Nel 1997 il Regno Unito ha restituito la sovranità su Hong Kong alla Cina, la quale aveva promesso di mantenere un “alto livello di autonomia” e che “gli hongkonghesi avrebbero governato Hong Kong”. Tuttavia, dal 2020, il Partito Comunista Cinese, peraltro non registrato come partito politico a Hong Kong, ha esteso il suo controllo sulla città. Le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per il rapido deterioramento delle libertà a Hong Kong. Gli Stati Uniti hanno persino imposto sanzioni a funzionari cinesi e di Hong Kong nel 2020, 2021 e 2025 per aver abusato della National Security Law. Ma di che legge si tratta esattamente?
Cos'è la National Security Law?
Lo scorso mese si è celebrato il quinto anniversario della promulgazione della National Security Law (NSL), entrata in vigore il 30 giugno 2020. La legge ha l'obiettivo di introdurre quattro nuovi reati, punibili con pene severe, tra cui l'ergastolo: secessione dalla Cina, sovversione, terrorismo e collusione con forze esterne o straniere. Inoltre, ulteriori disposizioni stabiliscono che alcuni processi possano tenersi a porte chiuse, che l'interpretazione della legge a Hong Kong spetti alla Cina e che, in caso di conflitto, prevalga sempre la legge cinese. Uno dei casi più noti è quello degli “Hong Kong 47”, un gruppo di individui processati per sovversione a causa del loro coinvolgimento nell'organizzazione delle primarie di alcune elezioni non ufficiali del Consiglio Legislativo. Questo regime oppressivo, definito da alcuni “tirannico”, ha spinto numerosi residenti ad abbandonare Hong Kong, trasferendosi principalmente nel Regno Unito, che ha istituito alcuni visti speciali per gli hongkonghesi. Nonostante ciò, neanche la distanza garantisce l'elusione del controllo della NSL: la polizia di Hong Kong ha emesso mandati di arresto e offerto taglie per persone che si trovavano addirittura oltremare, come l'attivista Nathan Law.
Prima della nuova legge: la Basic Law
Quando Hong Kong passò sotto il controllo cinese nel 1997, entrò in vigore la Basic Law, che prevedeva la formula “uno Stato, due sistemi” a tutela dell'autonomia della città. Tale legge offriva molto di più, poiché rappresentava una garanzia delle libertà fondamentali per gli hongkonghesi: il documento, infatti, tutelava la libertà di parola e di assemblea, un sistema giudiziario indipendente e diritti democratici non pienamente riconosciuti in Cina. In particolare, l'articolo 23 affermava che Hong Kong potesse “promulgare leggi proprie”. Tuttavia, nel 2019 la Cina propose un disegno di legge che avrebbe consentito di processare in Cina persone sospettate di reati commessi a Hong Kong. Questo generò una serie di proteste mai viste prima nella città, a cui la Cina rispose emanando una legge ancora più stringente, la NSL, violando così il principio “uno Stato, due sistemi”.
Diritti a repentaglio
Quali diritti sono messi a rischio? Tra quelli indicati dal recente articolo di Human Rights Watch vi sono la violazione di alcuni diritti civili e politici, come il diritto a elezioni libere e giuste, la libertà di assemblea e il diritto a un processo giusto ed equo, oltre alla compromissione dell'indipendenza giuridica e di un'educazione non politicizzata. A ciò si aggiungono l'impunità per gli abusi della polizia e la soppressione di gruppi della società civile, sindacati, partiti politici e canali media: tutti fattori che sembrano porre fine a quella che era la semi-democrazia hongkonghese. Il dissenso non è tollerato e chiunque lo manifesti rischia di trascorrere il resto della vita in carcere. Il Partito Comunista Cinese ha imposto le proprie regole, dando così inizio a una vera e propria rivoluzione ideologica, caratterizzata dalla censura e dal controllo sull'educazione primaria: l'obiettivo è creare una Hong Kong destinata ai soli “patrioti”, ovvero agli esponenti del Partito Comunista Cinese. Dal 2020 sono state arrestate 326 persone per offese alla sicurezza nazionale, mentre 187 individui e cinque compagnie sono stati accusati. Il tasso di condanna ammonta quasi al 100%. In aggiunta, anche i diritti politici sono stati ampiamente limitati: esponenti pro-democrazia sono stati esclusi dalle candidature e ai votanti non è consentito l’uso del voto bianco come forma di protesta, portando l'affluenza alle elezioni del 2021 del Consiglio Legislativo al minimo storico del 30%.
Cinque anni dopo
Tirando le somme di questi cinque anni dalla promulgazione della National Security Law, si può affermare con certezza che gli hongkonghesi hanno visto i propri diritti scalfiti ed erosi, rispetto a quello che era il fondamento della Basic Law. In questo scenario, la soluzione “uno Stato, due sistemi” appare sempre più lontana: l'articolo 23 non ha più nessun valore?
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025
Condividi il post
L'Autore
Gaia Recrosio
Categorie
Tag
Hong Kong Cina National Security Law diritti civili diritti politici