Il 18 settembre 2026, l'OHCHR (Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani) ha pubblicato il rapporto "Sexual violence in the context of the Russian Federation full- scale armed attack against Ukraine" che analizza i casi di violenza sessuale commessi durante l’attacco armato su larga scala della Federazione Russa contro l’Ucraina nel periodo compreso tra il 24 febbraio 2022 e il 31 luglio 2026. L’ONU ha documentato 1.004 casi complessivi di violenza sessuale, di cui 984 commessi nel periodo di riferimento mentre i restanti 20 avvenuti prima del 2022, ma documentati successivamente. Queste violenze sono state utilizzate come metodo di tortura, punizione o trattamento crudele, inumano e degradante contro civili e prigionieri di guerra (POW). L’89% dei casi verificati è stato attribuito alle autorità russe, mentre l’11% è stato attribuito alle autorità ucraine.
I crimini delle forze russe: le violenze sui prigionieri e civili
Le violenze da parte delle autorità russe sono state commesse prevalentemente dai membri delle forze armate, dal Servizio Penitenziario Federale e dal Servizio di Sicurezza Federale. Le violenze contro prigionieri di guerra e personale medico ucraino hanno riguardato 572 casi, tra cui 545 vittime uomini e 27 donne. Questi casi includevano stupri, tentati stupri, mutilazioni genitali (spesso effettuate con l’utilizzo del taser) e umiliazioni di natura sessuale. Queste violazioni sono avvenute in tutte le varie fasi della prigionia, comprendendo la fase dell’ammissione nelle strutture e durante gli interrogatori e perquisizioni; l’obiettivo era quello di estorcere informazioni o confessioni attraverso l’utilizzo della tortura. Le violenze contro i civili ucraini in detenzione hanno riguardato 205 casi, di cui 156 uomini, 48 donne e 1 bambino; le pratiche includevano stupri di gruppo, percosse sui genitali e scosse elettriche ai capezzoli. La maggior parte di queste violenze sono avvenute nei territori occupati o in territorio russo, spesso come mezzo per costringere la popolazione ucraina a cooperare oppure come mera forma di punizione e umiliazione; invece, le violenze contro i civili al di fuori della detenzione in aree residenziali hanno riguardato principalmente donne e ragazze. Spesso le forze armate russe hanno commesso stupri irrompendo nelle abitazioni, uccidendo o neutralizzando prima i membri maschili della famiglia per poi commettere gli abusi. La vittima più giovane registrata in questo specifico contesto aveva 4 anni mentre la più anziana aveva 82 anni. Nel rapporto dell’OHCHR viene raccontata, tra l’altro, la vicenda di una donna della regione di Zaporizhzhia che tra il maggio e giugno 2022 sarebbe stata violentata ripetutamente per circa un mese da un soldato russo che si era stabilito nella sua abitazione. Il soldato avrebbe promesso alla donna in cambio un trattamento migliore per il marito detenuto. Un’altra testimonianza contenuta nel rapporto riguarda una donna che ha riferito che da aprile ad agosto 2022 un soldato russo ha soggiornato nella sua casa nella regione di Kherson mentre viveva con suo figlio di nove anni; durante questo periodo veniva violentata ogni notte. Queste testimonianze mostrano concretamente alcune delle modalità attraverso cui, secondo il rapporto, la violenza sessuale è stata utilizzata anche come strumento di coercizione, intimidazione e punizione.
Le responsabilità di Kiev: 112 casi documentati
In questo caso le violenze sono state attribuite ai soldati ucraini, ai Servizi di Sicurezza (SBU) e al Servizio Penitenziario di Stato, oltre che alla polizia nazionale. Nel caso delle violenze commesse contro prigionieri di guerra russi o di paesi terzi, sono stati registrati dall’ONU 63 casi. La stragrande maggioranza delle violenze è avvenuta nelle fasi immediatamente successive alla cattura. Per quanto riguarda invece le violenze commesse contro civili detenuti per motivi legati al conflitto, l’OHCHR ha registrato 49 casi, di cui in maggioranza vittime maschili. Quasi la metà di questi casi consisteva esclusivamente in minacce di violenza sessuale.
A differenza della Federazione Russa, il governo ucraino ha garantito agli osservatori internazionali dell’ONU l’accesso a molti centri detentivi ufficiali. L’Ucraina ha attuato misure legali ratificando lo Statuto di Roma, lanciando indagini sui presunti crimini e promulgando leggi per garantire supporto medico, legale e risarcimenti finanziari ai sopravvissuti di violenza sessuale. Tuttavia, l’ONU rileva che la responsabilità giudiziaria è ancora molto limitata non essendoci al momento indagati formali per i reati commessi dai propri soldati.
Le dimensioni reali degli abusi, una realtà sottostimata
Danielle Bell, capo della Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina, ha affermato che i rischi per i civili stanno aumentando in tutta l’Ucraina. Nei primi otto mesi del 2026 sono stati uccisi e feriti più civili che nell’intero 2025. Il rapporto dell’OHCHR ha permesso di comprendere quali siano le condizioni che hanno agevolato le violenze, come l’assenza di garanzie nel voler cercare il colpevole/i e di responsabilità. Secondo il rapporto, il rifiuto della Russia di concedere all'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani l'accesso al territorio ucraino occupato, ai prigionieri di guerra e ai detenuti civili, fa sì che le cifre probabilmente sottostimino la reale portata delle violazioni. "La violenza sessuale nei conflitti viene spesso fraintesa, ritenendo che colpisca principalmente donne e ragazze, mentre nel contesto della guerra in Ucraina la maggior parte dei sopravvissuti sono uomini", ha affermato Danielle Bell. I 1.004 casi di cui parla il rapporto costituiscono solamente una frazione del totale. L’OHCHR aveva intervistato circa il 10% dei prigionieri di guerra ucraini rilasciati e il 10% dei prigionieri russi detenuti. Serve ricordare anche che un “caso” non equivale necessariamente ad un singolo episodio, perché una vittima può aver subito più atti di violenza nel corso della detenzione. Altro dato interessante riguarda il fatto che la maggior parte delle vittime documentate sia costituita da uomini, in particolar modo nei luoghi di detenzione.
Il quadro giuridico: la violenza sessuale come crimine di guerra
Il diritto internazionale umanitario vieta la violenza sessuale durante i conflitti armati, infatti lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale include lo stupro, schiavitù sessuale e altre forme di violenza sessuale tra gli atti che possono costituire crimini contro l’umanità se inseriti in un attacco generalizzato o sistematico contro la popolazione civile, ricordando che la violenza sessuale stessa è contemplata tra i crimini di guerra. In questo caso, basandoci sul rapporto ONU dell’OHCHR, vengono documentate violazioni e presunti crimini, ma ciò non equivale affatto a una sentenza penale. La Corte penale internazionale sta indagando sulla situazione in Ucraina dal 2022, tuttavia il rapporto ONU evidenzia dei limiti pratici nell'indagare i presunti crimini commessi soprattutto per quelli commessi nei territori occupati e nei luoghi di detenzione controllati dalla Russia.
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L'Autore
Gabriele Bellono
Autore per l'area tematica "Diritti Umani" di MI POST
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Guerra in Ucraina United Nations war crime Violenze sessuali Rapporto OHCHR tortura Kherson Zaporizhzhia