Sviluppo tecnologico e tutela dei diritti: tensione o armonia? Il punto di vista del prof. Battaglia

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  Redazione
  08 January 2026
  9 minutes, 37 seconds

A cura di Sharon Giacomelli


Francesco Battaglia è un professore associato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove tiene i corsi di Diritto e istituzioni dell’Unione europea e di Diritto e politiche dell’Unione europea. Nel triennio 2024/2027 è Jean Monnet Chair, nell’ambito del quale ha ideato ed è a capo di un progetto intitolato “Digital Rights Empowerment Across Market in the European Union” il cui acronimo è DREAM-EU. Oltre a ciò, è autore di numerosi articoli e pubblicazioni che vertono sul tema del diritto europeo. Ha scritto anche alcuni libri tra cui “Il mediatore europeo” nel 2020 e “Il consumatore digitale nel diritto dell’Unione europea” nel 2023.

1. Alla luce dell’evoluzione tecnologica degli ultimi anni, quali ritiene siano al momento le principali sfide rispetto alla tutela dei diritti digitali, considerando che l’Unione europea si pone come importante attore normativo? In particolare, quali tensioni emergono tra l’esigenza di innovazione e competitività digitale da un lato e la protezione dei diritti fondamentali come la privacy, la libertà di espressione dall’altro?

    Secondo me, è necessario partire dalla seconda parte della domanda e ridefinire il rapporto che esiste tra innovazione e protezione dei diritti. L’utilizzo del termine “tensione”, infatti, sottolinea l’esistenza di una contrapposizione, di un contrasto. In realtà, tra di essi non vi è una tensione. Le nuove tecnologie offrono opportunità agli individui e agli utenti ed è necessario che, in quanto tali, vengano viste come delle risorse. Allo stesso tempo, bisogna altresì riconoscere che queste tecnologie pongono anche delle sfide, soprattutto nella misura in cui è necessario che esse si sviluppino in modo armonioso con le libertà individuali. Questo è l’approccio che utilizza la stessa Unione europea, la quale nei suoi documenti utilizza l’espressione “sviluppo antropocentrico delle tecnologie digitali”, proprio con lo scopo di sottolineare il rapporto non conflittuale tra le due dimensioni.

    Come ho detto, le nuove tecnologie pongono delle importanti sfide. La prima riguarda la tutela dei dati personali degli utenti. Infatti, l’Unione europea fa riferimento all’articolo del TFUE sull’armonizzazione del mercato interno e all’articolo 16 del TFUE sulla tutela dei dati personali. La principale problematica che il legislatore deve affrontare riguarda il fatto che gli utenti spesso non sono consapevoli di come vengono trattati i propri dati personali. Una seconda sfida riguarda la necessità di favorire lo sviluppo delle tecnologie digitali mettendo al centro l’individuo e la volontà di autodeterminarsi, intesa come capacità di avere consapevolezza piena e di avere il controllo sulle proprie informazioni personali.

    2. L’Unione europea ha definito un'importante normativa per quanto riguarda la protezione dei diritti personali nell’ambito digitale. Tra i principali si possono nominare il GDPR, il Digital Services Act e il Digital Markets Act. Secondo lei, quali tra questi strumenti normativi si è dimostrato o può essere utile per la protezione effettiva dei dati digitali dei cittadini europei? Esistono aree nelle quali l’UE dovrebbe intervenire maggiormente?

      Tutti gli strumenti normativi europei hanno un grande potenziale, sebbene in settori molto differenti. Il Digital Markets Act agisce nell’ambito della concorrenza, ad esempio. Il Digital Service Act invece mira a limitare i rischi sistemici derivanti dalla presenza sul mercato digitale di piattaforme che superano una certa dimensione. Questo regolamento può favorire la tutela degli utenti, rafforzando gli obblighi a carico delle piattaforme. Alcune di esse hanno presentato alcuni ricorsi, con i quali tentano di contestare gli obblighi imposti dagli articoli 33-43 del regolamento, ritenendoli troppo gravosi e onerosi. Un esempio è l’articolo 38 del DSA, il quale impone l’obbligo di fornire almeno un sistema di raccomandazione non basato sulla profilazione. Nelle sue decisioni iniziali in riferimento a tali ricorsi, il Tribunale dell’UE ha sottolineato, da un lato, la legittimità degli obblighi imposti, che sono stati ritenuti proporzionati rispetto agli obiettivi che il Regolamento stesso vuole ottenere. Tuttavia, ha messo anche in luce una serie di aspetti critici, tra cui i criteri inclusi nel DSA da utilizzare per la designazione di grandi piattaforme, designazione che comporta obblighi e controlli aggiuntivi. Tali criteri sono stati considerati troppo generici e necessitano quindi di una revisione.

