RDC: una crisi intrecciata tra guerra e interessi geopolitici

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  Ludovica Raiola
  05 June 2025
  3 minutes, 27 seconds

It is a strange thing that the wealth of the land is so often the curse of its people.
Cosi Georges Nzongola-Ntalaja nel suo libro The Congo: From Leopold to Kabila: A People’s History riflette un paradosso fondamentale che ha definito il destino della Repubblica Democratica del Congo (RDC). La RDC, infatti, possiede alcune delle più ricche riserve minerarie al mondo, tra cui coltan, cobalto, oro e stagno, minerali fondamentali per la produzione di dispositivi elettronici, batterie e altre tecnologie moderne.
Ma se avere risorse è sinonimo di prosperità nella maggior parte dei casi, per la RDC è sinonimo di conflitti armati decennali, con oltre 100 gruppi armati locali - e una serie di attori esterni - che si contendono il controllo delle aree minerarie, specialmente nell'est del paese. Tra questi gruppi troviamo anche il Movimento del 23 Marzo (M23), un gruppo ribelle che sostenuto dal Rwanda, anche se non ufficialmente, alla fine del 2024  ha lanciato un'offensiva nell'est della RDC, conquistando diverse città strategiche, tra cui Goma e Bukavu. Nel marzo 2025, il gruppo ha preso anche il controllo di Walikale, una città chiave situata in una zona ricca di miniere d'oro e stagno.
Questo conflitto ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, con oltre 7 milioni di sfollati, di cui 100.000 solo quest'anno e migliaia di casi di violazione dei diritti umani. Secondo Human Rights Watch, i ribelli hanno eseguito almeno 21 esecuzioni sommarie di civili nel quartiere Kasika di Goma nel febbraio 2025 e Amnesty International ha accusato l'M23 di possibili crimini di guerra, tra cui torture, rapimenti, anche negli ospedali, e violenze sessuali. L'UNICEF ha segnalato un aumento di cinque volte dei casi di stupro, con un terzo delle vittime costituito da bambini. Le vittime non hanno alcun tipo di supporto governativo, e sono costrette a rifugiarsi in scuole, chiese o intraprendere percorsi pericolosi in cerca di aiuto.

La situazione è stata ulteriormente complicata dal ritorno sulla scena politica dell'ex presidente Joseph Kabila, che ha fatto la sua prima apparizione pubblica a Goma, città controllata dai ribelli, dopo due anni di esilio. Accusato dal governo di sostenere l’M23 e di crimini contro l’umanità, Kabila si è visto revocare l’immunità parlamentare. Lui nega ogni addebito, ma la sua presenza ha riacceso il dibattito politico interno, alimentando il timore di una ulteriore destabilizzazione interna. Accusarlo significa, di fatto, incrinare ancora di più i rapporti con il Rwanda, già tesi da mesi. Ma la mossa sembra anche strategica: delegittimare Kabila come interlocutore interno ed esterno chiude eventuali canali paralleli di dialogo con Kigali o altri attori internazionali. 

In questo scenario, la comunità internazionale sembra silente. Fanno eccezione gli Stati Uniti che, in collaborazione con il Qatar, stanno svolgendo un ruolo chiave nel facilitare i colloqui di pace tra la RDC e il Rwanda. Nell’aprile 2025 infatti, dopo vari negoziati falliti, a Washingotn è stata firmata da entrambi i Paesi una "dichiarazione di principi" che avrebbe dovuto portare a una tregua immediata e al rispetto della reciproca sovranità statale. Tuttavia, i combattimenti sono proseguiti in diverse aree, tanto che i ribelli dell'M23 hanno conquistato la città strategica di Lunyasenge, causando la morte di almeno 17 persone. Le trattative sono riprese a Doha nel maggio 2025, dove una bozza di pre-accordo è stata presentata agli Stati Uniti, anche se l’intesa non sembra ancora consolidata. 

L’interesse degli Stati Uniti non appare, però, prettamente umanitario: dietro il ruolo di mediatore, Washington sembra mirare soprattutto a rafforzare la propria presenza strategica e commerciale nella regione, contenendo l’influenza crescente della Cina. Come sottolinea un recente rapporto di Chatham House, però, questo piano non potrà realizzarsi senza un significativo coinvolgimento del settore privato statunitense, chiamato a investire in un contesto estremamente instabile.

Ciò apre a una riflessione sul ruolo della comunità internazionale e sulle priorità reali degli attori coinvolti. In un contesto dove le risorse naturali attirano interessi strategici globali, su che piano si pongono i diritti umani?

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Ludovica Raiola

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Diritti Umani

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#Congo #Crisi #M23