Le elezioni legislative del 2 luglio in Algeria hanno confermato una tendenza ormai consolidata, ossia la crescente distanza tra cittadini e istituzioni politiche. A fronte di circa 24 milioni di aventi diritto, alle urne si è recato appena il 20,79% degli elettori, il dato più basso mai registrato nella storia del Paese dalla conquista dell'indipendenza nel 1962. L'affluenza, già modesta nel 2021 (23%), è ulteriormente diminuita, certificando una crisi di partecipazione che va ben oltre il semplice disinteresse elettorale.
La consultazione ha chiamato gli elettori a scegliere i 407 membri dell'Assemblea Popolare Nazionale, la camera bassa del Parlamento, ma l'esito appariva sostanzialmente scontato fin dall'inizio. I partiti vicini al presidente Abdelmadjid Tebboune, guidati dallo storico Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) e dal Raggruppamento Nazionale Democratico (RND), erano dati per favoriti nella conferma della maggioranza parlamentare, mentre il Movimento della Società per la Pace (MSP), principale formazione islamista, si confermava la più importante forza di opposizione rappresentata.
La scarsa partecipazione era stata anticipata già durante la campagna elettorale. Comizi semideserti, iniziative ridotte a incontri nei mercati e nei caffè popolari e una generale mancanza di entusiasmo hanno accompagnato le settimane precedenti al voto. Per cercare di favorire la partecipazione il governo aveva persino dichiarato il giorno delle elezioni festivo retribuito e anticipato gli esami scolastici per liberare gli edifici destinati ai seggi. Le autorità hanno inoltre predisposto un complesso dispositivo logistico per raggiungere le popolazioni nomadi del Sahara, dove il voto è stato anticipato di quarantotto ore, e per consentire la partecipazione della diaspora, composta da circa 850.000 elettori registrati, soprattutto in Francia. Nonostante questi sforzi, già due ore dopo l'apertura dei seggi aveva votato appena il 3% degli elettori.
Tra le principali ragioni dell'astensionismo emerge il peggioramento delle condizioni economiche. L'aumento del costo della vita, la crescita della disoccupazione giovanile e l'inflazione hanno progressivamente eroso il potere d'acquisto delle famiglie. Per molti algerini la politica non appare più in grado di offrire risposte concrete ai problemi quotidiani. La campagna elettorale, inoltre, ha dedicato poco spazio proprio alle questioni economiche considerate più urgenti. Secondo numerosi osservatori, il dibattito sulla necessaria diversificazione dell'economia, ancora fortemente dipendente dagli idrocarburi, è rimasto sostanzialmente assente, così come le principali questioni di politica estera, tradizionalmente gestite direttamente dalla presidenza e dagli apparati di sicurezza piuttosto che dal Parlamento.
A pesare sul clima elettorale è stato anche il progressivo restringimento degli spazi democratici. Negli ultimi anni il governo di Tebboune ha intensificato il controllo sulla stampa, sugli attivisti e sulle organizzazioni della società civile, mentre diversi rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani denunciano un aumento delle restrizioni alle libertà civili rispetto agli anni precedenti.
Particolarmente controversa è risultata l'esclusione di 269 candidati dalle liste elettorali. Tra gli esclusi figurano ex parlamentari, esponenti dell'opposizione e alcuni protagonisti del movimento di protesta Hirak, che nel 2019 contribuì alla caduta del presidente Abdelaziz Bouteflika. L'Autorità nazionale indipendente per le elezioni ha giustificato le esclusioni richiamando la normativa contro il "denaro sporco" e i presunti legami con reti finanziarie illecite. I candidati esclusi respingono però le accuse e sostengono che la legge sia stata utilizzata come uno strumento di selezione politica.
Secondo diversi analisti, il filtro preventivo delle candidature ha modificato profondamente la natura stessa della competizione elettorale: il confronto non riguarda più programmi e visioni politiche, bensì il diritto stesso a poter partecipare alla competizione.
Un elemento apparentemente nuovo è stato il ritorno alle urne di alcuni storici partiti dell'opposizione, tra cui il Fronte delle Forze Socialiste (FFS), il Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia (RCD) e il Partito dei Lavoratori. Tuttavia, secondo numerosi studiosi, questa scelta non rappresenta un'apertura democratica, bensì la conseguenza di una modifica legislativa che prevede lo scioglimento dei partiti assenti in due consultazioni elettorali consecutive. Partecipare diventa così una condizione necessaria per continuare a esistere sul piano legale, più che un'effettiva fiducia nella capacità del Parlamento di incidere sulle decisioni politiche.
La scarsa mobilitazione riflette anche la percezione diffusa della limitata influenza dell'Assemblea Popolare Nazionale. In Algeria il baricentro del potere continua infatti a essere rappresentato dalla presidenza, dalle forze armate e dagli apparati di sicurezza. Durante l'ultima legislatura il Parlamento ha avuto un ruolo marginale nell'iniziativa legislativa e non ha inciso sulle principali decisioni strategiche del Paese. In questo contesto, molti cittadini considerano il voto incapace di modificare realmente gli equilibri del potere.
L'astensione record non rappresenta soltanto un fenomeno di apatia elettorale. Per una parte significativa della popolazione costituisce piuttosto una forma di protesta silenziosa contro un sistema percepito come chiuso e impermeabile al cambiamento.
Il progetto della "Nuova Algeria", promosso dal presidente Tebboune dopo il movimento Hirak del 2019, puntava a rilanciare la fiducia nelle istituzioni attraverso un rinnovamento politico e amministrativo. Sei anni dopo, però, molti osservatori ritengono che i cambiamenti siano stati limitati e che il sistema continui a essere fortemente centralizzato.
In questo quadro, il risultato più significativo delle legislative del 2 luglio potrebbe non essere la prevedibile conferma della maggioranza presidenziale, bensì il nuovo minimo storico della partecipazione elettorale. Più che ridefinire gli equilibri politici, il voto sembra aver misurato la profondità della frattura tra istituzioni e cittadini, confermando come la principale sfida per il potere algerino non sia tanto vincere le elezioni, quanto convincere gli elettori che parteciparvi abbia ancora un significato.
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L'Autore
Alice Balan
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Algeria Elezioni Astensionismo