      3. L’approccio dell’Unione sembra dare priorità alla tutela dei diritti delle persone rispetto all’incentivare lo sviluppo tecnologico. Questo approccio è opposto rispetto a quello adottato da altri attori internazionali, tra cui gli Stati Uniti e la Cina, che al contrario hanno deciso di dare maggiore libertà alle grandi imprese e alle piattaforme digitali. Secondo lei, il modello europeo può diventare uno standard globale o esiste il rischio che l’UE resti indietro rispetto all’innovazione tecnologica? Quale modello sembra più equilibrato tra la tutela dei diritti e il supporto all’innovazione?

        Questo è un tema che viene affrontato anche a livello delle istituzioni europee, infatti è uno degli elementi che si stanno considerando ora che si sta definendo il Digital Omnibus, una proposta di regolamento europeo che vuole semplificare e aggiornare il complesso quadro normativo dell’Unione nell’ambito del digitale. È emersa la necessità di ricalibrare l’approccio adottato dall'Unione fino ad ora. Però, secondo me, la questione viene spesso affrontata nel dibattito pubblico in modo fuorviante, poiché non esistono modelli pro e anti mercato. E soprattutto non è veritiero dire che quello europeo sia contro lo sviluppo del mercato. Anzi, è vero proprio il contrario. Il modello europeo è un modello legislativo che vuole anche favorire lo sviluppo delle tecnologie digitali, non ostacolarle e nel promuoverle vuole tutelare anche i diritti fondamentali degli individui. Quindi, questo atteggiamento è sicuramente da valorizzare, tenendo in considerazione anche che non è esente da aspetti che possono essere migliorati. Un esempio è quello dell’iper-regolamentazione. Infatti, dal 2015 è aumentata notevolmente la quantità di norme adottate. Spesso tali norme tendono anche a sovrapporsi e a creare confusione e poca chiarezza. Quindi, questo è sicuramente un elemento sul quale è necessario riflettere.

        4. In riferimento all’innovazione digitale, quali sono le tendenze più significative che stanno emergendo nell’evoluzione del mercato digitale e come possono influenzare la tutela dei diritti dei cittadini in questo settore? Esistono settori maggiormente a rischio per il rispetto dei diritti alla privacy e alla protezione dei dati personali?

          All’interno del mercato digitale, sicuramente l’ambito più attuale è quello che riguarda l’Intelligenza Artificiale. Rispetto anche a poco tempo fa, i sistemi di IA sono molto più diffusi. Basti pensare all’utilizzo che ne viene fatto da parte di alcuni motori di ricerca. Questa intelligenza sta cambiando l’esperienza degli utenti del digitale. L’IA richiede che il legislatore faccia una serie di riflessioni, in particolare in riferimento alla tutela dei dati personali. Si deve considerare che ci sono categorie di persone che navigano online e che necessitano di una maggiore tutela, primi su tutti i minori. Si deve cercare di tutelarli al meglio, considerando che è assai difficile, se non impossibile, al giorno d’oggi vietare che i più giovani frequentino queste piattaforme e questi strumenti. In quest’ottica, è da sottolineare l’approccio europeo che cerca di controllare l’età degli utenti e permette l’accesso mediante il consenso dei genitori per una certa fascia di età.

          5. In qualità di Stato membro, l’Italia può svolgere un ruolo rilevante nella definizione della normativa europea in ambito digitale? In che modo le università italiane, come la Sapienza, possono contribuire al dibattito e alla correzione delle politiche europee?

            Le università sono istituzioni che hanno un duplice obiettivo. Il principale è sicuramente quello formativo. Infatti, è necessario rafforzare gli insegnamenti nei settori legati al digitale, andando da quelli giuridici a quelli più tecnici, utilizzando un approccio multidisciplinare e senza sottovalutare la complessità della questione. Il secondo obiettivo è divulgativo. Un altro scopo delle università è quello di tenere accesa l’attenzione su queste tematiche organizzando conferenze, giornate di studio. Queste attività delle università sono fondamentali perché sono attori privilegiati delle istituzioni europee e suoi importanti interlocutori.

