Un'alimentazione più sostenibile: uno strumento contro le nostre preoccupazioni verso la crisi climatica?

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  Giovanni Graziano
  29 September 2025
  3 minutes, 46 seconds

La sempre maggiore consapevolezza che persone di ogni età e provenienti da ovunque nel mondo stanno maturando rispetto alle sfide e ai pericoli del cambiamento climatico, suscita spesso ansia e una sensazione di impotenza.

Esiste infatti un termine specifico, ecoansia, coniato dall'American Psychological assosiciation, che si riferisce specificatamente all'ansia provocata dalle minacce ambientale.

La diffusione e la gravità del fenomeno sono evidenziate da uno studio di ScuolAttiva Onlus, dell'Università di Pavia e di Triplepact Società Benefit che ha messo in luce che circa il 40% dei bambini esaminati ha ammesso di aver avuto almeno un incubo reltivo al cambiamento climatico.

Lo stesso studio ha allo stesso tempo evidenziato l'atteggiamento propositivo dei bambini: il 97,2% dei bambini ha affermato che, nonostante le preoccupazione, è certo di poter agire per fare la differenza.

Forse anche le persone adulte spaventate dal cambiamento climatico possono apprendere qualcosa dall'energia dei più piccoli. Infatti, come ha messo in luce Matteo Innocenti nel libro "lo spettro della rovina ambientale", l'ecoansia spesso rischia di trasformarsi in ecoparalisi, la convinztrasformarsi ione che non ci sia più tempo nè modo di agire positivamente.

Per uscire da questo stato emotivo, secondo l'autore, è necessario "trasformare gli stati emotivi innescati dalla crisi ambientale da negativi a positivi in modo che una sana ansia inneschi un sano impegno".

In particolare, un aspetto della nostra quotidianità in cui si può lavorare nello sforzo di vivere in maniera più sostenibile è sicuramente l'alimentazione.

Infatti, circa un quarto delle emissioni totali di gas serra sono dovute alla produzione di cibo, che include dunque le ttività di allevamento, pesca, agricoltura, uso del suolo, packaging e trasporto.

Secondo uno studio di alcuni ricercatori dell'università di Oxford pubblicato su naturefood, nel 2015 l'industria alimentare è stata responsabile per l'emissione di 18 gigatonnelate di CO2 e gas a effetto serra, che rappresentavano circa il 34% dell'emissioni totali di quell'anno.

Attraverso l'analisi dell'impatto ambientale di persone vegante, vegetariane, pescetariane e onnivore, lo studio è giunto alla conclusione che una dieta vegetale è più sostenibile di una che comprende alimenti di origine animale.

In particolare, è stato messo in luce il fatto che una dieta vegana prevede il consumo di circa metà dell'acqua rispetto a una ad alto consumo di carne, e produce circa un quarto delle emissioni di gas serra.

Una dieta vegana, o che in ogni caso cerca di diminuire il consumo di carne e pesce, comporta certo dei cambiamenti importanti nelle proprie abitudini alimentari, ma non necessariamente delle carenze, come spesso si crede.

Secondo l'Academy of Nutrition and Dietetics, negli adulti, una deita vegana o vegetariana bilanciata è adeguata dal punto di vista nutrizionale e in grado di apportare benefici a lungo termine, tra cui la prevenzione di malattie cardiometaboliche.

L'unico elemento che è sempre necessario integrare nel caso si decida dis eguire una dieta vegetariana o vegana è la fondamentale vitamina B12, non presente negli alimenti di oirigne vegetale.

Spesso inoltre, chi vuole orientare la proprie scelte alimentari verso una deita più vegetale è spesso fermato dalla preoccupazione di non riuscire a integrare abbastanza proteine. In realtà, sono moltissimi gli alimenti vegetali ricchi di proteine: oltre ai legumi e al tofu, anche altri cibi meno conosciuti come il tempeh o il seitan sono ricchi in proteine.

Il tempeh, è ricavato dalla fermentazione di semi di soia gialla, mentre il seitan, che contiene circa 25 grammi di proteine per 100 grammi di prodotto, si ottiene estranedo il glutine dalla farina di frumento.

Anche il lievito alimentare, alimento molto frequentemente usato da chi segue una dieta vegana come sostituto del formaggio grattugiato sulla pasta, contiene un'elevata conncentrazione di proteine: circa 48 grammi per 100 grammi di prodotto.

Dunque, le possibilità di sperimentare in cucina senza l'utilizzo di prodotti animali sono tante. Cercare ogni tanto delle alternative vegetali ai pasti carnivori può essere uno stimolo a trasformare la propria "ecoparalisi" in energia creativa a impatto positivo sul pianeta.

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Giovanni Graziano

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Ambiente e Sviluppo

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