzazioni che lottano per la tutela dei migranti, preoccupate che tali centri possano essere di fatto una violazione del diritto internazionale e in particolare delle Convenzioni di Ginevra del 1951, le quali vietano il rimpatrio dei richiedenti asilo nei Paesi ove potrebbero trovarsi in grave pericolo.
In particolare Amnesty International teme che l’Europa stia andando nella direzione del tentativo di offshore della politica di asilo.
Olivia Sundberg Diez, sostenitrice di Amnesty International presso l’Unione Europea in materia di immigrazione, ha paragonato le ultime mosse europee alla forte repressione all’immigrazione attuata dall'amministrazione Trump, e ha affermato: ‘’Queste misure segnano un'abdicazione all'impegno dell'UE nei confronti della protezione dei rifugiati e aprono la strada agli Stati membri dell'UE per mediare accordi con paesi terzi per il trattamento offshore delle richieste di asilo".
Il cambiamento complessivo della politica dell’Unione riflette la diffusa opposizione alla migrazione e l’atteggiamento di leader politici e della popolazione, nonostante lo scorso anno solo il 45% del milione di domande di asilo abbiano portato alla protezione dei richiedenti, un tasso più basso degli anni precedenti e soprattutto rispetto al 2015 e 2016, anni di forte immigrazione.
Xenofobia, sentimenti anti-immigrati e razzismo continuano, inesorabilmente, ad aumentare in tutta Europa.