            6. Il progetto Digital Rights Empowerment Across Market in the European Union (DREAM-EU) vuole analizzare la normativa europea nell’ambito del digitale utilizzando una prospettiva basata sul rispetto e sulla tutela dei diritti umani. Quali sono gli obiettivi principali del progetto e quale metodologia viene utilizzata? Quale impatto cerca di avere nel contesto normativo europeo?

              Il DREAM-EU è un progetto che sta concludendo il suo primo anno e mezzo. L’idea mi è venuta quando stavo scrivendo una monografia sul consumatore digitale. Scopo di questo libro è quello di comparare il consumatore tradizionale e quello digitale cercando di identificare quale dei due è maggiormente tutelato. Dalle analisi che ho condotto sono emerse diverse criticità dei mercati digitali e mi hanno portato a ideare questo progetto che mira a vedere il mercato alla luce dei diritti fondamentali dei consumatori. Gli obiettivi del progetto sono molteplici. Il primo è ovviamente didattico, poiché si inserisce nel corso di diritto e politiche dell’UE, durante il quale dedico del tempo a questi argomenti. Ciò mi permette di organizzare cicli di seminari per dottorandi e studenti. Il progetto coinvolge anche studenti delle scuole superiori, dove ho tenuto lezioni per cercare di trasmettere modalità di utilizzo consapevole delle nuove tecnologie. Un ulteriore scopo riguarda la ricerca su queste tematiche. È stata dunque avviata una collaborazione con Ordine Internazionale dei diritti umani, un osservatorio apposito dove ogni bimestre vengono pubblicati articoli su nuove tecnologie e diritti umani. È stato inoltre creato un sito internet che favorisce il coinvolgimento di laureandi e studenti che hanno già concluso il corso. Attraverso tutte queste attività, il progetto cerca di raggiungere un pubblico più ampio possibile e divenire un nuovo centro di interesse nell’ambito di queste materie.

              7. L’intelligenza artificiale viene sempre più utilizzata. Quali sfide possono emergere da questo uso in riferimento alla tutela dei diritti fondamentali degli utenti? Come potrebbe evolversi la normativa riguardante la circolazione dei dati personali all’interno del mercato unico europeo?

                Oggi nell'Unione europea si sta vivendo una nuova fase nella quale si sta ridiscutendo l’approccio utilizzato fino in questo momento in relazione alla regolazione dei mercati digitali. In questo contesto, due sono le tematiche principali che si cerca di affrontare: l’intelligenza artificiale e la questione del trattamento dei dati personali. Si è diffusa anche l’idea che l’iper-regolamentazione possa rischiare di frenare lo sviluppo delle nuove tecnologie. Il Digital Omnibus si propone quindi di affrontare e ampliare la nozione di dato personale. Questa nozione è già presente nel GDPR, il quale però ne dà una descrizione statica, mentre ora si sta cercando di rivederla in ottica di maggiore dinamicità e flessibilità. Un altro tema è quello dello sfruttamento dei dati utilizzati per l’addestramento dei vari strumenti dell’intelligenza artificiali, soprattutto quelli inseriti nell’articolo 9 del GDPR, ossia quelli che possono rivelare l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose, l'appartenenza sindacale o che trattano dati genetici, biometrici, che identificano la persona. In quest’ottica è necessario semplificare le modalità di sfruttamento. La sfida che il legislatore europeo deve affrontare in questo campo è quindi far sì che gli utenti non perdano il controllo dei propri dati personali.

                8. I nuovi modelli di business digitali, che sfruttano tecnologie come l’intelligenza artificiale e l’internet delle cose, possono convivere con i principi europei di protezione dei cittadini o è necessario che il legislatore europeo scelga tra i due?

                  Non solo possono, ma devono assolutamente convivere. Lo sviluppo del mercato digitale non deve in alcun modo essere considerato o visto come in tensione con la tutela dei diritti degli utenti. Anzi, è sempre più necessario che esso possa espandersi senza creare contraddizioni con questi diritti.

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