ONU, a Ginevra si Discute il Futuro della Plastica

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  Adele Mutti
  11 August 2025
  3 minutes, 17 seconds

Da martedì 5 agosto a giovedì 14 agosto si tengono a Ginevra, presso le Nazioni Unite, delicate trattative per giungere a un trattato giuridicamente vincolante volto a contenere l’inquinamento da plastica. All’incontro partecipano delegati di quasi 180 Paesi, un chiaro segnale che la questione ha assunto una portata globale e urgente.

Secondo le previsioni, senza un accordo concreto, l’inquinamento da plastica potrebbe triplicare entro il 2060. Già oggi, ogni giorno l’equivalente di 2.000 camion della spazzatura pieni di plastica viene scaricato nei mari, nei fiumi e nei laghi del pianeta. Ogni anno, tra 19 e 23 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli ecosistemi acquatici, minacciando la vita marina, la salute umana e la sicurezza alimentare.

L’ONU avverte che la plastica sta alterando habitat naturali, ostacolando i processi ecologici e compromettendo la capacità degli ecosistemi di adattarsi al cambiamento climatico. Le conseguenze sono gravi e dirette: milioni di persone vedono compromessi i propri mezzi di sussistenza, la produzione alimentare e il benessere sociale.

“Il mondo vuole – e in effetti ha bisogno – di un trattato globale sulla plastica, perché la crisi sta sfuggendo di mano, e le persone sono, francamente, indignate,” ha dichiarato Inger Andersen, Direttrice Esecutiva del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), l’agenzia che guida i negoziati.

Il trattato in discussione punta a regolamentare la produzione, l’uso e lo smaltimento della plastica, con un focus specifico sulla plastica monouso e sulla promozione di alternative sostenibili. L’obiettivo è una trasformazione radicale del sistema attuale, coinvolgendo governi, imprese e cittadini.

La plastica ha portato innovazioni straordinarie: ha rivoluzionato la medicina con dispositivi salvavita, reso possibile l’esplorazione spaziale, alleggerito automobili e aerei contribuendo così a ridurre emissioni e consumi e salvato vite con caschi, incubatrici e tecnologie per l’accesso all’acqua potabile.

Tuttavia, questa rivoluzione ha anche alimentato una cultura dell’usa e getta. Oggi, il 40% della plastica prodotta è destinata a un solo utilizzo. Oggetti come sacchetti e imballaggi vengono usati per pochi minuti, ma possono rimanere nell’ambiente per secoli, con gravi conseguenze ambientali.

Le plastiche contengono spesso additivi chimici che le rendono più resistenti e durevoli. Ma proprio questi componenti prolungano il tempo di degradazione: si stima che alcuni tipi di plastica possano impiegare almeno 400 anni per scomparire completamente.

Una volta in mare, la plastica viene lentamente frammentata dal sole, dal vento e dalle onde fino a ridursi in microplastiche, particelle spesso inferiori a mezzo centimetro.

Non sorprende quindi che tracce di microplastiche siano state trovate nel corpo umano: nel sangue, nei polmoni e persino nelle feci. Gli scienziati stanno ancora cercando di capire con precisione quanto possano nuocere alla salute, ma l’impatto sull’ambiente è già evidente: contaminano la catena alimentare, danneggiano la fauna marina e alterano profondamente gli equilibri degli ecosistemi acquatici.

Fino ad oggi si sono svolte cinque sessioni negoziali nell’ambito del percorso verso un trattato globale contro l’inquinamento da plastica.

La prima si è tenuta in Uruguay, nel novembre 2022, seguita da due incontri nel 2023: uno in Francia e uno in Kenya.
Nell’aprile 2024, il Comitato Intergovernativo di Negoziazione (INC) si è riunito in Canada, mentre l’ultima sessione si è svolta a Busan, nella Repubblica di Corea, alla fine dello stesso anno.

Durante l’incontro di Busan, le discussioni sono state aggiornate con l’impegno di riprenderle a Ginevra sotto la guida del Presidente del Comitato, l’Ambasciatore Luis Vayas Valdivieso dell’Ecuador.

L’incontro di Ginevra rappresenta quindi un momento cruciale: dopo anni di discussioni e cinque round di negoziati internazionali, il mondo guarda a questa sessione con speranza e urgenza. Raggiungere un accordo concreto non è più un'opzione, ma una necessità globale per proteggere il pianeta e le generazioni future.

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Adele Mutti

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